2021: Il tempo dell’uomo

2021: Il tempo dell’uomo

Sia il tempo dell’uomo, dell’uomo senza aggettivi, semplice, in tutta la sua travolgente fragilità, nella sua nuda incertezza, mostrata, indossata con coraggio, come l’unica verità che possediamo, per quanto scomoda, inopportuna, imbarazzante.

Sia il tempo delle cose senza le qualità, delle cose sparse senza un ordine, senza una classifica, un codice, senza un prima o peggio un primo.

Sia il tempo del tempo, vuoto, silenzioso, scoperto e vissuto senza ricorrere a parole chiassose o artifici che coprano e vincano lo schiudersi delle nostre inquietudini, delle nostre tristezze, che, invece, potremo stendere come panni ad asciugare al sole, chiari, evidenti, nella loro danza imperfetta di vento.

E in questo vuoto possiamo finalmente incontrare noi stessi, e sorriderci con tenerezza, in un silenzio d’amore, quello per noi, madre di tutti gli amori.

Sia un tempo senza gare, senza premi, dove tutti siamo primi e ultimi rimanendo al proprio posto, emettendo la nostra nota, la sola che il fato ci ha concesso, ma così rara e preziosa, perché unica.

Un tempo senza miti né eroi, ma pieno soltanto di uomini e donne, che sono rimasti bambini, pur diventando vecchi.

Un tempo senza “mio”, “mia” o peggio “nostro”, senza “donne con le palle” ma in cui le uniche palle siano quelle di Natale e quelle che girano intorno al Sole.

Un tempo dove si può “mollare”, senza per questo essere un traditore, un vigliacco, dove ogni giorno si può cambiare idea, perché ne abbiamo così tante e ognuna è importante e giusta per il tempo che riesce a brillare.

Sia il tempo in cui anche Dio ascolti la musica cosiddetta leggera e, perché no, un po’ di rock senza diventare, per questo, un povero diavolo: la musica classica forse è troppo perfetta per interessarlo, per incuriosirlo, perché, spero, è già venuto il tempo in cui perfetto è imperfetto.

Sia questo il tempo che viene, privo di quelle assurdità inaccettabili e disumane di ieri, che oggi, con incomprensibile nostalgia, accecati dall’abitudine, chiamiamo “normalità”.

Ma poi chi le decide queste norme normali della normalità? O meglio, chi trama e scrive per noi copioni eterni nei secoli dei secoli?

É il tempo dell’imprevedibilità, l’unica via che ci può salvare, l’unica via, in fondo, che da sempre percorriamo, per quanto ce lo nascondiamo e ci diciamo un sacco di frottole.

Non è più tempo di “Chef” né di tristi, abusati quaderni di ricette noiose, da oggi si vive a soggetto, perché è arrivato il tempo, il tempo della Vita.

È ciò che mi auguro, è ciò che vi auguro, con tutta la forza del mio cuore.

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