QUANDO DALLA PROVINCIA CORREVAMO A VEDERE IL POTENZA

Rosario Avigliano

 

Schnellinger era riconoscibile come una lucciola d’estate e mai poteva confondersi né con Trapattoni capitano e né con Benetti mediano se pur anche loro fossero giocatori dalla chioma chiara. Schnellinger era il più biondo dei biondi ed aveva una gran corsa.

Peccato per Rivera che quel giorno non c’era. Ma c’era Maldera. A difendere i pali di quel Milan a Potenza contro gli undici Leoni, Cudicini. Era altissimo e sottile. L’allenatore Nereo Rocco.

A Vaglio il 20 Maggio era il giorno di San Faustino e quello del 1971 fu davvero speciale. Eravamo tornati da due anni a Chesterfield, una piccola città del Regno Unito della contea del Derbyshire grande quanto Potenza. E proprio come il Potenza il Chesterfield Football Club militava nel campionato di terza divisione.

Il Saltergate era nel cuore della città e vicino ad una cabina telefonica tutta rossa. Abitavamo ad un paio di centinaia di metri da quell’arena dal campo sempre verde ma con il cielo sempre grigio. Il sabato pomeriggio due mani grandi di calli ed acciaio portavano per mano due bambini, io e mio fratello, a vedere la partita.

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Lui, mio padre, operaio emigrante di un’acciaieria, sosteneva attraverso i gesti e mai con le parole che trasmettere passioni era importante. Nella sua semplicità si è sempre comportato così. E così fu anche quel giorno che vidi per la prima volta, e con gli occhi di bambino, il Viviani di Potenza come il Saltergate di Chesterfield.

Era il Potenza allenato da Alfredo Mancinelli e fra quelli che giocarono la partita: Massimo Menichelli, Raffaele Pinton, Walter Urgesi, Alberto Signorile. Mai immaginando che un giorno li avrei conosciuti, giocato insieme ma soprattutto che sarebbero diventati amici.

 

Finì due a due sotto una vera e propria bomba d’acqua ma noi restammo inchiodati fino alla fine su quei gradoni bagnati. Da quel giorno il Potenza iniziò ad essere un’occasione per gioire e soffrire e tutto ebbe inizio quel 20 Maggio di quasi cinquant’anni fa.

Poi vennero gli anni di Nino Somma presidente e venne il 1°giugno 1975 nei meravigliosi ricordi di una finale al “Delle Vittorie” di Bari fra Potenza e Juve Stabia con diecimila tifosi al seguito di quella impresa. Il gran caldo e noi con le bandiere di cotone rosso blu cucite in casa. Finalmente il piattone di Nando Scarpa al 113’ e il tripudio di quel popolo di ogni dove che si era unito sotto un unico campanile. Un amore nato filo era diventato cima!

Non persi un solo appuntamento di quelli che oggi tornano ad essere colori che fecero la storia e che restituiscono l’orgoglio di appartenere.

Una bella vicenda di passione e amore che con il passare degli anni ti ha insegnato a gioire con razionale prudenza e soffrire con infinita pazienza.

Un bambino vagliese diventato un adulto potentino anche attraverso il calcio.

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