BABBO NATALE E MOBY DICK SOTTO LO STESSO TOTEM

Salvatore Santoro

Ha ancora un senso recapitare un messaggio di bontà natalizia? Ha un senso immaginare che almeno una volta all’anno – in concomitanza con la festa che celebra la nascita di Dio in una capanna “al freddo e al gelo” – l’umanità riscopra il senso della generosità, della pace, del relax e della spiritualità? Volete una risposta sincera? Ebbene no. Non ha un senso. E’ quello che penso.

La nostra società si è troppo destrutturata rispetto già a un paio di decenni fa. Siamo in una realtà liquefatta, artificiale e dove il tempo scorre vertiginosamente in senso verticale. Si è persa l’orizzontalità della struttura cadenzata in cicli naturali. Siamo caduti un po’ tutti in una sorta di frullatore di emozioni di superficie. Tutto si sovrappone velocemente. E quindi anche il Natale, oltre alla perdita della naturale ingenuità fanciullesca, ha smarrito quella magia della bontà connaturata a società più sobrie, un po’ arcaiche e sicuramente meno complesse. E quindi che si fa? Niente. Tutto continua a girare come se niente fosse. Si chiama vita: ci si adatta. Ma. Sì ma… perché se non ci fosse un ma, non credo che avrebbe un senso quello che ho scritto. E quindi ma. Un mare di ma. Infiocchettati di rosso Natale.

O meglio di rosso “Coca Cola” perché il rosso è diventato il colore ufficiale delle festività che cadono tra il 24 dicembre e il 6 gennaio di ogni anno solo per una questione di merchandising della più nota marca di bibite gassate. Prima di allora Santa Claus vestiva di verde. Ma questa è un’altra storia.

Il punto è che in ognuno di noi alberga lo spirito di un capitano Achab. Qualcuno ce l’ha più nascosto, altri meno in profondità. Ma tutti una volta o l’altra nella propria vita faranno i conti con la propria Moby Dick.

E quindi la sfida, pur rischiando consapevolmente di andare a sbattere contro un muro (o contro una enorme e cattivissima balena bianca di melvilliana memoria), è quella di credere che il “buonismo” possa ancora essere un modo di guardare il mondo secondo una prospettiva di salvezza. Con una avvertenza: non si confonda la sana pratica del cercare di vedere il mondo sotto una luce positiva con il falso qualunquismo a basso costo del vogliamoci bene a tutti i costi.

E vengo al fatto. Torna Totem Magazine. Ve la ricordate la rivista? Ora è un sito web o meglio un portale. Poi diventerà tante (ecco iniziate a essere buoni già da ora e concedeteci un po’ di tempo) altre cose.
Lo spirito è lo stesso di allora. Un po’ più maturo compresi i capelli più radi per alcuni e più grigi per altri.
E in perfetto stile natalizio, carico di buoni propositi, proviamo a offrire un’operazione di condivisione e confronti di idee. Cercando di mettere al centro il dibattito. Crediamo (e se non è buonismo questo…) che la Basilicata abbia bisogno di uscire dal tunnel del sospetto, dell’odio, del rancore e dell’io ne so più di te.
Non c’è dubbio che questa sia una terra piena di opportunità. Ma vanno declinate con il segno più davanti. Abbasso gli haters e viva la sana litigata di un tempo. In fondo noi vogliamo solo ricreare uno spazio virtuale ma anche fisico dove esprimere la propria idea senza rischiare di essere linciati dal primo come dall’ultimo della classe. Cordialmente vostro. Buon Natale, buona lettura e buona scrittura a tutti.

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