COME UNA COLONNA DI EXCEL GENERA IL MOSTRO DELLA RECESSIONE

Nicola Pace

In questi giorni la cittadina svizzera di Davos ospita il World Economic Forum.

Economisti, politici e finanzieri discutono e programmano le direttrici economiche del nostro globo sempre più preda di un mercato selvaggio che proclama qualche vincitore e sacrifica milioni di persone. I media raccontano l’evento con qualche minuto di diretta intervistando qualche anonimo, ai più, economista che con piglio profetico racconta quello che accadrà nel prossimo futuro.

Se la fortuna vi assiste potrete senz’altro ascoltare il verbo di Kenneth Rogoff. Bene, di questo noto economista, e di una sua autorevole collega, Carmen Reinhart, voglio raccontarvi una storia accaduta qualche anno fa. Questi due “illustri” studiosi di Harvard nel 2010 hanno pubblicato un lavoro dal titolo “Growth in a time of debt(La crescita in tempo di debito).

Il risultato principale di questo studio affermava una cosa molto semplice: i tassi di crescita medi per i paesi con debito pubblico superiore al 90% del Pil sono all’incirca dell’1% più bassi, anzi, addirittura risulterebbe che i Paesi con un rapporto debito/Pil al di sopra del 90% hanno un tasso di crescita medio leggermente negativo. Tradotto, per i non addetti ai lavori, significava che tutte le nazioni con soglie di debito superiore al 90% del Pil, e dunque anche l’Italia, dovevano rassegnarsi a vedere il segno meno davanti all’indicatore della crescita.

Il problema, reale e di tutti noi, è che lo studio di “Reinhart & Rogoff”, ritenuto dagli addetti ai lavori una seria e rigorosa ricerca scientifica, è alle base della gran parte delle scelte recenti adottate in Europa in tema di politiche economiche; è insomma la giustificazione teorica della lotta al debito pubblico, (identificato come “nemico principale” della crescita), è la giustificazione pratica alle politiche di austerity. Ed è sulla rigorosa base scientifica di questo studio che abbiamo ratificato, senza nemmeno dedicare un’adeguata riflessione, il Fiscal Compact, l’adesione al Mes, il pareggio di bilancio in Costituzione;

È sulla rigorosa base scientifica di questo studio che in Italia si sono tagliate o dilazionate pensioni di lavoratori oramai avanti negli anni, è stata destrutturata la scuola e la sanità pubblica, si è aggredito definitivamente il mercato del lavoro, depotenziando protezioni e sicurezza per le giovani generazioni.

E poi. E poi succede che, grazie al lavoro serio e puntuale di un giovane studente americano, Thomas Herndon, si scopre che lo studio è completamente sbagliato. Si scopre che gli “autorevoli” studiosi hanno effettuato, forse anche volontariamente, un’esclusione selettiva di alcuni dati. Si scopre che due plurilaureati (veri non come Oscar Giannino) commettono uno sciocco errore nel codice di calcolo del foglio Excel utilizzato per lo studio!

Insomma, il modello economico imperante, perdente e distruttivo, nutrito di furore liberista, rigorista e reazionario è basato su di uno studio completamente (e forse volutamente) sbagliato. Uno sciocco errore di calcolo che muove le vite di milioni di italiani ed europei. Uno sciocco errore di calcolo che ancora oggi giustifica il governo ad anteporre al benessere dei cittadini un artificioso numero percentuale.

Uno sciocco errore di calcolo che è anche un potente limitatore dei diritti dei cittadini e delle prerogative democratiche basilari garantite a tutti noi dalla nostra Costituzione. Uno sciocco errore di calcolo che ha contribuito a generare l’austerità che, oltre ad essere una follia, è un crimine perpetrato contro tutti noi.

Bene se in queste sere vi capita di accendere la TV e nella didascalia di qualche trasmissione leggete il nome Kenneth Rogoff, ricordatevi di questa storia.

Poi decidete da soli se continuare ad ascoltarlo.

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