Vaccini anti-covid: una nuova strategia di difesa contro i pirati-virus

Vaccini anti-covid: una nuova strategia di difesa contro i pirati-virus

“Pólemos è padre di tutte le cose”, ci tramanda Eraclito nel frammento numero 53. Nessuno riuscirebbe a smentirlo. Finanche la pace è una declinazione della guerra: è una lotta statica – una forma di equilibrio (sempre fragile) – in cui le forze antagoniste si compensano. Sono campi di battaglia anche i corpi dei viventi. Da non molto (era fine Ottocento), noi specie un po’ ‘speciale’ abbiamo imparato ad assoldare mercenari per dar manforte ai difensori naturali del nostro ‘territorio’. Il termine ‘vaccino’ deriva dalla scoperta, quasi fortuita, che una leggera infezione provocata dal pus del vaiolo delle mucche proteggeva dal virus gli individui che l’avevano contratta. Col senno di poi, sappiamo che ciò è possibile grazie alla cosiddetta ‘memoria immunologica’: un leggero attacco ‘nemico’ dà l’opportunità all’organismo di mettere a punto un reparto di difesa specifico ed efficiente che, terminato il proprio lavoro, rimane dormiente e pronto a reagire a eventuali nuovi attacchi, ancorché consistenti. Quante vite, hanno salvato i vaccini! Vite di bambini soprattutto. (Forse troppe, direbbe un ipotetico demiurgo deputato a sindacare per il bene della specie ignorando i singoli individui: il Pianeta è sovraffollato). Ma l’uomo dimentica in fretta, e quando un male non lo attanaglia lo sottovaluta o lo pensa come inesistente. I recenti movimenti no-vax ne sono la prova più evidente. Pensare in maniera chiara può sembrare facile, ma non lo è.  Tutti crediamo di saperlo fare, ma non è affatto vero. Il filosofo pragmaticista Peirce, per esempio, ne era consapevole e ritenne  opportuno scrivere un saggio dal titolo “Come rendere chiare le nostre idee”. Giusto per dire. A confutare (illusoriamente) una qualsiasi verità statistica ci vuole poco: basta individuare qualche caso anomalo (ce ne sono sempre tanti) o lasciarsi affabulare dal ‘trombone’ titolato di turno, fuori rotta in buona o malafede. La propensione della mente umana alla ‘teoria del complotto’ farà il resto (rare volte c’azzecca anche, ma farne un topos è patologia).

Il caso COVID-19 è emblematico. A un anno quasi dalla comparsa di questo virus che, pur essendo ‘acqua di rose’ rispetto alla spagnola, ha finora ucciso un milione e mezzo di persone in tutto il mondo e devastato le economie, la notizia della scoperta del vaccino (ce ne sono una cinquantina, molti ancora sotto test), almeno in Italia, suscita diffidenza: “Ma chi ci guadagna?”, “Cosa vogliono iniettarci?”, “È stato fatto tutto apposta!”, “Sfruttando il fenomeno quantistico dell’entanglement (chi lo dice non sa neanche di cosa sta parlando) ci vogliono controllare”…

Semmai il problema opposto. Di vaccini non ce ne saranno a sufficienza per tutti, e schiere di matematici sono già all’opera per valutare il ‘modello’ più efficace all’ottimizzazione. L’Etica è un demone che non dà pace: si deve mirare a ridurre la mortalità? se sì, allora bisogna vaccinare prima le fasce ad alto rischio (anziani, soprattutto); si deve mirare a ridurre il contagio? in tal caso il vaccino va fatto soprattutto ai giovani e ai giovanissimi, veicoli di trasmissione per eccellenza. Non è facile, decidere. Comunque anche vaccini con efficienza inferiore all’80%, che riescano a coprire una fascia sufficiente della popolazione, potrebbero riuscire a risolvere il problema. Bisogna tentare. E avere fiducia nella scienza: non dà certezze (non ne potrà mai darne) e può commettere errori, ma comunque rappresenta la miglior forma di pensiero dacché l’uomo è comparso sulla Terra.

Alcuni dei nuovi vaccini, poi, hanno una caratteristica che li rende innovativi. Mi riferisco a quelli messi a punto dalle case farmaceutiche Pfizer e Moderna, ad esempio. Entrambi agiscono attraverso l’RNA messaggero (mRNA-1273) della proteina Spike, quella che conferisce la classica forma a ‘mina’ ai coronavirus. In sostanza, anziché preparare il sistema immunitario alla lotta iniettando nel corpo frammenti inattivati di virus, questi vaccini, tramite l’mRNA (contenuto in un vettore lipidico) insegnano loro a costruirsi frammenti superficiali di Sars-Cov-2 per allenarsi a combattere il virus. A volerla dire in termini pittoreschi, se prima si allenavano i marinai facendoli combattere con pirati indeboliti, per prepararli ad affrontare quelli forti una volta arrivati a bordo in un attacco vero, adesso li si addestra con un ‘simulatore’.

Il vaccino ‘Moderna’, pronto dal 16 marzo scorso, ha già superato la terza fase di sperimentazione). Esso ha il vantaggio, rispetto a quello della Pfizer, di poter essere conservato a temperatura-frigo grazie all’utilizzo di particolari eccipienti. L’altro, invece, deve essere tenuto a ottanta gradi sotto lo zero, cosa non facile, soprattutto durante il trasporto.

Anche la svedese AstraZeneca (fra numerose altre aziende) è su una direttiva simile. Il suo vaccino si conserva a 4°C. Ma, anziché il ‘simulatore’, utilizza, come altri in riffa, un adenovirus inattivato ricavato da una scimmia. C’è una ragione anche per quest’ultima scelta: alcuni individui potrebbero aver sviluppato anticorpi verso mRNA umani (che, tuttavia, altri laboratori utilizzano).

Per i vaccini inizia una nuova era. Polèmos, che lo si voglia o no, resta il re del mondo: cambiano solo le tattiche di guerra.  ‘Polemica’,  invece, è una sua figlia degenere, e non evolve mai.

(Ringrazio Dario Anobile per avermi spiegato alcuni dettagli tecnici che non mi erano chiari)

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