CARO PAPÀ

Renato Pezzano

Leonardo Tondelli, blogger del “Post”, scrive :

«Alla fine di tutti i padri padroni della Bibbia, Giuseppe è il padre che non minaccia, che non maledice, che non disereda e non cospira, è il padre che si lascia cancellare così: dopo avere sposato una vergine, dopo averne accudito il figlio, dopo averlo nascosto in Egitto, riportato in Galilea, dopo avergli forse insegnato un mestiere, quando non ha avuto più nulla da dare al figlio suo, lo ha lasciato andare. L’ultimo patriarca, il primo papà».

 

Stupendo, da spiegare anche magari ad Adinolfi ed al suo bigotto popolo della famiglia.

Il primo padre famoso della storia (oltre al Padre Eterno…) accudisce e cresce nell’amore un figlio “non suo”, non concepito dal suo seme.

 

Caro papà, il tuo è sicuramente il mestiere più arduo del mondo.

Bisogna imparare a combattere prima con gli sbalzi di umore della compagna, poi con pannolini e pappe, nottate insonni e nessuna maternità al lavoro, ovviamente per chi ce l’ha un lavoro, nessun permesso speciale (almeno nella nostra italietta dai diritti risicati), non dormire, lavorare, portare i soldi a casa e non dormire di nuovo, imparare a fare il mammo quando la mamma torna a lavorare, se necessario scegliere una baby sitter possibilmente brutta ma molto in gamba, se è bella e giovane imparare a non guardarla, ma possibilmente pagarla lui.

Bisogna imparare a trasmettere le passioni giuste ma senza esagerare per non condizionare le inclinazioni naturali del bambino che cresce, naturalmente le passioni giuste sono quelle che la mamma condivide, cioè nessuna, per cui diventa anche lì un lavoro con sé stessi non indifferente.

Bisogna essere rigidi ma non troppo severi, bisogna esser duri ma teneri allo stesso tempo, amare ma non amare troppo, altrimenti poi si diventa troppo amici e poco padri, ma poi cosa ci sarà di male ad essere amici dei proprio figli ancora non l’ho capito.

In un mondo di tecnologia invadente e di rapporti umani in centosessanta caratteri bisogna imparare a trasmettere l’utilità della tecnologia ma l’importanza dello stare insieme e guardarsi negli occhi, guai a usare il telefonino a tavola, poi però a sette anni lo regaliamo possibilmente da seicento euro per giocare a Mine Craft molto fluidamente.

La televisione, caro papà, questa nemica totale che condiziona le menti dei piccoli e dei grandi, poca al giorno e limitata ai soli canali adatti, possibilmente senza pubblicità, possibilmente mai la sera prima di andare a dormire, raccontare una favoletta diversa ogni sera ma poi spegnere la luce e costringere i figli ad addormentarsi da soli, se piangono ignorarli (come diceva quella di SOS TATA che ha traumatizzato intere generazioni di famiglie…), nel lettone MAI, che il lettone è territorio di mamma e papà ed è sacrosanto, per cui meglio un figlio terrorizzato nel suo letto che un mammone sereno che però dorme con i piedi nella tua schiena.

Insomma, come ti giri giri la sbagli.

Caro papà, puoi solo aver avuto nella vita la fortuna di essere stato un figlio amato nella semplicità e nella tenerezza, cosicchè tu possa trasmettere le stesse cose al tuo bimbo senza troppe seghe mentali e senza troppi blog di pediatria della domenica, altrimenti sono cavoli tuoi, e cavoli seri.

Caro papà, ricordati che nella gerarchia familiare il tuo ruolo è sempre quello del gregario sacrificabile, perché la mamma è sempre la mamma ma il papà non è detto che sia sempre il papà.

Caro papà, ricorda di allacciare bene le cinture e quando a sedici anni tuo figlio ti dirà che sei pesante e che non capisci un cacchio della vita moderna ricorda che anche tu l’hai detto al tuo papà, che però ti ha tirato una sberla e no, non hai chiamato il telefono azzurro, nemmeno quella volta a diciannove anni che hai fatto cinque minuti di ritardo e sei rimasto senza macchina per un mese.

Caro papà, non saprai mai se il lavoro educativo che stai facendo creerà dei buoni cittadini o dei minchioni senza cervello, ma lo devi fare. E fallo secondo il tuo istinto, che quello non sbaglia mai.

Caro papà, con la consapevolezza che tuo figlio crescerà lo stesso anche se tu non ci sarai più o non vorrai esserci più, tu vai avanti lo stesso, almeno un pezzo di te, inevitabilmente, resterà nel corpo e nel cuore di quel bambino che ti guarda come se fossi Dio.

Caro papà, sii sempre sorridente e vai avanti fino al prossimo sbaglio.

Chi non fa nulla non sbaglia mai.

Tu fai, e sarai sempre un caro papà.

 

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.