2018: L’ANNO CHE NON C’É

Antonella Pellettieri

Il primo messaggio che mi è giunto oggi, 6 gennaio giorno dell’Epifania, è arrivato da Pino Paciello che mi ha chiesto di scrivere per Totem Magazine redivivo ma in forma digitale: “chi controlla il passato, controlla il futuro”, diceva Agostino d’Ippona. Auguriamo il meglio al nuovo Totem!

Ho chiesto a Pino, chi avrebbe scritto e così mi è stato risposto “Lo sto chiedendo a coloro che sanno scrivere in italiano, poi a quelli che hanno la cifra giusta per noi (ce l’hai) e, in ultimo, ai visionari veri. Il tema su cui scrivere è VISIONI 2018”. E subito dopo questi messaggi, in una visione inaspettata e fragorosa, mi è comparso Agostino d’Ippona …

Ma chi saranno ma i visionari veri? E come si fa a essere visionari in uno spazio tempo così ben definito e cioè l’anno 2018? A Pino ho subito dato il titolo del mio piccolo contributo che, in quel momento, aveva altre visioni …

Probabilmente per visioni si intende l’essere lungimiranti o capaci di vedere cose che non sono ancora visibili a tutti. Ho pensato che pure Agostino d’Ippona non è visibile a tutti al di là dello spazio e del tempo e del 2018.

Purtroppo, io non ho visioni di alcun tipo pur amando, con insana follia, gli oroscopi.

Per portare a termine il compitino che mi è stato assegnato, provo a ricordare che il 10 gennaio 2018 si commemorano i 500 anni della morte del Beato Egidio da Laurenzana che di visioni se ne intendeva: certo, altri tipi di visioni a cui alcuni non credono. Eppure il nostro Beato aveva il dono dell’ubiquità, parlava con gli uccelli, lievitava durante i suoi stati di grazia, faceva miracoli e combatteva con il demonio. Morì a causa di una feroce lotta con il demonio durante la notte di Natale del 1517: pieno di bruciature che arrivarono sino all’omero – sembra lo confermino anche le prime indiscrezioni sulla riesumazione della mummia effettuata da una equipe di esperti in questo campo –, sopravvisse un’altra quindicina di giorni, immagino fra dolori strazianti.

Ho ricordato questo evento perché mi piacerebbe ci fosse più attenzione verso le tante donne e uomini che hanno fatto grande la nostra terra: da tempi immemori, girano stantii elenchi di nomi, sempre gli stessi e con schede tutte uguali, quasi ci fosse riserbo e paura ad allargare gli orizzonti, o le visioni dir si voglia …

Spero mi perdonerete se, alle visioni, io preferisco le cose pragmatiche ma piene di creatività, le azioni quasi di ricordo futuristico, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo, il pugno.

Anche perché noi lucani, allo scoccare della mezzanotte del 2017, non abbiamo pensato al 2018 ma al 2019, con riferimento al grande riconoscimento di Matera Basilicata 2019.

Povero 2018, non sarà ricordato da nessuno, tipo quegli uomini e quelle donne che non si gradisce citare in questi dizionari biografici dei Lucani, per nobilitarne l’intento. 365 giorni da non considerare, un anno di servizio così come viene definita anche la città di Potenza, ore giorni settimane e stagioni senza un futuro, 12 mesi sospesi dalla memoria e dai ricordi.

Io preferisco Agostino, considerato il Primo comunicatore della storia, che senza troppi giri di parole, spiega bene com’è la vita e quanto valore hanno le nostre inutili visioni e parole, mala tempora, laboriosa tempora: hoc dicunt homines. Bene vivamus, et bona sunt tempora. Nos sumus tempora: quales sumus, talia sunt tempora.

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