DI MAIO A POTENZA. PARTE LA SCALATA – di Lucia Serino

Lucia Serino

Cronaca dell’arrivo del leader 5stelle Di Maio a Potenza, tra molti attivisti, apprezzamenti per la città, lo zio che vota Pd e l’annuncio: il 4 marzo si gioca Pomigliano-Potenza

 

Alla fine siamo usciti a parenti”.

Traducendo dal napoletano ma senza accento d’origine, Luigi Di Maio, davanti al bar dei tifosi rossoblu, “Da Vito” a largo Pignatari, ricostruisce una vecchia parentela lucana con un signore che lo aspetta per salutarlo. Non è l’unico parente lucano di cui narra il vicepresidente della Camera e candidato premier dei Cinquestelle.

Protetto dal servizio d’ordine dei volontari, mentre sale dallo stadio verso le scale mobili di via Marconi, modello parata dei turchi, al riparo ma non troppo dai giornalisti, confida a Salvatore Caiata, il presidente del Potenza calcio zainomunito:

«Che poi tengo uno zio, ma un lontano zio, eh, che qui ha sempre votato Pd. Ma è tifoso del Potenza e mi ha detto: e mo’ come devo fa’?».

Piccola aneddotica di un leader che camminando per il capoluogo lucano, tra ali di attivisti e cittadini e candidati, non fa altro che dire: «Che bella, che bella». Entusiasmo per il sistema delle scale mobili di cui Caiata si affretta a raccontare i problemi scongiurando il rischio di attribuire meriti a chi le progettò. In effetti i problemi non mancano, le scale si arrestano più volte per il flusso delle persone che salgono e offrono un pessimo biglietto da visita per i molti e non pregevoli secchi di plastica messi lungo il percorso per raccogliere acqua gocciolante, puntualmente rovesciati dalla folla che vi inciampa.

Ma in fondo non c’è un Di Maio a Potenza tutti i giorni. «C’hanno provato a metterci in difficoltà, eh Salvatò», dice il candidato premier. Il riferimento è alla polemica sull’utilizzo dello stadio nel quale Di Maio non entrerà pur essendoci molti all’ingresso ad attenderlo. Sorriso schietto ma anche guardingo che non gli impedisce di dire perentorio “tolga il braccio” a un signore che gli si avvinghia per parlargli.

Arriva per la tappa lucana con van da rally (che dà il nome al tour elettorale), scende letteralmente assalito da telefonini e telecamere e liquida subito la faccenda Pittella: «I Pittella non hanno difeso la Basilicata».

Poi, elegante nel cappotto nero, si offre istituzionale alle insegnanti venute a parlargli dei problemi della scuola, leader popolare al banco del mercatino, divertito ma convinto supporter di Caiata: «Il bello è che qui tutti gridano presidente, presidente, ma è a te che si riferiscono, sei tu il presidente».

Un presidente evidentemente molto amato, che suggerisce a Di Maio di parlare poi al Due Torri di alcune questioni di sport (e si accordano per proporre una defiscalizzazione), che non fa nulla se non apparire se stesso, perché questo basta ai suoi fans e futuri elettori. «Vieni a mangiare da mamma?», clima da festa.

Eccerto che non può restare a pranzo Di Maio, atteso a Lamezia nel pomeriggio, nel frattempo felice di questa parentesi lucana perché sente di aver fatto la scelta giusta puntando sull’uomo del momento.

La politica è rinviata al Due Torri, troppi selfie da fare per rispondere adeguatamente a una domanda al volo sul petrolio: «Energie alternative», chiude in fretta genericamente ricordando memorabili estati trascorse da piccolo a Metaponto.

Anche il destino si diverte.

«Come va la squadra, Salvatò?», chiede Di Maio.

«Ma tu lo sai che partita c’è il 4 marzo?», risponde Caiata. «Pomigliano-Potenza».

«Ahahah, sentite questa, incredibile» si diverte ad annunciare Di Maio a Potenza.

«Allora io il 4 marzo prima vado a votare e poi vado allo stadio, e che vinca il migliore».

E qualcuno commenta: «Voglio vedè se poi perde il Potenza»

Leggi anche Ugo Tassinari sul candidato Di Maio

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