BASILICATA ANNO ZERO

Rossano Cervellera

Il 2018 come il 1994. Ventiquattro anni dopo, il sistema politico italiano viene rivoluzionato. Con un po’ di enfasi il Movimento cinque stelle parla di terza repubblica, un vezzo un po’ italico di dare un ordine ai cicli politici che si chiudono. In realtà la Repubblica è sempre la stessa, con le stesse regole, lo si vedrà tra qualche giorno quando Mattarella inizierà il rito religioso delle consultazioni. Sono cambiati però gli attori ed è cambiata la scena su cui si girerà il nuovo film della politica.

In Basilicata il vecchio set è stato spazzato via dallo tsunami del voto. Il centrosinistra, insieme alla sua classe dirigente, che ha governato la regione ininterrottamente per quasi un quarto di secolo, è imploso. I numeri del collasso sono emblematici: meno del 20% dei consensi raccolti e solo due parlamentari eletti nelle circoscrizioni proporzionali di Camera e Senato (Margiotta e De Filippo).

Il Pd è stato superato dal centrodestra e sovrastato dal Movimento cinque stelle che ha ottenuto percentuali di voto democristiane (ben oltre il 40% dei suffragi). Ben 7 (quattro senatori e tre deputati: De Bonis, Petrocelli, Gallicchio, Lomuti, e Caiata, Rospi, Liuzzi, Cillis) dei 12 rappresentanti lucani nel Parlamento sono stati eletti nelle liste stellate. Forza Italia porta a Roma, come il Pd, un senatore e un deputato (Moles e Casino), mentre, per la prima volta, la Basilicata elegge un candidato della Lega: il senatore Pasquale Pepe. Il sindaco di Tolve rappresenta il nuovo corso del partito di Salvini che ha attratto una parte consistente, specie al Sud, del voto che tradizionalmente veniva espresso per Alleanza Nazionale.

Per il Pd, dunque, un tonfo di proporzioni inattese che ha il sapore quasi dell’umiliazione. E certamente molto al di sotto delle aspettative, è stato il risultato di Liberi e uguali, il partito della sinistra che in Basilicata ha radici profonde ma non abbastanza per catalizzare i voti degli elettori in libera uscita dal partito democratico.

I lucani, in altre parole, hanno voluto spazzare via una classe dirigente e imprimere una svolta decisa negli assetti politici futuri. É chiaro che in politica niente è per sempre, ma la veemenza del risultato delle urne va al di là dell’analisi del voto che può essere elaborata quando si chiude un ciclo politico.

É una bocciatura senza appelli di un sistema incancrenito, che ha prodotto più esclusi che inclusi e che ha dato molto più della sensazione di essere diventato un regime opprimente e clientelare al limite dell’asfissia.

La Basilicata ha voluto voltare pagina e difficilmente si potrà tornare indietro da questo risultato, almeno nel breve periodo.

A novembre, le elezioni regionali saranno indicative della capacità di ripresa da parte del centrosinistra ma anche della serietà del percorso di rinnovamento intrapreso dal centrodestra. Entrambi gli schieramenti dovranno dimostrarsi all’altezza di rappresentare un’alternativa credibile, nei fatti e nelle persone, al Movimento cinque stelle. Facce nuove e idee convincenti: non ci sono altri strumenti per contendersi il vento nuovo che soffia sulla politica.

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