CANTINA DI VENOSA

Margherita Agata

Ben 67 anni di storia alle spalle, la Cantina di Venosa è una cooperativa che oggi può contare su 400 soci e una superficie disponibile di circa 800 ettari.

Quello che caratterizza la nostra azienda è il lavoro che facciamo sui vigneti – spiega Antonio Teora, direttore commerciale della Cantina di Venosa – Il 95% sono coltivati ad Aglianico del Vulture e la restante parte  è di Malvasia di Basilicata e Moscato bianco. Il vino che produciamo è il vino principe della Basilicata,  molto legato alle origini e al territorio”.

Gli impianti di cui dispone la Cantina di Venosa sono all’avanguardia, ma tecnica, amore e cura sono quelli della tradizione: attenta gestione dei soci nelle operazioni di vendemmia, selezione delle uve migliori, attenzione nelle fasi di macerazione e fermentazione, meticolosità nelle fasi di affinamento, sono i segreti per ottenere la qualità superiore per cui eccelle.

Il nostro Aglianico – racconta Teora – ha un’identità tutta sua, con uno stile più moderno che riesce ad essere apprezzato da un pubblico più allargato, non solo da intenditori o addetti ai lavori. Molte volte la gente pensa all’Aglianico come a un vino difficile da poter apprezzare: noi vogliamo sfatare questo pregiudizio.

Lavorando 50 mila quintali di uva all’anno, il nostro obiettivo è puntare sull’esportazione e dare il giusto reddito ai viticoltori, dal momento che l’azienda è fondata sul lavoro dei nostri soci”.

Vinitaly?  È un utile momento di confronto con altre realtà produttive – dice Teora – in particolare quelle del  Nord che hanno una marcia in più e una visione diversa del consumo di vino. Noi, dal canto nostro, stiamo lavorando  sulla digeribilità del prodotto, su un vino fatto in vigna più che in cantina.

Abbiamo l’onere solo di trasformare e non di modificare o alterare le caratteristiche che si possono raggiungere solo con un’ottima maturazione o un’ottima conduzione dei vini”. Raffinatezza e delicatezza sia nel gusto sia nel profumo contraddistinguono le uve della Cantina di Venosa.

Per tutto il resto c’è il Consorzio di Tutela Aglianico del Vulture. Ne è fermamente convinto Teora: “Il Consorzio è l’organo che deve rappresentare l’Aglianico in tutti gli ambiti, sia dal punto di vista della politica sia delle diverse associazioni di categoria. Solo così si rafforza il territorio”.

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