CANTINE MADONNA DELLE GRAZIE

Margherita Agata

 

Cantine Madonna delle Grazie è un’impresa di famiglia che nasce nel 2003, ma con radici molto più profonde.

Il mio bisnonno, ai primi del ‘900 – racconta Michele Latorraca, agronomo ed esperto enologo – aveva una delle più grandi cantine di Venosa, era noto per la sua bravura in vigna e per la bontà del suo vini. Per diversi decenni del secolo scorso, le sue uve ed i suoi vini furono venduti per lo più a privati. Colpiti dalla bellezza delle sue vecchie vigne di Aglianico, insieme a mio fratello Paolo abbiamo deciso di commercializzare le nostre uve con un marchio nostro”.

Sono nate così le “nuove” cantine della famiglia Latorraca, a pochi passi dal monastero della Madonna delle Grazie, da cui l’azienda prende il nome.

Abbiamo deciso di iniziare un percorso di crescita – dice Michele – oggi premiato dall’ 80% della nostra produzione venduta in tutto il mondo oltre che in Italia. A piccoli passi siamo riusciti a costruire spazi di mercato dal Canada all’Australia”.

Cantine Madonna delle Grazie produce principalmente Aglianico del Vulture dai vigneti di famiglia situati in agro di Venosa.

Il nostro obiettivo – spiega Michele –  è continuare a produrre vini con questo standard qualitativo, con uve a basso impatto ambientale. Siamo orgogliosi custodi di vecchie viti di Aglianico e nutriamo un profondo rispetto per la terra. Nessun pesticida, insetticida ed erbicida. Le nostre uve sono certificate bio dal 2016.

La nostra filosofia, in cantina, come in vigneto, è seguire una politica il meno possibile interventista, semplice e lineare, che permette ai vini di evolvere con le loro tempistiche. È il tempo il più grande vinificatore dell’Aglianico!.

Oltre alle differenti espressioni di Aglianico del Vulture doc e docg, nelle Cantine Madonna delle Grazie si produce un igt rosè da uve 100% Aglianico del Vulture ed un bianco ottenuto sempre da uve aglianico.

Dietro i nostri vini – assicura, senza celare un pizzico di orgoglio, Michele Latorraca – ci sono storie di mani, di fatica e di passione”.

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