CARTOLINA DI NATALE DA UN GIORNALISTA CALABROLUCANO

Paride Leporace

Hey Charley/For crissakes/Do you want to know the/Truth of it?
Ehi Charley/Per amor di Dio/Vuoi sapere/Come stanno davvero le cose?
(Da Christmas card from a hooker of Minneapolis di Tom Waits)

Gli americani concepiscono le cartoline scritte a Natale (ma a ben pensarci questo accadeva lo scorso secolo, forse ora riguarda le mail e whatshapp) non solo come un messaggio di auguri ma come riepilogo di quello che è successo durante l’anno.

Quando dirigevo i quotidiani avevo un quadernetto, dove segnavo i principali avvenimenti per poi scrivere editoriali riassuntivi e scegliere le notizie da mettere in archivio nello speciale di Capodanno. Nel mondo antico della comunicazione avrei dovuto declinare le novità del Trumpismo, le nuove polveriere del Medio Oriente, l’Italia senza mondiali di calcio, l’odio social, Berlusconi autobiografia di una nazione, le avances rubricate a molestie.

Oggi niente quadernetto. Le timeline delle news del digitale ti mettono in fila tutti gli avvenimenti. Nel quadernetto dedicavo molto spazio a fatti e persone del territorio che raccontavo e informavo.
Nello scrivere questa cartolina di Natale a dei lettori meridionali non penso serva più questo, ma compiere uno sforzo per far emergere quello che non riusciamo a vedere e conoscere.

E quindi proviamo a scrutarlo il 2017 meno visibile del disastro dei Ventura boys e dell’Isis in fuga da Raqqa. La disarticolazione del lavoro è un tema centrale del nostro difficile presente. In Italia gli occupati nel periodo 2007-2016, il periodo della grande crisi, sono aumentati in 5 regioni. In particolare ciò è avvenuto nel Lazio (+9,4) ma nessuno ha spiegato bene perché limitandosi alla percezione che a Roma vige il disastro perenne. Hanno portato buoni numeri il Trentino (piccola regione con statuti autonomi di due province), la Toscana e l’Emilia Romagna (ehm..ehm..regioni rosse) e la Lombardia che tra boom post Expo e capitali sporchi di Gomorra sta nell’Europa che cresce.

Le altre regioni hanno avuto variazioni percentuali negative con l’eccezione di una sola regione del Sud, la Basilicata, che negli anni terribili della crisi porta a casa un -0,3 ragguardevole. Un risultato assente nel dibattito pubblico locale, figurarsi in quello nazionale. Perché? Cosa è accaduto? Battere sulla grancassa della propaganda e dell’orgoglio locale? Assolutamente no. Niente piccole patrie e pennacchi borbonici. Forse conviene scandagliare la Fiat di Marchionne, le royalties del petrolio, il ritorno all’agricoltura, i nuovi flussi turistici, l’industria culturale per comprendere questo saldo positivo. C’è da indagare per ben scrivere e non solo in bella forma. Sul notebook che ha sostituito il mio vecchio quadernetto ho annotato che il notista Arpagone che dipinge la sua Basilicata come il ventre oscuro del mondo sempre e comunque, oggi, ha diritto di scrittura in una testata solo se ha un controcanto diametralmente opposto. Prediligo chi scrive con l’assillo del dubbio. Niente solisti con tesi precofenzionate.

Quest’anno il Mezzogiorno è uscito dalla recessione. Bassi salari, ridotta competitività e insufficiente produttività restano indicatori del divario ma nel Sud qualcosa è cambiato. Il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, non è un venditore di pentole, se nel suo sempre posato comiziare ha avuto l’ardire di ragionare in un recente forum a Napoli (quasi ignorato dai grandi giornali di ogni tendenza) che ora ci sono «condizioni per investire e creare lavoro a Sud che sono di una convenienza senza precedenti». Un Mezzogiorno che dopo un lungo periodo di sofferenza può guardare con maggiore fiducia al futuro perché la crescita nelle regioni del Sud «prese nel loro insieme, anche se è una forzatura prenderle nel loro insieme, è allineata a quello nazionale». I risultati, sostiene il premier, «per alcuni versi sono addirittura migliori delle medie nazionali», con un andamento dell’export incoraggiante. Abbiamo il compito e dovere di scrutare tutto questo? Io penso di sì. Non diventando gentiloniani militanti ma sottoponendo a verifica lo stato reale delle cose.

Guardiamo a quello che sta accadendo al turismo favorito dalla questione della sicurezza legata agli attentati di matrice islamica. La Calabria, vituperata ancora da stereotipi ottocenteschi, ha fatto registrare aumenti di presenze eccezionali nelle strutture alberghiere e nei lidi balneari. Il New York Times ha indicato la Calabria tra i 52 luoghi del mondo da visitare nel 2017, perché «alcuni dei migliori prodotti gastronomici non si trovano a Roma o in Toscana, ma nella regione meridionale». Sempre più turisti stranieri scelgono vacanze in Sicilia e Puglia. Se ogni regione continuerà a programmare turismo da sola guardando al proprio ombelico sprecheremo una grande occasione.

Matera è un centro propulsivo di questo nuovo modello di sviluppo. Infatti Matera è la città d’arte che negli ultimi sette anni ha incrementato di più il volume dei suoi visitatori: ben il 152,4% in più. Elementi che ci fanno riflettere. E’ di queste ore il grido di dolore del sindaco De Ruggeri che ha tuonato sul fatto che “Non mi va che Matera segua il destino di Venezia o Firenze dove locali e attività storiche e identitarie della cultura tradizionale, hanno fatto posto a fast food o negozi di souvenir prodotti altrove”.

E’ la globalizzazione. Mi sembra sensata la battaglia politica e culturale proposta del sindaco per tagliare il proliferare della pizza al taglio. Ma è sicuramente una questione complessa. Molto complessa.
A New York, informa Antonio Monda, ha chiuso il Lincoln Plaza Cinema (foto in top), frequentato dalla meglio intellighenzia della Grande Mela perché la società proprietaria dell’immobile non ha voluto rinnovare il canone dell’affitto. La stessa sorte di celebri librerie e rivendite di dischi che devono cedere i locali e grandi rivendite di mobili e polpette con salse.

New York come Matera? O Matera come New York? Sono queste le domande che abbiamo da farci provando a dare delle risposte sensate.

Abbiamo molto da indagare e raccontare. Come incrociamo gli operai della Sata di Melfi con i lavoratori dell’industria culturale e della conoscenza lucana? Bisogna far cubare un dibattito significativo in Basilicata su come rendere efficace e produttiva la legge approvata questo anno dal Parlamento che prevede misure concrete per i piccoli comuni in chiave ecosostenibile per evitare lo spopolamento. Come è cosa buona e giusta far diventare tema del giorno l’opzione mediterranea per il Mezzogiorno dell’Osso popolato da vecchi da integrare con i flussi dei migranti. Dobbiamo scoprire l’ardire di tornare a proporre dibattito pubblico.

In questo far web che è la Rete che ci cattura troppo spesso come pesci muti abbiamo bisogno di ravvivare il canone giornalistico del postmoderno lucano. Per questo motivo non sono rimasto insensibile agli editori che mi hanno chiesto di far rivivere Totem per fronteggiare i nuovi tabù del logorio della contemporaneità. Da sempre sono sensibile alle foglie e alle imprese collettive. Essere propulsore editoriale di una testata che ha già caratterizzato la modernizzazione dei media in Basilicata è molto suggestivo.

Sarà un sequel non un remake.

Potrete anche a breve leggerci su una rivista di carta (saremo cool e un pizzico snob) e siamo – se ci state leggendo – online sui dispositivi mobili e computer dove la proposta è di dare senso e partecipazione al vostro pensare. E’ questa l’ultima notizia che vi volevo dare di questo 2017. Un nuovo Totem si aggira sui vostri desktop. Non perdetelo di vista.

Buon Natale a tutti i lettori vicini e lontani

  1. Il Sud ha ancora da giocare tutte le carte che ha tenuto nei cassetti dell’indolenza, della rassegnazione, della pigrizia mentale scaldata al sole della pigrizia fisica reale.
    Non l’industria pesante (ammesso che se ne possa fare ancora in italia) ma la cultura, il turismo, l’artigianato artistico, saranno tra le principali colonne portanti dello sviluppo del Sud-Italia.
    Cultura non elitaria ma diffusa e vicina al vivere delle persone.
    Turismo non di massa ma composto da viaggiatori più che da turisti.
    Artigianato artistico con i piedi nella tradizione e il cervello nella creatività della promozione del genere umano.
    ciaooo

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