CRONACA DI UNA PANDEMIA – ITALIA, 31 MARZO 2020

CRONACA DI UNA PANDEMIA – ITALIA, 31 MARZO 2020

Veronica Menchise, Vigevano, 19:05 – Coltiva

Coltiva di Veronica Menchise

Firenze, ore 00:00 – Rossella Spiga

Coriandoli di tempo non sufficienti a riparare pezzi di cuore.
Restano appesi a fili sottili sottesi dalle loro ostinazioni, come equilibristi senza rete, aggrappati al loro amore furibondo. Sono in agonia, gli innamorati in esilio.

Genzano di Lucania, ore 15:55 – Gianrocco Guerriero

Oggi è il primo aprile (per chi legge), eppure ciò che sto per dire non è uno scherzo.
È tornato il vento, fuori. È piacevole, ascoltarlo. Solo che dissona con un altro vento, che invece mi incupise, in questa temporalità funambolesca: il vento che (non solo) in Europa sta spazzando la democrazia, subìto quasi nel silenzio.
Ho letto una riflessione di Bordoni, qualche giorno fa. In sostanza dice che la sociologia è impotente dinanzi a fenomeni a tal punto repentini. In altri termini, è come se dicesse che la “termodinamica dell’eqilibrio” non è capace di spiegare i fenomeni di transizione rapidi, violenti. Cosa nota.
Vado “a macchie”, come sempre, in questo resoconto giornaliero assurdo, e arrivo ai fatti d’Ungheria. Il vento sta già sollevando un’altra mareggiata, che rende una sciocchezza quella in corso. Cerchiamo di non minimizzarla, com’è già stato fatto tante volte. È tempo di lottare.
Ah, dimenticavo: a quelli che il vento trova a braccia aperte (per ingenuità e o per calcolo) vorrei ricordare senza veli uno dei principi (di Goebbles) che sarebbe meglio tenere bene a mente: quello “di trasposizione”: gioco vecchio, non funziona: se mi additi anti-democratico perché ti impedisco di ferire la democrazia, beh, ti sbagli: quando si lotta per qualcosa si è sul “fronte”: l’equilibrio è rotto, e le regole sono rimaste indietro.
Studia pure tu. Ne riparleremo dopo.

Potenza 31 marzo – ore 24,00 – Pino Paciello

Mi ritrovo in piena notte a ridere di gusto su una battuta feroce del vice questore Schiavone letta sull’ultimo libro di Manzini dedicato proprio al Covid-19. Un instant book di una quarantina di pagine (che si può scaricare gratuitamente dalla rete) alla fine delle quali l’autore invita a fare una donazione allo Spallanzani. Il sarcasmo del personaggio è ormai noto anche al pubblico televisivo e sai, quindi, caro diario, quanto possa essere scomposto e, al tempo stesso, esilarante.

A proposito di risate, da qualche giorno, specie la sera, io e il mio amico Giampiero ci scompisciamo dalle risate, segno evidente di alienazione da lockdown, citando gag e macchiette tratte dai film della commedia all’italiana degli anni sessanta o dell’avanspettacolo. 

I nostri preferiti, manco a dirlo, sono Totò e Peppino De Filippo ma non mancano incursioni nel repertorio del grande Alberto Sordi.

Tutto è cominciato un pomeriggio di qualche settimana fa leggendo, in un commento su Facebook, che un altro nostro carissimo amico, persona di grande spessore umano e culturale, stava subendo le rimostranze del cognato che lo accusava di fregargli il formaggio che lui, il nostro amico, mostrava con gran vanto, come sua produzione, in foto agli amici.

La situazione era paradossale ma siccome noi non siamo poi così perbene come sembriamo, anzi, forse non lo sembriamo nemmeno, abbiamo cominciato a darci di gomito prima attraverso qualche messaggio poi telefonicamente, immaginando, per esempio, lo specchiato amico che nottetempo, magari con la complicità della moglie e della cognata, si introduce furtivamente nella cantina del cognato per sottrarre ora una caciotta, ora un capo di salsiccia. E perché no, anche un fiasco di vino.

E giù di risate magari ricordando scene come quella di Totò che per mettere la sua quota viaggio per Milano, sottraeva i soldi dal nascondiglio (poco) segreto del fratello Peppino. Il film chiaramente era quello che faceva riferimento alla Malafemmina.

Caro diario, non so quale sia la morale di questa pagina ma io continuo a ridere anche adesso rileggendola.

Faenza (RA) ore 5:53 – Domenico Marchione
Va a finire che diventa un bel vizio! La scrittura per me, in questi giorni è disciplina, sapersi imporre su se stessi. Ciò di cui sono certo è che scrivere mi aiuta a dare ordine ai miei pensieri. Se liberi,  non troverebbero appiglio, riparo, in nessuno dei tanti cassetti della memoria.
È un po’ come questo momento storico, senza controllo, senza coordinamento, non si riuscirebbe a garantire la vittoria sul covid-19.
Trovo concentrazione solo in tarda serata, quando tutte le voci, le immagini e i suoni cessano il loro frenetico apparire. Sono pronto, analizzo e sintetizzo il tutto. Oggi però è una sola notizia a inquietarmi e non ricordo più altro di quello visto e sentito. Nell’indifferenza di una Europa sempre più cinica, burocrata, l’arrogante avanzata antidemocratica al potere di Orban.
Devasta l’idea stessa di autoproclamarsi, di attribuirsi pieni poteri,  sospendere le funzioni del parlamento. Può accogliere con favore  l’Europa una nuova forma legalizzata di dittatura? Quali armi democratiche metteranno in campo gli altri campi di stato europei? Bisogna far presto!

Genzano di Lucania, ore 11:00 — Rocco Di Bono

Viktor Orban ha gettato la maschera. Approfittando dell’emergenza coronavirus, il caudillo ungherese ha fatto approvare dal parlamento magiaro una legge speciale che gli consegna pieni poteri per un periodo di tempo illimitato, compresi quelli di sospendere o cancellare le elezioni, cambiare o abrogare leggi già esistenti e punire con pene severe chi ​ – per esempio, qualche giornalista scomodo – fosse ritenuto responsabile di diffondere «false notizie». Eccola, la nuova frontiera della democrazia al tempo del coronavirus. Trump, Bolsonaro, Putin, Orban, tutti accomunati dal concetto di democrazia autoritaria: in parole povere, la forma è quella democratica, la sostanza è quella autoritaria. E l’Europa che fa? Valuta, studia, analizza, riflette, quindi “si costerna, s’indigna, s’impegna / poi getta la spugna con gran dignità“, per dirla alla Fabrizio De Andre’. Risultato: di fronte a un momento di grande sofferenza per i popoli e i parlamenti del vecchio continente, le istituzioni europee si comportano come le stelle di un famoso romanzo di Cronin: stanno a guardare.

Parma, 15:33 – Cristina Cogoi

Oggi mi sono mancata 

Mi sono attesa, cercata in ogni dove,  ma non c’ero.

Mi sono chiamata più’ volte senza mai ricevere risposta e allora mi sono spaventata.

Strani giochi fa la mente. 

Tu ridi lei piange, tu cerchi di dimenticare lei ti bussa alla porta.

Tu viaggi nel futuro, lei ti riporta nel passato, tu smetti di sognare e lei ti disegna nuovi sogni.

Tu decidi di non amare e lei fa germogliare nuove speranze.

Oggi mi sono mancata. 

Chissà’ dov’ero.

Forse in quello spazio pieno che c’è in ogni attesa, o forse in quello spazio vuoto pieno di Me.

Potenza, ore 23:30 – Giampiero D’Ecclesiis

Mi scrive un vecchio e lontano amico che non sentivo da tempo, un vecchio leone dal cuore ancora pulsante, che soffre, si indigna, ruggisce ancora davanti alle piccole meschinità umane, non si rassegna.

Parliamo di qualche comune conoscente, mi rimprovera silenzi, l’aver lasciato perdere rapporti, essermi distaccato da iniziative che pure avevo contribuito a far nascere.

Mi intenerisce il vecchio leone, mi manca, è una di quelle persone che spero di incontrare di nuovo quando questa brutta storia del virus sarà finita.

Non mi fa cambiare idea, il Covid19 non è l’unico o il peggiore virus da combattere, ce n’è un altro ancora peggiore, ancor più letale, è il virus dell’indifferenza, dell’ipocrisia, della falsità, della voglia di emergere a tutti i costi. Tutti ne siamo esposti e tutti ne siamo stati contagiati almeno una volta nella vita, i più pericolosi sono i portatori inconsapevoli di egoismo. Ci vorrebbe un vaccino anche per questo.

L’umanità sarebbe migliore-

Asti, ore 15,30 – Carmela Bruscella

Ero titubante se pubblicare o no queste poche righe ma poi ho pensato che è la realtà in cui molti si possono identificare.

Alcuni risultati della quarantena:

  • Ho rotto l’astina degli occhiali, dapprima l’ho sistemata con del nastro adesivo, ma ora vado meglio senza, appoggio gli occhiali sul naso e su un solo orecchio, dopo farò un’accurata visita oculistica e comprerò dei nuovi occhiali;
  • Ho la ricrescita dei capelli bianchi. Solitamente appena li vedevo spuntare correvo dalla parrucchiera per fare la tinta ma ora ho deciso di tenerli così per tutta la durata della quarantena;
  • Ho preso quasi due chili e questo non va bene. Devo rimediare subito con dell’attività fisica casalinga.

Per quanto riguarda i peli, che sono la disperazione femminile, il problema non mi riguarda perché ne ho pochi.

Ho fatto outing per sdrammatizzare un po’ la situazione.

Matera, ore 17:20 – Doreen Hagemeister

“Venticinquesima giornata di quarantena”

Ho appena finito un webinar con l’astronauta Roberto Vittori. Molto interessante. Prima ancora videoconferenze, telefonate di lavoro e una presentazione su cui sto lavorando. Intervallati soltanto da due caffè e una breve pausa pranzo.

Riflettevo sulla mia giornata odierna. Il fatto che oramai siamo collegati in rete, tra skypecall, meet, zoom, posta elettronica e reperibilità telefonica, rende ancora più astratta e surreale la situazione che viviamo. Da un lato chiusi in casa, dall’altro onnipresente e sempre reperibile.

Uno dei problemi più grossi che personalmente percepisco in questo periodo è la mancanza di regole. Gli orari si confondono. Giorno e notte sono indicazioni di un’importanza secondaria. Chi lavora online lavora ben più delle canoniche otto ore (e senza la pausa caffè con i colleghi). La famiglia è sempre presente e, vedendoti, pretende la tua presenza h 24. Per non parlare dei servizi in casa che si sono quadruplicati con tutta la famiglia chiusa in casa.

Certo, ci sono anche tanti vantaggi. Riesci a sistemare alcune cose in casa per cui prima della quarantena non trovavi tempo. Si mangia sempre tutti insieme (ma si mangia anche troppo!). Io, che adoro la pennichella pomeridiana, riesco quasi sempre a ritagliarmi questo spazio che mi ricarica.

Ma ci vuole tanta autodisciplina. Finché si tratta di lavoro, ci sono le scadenze da cui non puoi sfuggire. Ma quando cominci a pensare a progetti tuoi in casa e non solo, manca lo stimolo. E appena lo trovi, arriva l’interruzione – ora i ragazzi, ora la cena, ora qualche telefonata di lavoro. Ci si perde sui social che, in compenso, danno sempre meno soddisfazione. Non so voi, ma io ho raggiunto una sorta di apatica assuefazione verso tutte le notizie e tutti i messaggi (anche quelli comici) in rete, e mi sto avviando verso la fase del ribrezzo e rifiuto. Resta il fatto che si perde tanto tempo. E ci rimane un’insoddisfazione di fondo. Che non ti fa sorridere!Forse dovrei cambiare atteggiamento. Rimettermi il sorriso, anche solo per guardarmi allo specchio. Accendere la musica al massimo e mettermi a cantare a squarciagola (come faccio quando viaggio in macchina per andare a lavoro – ma non lo dite a nessuno!)

Forse il problema è tutto lì: “La più coraggiosa decisione che prendi ogni giorno è quella di essere di buon umore” (Voltaire)

Ci proverò!

Potenza, ore 19:00 – Antonio Califano

E anche marzo è andato, anche altri mesi andranno via, le stagioni sono scombussolate, i giorni per quanti sforzi facciamo sono tutti uguali hanno perfino lo stesso nome, io mi sento sempre di lunedì. Oggi ho ascoltato la registrazione della telefonata di un caro amico con una sua ex alunna che vive e lavora in Olanda. Sono ancora sconvolto, una telefonata che vale più di tutti i “bla bla” che girano, rinforzano quello che cercavo di spiegare nel mio articolo di ieri, sono uno spaccato della regressione culturale di questa Europa. Lo stesso mi dice un amico che vive in Svezia, si proprio il paese di Greta, ci considerano allarmisti e incapaci, non adottano alcuna misura di prevenzione, invocano una darwiniana selezione naturale, sopravviveranno solo i più forti, il virus si sta espandendo e fra poco saranno completamente invasi. In Ungheria Orban fa un vero e proprio colpo di stato esautorando il parlamento, in Spagna è emergenza totale, la Germania condivide sempre meno informazione, nessuno si fida di nessuno, ognuno va per conto suo, quando l’emergenza finirà in Italia dovremo stare attenti perché viaggerà altrove e sarà pronta a ritornare. Ho una grande tristezza della mente, penso che quest’estate difficilmente potrò passare i miei due mesi in Grecia. Mi manca il mare, l’orizzonte, la visione di Zakhynthos al tramonto, lo Tzatziki, l’Ouzo ghiacciato sorseggiato la sera parlando di Omero con qualche marinaio. Mi manca l’ Europa dei popoli, le frontiere senza controlli, ho paura del dopo, ho paura di questi egoismi ancor più che del virus, penso a quella telefonata a quella giovane donna tra “presuntuosi ariani”. Dallo stomaco mi si leva un grido: Mediterraneo o Barbarie! Per la verità una volta era Socialisme ou Barbarie!

Firenze, ore 00:00 – Rossella Spiga

Coriandoli di tempo non sufficienti a riparare pezzi di cuore.

Restano appesi a fili sottili sottesi dalle loro ostinazioni, come equilibristi senza rete, aggrappati al loro amore furibondo. Sono in agonia, gli innamorati in esilio.

Breda di Piave, ore 21:00 – Federica Neso

Sarà il sole che ha la cortesia di baciarci tutti i giorni, sarà la natura che nonostante il nostro immobilismo va avanti, sarà il tono sempre più rilassato delle conferenze stampa delle 12.30 ma qui un po’ di luce la vediamo in fondo al tunnel. Quando cominci a fare la lista degli amici che stanno uscendo dall’ospedale e non più di quelli che stanno entrando il cuore si risolleva, il sorriso ti viene spontaneo. In cuore in stand by abbiamo avuto in questo periodo. Mai abbassare la guardia certo, non è ora il momento, ma tenere le barricate con la consapevolezza che il sacrificio è valso un viso più disteso costa meno fatica.

Duri i banchi. Adesso ci crediamo un po’ di più.. E lo stare a casa è un preludio felice al futuro che ci attende.

Luca Rando ore 23:17 – Luca Rando

Provo altre modalità di incontro con gli alunni. Vicinitudini è una di queste, un racconto, un ascolto, un sorriso, tra musica, immagini e parole. Tra Schopenhauer e De Gregori, ebraismo e Dylan Thomas, Alda Merini e Astor Piazzolla, skateboard, quadri, panorami, Joe Cocker, cibi, Lou Reed, Ludovico Einaudi e Psychedeluc Furs passiamo un’ora raccontandoci questi giorni. Nell’attesa di incontrarci.

Potenza, ore 17:14 – Antonio Di Stefano

Ventiduesimo giorno. In un tempo che ci ha trasformato tutti in virologi ed epidemiologici dilettanti (del resto il campionato è fermo, la politica ha meno campo per azzuffarsi, i cinema sono chiusi, qualcosa si dovrà pur fare) ci poniamo domande difficili. Ad esempio sulla mortalità. Non in generale purtroppo, ma in maniera contingente rispetto al Covid19. Un amico mi chiede perché i tedeschi muoiono meno di noi. Forse la birra, i wurstel, forse contano diversamente i decessi, non ne ho idea. Ma forse le domande sulla mortalità sono legittime, ma è il momento ad essere sbagliato. L’entità del contributo aggiuntivo della Sars-cov2 sul numero totale dei decessi la scopriremo dopo, nel medio periodo, confrontando le curve attuali con quelle temporalmente corrispondenti, sia precedenti che successive. Così magari capiremo gli effetti diretti di mortalità, comprensivi dei decessi non monitorati, e potremo stimare quelli indiretti, sia quelli negativi (ad esempio i decessi o quelli per minor cure ricevute dai malati di altre patologie) sia quelli positivi (meno morti sul lavoro, meno vittime di incidenti stradali, meno decessi per fattori da inquinamento, forse meno vittime di reati violenti). Qualcuno ce lo spiegherà. Intanto la curva del contagio cala, gli ottimisti come me scelgono di intravedere una luce in fondo, sui media locali e nazionali ritornano ad affacciarsi personaggi pubblici impegnati in comportamenti e dichiarazioni chiaramente improntati a visibilità di accatto e cialtroneria. Buon segno, stiamo avvicinandoci ad un ritorno alla normalità.

Villa d’Agri, ore 23:30 – Antonella Marinelli

Piccole storie dolci 2.

Ventiduenesimo giorno rosso. Quante piccole grandi paure in questo tsunami pandemico.

Qualche giorno fa, una mia amica, Giusi, ha vissuto il disagio di dover aiutare la madre afflitta da un dolore articolare lancinante. Il nostro piccolo comune se da un lato gode del parziale vantaggio della rarefazione abitativa, dall’altro soffre il disagio della presenza sul territorio di un nosocomio in affanno, con difficoltà di personale e di reparti. Anni di tagli alla sanità dicono. E così nella nostra valle texana, data la presenza del più grande centro oli d’Europa, si fa fatica a efficientare l’ospedale cittadino. Una sera fredda e piovosa, Giusi, spaventata dal dolore alla spalla sempre più importante della madre, ha chiamato il 118, che probabilmente aveva i mezzi destinati al soccorso già impegnati. Non sarebbe stato complicato per Giusi recarsi con la mamma direttamente al pronto soccorso, se però l’ospedale non fosse stato chiuso a causa di una sanificazione utile a scongiurare un focolaio covid all’interno, dopo che alcuni medici sono risultati positivi al tampone. La mamma di Giusi sta bene adesso. Ma quanto sarà stata lunga quella notte in preda al dolore, alla paura di non poter essere soccorsa nell’immediato, all’ansia di non sapere cosa sarebbe accaduto prima dell’indomani. Garantire facilità di accesso alle cure è un segno di grande sensibilità civica, oltre che un diritto di tutti i cittadini.

Francesca invece ha assistito il padre infartuato e in attesa di soccorso. Non potendo essere curato nel nostro ospedale, il caro Gino, per i motivi sopra citati, ha atteso un aiuto dall’alto, l’atterraggio in pieno centro (la nostra comunità conta seimila abitanti) dell’elisoccorso del San Carlo di Potenza. Nel silenzio spettrale di una Villa d’Agri spenta nella paura dei numeri terribili che in quei giorni arrivavano dalla Lombardia, le eliche mangia vento del gigante giallo hanno rotto quel silenzio con un rumore cupo e potente che in paese conosciamo bene. Quella domenica pomeriggio l’elicottero si è poi rialzato in volo, vuoto. A terra sono rimasti Francesca e i suoi cari per preparare un ultimo saluto nel silenzio e nella solitudine. La pandemia ha mortificato anche il commiato.

Antonio invece vive nel palazzo dei miei genitori, al primo piano. La moglie, a cui era legatissimo, è venuta a mancare poco più di un anno fa. Ha due brave figlie Antonio che, a causa della distanza necessaria alla tutela di piccini e soprattutto grandi, vede pochissimo. Ha anche una cagnetta di nome Lilly e al mattino approfitta di questa scodinzolona per la breve boccata d’aria giornaliera. Mia madre mi racconta che qualche volta l’ha sentito piangere Antonio. Quante quarantene senza luci ci saranno in case piene di foto e divani vissuti. Senza la pizza fatta in casa il sabato sera, senza il vociare dei propri cari.

Se solo ci potessimo stringere a chi stasera sotto questa pioggia battente si sente solo e ha paura.

Potenza, ore 9:30, Annamaria

Siamo tutti molto lunatici,in questo periodo. O almeno io mi sento così.

Alterno momenti di sorrisi a momenti di sconforto. Delle volte penso che andrà davvero tutto bene, altre mi viene in mente che nulla sarà come prima. Delle volte mi sboccia la primavera addosso: apro le finestre la mattina e respiro forte, perchè egoisticamente penso che sto bene. Che stiamo bene. E sorrido al pensiero di sentire intorno meravigliose presenze anche con la dovuta distanza di sicurezza. Delle volte mi sento in colpa nei confronti di chi non ce l’ha fatta e di chi,nei prossimi giorni, non ce la farà. E mi si stropicciano gli occhi,le pelle,le ossa, l’anima. Sono un pò così: ” stropicciata” dalla stanchezza,dalla rabbia, dalla malinconia, dalla mancanza. Mancanza di quotidianità che vedo nell’aria ma che non posso abbracciare,no, nemmeno quella.

Il mercoledì mattina innevato e i suoi pensieri che arrivano prepotenti,proprio come la neve che copre magicamente ogni cosa, si sciolgono,si fanno scacciare, tornano e se ne vanno nuovamente.

Piacenza, ore 21:02 – Antonio Calabrese
In prospettiva
rivedo un’ombra storta
su un quadro di De Chirico.
Il passaggio metafisico
che costeggia le piazze razionaliste.
La voglia di infinito sognare
che sbatte nel rigore delle stanze.
Squadre, righelli, matite e compassi
tracciano la bellezza dei luoghi visitati
negli anfratti della nostra contemplazione.

LE STORIE DEL MARESCIALLO NUNZIOGALLO : LA MANO DEL DIAVOLO

Parte il primo esperimento di video racconto di TOTEM Magazine, Giampiero D’Ecclesiis & Fabio Pappacena vi propongono “LA MANO DEL DIAVOLO” della serie “Le storie del Maresciallo Nunziogallo”, per voi le prime tre puntate, da ascoltare e vedere con calma, un intreccio misterioso si svolge tra le strade del centro storico di Potenza, tra Via Pretoria e la Chiesa di San Michele si muovono ombre inquietanti, si sentono rumori, voci. Presenze oscure? Intrighi di provincia?
Ci penserà il Maresciallo Nunziogallo a svelare gli intrighi.
Chi sono i personaggi che si agitano nella storia? Demoni? Fantasmi? Sogni? Che succede nelle case di campagna dei potenti? Notai, avvocati, politici.
Un giro di ragazze squillo?
Da stasera per voi, su TOTEM Magazine. SEGUITECI , IL MARESCIALLO VI SVELERÀ OGNI SEGRETO

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.