“BAFFINO” PANE E VINO: VISIONI DI UN SEQUEL

Luciano Petrullo

Continuando l’analisi antropologica del voto del 4 marzo, non può sfuggire lo psico-dramma di D’Alema, il baffino d’Italia.

Tempo addietro, con fin troppa sufficienza si era licenziato dalla politica. Non dico sbattendo la porta, giammai, ma passandoci attraverso, col ghigno di chi lascia gli altri nel fango per intraprendere un cammino su tappeti persiani.

“Si fa politica anche fuori del Palazzo”, aveva confidato quasi si trattasse dell’ultimo segreto di Fatima.

Con il cranio importante di tutti gli uomini che hanno fatto la storia, sebbene poggiato su un esile ma fin troppo robusto collo, fra una regata e un bicchiere di vino, sorrideva di quanti ancora si azzuffassero dietro un banco di Montecitorio non godendo della prospettiva sul mondo che si gustava dai piani alti della sua cultura politica.

Poi arrivò il referendum e lui si sentì il soldato di una volta, pronto a imbracciare il fucile per una guerra giusta, l’ennesima.

La vinse a mani basse, mischiato, come si era, in un popolo antirenzizzato e fingendosi colonnello delle truppe, sebbene non nominato da nessuno.

E galeotto fu il referendum, perché lo costrinse a convincersi che il paese non poteva fare senza di lui, e allora via, per una nuova battaglia, quella che lo avrebbe portato a capo del pueblo unido, quale mente pensante, regista semi occulto del ritorno di una ideologia a difesa dei deboli, ritto sul suo veliero, in giacca blu e fregi dorati.

Ma gli italiani, come ha saggiamente detto tal Di Battista, sono rincoglioniti e non hanno guardato che al livello della propria meschinità, senza volgere lo sguardo verso l’alto, dove staziona da sempre lui, il baffino tricolore falce e martello, vela e cachemire, e, non vedendolo, non l’hanno votato.

Meschini.

Ma D’Alema risorgerà, oh! se risorgerà. Lo farà quando nessuno se lo aspetta, al prossimo referendum o alla prossima crisi di fame degli italiani che, coi crampi allo stomaco lo invocheranno, finalmente, e lui sarà pronto col suo sorriso-ghigno a rassicurare tutti.

E anche noi tireremo un sospiro di sollievo: cotanto uomo politico, statista senza tempo, non può solo andare in vela, perché ci serve come il pane …. e il vino.

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