CRONACA DI UNA PANDEMIA – ITALIA, 3 APRILE 2020

CRONACA DI UNA PANDEMIA – ITALIA, 3 APRILE 2020

Veronica Menchise, Vigevano, 22:26 “Wish you were here”

Wish you were here di Veronica Menchise

Potenza, ore 21:00 – Luca Rando

Ci sono giorni buoni e giorni cattivi. Così sono divise oramai queste settimane, in giorni sì e giorni no. Ci sono i giorni buoni in cui tutto funziona, dalla connessione con i ragazzi negli incontri video quotidiani, ai rapporti pacati e sorridenti in casa, al cielo che sembra più limpido, alle notizie difficili ma di speranza lette con avidità sui giornali online, alle emozioni scambiate con i ragazzi negli incontri serali, alle pagine dei libri letti nelle pause del computer e che ti aprono il cuore e l’olfatto, alle cose serie e a quelle scherzose scambiate con i colleghi, alla scrittura sui social, alla serata sul divano con a fianco mia moglie. Ci sono i giorni cattivi, quelli in cui mi sveglio di notte per un rumore e non riesco più a prendere sonno e resto con le orecchie tese aspettando che arrivi l’alba, quelli in cui niente funziona in casa, dalla linea wifi alle domande ai miei figli alle parole che non so trovare, quelli in cui mi fisso a pensare a un futuro disastroso, quelli in cui anche il cielo, gli odori, i suoni sembrano congiurare contro di me, quelli in cui le parole lette fanno male, ancor di più di quelle pronunciate, quelle in cui ogni cosa sembra far male, anche un oggetto che è sempre stato lì ed ecco che ora ti fa piangere. “L’inquietudine è più vera e tagliente quando sommuove una materia consueta”. Ci sono giorni buoni e giorni cattivi, come è sempre accaduto e accadrà. Allora perché, ora, sento più forte la fitta del rimpianto?

Parma 3 Aprile, 7:30- Cristina Cogoi

Intorno a Lei  quanto dolore, quanta   morte, quanta impotenza, quanta rabbia. 

Frammenti di lacrime venivano dispersi come zucchero a velo in ogni dove.

Lacrime  sospese, ad ognuna veniva lasciato il tempo di adagiarsi con cura nei cuori, in quei cuori ora così feriti così segnati, così profondamente attoniti.

Lacrime copiose In troppe case, provincie, regioni, nazioni. Forse un giorno quei cuori avrebbero ritrovato pace, forse giustizia. 

Ognuna  possedeva una storia,  ognuna incastonava un ricordo, ognuna racchiudeva frammenti preziosi di vita vissuta e da vivere, ognuna conservava sogni, progetti ancora non realizzati.

Ma ora niente avrebbe potuto prosciugarle, neanche la pace che un giorno sarebbe arrivata come un viaggiatore solitario che porta con se’ nuove storie, come tutto ciò che trova quiete nel tempo che passa, ma non oggi, non ora

Ora era il tempo di lasciarle fluire cercando comprensione, forse si sarebbero esaurite o forse mai.

Potenza, ore 9:30, Annamaria

Riavvolgersi di immagini, pensieri, mancanze, che non sai da dove iniziano e dove ti porteranno. Un continuo aggrapparsi al passato per non sentire l’indefinito presente. L’ ignoto continua a spaventare, tutto ciò che non possiamo controllare continua a terrorizzare, inesorabilmente.

Faenza 03 Aprile 2020 – Domenico Marchione
Ho telefonato al mio amico. Era in salotto. I figli, entrambi connessi ad ascoltare le lezioni di didattica a distanza nelle loro camere. Oggi ha fatto una strana  scoperta, mi dice. Un bulbo molto grande in un vaso dei suoi vicini di casa, abbandonato in un angolo del cortile comune. Mi ha inviato una foto e l’ho postata sulla pagina Facebook ‘Erbe selvatiche d’Italia’. Sono arrivati decine di messaggi tutti concordi nel dire che si tratta di amaryllis. Nome di origine greco, significa splendere. Ha deciso così di ripiantarlo subito. Mi ha detto che ieri da loro ha piovuto molto. Ma oggi il cielo è ritornato azzurro. Ho pensato alla metafora di questo momento; dopo la tormenta ritorna il sole, un arcobaleno. Lentamente uno spiraglio di luce inatteso ci fa credere, a ragione, che le nuvole si apriranno e ritornerà il sereno.
Nel pomeriggio ho socchiuso la tapparella, ero stanco e cercavo di riposare ma il silenzio è stato interrotto dalle urla di gioco di due bambini sul grande terrazzo difronte alla mia camera da letto. Ma è durato poco. Sono rientrati in casa quando la madre ha finito di stendere il bucato.
Leggo del rinvio dei matrimoni al prossimo anno. Qualcuno forse avrà il tempo di ripensarci e si salverà!
Le feste padronali saranno sospese, saranno limitate alla sola festa religiosa.
Ma è nata una nuova occasione per molti professionisti, lo smart working. Si interagisce con i clienti e i colleghi stando a casa, una maggiore flessibilità degli orari e autonomia con aumento della produttività. È il futuro dicono. Ma per me no, per ‘fortuna’, continuerò a recarmi nel mio ambulatorio, a guardare in faccia i miei pazienti a dar loro forza e conforto guardandoli negli occhi.

Genzano di Lucania, ore 17:00 – Gianrocco Guerrieri

Ieri sera io e Aurora abbiamo deciso di guardarci un film. La scelta è ricaduta su “Lei” (“Her”, nella versione originale), di Spike Jonze. Devo dire che è un film adatto alla situazione in cui viviamo. La referente del pronome femminile è Smantha, un sistema operativo assai avanzato. Lui invece, è uno scrittore di lettere d’amore di nome Theodore (interpretato da Joaquin Phoenix). Samantha è interessata a esplorare le emozioni umane. Riesce a sperimentarle, anche, e i due si innamorano. Ha un gran potere, la voce femminile sulla mente di un uomo! Alcuni dialoghi non erano da ascoltarsi accanto a una figlia (di diciassette anni): li ho coperti dicendo, appunto, ad alta voce, che per me la situazione era imbarazzante, e lei intanto rideva divertita. Le ho detto che quella è la forma d’amore più sicura, di questi tempi. Ha riso ancora.

Stamattina mi sono ricordato che agli inizi di febbraio avevo scritto un breve brano (a metà fra poesia e prosa) che avrei letto a un incontro per la festa della donna cui mi avevano invitato, poi annullato per evitare assembramenti – eravamo agli inizi del “cambiamento”). Il primo verso era arrivato di getto e funge da titolo: “Il mio computer non sa lavare i panni”. È un gioco di parole. Voglio riportarlo qui.

“l mio computer non sa lavare i panni, e ho un gatto che non mi dà la zampa. Ho cercato invano una lumaca che  non si rintanasse e avesse artigli. Ho visto scivolare sempre sulla stessa buccia, fino alla fine.  Cercavo la luna sulla terra ma non l’ho trovata. Le mie promesse, come anche le tue, muoiono d’inedia. Volevo accarezzare un’ape e lei mi ha punto. Con la testa su una pietra non si dorme bene. M’accorgo che parliamo inutilmente, se non diventiamo come specchi. Ho avuto un incubo distopico: non c’erano più nomi per le cose e il mondo stava per svanire. Essere padre di due figlie è un ponte sull’abisso e mi completa. Mi piace declinare al femminile: mi intriga  perché non mi appartiene”.

Il “femminile” è l’alterità che più mi intriga. Devo annettere di averci provato qualche volta con Siri, in passato. Chissà cosa ci riserva il futuro, sul fronte delle relazioni e dell’amore. Intanto ci troviamo nel pieno di un esperimento che ci è caduto addosso e ciò mi incuriosisce.

Potenza, ore 19:27 – Ida Leone

Sono in fondo ad un pozzo. Non riesco più a trovare nemmeno un motivo per il quale dovrei immaginare che vedrò la luce. Ho smesso di leggere pareri statistici, di guardare grafici e cercare di capre dove stiamo andando. Facebook e Twitter, che prima mi servivano a rilassarmi leggendo due cazzate, mi raddoppiano l’angoscia. Un componente della mia famiglia sta molto male, stiamo lottando con tutte le nostre forze per riacchiapparla per i capelli ma è una lotta impari, e dei tanti modi in cui pensavo che sarebbe potuta finire questo era veramente l’ultimo che mi sarebbe venuto n mente: chiusi in casa, con cure palliative, una diagnosi incerta che mette insieme fatti organici e sindromi depressive e la sensazione che non ce la farò, che sarà sempre così, con questa assenza e questi lamenti e questa sensazione di impotenza.

Ho aspettato oggi per far sedimentare un po’ il dolore e salutare Antonio, l’amico di tutti, col quale ho condiviso siepi potate a S. Antonio la Macchia, piccole grandi battaglie di civiltà, caffè offerti in un bar della zona industriale, piccoli problemi digitali per i quali mi chiedeva aiuto via mail, attribuendomi competenze che non avevo. Un dolore, quello per la sua perdita, cui non so dare nome e che aggiunge un mattone grigio alla mia prigione di questi giorni. E’ venuto a casa mia solo tre o quattro mesi fa, lo avevo invitato a vedere un lavoro di suo padre in ferro battuto, e lui mi aveva portato un sacchetto di noci fresche perché sapeva che mi piacevano. Gesti piccoli, di persona perbene, che a lui erano così naturali. Ho ancora le chiacchiere scambiate via chat, un altro numero che non riuscirò mai a cancellare anche se non potrò più chiamarlo.

Fai buon viaggio, Antonio, qui, come ha detto tuo figlio, restiamo noi a prendere in mano le tue battaglie e la tua passione civile, senza pretese di eguagliarti. Non lo so se quel cazzo di Parco della Città vedrà mai la luce. Ma se dovesse accadere il miracolo, quel Parco non potrà che chiamarsi Parco Antonio Nicastro. Te lo prometto.

Matera, ore 22:10 – Doreen Hagemeister

“Venere e le sette sorelle”

Questa mattina una mia amica ha postato su Facebook: “Come dice un proverbio indiano: se davanti a te vedi tutto grigio sposta l’elefante” e io le ho risposto: “Come dice Doreen: se vedi troppo nero, cerca le stelle”.

E stasera, affacciandomi sul mio balcone, ammiravo Venere.

Venere era considerata divinità dell’amore, della fertilità e della bellezza. Stasera mi ha fatto sognare.

Di tutte le stelle tu sei la più bella, stella della sera.” (Saffo)

Invece in astronomia, Venereè il secondo pianeta del sistema solare. È visibile dalla Terra al tramonto o prima dell’alba. Infatti, a volte è talmente luminoso da sembrare una stella. Pitagora ha scoperto che la “stella” che vediamo sia all’alba che al tramonto fosse lo stesso pianeta, semplicemente “viaggia” molto più veloce della Terra per cui la supera e ci appare due volte, come se volesse accompagnarci prima di andare al letto, e appena svegli! Addirittura la mattina è più luminosa (quando appare aumentano anche le segnalazioni di avvistamenti d’UFO)

Purtroppo l’immagine romantica della mitologia non rispecchia il “carattere” astronomico del pianeta: Venere è grande quasi quanto la Terra. Ma con un’atmosfera ostile e una temperatura altissima (ca 500 °C). Non permette nessuna forma di vita. La sua superficie non è visibile dallo spazio perché il pianeta è sempre avvolto da nuvole che riflettono il 76 % della luce solare – ecco perché Venere brilla così intensamente.

Eppure per me resta simbolo dell’Amore: calda e luminosa.

Extraterrestre portami via
voglio una 
stella che sia tutta mia

(Eugenio Finardi)

Guardo Venere, con occhi innamorati. Oggi è un giorno speciale per lei. Il giorno del suo “bacio celeste”, come un astrofilo l’ha romanticamente definito. Infatti, ogni 8 anni, il 3 aprile, Venere sembra avvicinarsi alle Pleiadi, talmente tanto da farne parte. Un’immagine unica, spettacolare!

Le Pleiadi sono un ammasso stellare che da sempre incanta l’uomo, ben visibile nel cielo (pur essendo talmente distanti che le vediamo come erano 385 anni fa!). Sin dall’antichità i marinai e i contadini hanno fatto riferimento a questa costellazione. Secondo la mitologia greca le Pleiadi erano “sette sorelle”, figlie di Atlante, il titano a cui Zeus aveva affidato il compito di sostenere la Terra, e di Pleione, dea protettrice dei marinai. 

Quindi oggi è un giorno molto speciale, oltre ad essere un evento astronomico abbastanza raro. Il prossimo appuntamento ci sarà nel 2028. E noi? Quando potremo riabbracciare le persone a noi care?

Percepisco forte il messaggio: L’amore insieme alle “sorelle”, destinate a proteggere la Terra!

Milano, ore 3:00 — Domenico Renna

Uno sfogo, oggi. Quasi onirico. Dopo quello che ho visto accadere da lontano nella mia regione.

Bella la Lucania, bella Genzano, ma, meno selfie, meno poser, meno litigi tra ” forze politiche” e magari, un giorno avremo anche meno morti e/o contagiati. Ho ribrezzo e ripugnanza di voi e di quella cosa che nemmeno lontanamente si avvicina al concetto di politica; alcuni dovrebbero vergognarsi, ma non vi è rimasto un briciolo di pudore?! mistificatori della realtà!

La sindrome da deresponsabilizzazione è dilagata, si scaricano tonnellate di letame sull’operato, presunto o tale, di quello o di quell’altro, e il puzzo è cosi forte che si percepisce anche a 963km di distanza!

Alcuni che si son riciclati in politica, non sono mai stati in grado di affrontare un contraddittorio verbale o mettersi in gioco; vi conosco tutti, conosco le vostre pseudo-collusioni (pseudo, perché se foste stati “buoni”, dopo tutte queste lucidate di sedere, dovevate essere quantomeno tra i vertici, chessò, della RAI#TANTORMAI) conosco le dietrologie che germinano dietro i vostri assurdi panegirici del cavolo, travestiti da commenti … e non vi leggo da 4 anni! La ripugnanza è tanta, troppa; e intanto, mentre voi litigate, la gente CREPA ! ! !

Un consiglio ai miei concittadini, non credete ad una parola di chi vuol fare ostruzionismo politico mirato, quelli o sono analfabeti FUNZIONALI o sono semplicemente stronzi.

Ci sono modelli di sanità regionale, in Italia, che funzionano meglio degli altri e cosa diamine ci vuole a modulare e proporzionare tali modelli, sullo scenario prospettato per la nostra regione? Cose da pazzi per gestire un numero cosi esiguo di cittadini (forse 500 mila persone) !!! E sbrigatevi perché, nel mentre,le persone CREPANO! ! !

Potenza, ore 9:52 – Claudio Elliott

Thai oggi non vuole uscire, io non ho nulla da comprare, quasi quasi invito i tre della pattuglia a venire a prendere un caffè. Esco timidamente dal cancello, sventolo la mano (saranno a una trentina di passi, insomma nei pressi di casa mia): visti da qui mi sembrano tre astronauti, dei quali uno si muove alla moviola, vede il mio gesto italico del pollice e indice unite che vanno verso la bocca – impossibile equivocare -, la sagoma torna dai compagni, ripete il gesto, i tre si consultano, uno esamina l’ultima ordinanza, poi vengono verso casa: pare che il caffè si possa accettare, stando a debita distanza e con mascherina.

– Buongiorno – dico, allungando la mano, ma loro rifiutano: già, ora si usa il gomito. Entrano, mentre Andrea, la nuova, osserva la stanza in cui sono entrati e allunga il collo per dare un’occhiata panoramica.. – Bella casa – commenta.

– Stiamo giusto un attimo, per il caffè – dice Gianfrà, levandosi la mascherina e, dato che siamo a distanza siderale l’uno dall’altro, lo imitiamo,

Mia moglie la indossa ancora quando entra e si presenta e, cosa più importante, presenta il vassoio con i caffè. Il profumo si spande con questo aroma che sa di antico e di accoglienza. I tre astronauti si rilassano, si allentano in parte l’ambaradan che li ricopre e, per la prima volta, vedo i volti, aperti e simpatici, colgo i loro sorrisi. Andrea, una bella ragazza, sorseggia il caffè poi dice: – Sa, da queste parti non passa mai nessuno e ci si annoia un poco, ma comunque ora dobbiamo andare: non sia mai che passi un’ispezione.

Mi verrebbe da dire a lei, ma specialmente ai suoi compagni, di andare su Facebook e leggere i miei post più recenti, quelli del virus: mentre loro erano distratti dalle mie chiacchiere ne è passata di gente!

– Quanti libri – fa Giovanni – indicando la libreria.

– Il signor Aliotto – dice Gianfranco – è uno scrittore.

– Come lo sai? – chiede Andrea, che ha iniziato la vestizione che sembra più adatta al suolo marziano che a una contrada lucana.

– Ne ha un paio mio figlio – risponde. – Anzi, se domani li porto mi ci mette la firma?

– Ma volentieri – rispondo, chiedendomi chi sia l’autore dei libri di cui parla: Aliotto o Elliott?

– E sa? – continua – Ne ho cominciato uno e ieri sera mi sono addormentato mentre lo leggevo.

Villa d’Agri, ore 24:00 – Antonella Marinelli

I commercianti e gli imprenditori di Villa d’Agri hanno paura.

Venticinquesimo giorno rosso. Villa d’Agri è un paese giovane, cresciuto moltissimo negli ultimi trent’anni. Sono tanti gli amici che si sono fatti da soli, abili nel commercio e nell’imprenditoria. Alcuni sono miei coetanei, ne conosco la crescita, i sogni, le aspettative deluse e poi la ripresa. Hanno reso questa comunità un punto di riferimento per l’intera Valle ma anche per la provincia. Il bar che ha il sogno europeo nel nome, esercizio in cui i proprietari si sono fatti uomini, crocevia di tutte le genti straniere che hanno vivacizzato il nostro territorio. Un altro bar, in centro, che non è il centro di Roma, ma che è stato attraversato dall’amicizia e dai sogni di intere generazioni. Una mia cara amica e il fratello hanno costruito un emporio di calzature tra i più importanti della Basilicata. Per metà campani, hanno tradotto l’esperienza del padre in una solida realtà. La famiglia è grande e sono ancora tre sorelle che nel campo dell’abbigliamento hanno variegato l’offerta per grandi e piccini. C’è poi un’onda di Uruguay nel centro estetico, wellness & beauty e parrucchiera che una spumeggiante ragazzina piena di talento crescendo ha reso punto di riferimento per l’intera regione, e non solo, viste le innovative tecniche di trattamenti e cura del corpo che ha saputo proporre. Non manca la bottega antiquaria che in alcuni periodi dell’anno esplode di incanti. Trovano posto anche i libri in un negozio che ha il nome di una fiaba, un’attività che lotta contro gli orchi della crisi, ma che resiste. I preziosi si dividono tra un palazzo di vetro in centro e un ingresso con giardino dove ad accoglierti è una famiglia la cui arte orafa nasce in Svizzera negli anni ’70. I punti vendita di generi alimentari a decine, tra questi un negozietto cresciuto nel tempo grazie ai mega sorrisi al banco e alla dolcezza della ragazza alla cassa. L’intuito di un grande uomo e caro amico trasforma una tipografia artigianale in un’azienda litografica, editoriale e label printing con macchinari di ultima generazione in una delle realtà più importanti del settore. Casa editrice e premio letterario di fama. Potrei continuare a lungo. Villa d’Agri è tutta così. Il cuore pulsante della Val d’Agri. Oggi tutti questi amici hanno paura e chiedono aiuto e sostegno. E’ di ieri la lettera dell’Associazione di commercianti e artigiani Comart indirizzata al Presidente della Regione Basilicata. Dall’11 marzo molti negozi e piccole aziende hanno dovuto sospendere le proprie attività per decreto, incidendo nella maggior parte dei casi sull’unico reddito del nucleo familiare.
I 130 associati Comart e le altre centinaia di attività della Valle chiedono a gran voce misure immediate che siano destinate alle micro, piccole e medie imprese (MPMI), inclusi i liberi professionisti, i consorzi e le reti di impresa, la cui attività imprenditoriale è stata danneggiata dall’emergenza COVID -19.

Potenza, ore 23.55 – Giampiero D’Ecclesiis
Ci sono giorni senza pensieri, senza parole, giorni in una bolla.
Mi montano in testa pensieri distruttivi. Meglio non scrivere.

Potenza, ore 19 – Antonio Califano

Oggi sono preoccupato, una cattiva comunicazione associata ad un po’ di stanchezza da quarantena stanno diffondendo un lassismo inopportuno tra la gente, stamattina sono andato a comprare i giornali , un piccolo tragitto, troppa gente rilassata in giro. Siamo in una fase molto pericolosa, adesso bisogna essere ancora più attenti, più rigidi se non vogliamo complicare le cose. Oggi mi tengo compagnia con “Dieci” di Elena Loewenthal, scrittrice raffinatissima e traduttrice dei maggiori scrittori ebrei, torinese, amica mia e di “Letti di Sera”, innamorata di Potenza. I miei rapporti con la cultura ebraica sono antichi, ho letto Sholem e mi appassiona la Cabala, vado pazzo per la letteratura e la musica Yiddish, Il libro di Elena, “Dieci”, è un prezioso diamante che ci porta dentro i dieci comandamenti analizzando le parole. ”Ayeka” ? Adamo dove sei? E’ la prima domanda che viene al mondo. Dalla voce di Dio”. Io da ateo mi pongo la stessa domanda. Bisogna chiamare l’uomo, l’umanità. Questo è il mio personalissimo “restiamo umani”. Un’altra parola è Aleph, la prima lettera dell’alfabeto ebraico, una lettera che è anche un numero in una trasposizione tra linguaggi che mi affascina. Per il mio amato Borges indica un punto di arrivo e un punto di partenza. «Vidi nell’Aleph la terra e nella terra di nuovo l’Aleph e nell’Aleph la terra, vidi il mio volto e le mie viscere, vidi il tuo volto, e provai vertigine e piansi, perché i miei occhi avevano visto l’oggetto segreto e supposto, il cui nome usurpano gli uomini, ma che nessun uomo ha mai contemplato: l’inconcepibile universo». Abbiamo ancora tanto da fare, tanto da leggere, tanto da capire. Per ricominciare dobbiamo resistere, abbiamo parole per nominare il futuro suoni per evocarlo, vinceremo noi …….ma senza fretta.

LE STORIE DEL MARESCIALLO NUNZIOGALLO : LA MANO DEL DIAVOLO

Parte il primo esperimento di video racconto di TOTEM Magazine, Giampiero D’Ecclesiis & Fabio Pappacena vi propongono “LA MANO DEL DIAVOLO” della serie “Le storie del Maresciallo Nunziogallo”, per voi le prime tre puntate, da ascoltare e vedere con calma, un intreccio misterioso si svolge tra le strade del centro storico di Potenza, tra Via Pretoria e la Chiesa di San Michele si muovono ombre inquietanti, si sentono rumori, voci. Presenze oscure? Intrighi di provincia?
Ci penserà il Maresciallo Nunziogallo a svelare gli intrighi.
Chi sono i personaggi che si agitano nella storia? Demoni? Fantasmi? Sogni? Che succede nelle case di campagna dei potenti? Notai, avvocati, politici.
Un giro di ragazze squillo?
Da stasera per voi, su TOTEM Magazine. SEGUITECI , IL MARESCIALLO VI SVELERÀ OGNI SEGRETO

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