CRONACA DI UNA PANDEMIA – ITALIA, 16 APRILE 2020

CRONACA DI UNA PANDEMIA – ITALIA, 16 APRILE 2020

Veronica Menchise, Vigevano, 22:13 – “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore”

“Il vecchio che leggeva romanzi d’amore” di Veronica Menchise

Potenza, ore 23:57 – Luca Rando

Un’altra giornata trascorsa dietro uno schermo. Dietro o davanti? Mi sembra di essere un cavo elettrico, un contenitore vuoto, un connettore di niente. La notte mi alzo tre, quattro volte e giro per casa come un sonnambulo, toccando le cose, caso mai sparissero davanti ai miei occhi. E domani? Oggi?

Potenza, ore 9:34 – Claudio Elliott

I colori al tempo del virus
I tre dell’Ave Maria mi attendono al solito posto. Vabbè, erano i quattro dell’Ave Maria, ma uno sarà stato colpito dal virus.

– Tutto come al solito – dico, a mo’ di saluto, mentre Thai scodinzola festante.

– Buongiorno – dice la cordiale Andrea, mentre Giovanni e Gianfranco accarezzano il cane. – Ha notato anche lei?

– Cosa?

– Stamattina il verde era tutto bianco.

Giovanni si solleva di colpo: – Ma che dici?

Non so quali abitudini abbia Andrea, anche se di mattina dubito che non abbia bevuto altro che un caffè o tutt’al più un cappuccino e, d’altronde, seppure coperta dalla mascherina, non sento emettere dalla sua bocca alcun profumo di alcol. E neanche di erba fumata.

– Vi garantisco – dice lei, inalberandosi – che stamattina tutto il verde era bianco.

– Io posso capire – interviene Gianfranco – che il bianco diventi verde: se hai un muro esposto a Nord, con il tempo compare una patina verde.

– Infatti – dico. – Se poi ci dai una mano di bianco, torna verde.

– Ma per poco – dice Giovanni.

– Però – dico, giusto per uscire dal ginepraio in cui ci stiamo aggrovigliando – gli alberi sono in fiore. La primavera è arrivata.

Thai mi tira perché ha visto una lucertola e se c’è una cosa a cui non resiste è il verde di una lucertola. Sono costretto a seguirla, perché la cagnetta è forte più di me. Davanti ai miei occhi si stendono la vallata e le colline e i campi, con alberi rosa e bianchi e fiori di tutti i colori, dall’indaco al giallo, con mille sfumature. Mi viene in mente che in tivvù il famigerato virus compare come una sorta di pallone da calcio con protuberanze rosse.

Ritorno dai tre agenti e comunico il mio pensiero.

– Secondo me – dice Andrea – è solo un effetto creato apposta per incutere paura. O rispetto. Ve lo immaginate un virus bianco, asettico, che non farebbe paura neanche a un bambino.?

 – Ipotesi intelligente – concorda Giovanni.

– In televisione possono farti vedere quello che vogliono. La realtà spesso è un’altra – dice Gianfranco.

– E comunque – dice Giovanni, rientrando nel suo ruolo di tutore dell’ordine – lei sta uscendo con il cane, vero?

– Se questo affare al guinzaglio è un cane, lo confermo.

– Ma in televisione lo possono far sembrare un bisonte – dice Gianfranco.

– E quindi non potrei portare un bisonte a fare i suoi bisogni?

– Non è previsto da alcuna ordinanza.

– Volete il solito caffè? – chiedo, per cambiare discorso. Mi sembra che stiamo deviando dalla strada dell’intelligenza.

Arrivati a casa, a pochi passi da quelle chiacchiere inconcludenti, mia moglie li accoglie e, dopo un poco di tempo, durante il quale Andrea ipotizza un’ispezione dei superiori, subito zittita dai due colleghi, porta il caffè.

– Ci avete fatto caso? – chiede mia moglie.

– A cosa?

Lei indica le colline verdi davanti alla nostra veranda: – Stamattina tutto il verde era bianco.

Andrea ride

Potenza, ore 24:00 – Pino Paciello

Caro diario, ho scoperto ieri sera in una videochiamata fra amici che nessuno dei presenti (riferendomi agli uomini) ha voglia di radersi la barba. Tutti, compreso me, hanno manifestato un fastidio a tenerla ma ormai la sfida è lanciata e hanno deciso di tagliarla quando metteremo liberamente il naso fuori di casa.

E’ opinione di molti, del resto, che il traguardo sia ormai vicino. Soprattutto qui al sud dove un nutrito popolo di revanchisti si sta esaltando pensando alle virtù di un modello meridionale, e lucano in particolare, rispetto a quello dell’avanzatissimo nord, nell’affrontare la crisi pandemica. C’è chi esalta l’incedere lento tipico dei nostri costumi, chi, invece, la bassa densità abitativa che riduce la possibilità di contatto o chi, addirittura,  lo scarso sviluppo produttivo che pregiudica spostamenti veloci, scambio di merci, ecc…

Bene, mi sembra un’ottimo esercizio di SWOT ed è ammirevole come per qualcuno le minacce oggi si trasformino in opportunità. Però vorrei ricordare che le debolezze ritenute adesso punti di forza, sempre debolezze restano; nessuno ha scelto di restare poveri, con poche industrie e senza infrastrutture. Queste nuove virtù sono frutto del caso e non di politiche di sviluppo socio economico lungimirante.
E quando qualcuno paventa che se l’epidemia fosse scoppiata originariamente da noi sarebbe stata una strage, rispondo candidamente: tranquilli, non c’era alcuna possibilità, proprio per le caratteristiche socio economiche della nostra regione, che il paziente zero si potesse trovare in Basilicata! 

Potenza, ore 13:00, Annamaria

Tu dici non ho niente. Ti sembra niente, in queste giornate, il sole?
La vita. L’amore.

Potenza, ore 17 – Antonio Califano

Uscita settimanale per la spesa, stesse modalità di sempre, aspetto fuori e mi godo un tepore d’altri tempi, sono rilassato come non mai. Mi arriva il messaggio di un amico: è morto Luis Sepulveda. Chiudo, mi scorrono le lacrime, non riesco a fermarmi, piango tutte le lacrime che non ho pianto in questo periodo di merda, gli occhi si bagnano anche ora che scrivo, faccio fatica a leggere lo schermo. Parte un lungo flash back stile cinematografico. Il Cile, il colpo di stato e l’assassinio di Allende, la violenza del regime di “Pinocchietto”, il tentativo velleitario con altri compagni romani di “Lotta Continua” di raggiungere il Cile per combattere, gli scontri con la celere sotto l’ambasciata cilena a Roma, il concerto degli Inti-illimani a Potenza allo stadio Viviani, la trasferta di Enriquez, leader del MIR, in Italia a cercare solidarietà, il comizio a piazza Esedra e io, con altri, a fare la scorta, il suo assassinio appena rientrato a Santiago, i profughi cileni a Berlino in una notte di vino e ricordi, con le compagne che raccontavano le violenze e gli stupri. E i suoi libri, le sue storie, “Un nome da Torero”, “Patagonia Express”, “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore” tra tutti e poi le fiabe, le dolcissime fiabe, quel gatto e quella dolcissima gabbianella, l’unica passione letteraria comune con mio figlio, allora tostissimo punk che aveva bisogno di uccidere il padre. Era quasi mio coetaneo Sepulveda, è un pezzo della mia generazione, una generazione che ha vissuto tanto, ha sognato tanto, ha vinto e ha perso. Ora potrai continuare, lassù, a fare la guardia all’amato “Presidente”, mi risuonano in testa le parole di Pino Cacucci:
“Ora non ci sono più parole.
Le parole sono finite.
Finite.
Finito.
Io stesso”.

Villa d’agri, ore 18:00 – Nuario Fortunato

VIR NAPULE E PO’ MUOR (VEDI NAPOLI E POI MUORI)

Vi è mai capitato di svegliarvi ridendo e sorridendo grazie a un lungo, piacevole sogno? Stamattina ho inaugurato l’alba di un nuovo giorno proprio così. Ho sognato di trovarmi a Napoli, proiettato e catapultato tra tutte le sue bellezze e la sua grande ricchezza, in un tour, tanto virtuale quanto reale, in solitaria per vicoli e vicoletti. Credo che i sogni rispondano a una componente intima, magari non dichiarata, emotiva, quasi romantica e a una più squisitamente legata al subconscio, che ne condiziona trama, scenografia e sceneggiatura.

Probabilmente il legame viscerale che mi lega alla straordinaria città partenopea, dove ho vissuto gli anni spensierati dell’Università e dove ho lasciato un pezzo di cuore e di famiglia (mamma è una napoletana trapiantata in Lucania per un amore bifronte: quello per l’insegnamento fusion, di frontiera e quello per il mio papà) ha dato vigore a un desiderio recondito. Penso, però, che a incidere di più sia la capacità esclusiva e autentica di Napoli di rappresentare la perfetta e plastica cristallizzazione della sensazione di essere così sospesi come in questo momento. Napoli, come sosteneva Goethe, è costantemente sospesa tra il bene e il male, tra Dio e il Diavolo. Penso che proprio questa linea sottile tra l’indefinito e l’infinito abbia dato il ciack alla pellicola del mio sogno.

Ho sognato di partire da Capodimonte, di percorrere Santa Maria di Costantinopoli, di fare visita al Museo, di incamminarmi per via Cavour e via Foria, di attraversare Piazza Bellini, via Roma e via Toledo. Ho sognato di varcare Port’Alba, di penetrare le melodie di San Sebastiano, di perdermi nella geometria geniale di Piazza del Gesù e nel caos creativo di San Domenico, nei ricordi di Mezzocannone e nella musicalità sociale di Spaccanapoli. Ho sognato di catapultarmi tra i quartieri spagnoli e i suoi bassi che trasudano umanità, di spingermi instancabilmente fino a Piazza del Plebiscito, via Chiaia, via dei Mille, via Caracciolo, Santa Lucia. Ho sognato di abbandonarmi alla brezza e di proseguire, con il Vesuvio sempre alla mia sinistra come un fedele compagno di viaggio, fino a Mergellina, Posillipo e Marechiaro. Ho sognato di incantarmi davanti al Maschio Angioino e di restare senza fiato dinanzi a Castel dell’Ovo.

Ho toccato il calore, ho ammirato i colori, ho sentito i sapori e gli odori. Quella commistione di profumi che inebriano il naso, la mente e l’anima. Dai libri usati alle sfogliate, dalle pizzette all’arabica finemente torrefatta, dalle caldarroste di un angolo di via Medina al pesce fresco e alle salumerie della Pignasecca. Un crogiuolo di fragranze, una mescolanza di aromi talmente reali da svegliarmi con la voglia di riaddormentarmi per riabbandonarmi a ciò che avevo appena lasciato. E poi, in sottofondo, a fare da cornice, le note di Reginella, ‘O Surdato Nnammurato, Munasterio ‘e Santa Chiara e ‘O Marinariello, intonate da una voce femminile sottile, timida, sospirata, quasi strozzata, simile a quella di mia mamma. Ho sentito le urla festanti dei bambini echeggiare tra quei vicoli ricamati da stringhe di luce e costruiti a misura d’uomo.

Napoli è questa! E’ così come l’ho ritrovata in sogno: un luogo magico dove la poesia incontra l’antropologia, la storia incontra l’etnologia, la letteratura incontra l’arte, l’uomo incontra Dio. Non è un caso abbia ispirato giganti della letteratura, da Sartre a Stendhal, da Wilde a Dostoevskij.

Adda passà ‘a nuttata!

Parma,17.29 – Cristina Cogoi

Nel cuore, nel mio cuore, frammenti di speranza stanno germogliando ad ogni ora.Li innaffio con cura, mi fanno tenerezza, li lascio crescere senza educarli, ci sarà tempo per questo, per ora li osservo con occhi amorevoli come se fossero figli appena nati, non voglio che crescano nella paura, nella diffidenza, senza coraggio.
Frammenti di fiducia stanno sbocciando nel mio cuore, come fiori di infinita bellezza adornano i miei pensieri, ero tentata di raccoglierli ma li avrei poi fatti appassire, mentre meritano di essere osservati senza che nulla li danneggi.
Frammenti di malinconia si disperdono  nel mio cuore, per quella leggerezza di pensieri  che avevo prima che tutto iniziasse e che non sara’ mai più che non vorrei mai più che non desidererei mai più.
Li osservo con dolcezza sprofondare nell’oblio come quei sogni troppo deboli dimenticati al risveglio che nessuno si sforza di ricordare.

Genzano di Lucania – ore 18,00 – Rocco Di Bono

Cosa ci ricorderemo di questi strani giorni? Forse il silenzio, quello che ha improvvisamente e totalmente riempito città e paesi, le strade, le piazze, i negozi, le scuole. Ogni luogo fino a ieri abitato dalle voci e dalla presenza umana si è svuotato, quasi afflosciato su se stesso. Un silenzio che ci ha sorpreso, anzi travolti, scardinando i nostri ritmi frenetici e caotici, spesso più imposti che scelti. E’ un silenzio nuovo e diverso, che sa di attesa e ci fa cogliere ogni particolare che ci circonda con più acutezza: tolto il rumore quotidiano, ogni cosa ci appare più nitida. La stessa atmosfera che si può cogliere in “Silenzio cantatore”, celebre canzone napoletana che evoca in termini quasi leopardiani la luce notturna: “Dòrmeno ’e ccose nu suonno lucente (…) nu suonno ’na notte d’està…”. La musica della canzone nasce sulla costiera cilentana, ispirata dal silenzio e dalla bellezza di quei luoghi, dove soggiorna durante l’estate del 1922 Gaetano Lama, coautore del brano insieme a Libero Bovio, che ne scriverà i versi. Una canzone bellissima, al punto che Luigi Pirandello, in una lettera alla moglie di Bovio, scriverà che ‘Silenzio cantatore’ valeva quanto il suo ‘Sei personaggi in cerca d’autore’. Forse perchè il silenzio può svelare non solo le cose ma anche i sentimenti. 

Matera, ore 21:30 – Doreen Hagemeister

“Voglia di mare”
Oggi mi sono svegliata di buon umore, decisamente più ottimista degli ultimi giorni.
Salgo sulla mia bilancia, come faccio ogni mattina ancor prima del caffè (anche se in quarantena ho desistito diverse volte) e leggo sbalordita: “Vietati gli assembramenti!” – managgia a iedd! Ma non è riuscita a togliermi il buon umore.
Tutti i social pullulano di notizie e satira sulla questione Mare 2020. Da Matera 2019 a Mare 2020 ci è voluto solo una “piccola pandemia”! Io voglio andare al mare. La spiaggia è uno dei posti più romantici e rilassanti che ci siano. Adoro camminare a piedi nudi nella sabbia, sentire il sole baciare la mia pelle e ascoltare il fruscio del mare. Non ne posso più di stare chiusa in casa!
Di fronte al mare la felicità è un’idea semplice” (Jean-Claude Izzo)
Propongono soluzioni che vanno, a dir poco, dal ridicolo all’assurdo. Ombrelloni a distanza di almeno 3 metri. Ma dico io: avete mai visto le spiagge libere a Metaponto, dove devi stare attenta a come ti stendi per non accavallare le tue gambe con quelle della signora accanto?

Un amico simpaticone giusto stamattina mi ha mandato questa:

Houston, torniamo sulla Luna? Mi faccio una sana risata e continuo a leggere le notizie sulla stagione balneare 2020. Spiagge e lettini con barriere di Plexiglas? Ma sono impazziti? Avete presente quando la sabbia scotta e ti sei dimenticata le ciabatte sotto l’ombrellone? Ti metti a correre all’impazzata per raggiungere l’acqua e dar sollievo ai piedi (mica sei un acrobata che sa camminare sui carboni ardenti!). Io, essendo miope, in quell’occasione sgrano ancor di più gli occhi per non andare a sbattere contro nessuno, e voi mi volete mettere il plexiglas? Leggerete sui giornali: bionda tedesca svenuta in spiaggia per un forte trauma cranico!
E poi, mi chiedo, ma non farà un effetto lente? Ci arrostiremo per bene là dentro, per non parlare dell’effetto sauna! Mi sembra tutto una follia! A questo punto opterei per vetri colorati o oscurati, almeno non si vede tutto il grasso accumulato in questi mesi di chiusura forzata, senza camminate, cavallo e palestra. Uffa! Mi sa che non conviene pensarci. Spero che arrivi qualcuno con un po’ di buon senso a trovare soluzioni più fattibili.
Guardo il calendario e l’ottimismo comincia a vacillare: domani è venerdì 17, di un anno bisestile, in piena pandemia e con un asteroide in arrivo (anche se si è frantumato parzialmente!).

Potenza, 16 aprile 2020 – ore 23:09 – Roberto Napoli

Da quand’è che mi trovo in un non luogo?
Da quand’è che giro intorno allo stesso cerchio di paura?
Eppure no, questa eternità non è reale. Il virus con la sua dittatura vuole convincermi di essere eterno, falsando la mia percezione del tempo. Ma il virus non è eterno. È la sublime arte di Sepúlveda ad essere eterna, ed eterne sono le sue parole e le sue immagini. E mi convinco che né il virus né chi pensa di approfittare della paura della sua diffusione per imporre la propria dittatura possano limitare la mia e l’altrui libertà. Liberamente – ovvio – copiato da “NOWHERE” di Luis Sepúlveda (1949-2020)

Tolve, ORE 22:00 – Rocco Mentissi

Il maestro severo ci chiede il vuoto, la distanza, la sottrazione, il silenzio, che è il dio in cui tutto suona o non suona, la speranza che si sposa con l’umiltà, la quale ci ricorda che siamo una parte e non il Tutto.
Ci indica l’uomo, quello vivo, ma sepolto dai numeri divinizzati, dalle speculazioni spietate, dal profitto, dalla politica senza cuore, dalle vittorie dei pochi, in cui perdono tutti. Ci invita al ritorno dell’uomo dimenticato, che non può non essere la misura, terra che parla, terra che custodisce la terra. Ci insegna che la Vita prima di tutto è. E’ prima di ogni libro, ideologia, credo, razza, teoria, dottrina, calcolo, prima di questo inutile, vano baccano, “umano”, direbbe l’ amico Federico, “troppo umano”.

Potenza, ore 16:00 – Giampiero D’Ecclesiis

Ho bisogno di uscire, per quanto cerchi di impegnare il mio tempo tra scritti e letture, la bella giornata mi chiama dalla finestra, mi irretisce, mi attrae.
Devo ammettere che ogni giorno è peggio, mi annoio sempre di più.
In televisione si continua a discutere di fase 1, fase 2 mentre le nevrosi crescono.
Gli italiani sono indisciplinati sento dire e, sinceramente sempre di più, si solidifica nella mia mente il pensiero “e sti cazzi?”, io non sono indisciplinato, non sono stupido, ho capito bene le regole e so che se potessi inforcare la mia moto e andare a fare un giro per nostre montagne il rischio di incontrare il virus sarebbe zero, mentre la mia tranquillità mentale ne avrebbe gran beneficio.
Ma niente, come sempre accade in Italia, tutti ci dobbiamo uniformare al peggio, un paese che vive di presunzione, leggi sui lavori pubblici elefantiache – c’è la corruzione! – normative fiscali che neanche Nabucodonosor – ci sono gli evasori! Rimaniamo tutti a casa! -C’è chi non rispetta la distanza sociale!
Sapete che c’è? Avete rotto il cazzo!
Io che se uno solo ci prova ad alludere ad un regalo in cambio di un favore sul lavoro gli meno, io che per pagare fino all’ultima lira di tasse ci sono state epoche in cui non ho dormito la notte, io che praticamente sto chiuso in casa da solo da un mese, pretendo di essere trattato per come sono e non assimilato ad una specie di gorilla che fa festa sul tetto insieme a qualche decina di suoi simili!
Voglio uscire! Quiero salir! je veux sortir ! I want to go out ! Ich möchte ausgehen ! Dışarı çıkmak istiyorum !

Potenza, ore 23:00- Claudia Schettini

“Ora volerai, Fortunata. Respira. Senti la pioggia. È acqua. Nella tua vita avrai molti motivi per essere felice, uno di questi si chiama acqua, un altro si chiama vento, un altro ancora si chiama sole e arriva sempre come una ricompensa dopo la pioggia. Senti la pioggia. Apri le ali. Ora volerai. Il cielo sarà tutto tuo”.

E così il nemico invisibile ha portato via un pezzo della nostra infanzia, un caro amico di noi lettori, un amico dai lineamenti forti ma dalla scrittura gentile.

Uno scrittore che ha insegnato un po’ tutti a volare.

Perché si, ammettiamolo, i libri insegnano a volare, ad evadere da una realtà che ci sta troppo stretta, a staccare dalle nostre giornate frenetiche in cui siamo tutti sempre impegnati a “fare cose”, in cui andiamo tutti di fretta, in cui corriamo verso una meta, il più delle volte, sconosciuta.

I libri ci purificano gli animi, danno voce alle nostre paure e ai nostri desideri, ci catapultano laddove vorremmo essere o, al contrario, ci riportano alla realtà delle cose.

Sepulveda era convinto che la lettura aiutasse gli uomini a non invecchiare, ma non aiuta anche a non sentirsi soli?

In questi giorni, soprattutto, i libri non sono un’ottima panacea per la solitudine?

Ci sentiamo, quasi tutti, un po’ più soli. Sia chi è effettivamente solo tra quattro mura, sia chi fisicamente non è poi così solo ma, al contrario, si trova a condividere un monolocale con la sorella o il fratello rompiballe , con il coinquilino rumoroso e insopportabile o chi si è ritrovato all’improvviso a dover tornare a vivere in famiglia. Sentiamo di aver bisogno dei nostri spazi, di non sopportare più chi ci sta intorno, minacciamo separazioni dal coniuge, immaginiamo di finire sulle prime pagine della cronaca nera…eppure ci sentiamo soli.

Ma non siamo soli. C’è chi vuole condividere il silenzio con noi.

Guardatelo, sta li, sul comodino, proprio di fianco al nostro letto.

Toccatelo, odoratelo, sfogliatene delicatamente le pagine.

Da quei fogli di carta profumata uscirà il vostro nuovo migliore amico nonché vostro compagno di quarantena. E pensate a quanto siete fortunati: sarete voi a scegliere con chi condividere queste giornate.

Potrete avere al vostro fianco un lord inglese, una dama di altri tempi, un povero naufrago sbarcato su un’isola deserta, un orfanello impaurito che corre per le strade.

Un pirata, una sirena, una fata vi accompagneranno dolcemente tra la braccia di Morfeo.

Una giovane fanciulla un po’ sfortunata, un uomo d’affari alla ricerca di profitti, uno scapolo incallito a cui manca un po’ di savoir faire vi faranno compagnia durante le pause dallo “smart working”(ma quanto è figo essere uno smart worker??).

Scoprirete che, in fondo, non siete così sfigati come pensate ma, a pagina 120 del libro con la copertina gialla, c’è chi non è mai stato baciato dalla Dea Fortuna.

Sarete catapultati nell’antica Grecia e rivivrete le gesta grandiose di Ettore ed Achille. E vi ricorderete anche della prof di latino e greco, delle versioni del lunedì mattina e delle innumerevoli insufficienze prese. E vi farete una grossa risata pensando alle tante baggianate scritte che la povera prof ha dovuto leggere e alla fine la ringrazierete anche, la povera prof. Senza di lei non avreste mai saputo chi era il Pelide. E vi ricorderete della grandiosità e addirittura della simpatia dei greci che utilizzavano un apposito verbo per indicare l’atto dell’infilarsi un RAVANELLO in un luogo che, per educazione e decoro, non si può pubblicamente rivelare.

Ma la fantasia non ha limiti: potrete scambiare due chiacchiere con un cagnolone logorroico, nuotare in mare aperto in mezzo a decine di delfini, arrampicarvi sulle liane delle giungle equatoriali.

Oppure, insieme al gatto Zorba potrete imparare a volare grazie agli insegnamenti della gabbianella e, già che ci siete, a praticare l’arte dell’amore e della generosità disinteressati…

Grazie Luis.

Potenza, ore 11:39 – Renato Pezzano

TUTTO D’UN FIATO

Martedì e venerdì tutti in libreria, ma non di corsa, piano, solo se nei dintorni di casa, corsetta leggera ma con mascherina e guanti, però niente assembramenti, autocertificazione che certifica che devi comprare almeno dieci libri sennò non è necessità, ma solo una volta al giorno, però puoi uscire ma poco poco, però puoi corricchiare ma non troppo, corricchia vicino casa coi libri e lo scontrino ma la mascherina in macchina è inutile, però è utile, dipende se sei positivo ma asintomatico, se sei negativo ma non lo sai potresti essere positivo ma se sei positivo potresti essere arrestato per strage ma se sei asintomatico e fai richiesta del tampone non te lo fanno ma se non lo fai poi non lo sai ma sei comunque asintomatico ma la spesa la puoi fare però se fai la spesa mettiti la mascherina che in macchina è inutile ma se vai in macchina fai l’autocertificazione che hai necessità ma puoi andare a piedi però solo se nei pressi, che se il supermercato non è nei pressi allora stai facendo attività motoria che è permessa solo nei pressi ma nei pressi di duecento metri ma il supermercato è a trecentoquarantacinque metri allora fai la autocertificazione ma la stampante ha finito la carta allora vai in cartoleria ma solo il martedì e il venerdì se è nei pressi sennò prendi la macchina con la mascherina ma senza autocertificazione non la puoi prendere allora te la fa il vigile ma il vigile non ha la mascherina e non ha la penna ma tu gli presti la penna ma sei senza guanti e la penna è infetta ma tu non lo sai se sei infetto allora la penna è un veicolo di trasmissione del virus e quindi niente autocertificazione sono quattrocento euro che fa concilia ? ma se paghi entro cinque giorni sono solo duecentottanta ma poi puoi andare a prendere la carta in cartoleria ma nel frattempo è diventato mercoledì porca puttana sono chiuse le cartolerie allora vado in banca a chiedere il prestito perché i seicento euro ancora non sono arrivati perché l’Inps si è bloccata che è senza toner per le stampanti ma non possono andare a comprarli perchè Unieuro è aperto solo il lunedì e il giovedì e all’Inps non hanno le mascherine perchè non hanno una lira per piangere tranne per i dirigenti ma tanto ne ho già spesi duemila tra bollette e tasse allora rivado in banca ma la banca è aperta ma non ci sono gli impiegati perché fanno i turni allora il prestito lo chiedo col modello online che tanto si manda la mail e senza garanzia te lo mandano ma la garanzia la da lo Stato ma poi la casa la pignorano a te e non allo Stato ma tanta cazzi così mo prendo i soldi e poi chi glieli restituisce più ma sono solo il venticinquepercento del fatturato lordo del duemiladiciannove, no del duemiladiciotto chiamo il commercialista ma è positivo c’ha il Covid è agli infettivi, non mi può mandare la dichiarazione ma io mi autocertifico che ho fatturato centomila euro che non è vero ma così mi prendo venticinquemila euro ad un tasso d’interesse che manco lo so quant’è che non lo sanno manco loro, ma mo che mi ricordo poi forse tengo la dichiarazione sul sito dell’Agenzia delle Entrate che poi è più agenzia delle uscite ma non mi ricordo il pin allora entro con lo spid ma lo spid non ce l’ho devo farlo alle poste allora faccio la domanda ma poi devo andare personalmente alle poste per il riconoscimento dei documenti che poi loro mi mandano la mail e io apro la mail e confermo che io sono io ma non posso andare alle poste perchè non ho l’autocertificazione e le poste sono a settecentotrentadue metri dalla mia abitazione e non posso fare sport ma solo una passeggiata a passo svelto se non nei pressi della mia abitazione e poi nel frattempo è passata un’altra settimana, ma si, mo fanno la fase due…

Genzano di Lucania, ore 22:30 – Gianrocco Guerriero

È ora di dormire. Finalmente di nuovo in posizione orizzontale, dopo “tanto tempo”. È stata una giornata formidabile (consiglio un dizionario serio, per poter capire cosa intendo dire). È stata interminabile, anche. Eppure di essa, domani, resterà una lattina vuota calpestata. Era iniziata bene, a dire il vero. Già alle cinque vivevo soddisfatto sul divano, in compagnia della gattina Elaia e dell’iPad. Ma alle otto mia moglie (la quale è titolare di un negozio di fiori, da quaranta giorni chiuso) si è alzata e mi ha detto – sintetizzo con le mie parole – che il nostro conto in banca necessita dei numeri relativi e che quindi dovevo accompagnarla a prendere delle piante per poter soddisfare alle richieste che aveva ricevuto e ricominciare a guadagnare qualche soldo.. Di malavoglia sono andato a vestirmi, pensando che avrei preferito avere un conto gestibile con i numeri complessi: mi piacciono e non ordinabili in una successione. Naturalmente non gliel’ho detto, per non peggiorare la mia situazione. Abbiamo preparato documenti e autocertificazioni e siamo partiti: prima per Potenza e poi per Terlizzi: duecentocinquanta chilometri e dieci ore in tutto. Una vera e propria “Delta di Dirac”, dopo settimane di vita meditativa. Pensavo che avremmo trovato posti di blocco ovunque, in un clima quasi da “regime”, e invece niente: liberi come uccelli a primavera. C’era un sole caldo. All’inizio mi sentivo un po’ spaesato. Forse mi sono disabituato, alla luce intensa: per tre volte ho cercato gli occhiali da sole e ce li avevo agli occhi. Mia moglie si è preoccupato. Io no. Mi ha intristito invece la situazione in cui versano i produttori che abbiamo visitato: loro hanno continuato a lavorare per tutto il tempo, per tenere le piante vive, tagliando e buttando i fiori. Nino ha perso ventimila rose bianche in una sola serra, oltre alle spese al lavoro e a tutto il resto. Chissà cosa gli rimborseranno! Nonostante tutto, è gente che sorride sempre, onesta a oltranza, sempre pronta a ripartire: è gente vera: è l’Italia buona, che è tenuta sempre in ombra. Per smussare l’eccesso di realtà, pericolosa dopo tanto tempo trascorso nei pensieri, guidando ho cercato un modo per mettere un po’ d’ordine nei numeri complessi. L’ho trovato quando ero quasi a casa: dovrebbe funzionare, ma non serve a far quadrare il conto in banca.

LE STORIE DEL MARESCIALLO NUNZIOGALLO : LA MANO DEL DIAVOLO

Parte il primo esperimento di video racconto di TOTEM Magazine, Giampiero D’Ecclesiis & Fabio Pappacena vi propongono “LA MANO DEL DIAVOLO” della serie “Le storie del Maresciallo Nunziogallo”, per voi le prime sei puntate, da ascoltare e vedere con calma, un intreccio misterioso si svolge tra le strade del centro storico di Potenza, tra Via Pretoria e la Chiesa di San Michele si muovono ombre inquietanti, si sentono rumori, voci. Presenze oscure? Intrighi di provincia?
Ci penserà il Maresciallo Nunziogallo a svelare gli intrighi.
Chi sono i personaggi che si agitano nella storia? Demoni? Fantasmi? Sogni? Che succede nelle case di campagna dei potenti? Notai, avvocati, politici.
Un giro di ragazze squillo?
Da stasera per voi, su TOTEM Magazine. SEGUITECI , IL MARESCIALLO VI SVELERÀ OGNI SEGRETO

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