ALL’ASSESSORE PERGOLA NON PIACCIONO I GEOLOGI

Giampiero D'Ecclesis

Immaginate un volto senza scheletro, la pelle, i muscoli, senza il sostegno delle ossa, sarebbe una bella medusa informe, irriconoscibile. Immaginate di essere un medico e di dover intervenire su un signore che ha subito un incidente, con molte fratture evidenti e molte sospette, operereste mai il signore senza aver consultato prima un radiologo che vi aiuti a capire quali sono le condizioni di criticità del paziente per decidere dove intervenire?

La risposta potrebbe sembrare scontata, banale. Non lo è.

O almeno non lo è a Potenza dove il Comune organizza una due giorni per discutere dei volti della città, con grande spiegamento, sacrosanto, di urbanisti e ingegneri, dimenticando in maniera clamorosa che qualsivoglia pianificazione senza la conoscenza fisica del territorio è un esercizio dagli esiti, spesso, infausti.

Veniamo al punto.

Mi arriva un bell’invito a partecipare ad un convegno di due giorni dal titolo “I volti della Città. Obbiettivi strategici per il territorio”, mi pare una bella cosa, guardo con interesse i temi, leggo i nomi dei relatori, tutte persone di grande cultura e competenza, alcune delle quali ho il piacere e il privilegio di conoscere da tempo.

Il Convegno mi pare molto ben organizzato, ben 4 sessioni che articolano la discussione, da un piano squisitamente urbanistico, alle politiche per la mitigazione del rischio sismico, alla rigenerazione urbana con specifico riferimento all’ ambiente e alle risorse naturali, fino agli strumenti materiali e immateriali per la valorizzazione territoriale.

Ci penso e dopo un po’ ho come la sensazione che ci sia qualcosa che non va.

Scorro i temi e i relatori e dopo un po’ capisco e, confesso, mi si innesca un immediato e virulento giramento di scatole quando mi accorgo che un’intera area disciplinare e professionale, centrale nella fase di analisi territoriale, è del tutto ignorata non solo nel panel dei relatori, ma finanche tra gli ordini che danno il patrocinio all’iniziativa: la Geologia.

In un periodo di disastri, di frane che distruggono case, di alluvioni che mettono in ginocchio il paese o di terremoti che colpiscono i centri abitati spero davvero di non dover spiegare a nessuno, neanche ai meno esperti della materia, quanto una pianificazione urbanistica che non tenga conto dei condizionamenti imposti dai territorio fisico e dai fenomeni che su di esso si producono (o possono prodursi), sia un atto di cieca presunzione prodoma di sicuri disastri.

Ma tant’è, pare che invece agli amministratori organizzatori del convegno ci sia bisogno di spiegarlo.

La mia prima reazione, di pancia, è quella di postare un commento sotto il post che l’Assessore al ramo del Comune di Potenza ha messo sul social network, al quale mi viene risposto, garbatamente, che l’Ordine dei Geologi era stato contattato ma aveva dei precedenti impegni.

Avrei potuto replicare subito e con buona ragione ma, questa volta, ho preferito tenere a bada la mia pancia.

Naturalmente, trattandosi di cosa rilevante, ho provveduto a chiamare il Presidente del mio Ordine professionale che mi ha detto e confermato che, solo qualche giorno fa, era stato contattato telefonicamente, per un invito verbale, dall’Assessore, al quale aveva fatto presente che era già impegnato in un altro convegno offrendo la partecipazione dei membri della Commissione che, in seno all’Ordine dei Geologi, si occupa delle questioni urbanistiche, ricavando un “ci becchiamo dopo” – di Simpsoniana assonanza, a cui null’altro è seguito.

Chiudo qui la ricostruzione, penserà il mio Ordine, se lo ritiene, ad argomentare su questo aspetto specifico che ho riportato solo per evitare che qualcuno vigliaccamente cerchi di scaricare responsabilità sul mio Ordine di appartenenza.

A mio modo di pensare la questione centrale non è l’assenza di questo o di quell’ordine professionale, ma l’enorme vuoto culturale che manifesta l’assenza di relatori che analizzino la questione dello sviluppo territoriale mettendolo in relazione con le caratteristiche geologiche del territorio.

Eppure, a Potenza, tanto nel mondo professionale quanto nel mondo accademico, esistono diverse figure che autorevolmente, per esperienza e ruolo, avrebbero potuto argomentare ma, evidentemente, all’Assessore non solo sfugge il ruolo rilevante che gli studi geologici hanno nei processi pianificatori, ma finanche l’esistenza della Facoltà di Scienze Geologiche in città.

L’enorme passo indietro rispetto alla buona pratica della multidisciplinarità è rappresentato plasticamente dal quadro degli interventi e delle sessioni, il ritorno ad una concezione dello territorio come uno spazio da occupare, da ingegnerizzare, la miope visione che è stata sottesa a tutto lo sviluppo urbano di Potenza negli ultimi 60 anni, l’incapacità di armonizzare qualsivoglia visione con la capacità che il territorio ha di riceverla senza determinare impatti negativi nello spazio o nel tempo, ovvero di conoscerli per attenuarne gli effetti.

Quella incapacità di guardare alla realtà fisica del territorio, tipica di certi settori dell’ingegneria, che ha esitato quartieri come Macchia Romana, realizzato su un versante dai delicati equilibri idrogeologici, insediamenti come quello dell’area del Gallitello, esposta ad un grave rischio di alluvioni, figlie di una visione miope secondo la quale il territorio va regolato piuttosto che assecondato nelle sue millenarie tendenze evolutive.

Al Convegno naturalmente vale la pena di andare, conosco il valore di moltissimi dei relatori e quindi io stesso con interesse andrò a seguirne i lavori per quanto mi sarà possibile, resta però la disillusione, la constatazione che i tempi cambiano ma non cambiano gli approcci della politica al territorio oggetto di una pianificazione che continuerà a non tener conto dei suoi caratteri fisici. 

Qualcuno mi dice che si ha in animo poi di recuperare questo aspetto della discussione e francamente questa cosa mi fa incazzare anche di più perché la questione non è rivendicare uno spazio professionale, né come categoria né sul piano personale, ma stigmatizzare approcci culturali errati, la cui unica spiegazione è una crassa ignoranza sull’argomento e una furbizia nella scelta degli interlocutori tipica della politica politicante.

Sia come sia direi che è certo: all’Assessore Ing. Pergola i geologi non piacciono proprio, bisognerà ricordarsene a tempo debito.

Fonte: https://binged.it/2EgQjK3

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