CRONACA DI UNA PANDEMIA – ITALIA, 2 APRILE 2020

CRONACA DI UNA PANDEMIA – ITALIA, 2 APRILE 2020

Veronica Menchise, Vigevano, 23:00 – “A tutte le storie che non si racconteranno più con la propria voce.

Potenza, 2 APRILE 2020, ore 23:30 – Giampiero D’Ecclesiis

CIAO UAGLIO’

Il mio amico Antonio Nicastro è morto oggi.
Non è il primo a morire nella mia terra in questi terribili giorni.
Due uomini (magari poi si scoprirà che sono di più) sono stati lasciati per settimane a chiedere inutilmente di essere controllati, e alla fine, ricoverati troppo tardi, sono morti.
Il Signor Palmiro Parisi, morto qualche giorno prima, dicono sia stato addirittura costretto a scendere a piedi per prendere l’ambulanza.

Antonio era un uomo serio, ligio, a volte troppo ligio, erano molti giorni che non stava bene, aveva postato una foto mentre faceva i “suffumigi” vantando la bontà dei rimedi della nonna, avevamo riso.
Antonio era un uomo conosciuto, attivo, presente, un grande testimone di civismo, non ha cercato scorciatoie, lui no.

Ha aspettato.

Fiducioso, illogicamente fiducioso nel sistema, dopo il grido di allarme lanciato dal figlio Valerio su facebook, ci eravamo mobilitati in tanti, l’ondata di indignazione che è salita dalle persone è arrivata fino alle stanze di chi doveva decidere e alla fine il maledetto tampone gli è stato fatto.
L’ultima volta che l’ho sentito era dispiaciuto, disilluso, ma ancora speranzoso che almeno, finalmente, qualcuno di sarebbe preso cura di lui.
Troppo tardi però, questo virus maledetto è tanto più pericoloso quanto più gli si dà tempo di fare danno.

Il suo ultimo post su facebook esprime tutta la sua delusione, resta malinconicamente a testimonianza dell’infamia di un sistema.

Antonio è morto perché qualcuno ha deciso che non era urgente fargli il tampone, magari quello stesso qualcuno che, a detta di voci che corrono in città, è stato molto lesto a fare il medesimo accertamento a qualche potente o a qualche amico degli amici un po’ preoccupato.

Un uomo, due uomini hanno chiesto aiuto al servizio sanitario e sono stati trascurati, rinviati, presi in giro e, in conseguenza dei ritardi che si sono accumulati, sono morti.

Cosa c’è da investigare? Il pericolo era ben noto, specie agli operatori sanitari.
Il sistema, sapendo i rischi che avrebbe corso, ha esposto il Signor, Antonio Nicastro e, prima di lui, il Signor Palmiro Parisi ad un rischio mortale condannandoli a morte. La sentenza è stata eseguita.

Entrambi sono vittime di un assassinio di stato.

La nostra Regione conta meno di 500.000 abitanti, quando Antonio Nicastro o Palmiro Parisi iniziavano il loro Calvario per ottenere una diagnosi, non c’erano centinaia di casi, il fenomeno era ancora contenuto eppure la sanità lucana non è stata in grado di fare fronte a pochi casi, ad una semplice richiesta di aiuto e questi due uomini sono morti.

C’è poco altro da dire. Che i lucani sappiano che i morti che stiamo patendo sono vittime di Stato, ma ci torneremo, ah se ci torneremo, non dubitate, ma il furore si spegne nel dolore.

Antonio era un uomo appassionato, onesto, un testone come ne ho conosciuti pochi, capace di indignarsi, e contemporaneamente gentile, amante della pace e della amicizia.
Quante volte abbiamo discusso, io con il mio carattere spigoloso e lui con la sua testardaggine, eppure non si poteva rimanere a lungo in urto.

-Uagliò amma gi’ a omologare !

E si finiva così, con un panino o un panzerotto tra le mani, tra sorrisi e risate perché gli uomini semplici vivono di piccole felicità, come mangiare qualcosa con gli amici o farsi una risata in compagnia.

Mi mancherai uagliò, mi mancherà quel tuo sarcasmo putenzese, mi mancheranno gli sfottò, mi mancheranno le riunioni operative per lanciare una nuova iniziativa, la tua voglia di cambiare le cose, il tuo senso civico, la tua indignazione, mi mancherà il tuo “effess..!” col quale marcavi la sorpresa per una notizia inattesa.
Mi mancherà la tua voce, posso solo immaginare il dolore della tua Ninetta e del tuo Valerio, ci sono strazi che graffiano il cuore in maniera indicibile.

Ecco, ho solo scalfito la superficie della massa di emozioni che mi attraversa, mi sento come a nu vicchiariello, piango e sono triste.

Non doveva finire così, te lo ricordi? Ce l’eravamo raccontati, io e te, con Michele, Gerardo, Vittoria, Alba, Simona, Beniamino, Alberto, Antonio, seduti sulle panchine in mezzo ad uno spazio verde a giocare a carte e a prenderci in giro, con i nostri amici più giovani a combattere con figli adolescenti. Ti brillavano gli occhi quando ce lo raccontavamo, pregustavi già il piacere dello sfottò.

C’è un ultima cosa Amico mio, una cosa che non ti ho detto mai, e te la dico ora: grazie.
Tu non lo sai, ma sei stato l’artefice inconsapevole di una delle grandi svolte della mia vita, e mi hai fatto uno dei doni più grandi che un amico può fare ad un altro, qualche scampolo di felicità.
Ciao Uagliò.

Potenza, 23:00 – Gerardo Sassano
Antonio l’ho incontrato nell’autunno del 2010, prima di allora seguivo il suo blog in cui raccontava della città, dei suoi malfunzionamenti, dei suoi problemi. Era informatissimo, conosceva ogni angolo della città; appena gli segnalavano un problema lui usciva armato di macchina fotografica e andava a documentare, indagare e riportava tutto sul suo blog. Era fatto così Antonio, non amava parlare soltanto, non gli piaceva stare dietro ad una scrivania; doveva stare sul campo, sporcarsi le mani, vivere le situazioni e muoverle dall’interno. Per questo nell’autunno del 2010 ci propose una sfida incredibile, ci guidò per mano in un percorso difficile. Con la sua determinazione, la sua pacatezza e la sua voglia di cambiare davvero le cose ci regalò un sogno collettivo. Un sogno fatto di verde, di sostenibilità, di attività sportive, di incontri tra generazioni, di beni comuni; un grande parco insomma. Quel sogno camminò e cammina tuttora grazie al suo impegno, alla sua visione, alla sua capacità di leggere tra le pieghe della città quello che altri non sanno vedere. Era un uomo dal cuore puro Antonio, un uomo pronto a spendersi per il bene comune e per la collettività senza chiedere davvero nulla in cambio. Sapeva entusiasmarsi e sapeva entusiasmarti. Bastava guardarlo negli occhi, senza troppe parole, senza giri di parole. Senza di lui saremo tutti meno capaci di sognare una città migliore.

Potenza, ore 23:30 – Beniamino Murgante

Un persona sempre in prima linea per il bene della città, desiderava una qualità urbana che purtroppo non è mai riuscito ad ottenere. Importanti le sue battaglie in materia ambientale. Sempre in prima linea in tutte le esperienze partecipative in città: il Parco della Città, Il Giardino in Movimento, Serpentone Reload, il Laboratorio Urbano in Materia di Innovazione (LUMI). È sua l’idea di localizzare un parco urbano nell’area della Cip Zoo. Per sostenere questa causa si è speso molto, ci metteva molta passione, aveva intuito che la riqualificazione a parco dell’area e di tutta la zona industriale poteva giocare un ruolo strategico nell’innalzamento della qualità della vita della città, rappresentava una sorta di risarcimento per lo sviluppo caotico della rimanente parte dell’area urbana.

Blogger molto attivo sui social, sempre pronto a denunciare in maniera molto diretta tutte le ingiustizie sociali o i malfunzionamenti della pubblica amministrazione intervenendo con articoli sulla stampa locale o scrivendo note in rete taggando amministratori locali ed altri attivisti in rete. Sarebbe stato in prima linea nel denunciare tutti i casi di malasanità nella gestione del COVID19. Purtroppo era lui la vittima questa volta.

Quando spiego ai miei studenti il ruolo della partecipazione a supporto dei processi decisionali, sostengo sempre che è indispensabile alimentare un dibattito cittadino favorendo la discussione sulle possibili scelte. Nel creare queste opportunità Antonio ricopriva un ruolo fondamentale. Per la città è una grande perdita, una persona attiva come Antonio rappresentava una risorsa fondamentale.

Voglio chiudere con un ricordo. Antonio era sempre molto critico sulle politiche regionali riguardanti la disoccupazione giovanile. Tutte le volte che partecipo alla commissione di laurea posto una foto della proclamazione, trattandosi di un momento di gioia per i neolaureati, per le famiglie e per tutta la comunità universitaria. Nel giro di pochi minuti arrivava il commento di Antonio “i ragazzi fuori dall’aula magna hanno già pronta la valigia per andarsene al nord”. La scorsa settimana si sono svolte le prime lauree online dell’UNIBAS, ero in commissione ed ho postato le foto dell’insolito svolgimento della prova e mi è mancato il suo commento, ogni volta che lo farò in futuro penserò ad Antonio.

Potenza 2 aprile – ore 24,00 – Pino Paciello

Oggi il mio pensiero commosso va a Valerio.

E’ un ragazzo serio e appassionato. L’ho conosciuto quando anni fa quando il suo papà mi raccomandò di seguirlo sul lavoro che aveva appena cominciato come stagista in una azienda dove io ero consulente. 
Oggi il papà l’ha lasciato solo insieme alla sua mamma Antonietta dopo aver combattuto contro un virus che si è dimostrato, ahimè, più forte di lui.

Mi ritornano in mente adesso le sue parole: che fa u uaglio’? Erano i suoi timori per quel ragazzo che aveva scelto un lavoro che lui non capiva appieno, le apprensioni per un mondo del lavoro troppo diverso da quello a cui lui era abituato. 

Antonio, questo era il suo nome, anche se alcuni lo conoscevano come Astronik, il suo nome di battaglia.

Perché oltre alla sua infinita umanità Antonio era davvero un combattente e come i veri eroi lui lo faceva gratis, senza nessun tornaconto personale. Era impegnato in tante questioni sociali e senza saperlo era diventato un formidabile interprete del miglior civic journalism cittadino. 

E grazie a questo impegno partecipativo, ricordo le battute, molti sfotto’, che ci scambiavamo via What’sApp ogni sabato mattina quando mi annunciava l’uscita di Controsenso il giornale per cui scriveva. Di rimando non mi faceva mai mancare un commento genuino e mai di circostanza agli articoli che gli inviavo io.

Ricordo ancora i tanti messaggi che mi inviò una notte terribile per me in cui mi chiedeva di aggiornarlo sulla vicenda che mi riguardava. Al mattino, dopo aver saputo che le cose erano andate per il meglio mi scrisse: bene, è una bella giornata chiosando con un  ass fa a maronn.

L’ultima volta ci siamo scritti, il 19 marzo, mi faceva gli auguri dicendomi: uaglio’ mai onomastico fu più triste.

Non sapeva che oggi per me, pensando a lui e alla sua famiglia sarebbe stato un giorno ancora più triste. 

Grazie Antonio.

Potenza, 2 aprile – ore 18,30 – Milena Grassi

Ecco, ci siamo, le bare che abbiamo visto in TV ora sfilano sotto casa. 

Non le potremo toccare né le potremo onorare, le guarderemo solo da lontano e questo ci rende ancor più tristi.

Oggi Antonio è andato via e lascia un buco profondo nel mio cuore.

Un buco dal quale riemergono ricordi belli e sofferenze. 

Ci ritroveremo ancora ad assistere un’altra partita di basket e rincontreremo tutti gli amici, gli affetti che che abbiamo perduto per strada ma rimasti sempre nel nostro cuore.

Ciao Antonio

Pignola, ore 23.43 Rocco Spagnoletta
Chissà quante volte abbiam pensato alla vita a cuor leggero.
Chissà quante volte ho letto le tue storie, ho visto le tue foto, Astronik, a cuor leggero.
Ci siam scritti e confrontati a cuor leggero.
E stasera, stasera il cuore è un macigno, un sasso inerte, un masso, una montagna d’ira, un pezzo freddo di marmo.
Che la morte stasera ha preso d’anticipo il dolore.
Astro, tu brilla che a noi non resta che prendere sto cuore di marmo e, sul tuo esempio, iniziarlo a modellare.

Potenza, 2 aprile – ore 23,30 – Angelomauro Calza

Essì, hai voglia a ti chiamà… non è cambiato niente: non rispondi… non lo senti mai stò telefonino che squilla… e manco mi richiami più… l’ultimo whatsapp tuo è delle 21.43 del 22 marzo. Ti dicevo di amici che mi hanno chiesto del tuo stato di salute, ti ho riferito i loro nomi e tu mi hai risposto con una sola parola, la tua ultima: “Grazie”. E ci sta Pino che mi chiede se voglio partecipare al diario dove scriveranno di te … E che gli devo dire? Che ieri ancora ho riso rivedendo il video in cui tu reggevi una grande freccia con la punta rivolta verso una enorme buca al centro della strada asfaltata a Marrucaro, con su scritto “Oceano Indiano” e io che descrivevo i lavori per la realizzazione di una galleria che portasse i potentini direttamente al mare? … quanti ciak abbiamo fatto? Che ogni volta manco ti posizionavi e ci veniva da ridere… con te che mi dicevi di stare attento a non cadere nel buco, ché l’Oceano era profondo… Devo dire che non vedevo l’ora che finisse stà quarantena per andare insieme in pizzeria con Germano, da Claudio come avevamo programmato ironizzando sulla dieta forzata a casa? E gli “arrostimenti” nel tuo giardino a Sant’Antonio? Mò me li devo solo ricordare, ma ho la fortuna di avere anche questo da ricordare di te. Antò… Sì stat’ nu’ grand’ kakakatz’! E facevi bene a “kakàukatz”! Lo sanno bene tutte le Istituzioni cittadine. Nessuno come te è riuscito a scavare, scovare, segnalare e denunciare storture nella gestione della cosa pubblica. “Sì nu’ mast!’” dicevi spesso anche a me, come a chiunque tu ritenessi avesse fatto bene qualcosa. E “Sì nu’ strunz’!” quando era il contrario. Chissà che avresti scritto oggi, sapendo come ti hanno fatto morire… con chi te la saresti presa? Con i “mast” o con gli “strunz”? Antò, sent’ammè, lascia stà, ma mentre mi aspetti, verifica come stiamo messi lassù a rotatorie: il traffico degli angeli scorre? I Santi a chi iastemano? La scala del Paradiso è mobile e funziona, o ci piove pure là?…Ah… già…mò stai sopra le nuvole, non sotto… pot’esse na’ soluzione… l’amma dì all’Acta…E il Presidente nuovo? Comm’è stù Presidente d’o’ Paravis’? E certo, tu te lo ritrovi, non l’hai manco votato, ma comm’è? Antò, lo so che se mi verrai in sogno mi dirai “Ottimo elemento”… Essì… però lui tiene il compito facile, Antò… Lassù la Sanità non esiste, state tutti bene, è facile governare… E allora goditela in eterno questa nuova vita, sei guarito, e non ti ammalerai più. Statte bbuono compà, prima o poi ti vengo a tovare, aspettami!

Ciao, il tuo “’Ngiulì”

Potenza, ore 22.00 Silvana Ragone

Strano paese l’Italia, strana gente gli italiani . E i lucani non fanno eccezione. Abbiamo iniziato questa pandemia con canti dai balconi, con ashtag “andrà tutto bene “e “ce la faremo”, con la ricerca di eroi a cui affidare le nostre vite e le nostre speranze.Presto ci si é resi conto che la quarantena non era proprio una gita di terza liceo e quindi tutti a prendersela col Governo, con lo stato di polizia, con i divieti assurdi. Improvvisamente tutti atleti , tutti con l’esigenza di uscire per fare sport, o per comprare le cose più assurde e inutili pensabili.E mentre il tempo passa, la clausura diventa soffocante e insopportabile. Gli italiani e i lucani tra loro, si dedicano all’altra attività che meglio gli riesce: diventano tuttologi.Tutti virologi esperti, tutti analisti di fama mondiale ad elaborare grafici senza senso( da più parti il mondo scientifico ci dice che i numeri in nostro possesso non sono attendibili)e a fare previsioni sulla durata della pandemia. Non basta ancora: arrivano le vittime. A quel punto la paura ci attanaglia, e tutti andiamo alla ricerca di qualcuno si cui sfogare le nostre angosce. Quelli che erano eroi diventano improvvisamente i nostri carnefici e si scatena la caccia al” responsabile”.I social si riempiono di foto delle vittime delle quali improvvisamente tutti sono grandi amici , di lacrime e rabbia perché non doveva succedere.Come se responsabile non fosse ognuno di noi per i comportamenti scorretti , la mancata osservanza delle regole e anche per una solidarietà tra cittadini inesistente . Se proprio pensiamo che le cose non vadano nel verso giusto, agiamo! Preoccupiamoci di arrivare dove le istituzioni politiche e sanitarie non ce la fanno. Si preoccupi ognuno di noi di chi sta male partendo da piccoli gesti: un pasto caldo, degli abiti puliti, una telefonata per non lasciarli soli. Se invece noi non siamo eroi, ma piccoli umani restiamo almeno in silenzio: il dolore merita rispetto. Lo meritano le vittime, le loro famiglie, chi opera in prima linea e chi in questo momento ha la responsabilità di scelte importanti in una vicenda che, non lo dimentichiamo, ha colto tutti impreparati.Arriverà il momento dell’accertamento delle responsabilità . Non adesso!Quindi facciamoci un piacere: stiamo al sicuro nelle nostro case, smettiamola di diffondere grafici, previsioni, accuse e sentenze. Se proprio vogliamo fare qualcosa cantiamo sui balconi e smettiamola di rompere le palle!


Potenza, ore 22.00 Rosanna Santagata

Ei, Astronìk!…Così lo salutavo quando lo incrociavo a passeggio con la moglie in via Pretoria,  l’andatura flemmatica e la testa che ogni tanto si piegava un po’ su un lato, come a doverti fare una domanda; o quando lo trovavo in pizzeria, con il suo gruppo ristretto di amici con cui, era evidente, se la spassava un mondo. Astronìk, con l’accento sulla ì, così l’avevo conosciuto più di un decennio fa, quando nel mondo della rete cominciavamo a fare i primi passi, io ancora da timida “osservatrice”, lui già con un blog che portava quel nome che poi divenne il suo “marchio di fabbrica”. Quando qualcuno gli piaceva, diceva di lui o lei, che era “un ottimo elemento”.  Un entusiasta, Astronik, uno che ci credeva e che ha continuato a credere nel potere della denuncia, fosse per una buca nell’asfalto o per le questioni legate alle estrazioni petrolifere, sulle quali non capiva le mie riserve e anzi se ne doleva. Una persona autentica. E un combattente. Ha dovuto combattere pure per ottenere di fare un tampone e arrivare finalmente ad essere ricoverato. Una tempra che induceva ad essere fiduciosi sull’esito dell’ultima battaglia, la più feroce, quella contro il mostro che l’ha sfidato. E invece…Ieri quando ho comunicato la sua morte a mio figlio, per raccontarlo gli ho ricordato quell’uomo che tanti anni fa incrociammo in un bar alla periferia della città. Mio figlio era un piccolo cestista, e quell’uomo, prima di diventare un riconosciuto membro della comunità degli internauti potentini, era stato un allenatore di Basket. Era stato Antonio Nicastro. E con l’entusiasmo dell’allenatore, abituato a coltivare e trascinare generosamente giovani generazioni verso questo sport, insistette per portarci nel giardino di casa sua, per recuperare un pallone ancora da gonfiare avvolto nel cellophane, e due canotte rosse da gara, che aveva da parte avanzati da un qualche tipo di torneo. Regali che illuminarono gli occhi del piccolo giocatore di basket, incredulo di avere un pallone nuovo di zecca tutto per sé, e due enormi canotte rosse, che ancora conserviamo nella sua stanza, sebbene quel bimbo sia cresciuto e non frequenti più le palestre. Ma quella generosità, in quel giorno di sole in un giardino alla periferia della città la ricorda benissimo, e così voglio ricordarlo anche io: quando la normalità era un caffè in un bar, una chiacchiera all’aperto nell’aria tiepida, senza distanze di sicurezza, senza mascherine e guanti, senza mostri da combattere. Ciao Antonio…


Potenza, ore 23:00 – Paolo Albano

Non voglio scrivere di una persona che se ne è andata. E ancora di più non posso farlo di AntonioAstronik. Posso solo dire che lui cerca ancora oggi un luogo vero, di quelli non segnati in nessuna carta ma che nella sua immaginazione corrisponde da quando è nato a Potenza. Mi ha donato da tempo, specie in quelle volte in cui mi sorprendeva con la sua presenza, la responsabilità di cercare con lui e le tante persone che lo sanno Potenza, la Basilicata, come luoghi veri. Gli ho fatto leggere queste parole, mi ha sorriso, che sorriso, “Chi fatica” ed è scivolato in un chiarore.
“Rokovoko è un’isola lontanissima a sud-ovest. Non è segnata in nessuna carta: i luoghi veri non lo sono mai.”(Herman Melville)

Potenza, ore 23:00 – Antonio Califano

Chiuso per dolore insopportabile!


Potenza, ore 10:30, Annamaria

Certe porte devono essere chiuse per dimostrare a noi stessi che possiamo amarci un po’ di più.

Genzano di Lucania, ore 22:30 — Gianrocco Guerriero

I morti, più che gli orologi, scandiscono il tempo. La Lucania è una terra piccola e vuota, e i rintocchi battono forte: in ognuno di quei morti ci sono i vivi che restano. Oggi è toccato a un altro. Amico dei miei amici, uomo di lotte per l’umanità e per la giustizia. E il Covid-19 non è l’unico colpevole: c’è di peggio: c’è il destino amaro che continua ad essere tessuto da un ragno che è giunta l’ora di infilare. Altrimenti non sarà servito a niente.

Potenza, ore 20:45 – Luca Rando

Oggi niente da scrivere, niente da condividere, niente da raccontare. Le notizie che arrivano annullano tutto. Solo quello scritto di getto su facebook, senza nemmeno poterne parlare con un amico, con chi l’ha conosciuto bene, ma tenere tutto per sé, o gridarlo in quella piazza virtuale che sono i social. Non ho altro: “E che dire quando senti certe notizie, quando la morte ti passa accanto a prendere un amico, un uomo che ha messo sempre la faccia in tutto ciò che ha fatto, portando avanti la sua idea di Potenza solidale, pulita, onesta… E non sono più numeri, sono volti, sono sorrisi che scompaiono. E non puoi dire nulla. Ciao Astronik”.

Villa d’Agri oren1:00 -Antonella Marinelli

Un giullare senza sorriso questa notte.

Ventiquattresimo giorno rosso. I social hanno una potenza straordinaria, creano legami virtuali e una familiarità che azzera le distanze. Qualche volta, e solo a distanza di tempo, mi è capitato di incontrare umanamente e personalmente molti amici, dei quali per anni avevo conosciuto solo centinaia di migliaia di parole, non il suono della voce, non la rilucenza degli occhi. E, ancora oggi, di molti altri amici del web non so se siano alti o bassi, veri o romanzati. In questi giorni in cui l’unica uscita in centro è la piazza social ho potuto notare anche un altro aspetto incredibile della socialità virtuale, anche il dolore diventa virale. E così mi sono imbattuta nel post di un signore canuto, con i capelli di Riccardo Fogli, le lenti rotonde e il papillon di Roberto Gervaso (lo ricordate Gervaso?), la comicità mimica di Gigi Proietti. Questa volta però il video post non era una borraccia di ilarità, né un piatto di sarcasmo, ma un grido sordo di dolore e forse di impotenza per la scomparsa di un caro amico. E non potendo correre giù lungo le scale del condominio e senza la corsa in auto per un ultimo abbraccio, deve essere stato immediato il play. Un giocoliere delle parole, un giullare dei costumi, le lacrime. Lacrime che toccano profondamente. Signor Angelomauro non la conosco personalmente, ma mi ha commossa.

Parma 2 Aprile ore 7:23 – Cristina Cogoi

Nasciamo e moriamo soli, dall’inizio dei tempi e nel mentre, come naufraghi solitari, solchiamo mari sconosciuti, aggrappati con tutte le nostre forze a zattere improvvisate che chiamiamo VITA

Matera, ore 18:40 – Doreen Hagemeister

“Evitiamo la contaminazione”

Oggi ho letto un articolo dell’ESA sul paracadute più grande mai esistito. Si tratta del paracadute di 64 kg che porterà la Missione ExoMars 2022 sul pianeta rosso. Uno degli obiettivi della missione è la ricerca di segni di vita sul Pianeta Rosso, per cui dovrà essere sterilizzato per evitare la “contaminazione diretta” da microbi terrestri.

Il paracadute è stato riscaldato in un forno a 125 ° C per diversi giorni per uccidere eventuali microbi. Il forno fa parte del Life, Physical Sciences and Life Support Laboratory dell’ESA, una struttura all’avanguardia nei Paesi Bassi. Il laboratorio ha ripulito tutti gli strumenti e i sottosistemi ExoMars, ma questo paracadute è l’oggetto più grande da sterilizzare.

Mi ha colpito che non si tratta soltanto di evitare la contaminazione per fini scientifici, ma anche di proteggere l’ambiente marziano da noi stessi. A questo proposito, infatti, viene applicata una “politica di protezione planetaria” del Comitato per la Ricerca Spaziale (COSPAR), in cui sono specificate tutti i requisiti, in conformità con il “Trattato sullo Spazio Esterno” delle Nazioni Unite.

In un momento come questo, in cui il Coronavirus che con il singolo virione (la singola particella infettiva) della dimensione di 100-150 nm di diametro (circa 600 volte più piccolo del diametro di un capello umano!) ha provocato un’epidemia a livello planetario, mi sembra ancor più importante il rispetto di queste “Leggi interplanetarie”.

L’articolo per me era significativo per due motivi: La ricerca per l’esplorazione dell’Universo (ma la ricerca anche in tutti gli altri ambiti) non si è fermata! E questo è un messaggio di speranza! Aggiungiamo a questo l’impegno degli scienziati a non contaminare gli altri pianeti con microorganismi terrestri, mi sembra che almeno a livello spaziale, l’uomo ha capito molte cose!

È inutile per l’uomo conquistare la Luna, se poi finisce per perdere la Terra.” (François Mauriac)

Genzano di Lucania, ore 15 — Rocco Di Bono

Abbracciatevi, moltitudini!

Questo bacio al mondo intero!
Fratelli, sopra la volta stellata
deve certo abitare un padre amorevole.

Cadete in ginocchio, moltitudini?
Intuisci il tuo creatore, mondo?

Cercalo sopra la volta stellata!

Sopra le stelle deve abitare”.

I versi (nella traduzione italiana di Elisabetta Fava) sono quelli dell’inno alla gioia (An die Freude), la poesia composta dal grande scrittore tedesco Friedrich Schiller nell’estate del 1785. Versi immortali, che un altro grande tedesco, Ludwig van Beethoven, userà nel quarto e ultimo movimento sua Nona sinfonia e nei quali si affaccia il sogno di una umanità nuova, in cui gli esseri umani si riconoscono, e si abbracciano idealmente, come figli dello stesso Creatore. Un’utopia romantica? Certo, come dimostrano le parole che Victor Hugo pronuncia nel 1949: “Verrà un giorno in cui tutte le nazioni del nostro continente formeranno una fratellanza europea“. Ci vorranno ancora oltre cento anni e due terribili guerre mondiali perché quell’utopia diventi concreta con il trattato di Roma del 25 marzo 1957, con cui nasce l’Unione europea, che adotterà come inno proprio le note dell’inno alla gioia di Beethoven. Storia, letteratura, musica, arte, democrazia: un patrimonio immenso, come ci ricordano oggi, dalle colonne di Die Zeit, politici e intellettuali come Jurgen Habermas, Joshka Fischer, Daniel Cohn-Bendit, Margarethe von Trotta e Peter Schneider; un patrimonio che, speriamo, possa resistere a tutti i virus, anche a quelli, subdoli, ​ degli egoismi nazionali.

Faenza (RA) – ore 11:30 – Domenico Marchione
Modalità attivata: autodistruzione.
Il pianeta è in affanno. Boccheggia ogni giorno di più. È venuto meno quell’equilibrio che gli antichi avevano con il creato. Il degrado è sempre più rapido. Bruciano i polmoni verdi del pianeta, si opacizzano le acque dei fiumi, dei mari, dei laghi. L’aria si fa pesante. Aumenta il divario tra nord e sud del mondo. Divario sempre più incolmabile. Si spostano per fame e per le guerre, su percorsi non sicuri, milioni di esseri umani. Chiusi nelle nostre città, lontani dalle sofferenze altrui viviamo, spesso, nell’insoddisfazione pur avendo tutto. C’è chi esprime la rabbia repressa a colpi di click sulle tastiere; un fiume di insulti e volgarità. Leggo di ingiurie nei confronti dei Cinesi, di capi di stato che fomentano odio e razzismo. Mi fu insegnato, da bambino, che ”il buon l’esempio viene dall’alto”. Corruzione, superficialità, incoerenza, superbia, incompetenza ci stanno portando sempre più verso il fondo. Trionfano gli egoismi privati, un consapevole danno alla democrazia e alle libertà civili per difendere i minimi privilegi di pochi. Affidiamo ai volontari le sofferenze degli ultimi, la politica delega per incapacità. Si innalzi un solo grido, un nuovo inno mondiale: carità, amore, solidarietà, fratellanza, sostegno, responsabilità. Ci guidino quegli uomini e quelle donne la cui bandiera sia l’etica, la moralità e la trasparenza. Un solo grido: giustizia, giustizia, giustizia…
Continuerò a scriverlo finché avrò inchiostro, finché i miei occhi avranno luce, perché non muoia la speranza.

LE STORIE DEL MARESCIALLO NUNZIOGALLO : LA MANO DEL DIAVOLO

Parte il primo esperimento di video racconto di TOTEM Magazine, Giampiero D’Ecclesiis & Fabio Pappacena vi propongono “LA MANO DEL DIAVOLO” della serie “Le storie del Maresciallo Nunziogallo”, per voi le prime tre puntate, da ascoltare e vedere con calma, un intreccio misterioso si svolge tra le strade del centro storico di Potenza, tra Via Pretoria e la Chiesa di San Michele si muovono ombre inquietanti, si sentono rumori, voci. Presenze oscure? Intrighi di provincia?
Ci penserà il Maresciallo Nunziogallo a svelare gli intrighi.
Chi sono i personaggi che si agitano nella storia? Demoni? Fantasmi? Sogni? Che succede nelle case di campagna dei potenti? Notai, avvocati, politici.
Un giro di ragazze squillo?
Da stasera per voi, su TOTEM Magazine. SEGUITECI , IL MARESCIALLO VI SVELERÀ OGNI SEGRETO

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