CRONACHE DEL TERZO MILLENNIO

Ismail il Tedesco

IL MEDIOEVO PROSSIMO VENTURO: “ALLE ASSEMBLEE, ALLE ASSEMBLEE, ALLA GUERRA, ALLA GUERRA”

Risalendo dalla città fortificata dei Koroni una carovana di commercianti Baresi diretti ai paesi Ottomani per incrementare il traffico di orecchiette e rape, ha chiesto ospitalità e protezione al mio umile accampamento. Ho appreso, in una notte di gozzoviglio, le ultime dal suolo Italico.

Io, Ismail il Tedesco, nonostante il mio nome, provengo e ho i miei natali in quelle dolce contrade e sono sempre attento a ciò che vi accade in particolare nelle terre Bizantine della antica Lucania. Mi narrano nel loro strano idioma che la dolce penisola è attraversata da febbrile attività. Tutti i nobili, e quelli che nobili non sono, stanno proclamando assemblee, costruendo alleanze, minacciando pugne, a marzo si preparano ad affrontarsi in un torneo durissimo con regole truccate da cui già sanno non usciranno né vincitori né vinti.

Il clan dei fiorentini ha definitivamente cambiato il proprio vessillo e sfoggia ora insegne con compasso, cazzuola da muratore e lenzuolino bianco, aggregano nuove forze, ma cominciano ad avere scarso appeal e sinora hanno convinto sparute tribù ormai in via di estinzione.

Il vecchio cavaliere di Mediolanum, brandendo un enorme fallo ha aggregato rozzi montanari coprofagi, cavalieri dell’ordine del fascio, mercenari al soldo di chi li paga meglio e amazzoni assetate di sangue, ciò che resta degli eretici dulciniani e anabattisti sono divisi. Alcuni organizzati sotto la direzione di un ex sacerdote auto sconsacrato dall’eloquio capace di addormentare perfino gli zombie, puntano all’egemonia sulle masse derelitte, gli altri sotto la bandiera di “siamo noi i duri e puri” con la bellezza negli occhi si preparano ad una nuova Frankenausen.

Ma la vera novità sono “le locuste”, setta paleocristiana diretta da un abile guitto che scorreggia bergamotto e lancia saette dagli occhi. Ha creato una potente armata di incazzati che ha già conquistato molte città, compresa la città eterna, organizzando banchetti di giochi delle tre carte e lotterie con la ruota della fortuna, sottratta con abilità al cavaliere di Mediolanum, in tutte le piazze della più bella città del mondo mettendovi a capo un avatar incrocio tra Circe e Dumbo.

Ma mi dicono che cresce comunque il numero degli invisibili aderenti al partito “ce ne può fregà de meno” vera forza emergente di un paese in eterna transumanza politica.

“Ma in Italia la dolce Italia/ in Italia è sempre primavera” cantava uno dei miei bardi preferiti.

In terre basilische la guerra è totale, qualcuno mormora che non si faranno prigionieri. Marcel de Padellà, il signore più potente imparentato con una potenza europea, tentenna, valuta e sventolando il fuorviante vessillo nerazzurro dell’internazionale richiama i suoi fedeli a sé. Combatterà ora o più tardi?

L’enigma toglie il sonno alla zootecnia podolica territoriale. Ci sono in campo i primi movimenti. Tal Benedictus di dubbia genealogia araldica, mercante di cammelli e cavalli da traino del conte, si è dimesso dal prestigioso incarico e sembra che già stia intrattenendo rapporti con le truppe nordiche per aprire un commercio su vasta scala di alci e renne per i mercati europei, la modernità avanza.

Ringhia feroce Vincenzo dalla Libera Fungaia, “alle armi alle armi”, truppe sono in movimento da Cacabotte, legioni dalla valle dell’Agri, le Dolomiti lucane brulicano di guerrieri armati di organetti con cisterne di una bevanda magica che centuplica le forze e che viene chiamata “cutturiedd”.

l fine gentiluomo chiamato Agape, potente capo tribù alleato, storce il naso aristocratico e delicato, abituato ad altre raffinatezze, ma necessita di brutalità terricola e antagonista (e come disse la vecchina si sa: “la guerra è guerra e quando è guerra è guerra per tutti”) ma prima o poi dovranno chiudersi in un convento e con la mediazione dell’ex sacerdote conciliarsi.

Il vostro fedele Ismail medita, non sa se partecipare al torneo, osserva, naturalmente ama gli eretici, è un po’ nostalgico, invecchia, le molte cicatrici fanno male ma deve anche constatare che non ci sono più gli eretici di una volta, è titubante e si esercita in tornei di katana sulla spiaggia sabbiosa del Peloponneso con gli occhi che guardano Itaca e Zakintos e vi dedica un nuovo haikù:

 

Asce, cadono bendate,

si lagna il legno umiliato

sotto i tagli dall’avido uomo assestati

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