CRONACA DI UNA PANDEMIA – ITALIA, 12 APRILE 2020

CRONACA DI UNA PANDEMIA – ITALIA, 12 APRILE 2020

Veronica Menchise, Vigevano, 22:00 – “Tutto andrà stretto”

Tutto andrà stretto di Veronica Menchise

Potenza, 6 aprile 1969, ore 9,00 – Giampiero D’Ecclesiis

Miei cari genitori,
Oggi è Pasqua ed è risorto Gesù. Io ho pregato il Signore che benedica la nostra famiglia. Oggi è il giorno della Pace. E vi prometto che studierò moltissimo e che sarò promosso agli esami; tanti baci dai vostri Giampiero Raffaele Mario che vi faranno sempre felici”.

Certo erano altri tempi, oggi un ragazzo di 5 elementare magari non scriverebbe una cosa così, mi colpiscono due cose: la promessa di “studiare moltissimo”, segno più che evidente che già all’epoca non ero certamente uno sgobbone e la promessa che, con i miei fratelli, avremmo reso i miei genitori “sempre felici”.
Sono gli scherzetti che fa la quarantena, quando hai tempo da perdere riscopri cose vecchie ed ecco che compare come un messaggio in bottiglia una cosa che hai scritto tu stesso 51 anni prima.
Mi guardo riflesso nello specchio cercando quel ragazzetto magro di cui nelle mie sembianze di oggi vi è una traccia labilissima e mi domando se sono, se siamo riusciti ad assolvere a quel compito che avevo promesso quel 6 aprile del 1969.
Mi guardo intorno, sono solo a casa e quasi cerco l’ombra di mio padre che non è più.
Chiamo mia madre che è casa di mio fratello in campagna, è sempre battagliera, mi conforta.

Miei Cari genitori,
Oggi è Pasqua, ma per me non ha più molto senso. Oggi è un giorno silenzioso, per le strade regna un po’ la paura. Ho fatto tanti esami, molti li passati, alcuni no. Oggi mi aggrapperò ai miei figli, come voi avete fatto con me e i miei fratelli. In ogni bacio che avrò da loro e che ho dato a voi, c’è l’unico senso vero di questo giorno.
Buona Pasqua.

Villa d’Agri, ore 23:00 – Antonella Marinelli

Piccole storie dolci 4.

Trentaquattresimo giorno rosso. In questo giorno di Pasqua fuori dall’ordinario siamo stati accomunati tutti dalla stessa forza esteriore, il sole che si è spinto fin dove ci siamo fatti trovare. Una poltrona di sguincio, tra la vetrata e il tavolo, lo schienale di una sedia, fin nella doccia. Così, forse per riscaldarci un po’ il cuore.

Enrichetta ha perso il marito a causa del covid da due settimane. E’ ancora in quarantena. Sola, lontana da tutti, anche dai suoi amati figli. Oggi deve essere stato tremendo per lei prendere posto a tavola, in quella taverna di cinquant’anni di vita condivisa. Chissà se ha scongelato la lasagna Enrichetta. Forse le lacrime si sono specchiate nel bicchiere tirato su per ingoiare a fatica l’ultimo boccone. Avrà poi fatto un lungo amarcord tra quelle foto ingiallite che raccontano una vita intera, quegli appunti quasi illeggibili sulla carta fotografica. 1982 prima comunione di…, 1989 Pasquetta monte Volturino…, 1995… Quanti sorrisi, quanta gioia, quante canzoni. Il dolore oggi pomeriggio si è brunito come il miele, per qualche ora almeno. Forza Enrichetta.

Ed è stata Pasqua per tre madri coraggio. Il coraggio dell’incedere nonostante tutto. Non è di sicuro la pandemia che ha rattristato la giornata di queste tre donne. In questo pomeriggio di sole deciso Vita avrà alzato gli occhi al cielo per cercare tra le nuvole il suo giovane Icaro. Il caldo pizzico dei raggi sulle guance sarà stato identico a quello che sciolse le ali del suo re del vento. Vita ora continua a cercarlo, ogni tanto, in una nuvola disegnata dal vento.

Angela è disperata. Ha bisogno di una tinta e di un taglio ai capelli al più presto. Ma sembra che il lockdown dei coiffeur sia destinato a continuare, povera Angela arruffata. Nonostante non prepari più il pranzo per decine di nipoti, non ha mai smesso di sfornare taralli, pizze e panzerotti che poi impacchetta e spedisce appena può, appena qualcuno dei suoi figli si reca a sincerarsi della sua tranquillità. Si alza alle cinque Angela e il primo pensiero all’alba e poi alla sera prima di addormenatarsi è sempre lo stesso, il suo campione in un eterno campo da calcio.

Annamaria avrà preparato la raclette con affettati e verdure miste. Era il piatto preferito della sua bambina. Apparecchiato la tavola di tutto punto e sistemato anche il segnaposto del piccino, con accanto quel piatto dipinto a mano e le posate di legno che tanto piacevano a lei. C’è un posto vuoto a tavola. Incolmabile. Annamaria continua a preparare il suo piatto preferito.

Potenza, ore 15:30, Annamaria

E la primavera oggi ci saluta più rigogliosa che mai,quasi a farci un dispetto.

Ma la vita spesso ci travolge con la sua imprevedibilità. Io, come moltissime altre persone, ho subito la sua violenza e subiamo la sua prepotenza anche oggi che siamo obbligati a trascorrere questo giorno in casa, lontano da tutti.

Sembra un lunghissimo e freddo inverno, nonostante il sole sembra spaccare le pietre.

Ma dopo ogni inverno il mondo rinasce. Non dobbiamo sperare che quegli inverni siano brevi e miti, ma dobbiamo fare in modo di essere forti e in grado di affrontarli.

Se lo facciamo, potremo gioire e rinascere pieni di energia, come fa il mondo, anno dopo anno. Non speriamo che la salita sia poco ripida, ma facciamo in modo di avere gambe forti.

Potenza, ore 14:59, Luca Rando

È una Pasqua strana, perché sono state poche le volte in cui abbiamo passato questo periodo in casa. Con i ragazzi ancora piccoli, e la Pasqua ad Aprile, i nostri viaggi erano per lo più alla casa al mare dei miei genitori a Santa Maria di Castellabate (un luogo del cuore che ora, con la quarantena, manca ancora di più). Poi dal 2013 abbiamo iniziato a fare viaggi per musei: Novara e Torino; Firenze; Trento e Bolzano; Bologna (anche per seguire Michele al Trofeo delle Regioni di Basket); Padova e Venezia; Roma. Solo l’anno scorso non ci siamo mossi dopo che l’ultima volta, a Roma, i ragazzi avevano mostrato fastidio a venire in vacanza con noi e c’era stato qualche “screzio”. Quest’anno l’idea era l’Abruzzo per seguire Matteo a Roseto degli Abruzzi dove avrebbe dovuto svolgersi il Trofeo delle Regioni di Basket per i 2006.

Forse è questo che mi spiace di più, non tanto il viaggio (anche, a dire il vero, perché, a parte Firenze, tutte le escursioni le abbiamo fatte muovendoci tranquillamente col treno) quanto il piacere di seguire i miei figli nelle loro attività, specie in questo evento importante per lui e che non ritornerà.

Tornerà a giocare a basket, certo, ad allenarsi (e io sarò lì ad accompagnarlo, a vederlo giocare), ma certe esperienze, purtroppo, non ci saranno più.

Ecco. È questo che gli ha tolto il virus: la possibilità di vivere certe esperienze emozionanti nello sport, nei certamina, nelle olimpiadi, nelle uscite didattiche, nei viaggi di istruzione, la possibilità  dell’incontro e del confronto con i loro pari età, con i loro amici.

Parma, ore 16.30 – Cristina Cogoi

Oggi, in questo giorno di Pasqua festeggiato da sola e senza alcuna tradizione di famiglia rispettata, unico atto di ribellione che mi fa sentire ancora padrona del mio vivere, le parole arrivano  fluenti e mi avvolgono in un unico grande abbraccio

Distanze che cominciano a pesare si espandono, tenute insieme da fili sottilissimi di amore.

Abbracci che cominciano a mancare si materializzano potenti nei sogni.

Parole che cominciano ad avere un peso si disperdono nel vento senza più trovare la strada del ritorno.

Desideri trattenuti, ingabbiati, amplificati  cominciano ad essere temerari, anelano la libertà.

E in tutto questo controllarci, sforzarci, guardarci dentro, i giorni scorrono imperterriti, rubandoci ore giorni settimane  da vivere accanto a chi non potrà più risarcirci del tempo andato.

Guai a chi sprecherà pertanto una futura carezza , un bacio, una parola una notte d’amore senza dare il giusto valore che meritano.

Guai a chi si volterà indietro rimpiangendo un tempo che fu, o guarderà troppo avanti  anelando un tempo che chissà se sarà.

Guai ai paurosi, ai rassegnati,  ai pessimisti,  ai senza sogni, ai non affamati di vita, ma soprattutto guai a chi non crederà più nell’amore, a chi nonostante le ferite portate sul cuore come tatuaggi indelebili, non lancerà nel vento, come un instancabile contadino, semi d’amore che depositandosi delicatamente, troveranno il modo di germogliare e dare i giusti frutti.

Villa d’Agri, 18:00 – Nuario Fortunato
GLI ULTIMI
Pasqua è la festa degli ultimi per eccellenza: innocenti crocifissi, una madre che piange un figlio, dei discepoli orfani del più grande Maestro. Gesù Cristo stesso era l’ultimo tra gli ultimi: profugo, perseguitato, vilipeso, schernito, denigrato, tradito, processato, condannato, frustato, torturato, inchiodato al legno, sepolto.
Privati della nostra ‘normalità’, della routinaria quotidianità, dei nostri ritmi, è capitato, in maniera improvvida, di sentirci anche noi ultimi. Ci siamo sentiti così denudati, spogliati, da collocarci, anche per un solo attimo, tra gli ultimi. Ma ultimi rispetto a chi? Ultimi perché ci hanno impedito di uscire? Ultimi perché obbligati a effettuare la spesa una volta alla settimana?
E le persone che non possono uscire non per restrizioni e prescrizioni temporanee? I lungodegenti, i detenuti, gli ammalati e gli anziani allettati per cui quella porzione di vita rubata alla finestra vale l’infinito? E le persone che fanno spesa una volta a settimana per necessità e indigenza? E i senza tetto per cui la notte è un assillo senza limiti né medicamenti?
Non saremo mai ultimi fino a quando ci sarà chi è più ultimo di noi. La Pasqua è la festa degli ultimi, ma è anche e soprattutto la festa degli ultimi che diventano primi. Primi almeno negli occhi e nel cuore di chi ultimo proprio non lo è.

Potenza, ore 19 – Antonio Califano

Banale pensarlo e ancor più banale dirlo: giornata stranissima. È Pasqua, da non credente è sempre stata la “festa” che ho sentito di meno, raramente l’ho trascorsa a Potenza, quasi sempre altrove alla ricerca di un anticipo dell’estate, quasi mai sono stato permeato dal suo spirito di “resurrezione”. Stamattina ho fatto una piccola trasgressione, un bonsai di fuga, sono sceso in garage ho messo in moto la mia Yamaha, messo il casco e fatto un giro per le strade cittadine vuote. Mi sono sentito per un attimo come il solitario sopravvissuto di “I am a legend” di Matheson, come Robert Neville, solo, in un mondo popolato di vampiri, costretto a non uscire di notte e a scorrazzare di giorno osservando come il “vuoto” si sia impadronito del “pieno”. Ho un grande rispetto per il cristianesimo , per le religioni in genere, meno per certi “credenti”, uno dei luoghi che più mi ha colpito in vita mia è stato Gerusalemme, aggirarmi per la “Via Dolorosa” nelle sue tiepide notti alla ricerca degli odori di “quella storia” (ho scritto anche uno dei racconti che amo di più su quella esperienza), una emozione incredibile. La fede è un dono, invidio a volte chi ce l’ha, io mi tengo il mio doloroso razionalismo e faccio un giretto in moto come Diogene girava con la lanterna alla ricerca dell’uomo, il senso di libertà che per pochi minuti mi prende serve a ricaricarmi prima di ridiscendere nei miei pensieri di Ateo, razionalista e libertario. Tre concetti che fanno a pugni con questo quotidiano. Ha ragione Sartre: l’uomo è una passione inutile.

Genzano di Lucania, ore 19:50 – Gianrocco Guerriero

È stata la Pasqua più strana della mia vita (e questo lo diranno tutti, al mondo). Forse la più bella (lo diremo in pochi – il mio amico Piero, per esempio, me lo ha detto): ma l’hanno detto anche le mie figlie, mentre mangiavamo un piatto di lasagne stretti in quattro a un tavolino sul balcone: padre, madre e prole. Mi ero alzato molto presto stamattina, per avere un po’ di tempo tutto mio, prima che iniziasse il traffico di auguri (scritti e orali), durato quasi fino a pranzo. Al risveglio ero di cattivò umore: la mente onirica, durante sonno, rimuginava un gran problema (quale? boh!) e un secondo prima del suono della sveglia avevo “sullo schermo” una bella soluzione: è svanito tutto: ricordo solo una “α” onnipresente (uno stato quantico?): di certo è stata la lettura di Penrose, ieri sera, a lasciarla alla deriva nei pensieri, e nel sogno l’ho trovata, mi ha trovato. Sono certo di aver perso un gran tesoro, e quando poi nel pomeriggio ho deciso di assopirmi un po’, nel “mare” di neuroni c’era altro. Mi son chiesto: quante verità importanti ma nascoste stanno riaffiorando in questo grande “sogno”? Ce ne ricorderemo, al risveglio, fra non molto?

Potenza, ore 20:30 – Claudia Schettini

“PasQUARANTENA, Pasquetta e PasQUARANTENA, PasQUARANTENA, Pasquetta e PasQUARANTENA”.

Stamattina sono stata svegliata da mia sorella che intonava queste parole, musicate sulle note della famosa canzone cubana Guantanamera.

Eppure la mia PasQUARANTENA è stata speciale, più speciale degli anni precedenti.

L’anno scorso avevo deciso di rimanere sola a casa, due e tre anni fa ero in aeroporto in attesa del volo che mi avrebbe riportata a Parigi.

Quest’anno, invece, a tavola non c’erano solo pastiera, colomba e uova di cioccolato.

C’era molto di più: tanta gratitudine, speranza e desiderio di rinascita.

Gratitudine per passare questo giorno, che non definirei proprio di festa ma, comunque, un po’ diverso dagli altri, con mio padre. Dopo quattro anni condivido un pranzo pasquale con lui ma, ironia della sorte, a debita distanza, senza un abbraccio, senza sfiorarsi l’un l’altro.

Ma non fa niente. Stiamo insieme e stiamo bene, e questo è l’importante.

Speranza affinché vengano tempi migliori per tutti e, soprattutto, per chi oggi il pranzo pasquale non lo ha potuto condividere con nessuno.

Si dice che il giorno di Pasqua sia il giorno della Rinascita.

E io aspetto con ansia, questa Rinascita.

Che sia il preludio per la Rinascita del nostre paese, dei nostri animi, di persone e di intere famiglie messe in ginocchio dal nemico invisibile.

Tolve ore 21:55 Rocco Mentissi

Siamo natura che guarda la Natura e si chiede chi siamo. La domanda è il livello più alto della materia, per ora.

Matera, ore 21:00 – Doreen Hagemeister

“Pasqua”

Buona Pasqua a tutti! Volevamo rendere la giornata speciale, anche se siamo in quarantena. Ogni giorno scorre nella stessa maniera. Un ritmo lento e regolare. I giorni settimanali hanno perso il loro significato. La percezione del tempo, in qualche modo, è scomparsa.

Ma oggi è Pasqua! Per cui ci siamo organizzati in tempo con uova di cioccolato e colomba, e naturalmente con le uova dipinte come da tradizione tedesca. Siamo andati nel giardino a fare una grigliata, insieme a tante cose buone da mangiare. Sembrava estate. Per la prima volta ci siamo messi in pantaloncini e magliette a maniche corte. Le nostre chiacchiere e risate erano contornate da un meraviglioso cinguettio degli uccelli, da qualche gatto randagio che scroccava un pezzetto di salsiccia, e dalle foglioline e i primi fiori che sono spuntati nel giardino. Auguri scambiati in videochiamata, e tanti messaggi hanno contribuito a sottolineare che oggi è festa.
Mi viene in mente la “Passeggiata di Pasqua” di Goethe (Faust). Avevo imparato la poesia a memoria quando ero piccola, e me la ricordo ancora. Un messaggio di speranza che voglio condividere con voi

Ecco fiume e ruscelli già liberi dal ghiaccio

al dolce sguardo della primavera che infonde vita;

lieta verdeggia la speranza nella valle.

Spossato, il vecchio inverno si è appartato in monti inospitali,

e di lassù, fuggendo, scaglia solo il brivido impotente della grandine,

a raffiche, sul piano verdeggiante.

Ma il sole non tollera più il bianco:

dappertutto si destano le forme e i desideri,

su tutto vuole infondere la vita dei colori,

e poiché i prati mancano di fiori, ci mette uomini vestiti a festa.

Vóltati, guarda indietro da queste alture verso la città.

Dal vano cupo della porta esce un brulicare di gente variopinta.

Oggi hanno tutti voglia di sole.

Il vero paradiso del popolo è qui, dove piccoli e grandi felici fanno festa;

qui io sono, qui posso essere uomo.”

Rifletto sulle parole e confronto la Pasqua di Goethe con la nostra nel 2020, ai tempi del Coronavirus. Tante le differenze! Oggi non sono permesse passeggiate, affollamenti, e scambi di auguri con baci e abbracci. Siamo in “arresto domiciliare”. Tuttavia qua sono già sbocciati i fiori. La neve è un ricordo. È vero, non ci siamo vestiti da festa, siamo “in casa”, ma lo stesso abbiamo colorato la nostra Pasqua.

Il vero paradiso del popolo è qui, dove piccoli e grandi felici fanno festa”. Noi l’abbiamo fatta e credo che questa Pasqua ci rimarrà nel cuore.

LE STORIE DEL MARESCIALLO NUNZIOGALLO : LA MANO DEL DIAVOLO

Parte il primo esperimento di video racconto di TOTEM Magazine, Giampiero D’Ecclesiis & Fabio Pappacena vi propongono “LA MANO DEL DIAVOLO” della serie “Le storie del Maresciallo Nunziogallo”, per voi le prime cinque puntate, da ascoltare e vedere con calma, un intreccio misterioso si svolge tra le strade del centro storico di Potenza, tra Via Pretoria e la Chiesa di San Michele si muovono ombre inquietanti, si sentono rumori, voci. Presenze oscure? Intrighi di provincia?
Ci penserà il Maresciallo Nunziogallo a svelare gli intrighi.
Chi sono i personaggi che si agitano nella storia? Demoni? Fantasmi? Sogni? Che succede nelle case di campagna dei potenti? Notai, avvocati, politici.
Un giro di ragazze squillo?
Da stasera per voi, su TOTEM Magazine. SEGUITECI , IL MARESCIALLO VI SVELERÀ OGNI SEGRETO

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