CRONACA DI UNA PANDEMIA – ITALIA, 26 MARZO 2020

CRONACA DI UNA PANDEMIA – ITALIA, 26 MARZO 2020

Veronica Menchise, Vigevano, 18:45 – E fin quando crede possiamo proseguire questo andirivieni del cazzo?

“È fin quando crede che possiamo proseguire questo andirivieni del c***o?” di Veronica Menchise

Torino ore 9:45 — Piero Bianucci

A proposito del Covid19.
Eliot ha scritto: “Il mondo non finirà in un boato ma in un piagnisteo.”
Sarebbe così se l’universo fosse aperto.
Preferirei che tutto finisse con un sorriso e poi con il boato del Big Crunch, tra molti molti molti miliardi di anni.

Milano, 05:38 —Domenico Renna

Mi son svegliato di soprassalto, son scarse le 5 qui in centro a Milano, non riesco a dormire per quello che ho fatto, non mi capitava da tanto, tantissimo tempo , provare paura e terrore, ho ammazzato uno. A mio avviso, son nel giusto ma le mie certezze di farla franca, iniziano a vacillare dinanzi allo sguardo indagatore di mia moglie e di mio figlio che, seppur neonato, mi mostra ( lallando), le sue perplessità; era una testa di cazzo il tipo stramazzato, prevaricatore violento che aveva fatto “ dell’incuter paura” un vero e proprio mestiere, uno insomma, del quale non sentiremo la mancanza; ero in grado di farla franca, ne avevo le possibilità e le facoltà intellettive; fuggire? Si ma dove? Lo avevo steso a mani nude, afferrato e scaraventato a terra come se fosse una delle mie prede degli abissi marini, estivi. Un sussulto, qualcuno mi fa ragionare, devo costituirmi alla fine mi son difeso, era (ribadisco) una testa di cazzo ! passano i minuti, il battito cardiaco rallenta fino a normarsi, era un sogno … ma quanta violenza; l’amigdala ha preso il sopravvento e non ho colpe; queste ore buie che trascorrono inesorabili tra bollettini di guerra e morte e panificazioni casalinghe fanno da contraltare alla pseudo monotonia del momento; ieri ho spento “ el computador”( mi gasa un sacco questo sostantivo iberico) dopo 10 ore di videoconferenze non ne potevo più, ho fatto e registrato una delle mie più soddisfacenti lezioni sui Promessi Sposi ( che capolavoro quel romanzo) e i mieistudentientusiasti; alla fine di tutto questo impegno, leggo un post della “ministrina” di turno, che senza capir nulla, pontifica e disprezza il lavoro precario di alcuni colleghi docenti, è una ingiustizia massonica (data la deriva incentivata da quel massone di Bruschi) … stress mentale, poche e maltrattate connessioni neurali, m’impongono una pausa, credo che il VAIRUS sia anche questo, combattere per restar lucidi e discernere ciò che è giusto oppure, trovar qualcosa che vagamente gli si avvicini.

Potenza, ore 16:30, Annamaria

Mi soffermo oggi, in un supermercato, sui carrelli pieni, i passi incerti e vacillanti, i capelli bianchi bianchi e due mani rugose appoggiate agli scaffali, dopo un lungo sospiro. Gli occhi lucidi, come chi ha sempre la lacrima in tasca insieme alle caramelle al miele.

Era una nonna probabilmente, che era come vivesse lì, come se non me la sapessi immaginare altrove. Era davanti ai cornetti: ne ha preso un pacco, lo ha rigirato in mano per un po’, poi con una faccia stralunata l’ha riposto. Mi ha guardato. “Meglio i biscotti fatti in casa!” le ho detto piano, per non disturbare la sua malinconia. Mi ha sorriso. “Sì, ora torno a casa e…” e si è allontanata, per scomparire tra gli scaffali o forse per mantenere le dovute distanze. Allora ho riso io, pensando ai suoi biscotti, a quelli che avrebbe fatto per impiegare la giornata o per farli assaggiare ai suoi nipotini sempre se avesse avuto la possibilità di averli sullo stesso pianerottolo di casa.

Chi lo sa…

E così, tra il fantasticare e l’incrocio di tanti occhi stanchi, vado via.

Potenza, ore 12:00 – Giampiero D’Ecclesiis

Tra i fumetti che leggevo da ragazzo, a fianco all’immancabile Tex Willer vi erano i fumetti di guerra, “Eroica” o “Guerra d’Eroi”, erano entrambi costruiti su un tratto grafico eccezionale e su storie impastate di coraggio ed eroismo.

Coraggio ed eroismo.

Sembrano qualità oramai un po’ ammuffite, polverose, depositate in un vecchio ripostiglio assieme all’armamentario della propaganda che nella seconda metà degli anni sessanta, gli anni della mia fanciullezza, erano ancora vivi nella pubblicistica per ragazzi.
Eravamo ancora lontani da Corto Maltese o da Mister No.
Il coraggio e l’eroismo invece esistono, sono quelle molle che in condizioni particolari fanno emergere il nostro senso del dovere, ci fanno rimanere al nostro posto.
Il Tenente Colonnello Frank Slade in Scent of woman lo racconta a suo modo “…Quando piove la merda, c’è molta gente che scappa e pochi altri che tengono duro…” oggi ho visto i nostri Charlie Simms, hanno il viso degli uomini e delle donne in grembiule che fanno i turni nei nostri ospedali e non solo, hanno il viso gentile delle donne e degli uomini alla cassa dei nostri supermercati, madri e padri di famiglia che sono lì, al loro posto, a contribuire a tenere il nostro Paese in una condizione di normalità.

Per tutti coloro che stanno a casa, protetti e che si lamentano perché non possono andare fare la corsetta o perché la donna al banco della carne non è abbastanza veloce nel servirli, mi tornano in mente le ultime parole del Colonnello Frank Slade:

…E voi Henry, Jimmy, Frank, ovunque siate laggiù, andate a fare in culo!”.

Potenza, ore 16:28 – Antonio Di Stefano

Diciassettesimo giorno. Come tutti comincio ad essere stanco del mio Trumanshow domestico. Ieri mentre nevicava le mie figlie non erano allegre come di solito accade quando la città fuori si imbianca. Non ho resistito alla tentazione di fare la battuta scema del genitore: “Dai, così domani niente scuola e restate a casa”. Hanno sorriso di nostalgia.

Intanto il mondo si è ancora più ristretto. Ci preoccupiamo della situazione in regione, osserviamo gli andamenti nel Paese, poi ci interessiamo dei contagi in Europa, in America e infine arriviamo a controllare se c’è stato un avvio dell’epidemia nell’Africa subsahariana. Ma quando mai ce ne è fottuto della salute degli abitanti del Gabon?

Invece tutti qui, uniti pandemicamente per uno schiribizzo della Storia, uno spillor imprevisto, originatosi forse in un mercato di un vattelappesca remoto, Wuhan, una metropoli sconosciuta che ha il nome uguale al suono della lavastoviglie quando si chiude. Il globale e il focolare impensabilmente connessi.

Così come siamo connessi noi, h24, mia moglie dall’ufficio mi manda via whatsapp la foto della mascherina di protezione che le hanno fornito. Modello FFP1. Adatta per lavorazioni che generano polveri. Ormai ne sappiamo più di un esperto di bricolage.

Forse non serve a nulla per il Covid-19, ma tant’è, alla peggio un effetto placebo per l’ansia da stendere sul viso.

Genzano di Lucania, ore 15:35 – Gianrocco Guerriero

La neve è diventata pioggia già da ieri sera. Il vento è rimasto ad animare i rami e le bandiere. Abbiamo lasciato l’inverno-primavera per la primavera-inverno e la spensieratezza-forzata dell’ “esci e fai follie”, con la forzatura-spensierata del “resta dentro e stai tranquillo”.

Tutto, in fondo, si gioca intorno alla “parola” e ai suoi significati. Altrimenti, per esempio, la Cabala non sarebbe stata concepita: là c’è l’esasperazione estrema: è tutto logos, verbo, prigionia di un suono, e soltanto Dio ne è esente: Lui nessuno lo deve nominare.

Contratto con le parole da mattina a sera e non posso non lasciarmene incantare, suggestionare. Finanche quando le detesto, perché non vanno al posto giusto. Oggi il mio lavoro è andato liscio e non impreco.

Ma sono birichine, le parole. Ti ci fanno affezionare al suono e pensi d’aver preso loro tutta l’anima.

In effetti non è sempre come per i cabalisti e per i poeti. Nella scienza, giusto per mettere in parole un pensiero che mi è caro oggi, non funziona. Ma mi sono dilungato troppo e questa cosa la dirò domani. Tanto i giorni ora sono tutti uguali.

Riprendo a leggere, mentre il vento agita i rami e le bandiere.

Potenza – Ore 2.36 -Shaldon Lee Cooper

Giorno 19 di reclusione…
Non scrivevo una pagina di diario da quando avevo 12 anni ed il mondo mi sembrava così diverso. Da quando sentivo il bisogno di raccontare le mie giornate a qualcuno che non fosse mia mamma o la mia migliore amica…mi sentivo al sicuro nello scarabocchiare cuoricini e sperare di essere invitata al compleanno del ragazzino che mi piaceva, ma a cui non avevo il coraggio di dire quel che provavo. Ahahah che ridere solo al pensiero che, se ora costui lo sapesse, ci guarderemmo negli occhi e scoppieremmo in una fragorosa risata con tanto di “Che cretini!” al seguito!
Eppure, pensandoci, scrivere è sempre stata una mia passione… In un periodo molto particolare della mia vita avevo iniziato a scrivere poesie per un uomo che amavo davvero tanto. Era talmente forte ciò che vivevo con lui e per lui che, appena rientrata a casa, mettevo la musica a palla nelle orecchie e scrivevo, scrivevo, scrivevo per esprimere tutto il mio amore per lui e le traboccanti emozioni stupende che non potevo fermare con il tasto play, ma avrei voluto cristallizzare come in una foto.
Ed eccomi qui…ho deciso ora di fermare su carta anche questo momento così assurdo che stiamo vivendo tutti.
In verità penso, sognando, a quando lo rileggerò, a quando tutti ci rileggeremo e con un sorriso e qualche lacrima di gioia sapremo che è tutto passato e che abbiamo superato qualcosa di estremamente impensabile e forte.
Penso tanto, troppo in questi giorni!
Mi vengono in mente tutte le cose più belle, ma anche più brutte vissute sino ad ora. Tutti, ne sono certa, stiamo valutando, anzi rivalutando il nostro percorso di vita e tutte le persone che in qualche modo ci hanno toccato, sfiorato e chi ora è presente per e con noi. Fa paura! È come guardarsi in uno specchio che sa dirti la verità e nessuno di noi può essere preparato a questa interrogazione.
Vivere è la cosa più semplice del mondo, ci avete mai pensato? In fondo basta che fisiologicamente siano in equilibrio le nostre funzioni vitali. Banale penserete!! Ma quanto è precario quello che noi chiamiamo equilibrio??
L’ EQUILIBRIO è ciò che tutti rincorriamo da sempre nella vita, cercando di mediare, di non dar retta troppo al cuore o troppo al cervello, lasciando stare quella passione che non ti farà mai portare a casa il pane per qualcosa di più concreto, evitando di mangiare quel biscotto alla nutella che potrà portarti fuori forma, e potrei continuare per ore ed ore…
Perdiamo il senso, però, del continuo divenire della vita, elemento da parte nostra incontrollabile.
E così ci accorgiamo che non possiamo muovere noi i fili di quello che potrà essere il nostro equilibrio, non possiamo sapere con certezza ciò che ci renderà felici domani, non possiamo bloccare un momento che vorremmo non finisse mai. Per questo ci siamo illusi e continuavamo a farlo, sino ad ora, che noi siamo gli artefici del nostro destino, che abbiamo sempre del tempo per rimandare anche le cose più importanti.
Ci sentiamo invincibili quando basta alzare la voce per dimostrare all’altro le nostre ragioni, ci sentiamo eterni quando consentiamo al chirurgo di cancellare le rughe, segno dei sorrisi e delle emozioni più forti, ci sentiamo migliori quando non pensiamo all’altro, ma esclusivamente ai nostri bisogni ed interessi, ci sentiamo perfetti quando senza conoscere la storia di una persona la valutiamo per le dicerie che abbiamo ascoltato sul suo conto.
Siamo sicuri che tutto questo significhi raggiungere l’ equilibrio?!
Dove sono finiti tutti gli insegnamenti dei cartoni della Walt Disney che guardavamo fino allo sfinimento da piccoli???
Se ci fate caso, sono quelle piccole cose, nascoste sotto la polvere nel nostro profondo, che ci stanno dando oggi la forza per superare questo momento terribile.
Come dice un cantautore a me molto caro ” è una somma di piccole cose”..quella somma che non vedremo l’ora di continuare a costruire una volta terminato questo incubo.

Parma, ore 7:00 Cristina Cogoi

Nevica, oggi nevica.

La ciliegina sulla torta. 

Ci mancherebbe, va bene tutto di questi tempi, poi diciamocelo francamente, abbiamo problemi ben più seri,  ma la neve a inizio primavera no.

Va bene che la natura si sta ribellando, va bene che l’ecosistema e’ incavolato, va bene che il nostro corpo sta cercando di adattarsi ad un nuovo virus sconosciuto, tra l’altro parecchio nervoso, ma anche la neve non mi sta bene.

La neve la volevo a Natale che avrebbe fatto atmosfera, avrebbe scaldato gli animi, quegli animi sempre così frenetici e spenti.

Si, sarebbe stata perfetta, avrebbe acceso la magia e di magia ce n’è sempre bisogno.

Ma oggi la neve e’ fuori luogo, almeno qui in città, anche perché tra poco si scioglierà e lascerà’ tutto bagnato e sporco.

Chiudo gli occhi, forse quando li riaprirò’ ci sarà il sole, ci sarà la strada affollata di gente che ride felice , ci saranno i bambini che corrono in bicicletta, ci sarà sulla solita panchina quella coppia di vecchietti che si tengono sempre per mano, forse sarà stato solo un brutto sogno e se tengo gli occhi ancora un po’ più chiusi, se farò la brava, avrò pazienza e non sbircerò,  sentirò aprirsi la porta di casa…

Eccola la vedo Greta, mia figlia che entrando urla felice “mamma finalmente sono qui”

Varese, ore 10:00 – Gaetana Nina Di Stasi

“È una primavera strana questa, la percepisco all’interno della mia abitazione, ma è più forte e intensa e sopratutto ha un profumo che mai avevo sentito dal balcone di casa che da su una via di grande passaggio. L’ho annusata profondamente facendola arrivare in ogni punto della mia anima e del mio corpo, l’aria pulita mi ha fatto venire voglia di posizionare la cyclette in prossimità della ringhiera e con le imposte aperte ho cominciato a pedalare a ritmo a volte pacato e a volte intenso, immersa in questa primavera di cui ne puoi vedere solo un pezzetto, quello offerto dalle finestre o balconi. Mi accontento lo stesso e ne provo piacere, sopratutto quando sento quei caldi raggi di sole raggiungere il mio volto e poi improvvisamente arriva una musica lontana e vicina nello stesso tempo che invita altre persone ad uscire, si popolano così gli orifizi dei condomini circostanti di gente che non conosci affatto ma che condivide con te la stessa ansia e paura di ciò che sta accadendo e quindi silenziosa e col magone in gola e magari con le lacrime agli occhi ascolta L’inno d’Italia, l’inno di Mameli così da sentirsi parte di un unico disegno!

Potenza, 0re 2:45 – Nicola Cavallo

Aprì gli occhi all’improvviso. Ricordò. Certo, lui l’amava. Quando tornava a casa, nel tardo pomeriggio la salutava sempre con un sorriso. Poi, contrariato per le cose del lavoro – si, quei lavori che nessun uomo dovrebbe fare – cambiava umore. C’era sempre qualcosa che non andava, fuori casa. C’era sempre qualcun altro che osteggiava le sue idee, i suoi progetti, le sue soluzioni che non comprendeva. A cena si stava in silenzio, poi … poi non c’era un canale da vedere, i programmi idioti, i dibattiti fatti da incapaci … le donne, poi, che volevano mettersi in mostra e dicevano cazzate solo per fare carriera.

La notte si avvicinava. Lui, giustamente – eh si, pensava lei, aveva ragione quando s’inquietava – notava che la gonna era troppo corta. La blouse troppo scollata, anche a casa. Nessun sorriso, il bicchiere poggiato senza delicatezza sul tavolo, le parole che non venivano. E … bisognava che lui le facesse notare, queste cose, perché lui l’amava.

Poi, d’un tratto, tutto migliorò.

Non tornava più dal lavoro al pomeriggio.

La pandemia non consentiva più a lui, positivo, di andare in giro.

Poteva stare con lei sempre, tutto il giorno.

Aprì gli occhi all’improvviso … ma non fece in tempo.

Tolve, ore 17:30 – Rocco Mentissi

Amo la pioggia, quando piove il cielo fa l’amore con la terra. In casa, invece, da 16 giorni c’è un mare di musica, un destino che, da tre generazioni, inonda la mia famiglia.

Mi immergo, vedo Ivan e Francesco assorti, beati, avvolti dalle onde sonore. Abbiamo ceduto alle Sirene da tanto tempo, la musica, il nostro tallone, ma anche il nostro scudo e la nostra spada. Per l’ora di pranzo approdiamo, insieme, al piccolo porto della cucina: si mangia e dopo, una rara perla di questi giorni rari, parliamo tanto e soprattutto ci ascoltiamo. Siamo alberi che intrecciano i loro rami. Fuori piove ancora. Incessantemente. Siamo acqua e polvere cosmica, fiori sbocciati dal grembo della terra, Natura. Dobbiamo, per questo, non ammalarci, ma dobbiamo nel contempo anche guarire da una pandemia più insidiosa: arrivare, riuscire, centrare, appartenere, competere, primeggiare, vincere, dimostrare. È ora, avanti “anime salve”, verso un mondo senza nemico, senza colpa, senza copione. La vita vuole solo la vita, gli attributi lasciamoli a chi vivere non sa.

Potenza, ore 21 – Antonio Califano

Ieri sera una video conferenza con alcuni amici mi ha convinto che rispetto alla afasia della politica sia dovere dei cittadini parlare, entrare nel merito delle questioni, da cittadino, per l’oggi ma soprattutto per il domani. La democrazia è pratica che va esercitata, come il camminare, se ci si disabitua è un guaio per tutti, certo bisogna fare molta attenzione nell’utilizzo del linguaggio, riconoscere l’eccezionalità della situazione ma non per questo rinunciare ed esercitare un ruolo. Per questo abbiamo prodotto un appello sulla rivista che dirigo, www.decanteronline.it. Stasera mi faccio aiutare da Platone, dalla Repubblica. Il suo testo va letto non come proposta di un sistema, ma come una tensione, come eros, come del resto tutta la sua filosofia, la Repubblica rappresenta la forma politica in cui meglio si può esprimere questa tensione. Ciò che spinge alla conoscenza e alla giustizia è eros, amore. Per noi la forma entro cui tutto questo si può esprimere è la Democrazia. In questa fase dobbiamo ancora di più esercitare questa tensione, sprigionare “Un Eroico Furore” per citare un grande meridionale, nei confronti della verità e della difesa delle nostre libertà per ora necessariamente limitate ma da ripristinare in maniere “sfrenata” appena possibile. Domani riprendo il mio ruolo di Vagabondo delle stelle, oggi sono troppo dentro la mia anima “bolscevica” che mi impedisce di spiccare il volo.

Matera, ore 19:00 – Doreen Hagemeister

“Royal family e Memento mori”

Oramai chiusa in casa da ben 20 giorni, passo molto tempo sul web, anche se la quasi totalità delle notizie mi annoia. È di oggi la notizia che anche il principe Carlo è contagiato. E il popolo della rete si scatena: da una parte i cittadini inglesi indignati di fronte alla facilità con cui il principe sia stato sottoposto al test, dall’altra vignette satiriche di ogni specie.

Qui il Principe erede appare accompagnato dalla longeva mamma Elisabetta, mentre frasi che ricordano come la corona rimanga ben salda sulla testa della 93enne strappano un sorriso virtuale.

Si vocifera anche che il Principe consorte Filippo sia morto e che sulla regina incomba una profezia di Nostradamus. Secondo le “notizie” non ufficiali, la regina Elisabetta sarebbe stata costretta al silenzio per evitare che i sudditi si assembrassero pur di partecipare al funerale del marito. Ma c’è chi ha già smentito la notizia – fonti di palazzo – dicendo che il principe sta benissimo. A questo si aggiunge la notizia della BBC in cui si comunica che il palazzo reale sta valutando un messaggio televisivo straordinario della Regina alla nazione. (L’ultima volta parlò dagli schermi al di fuori delle occasioni tradizionali di Natale quando morì sua madre, nel 2002, a 101 anni d’età.)

Resta il fatto che il principe Carlo si aggiunge alla lunga schiera di personaggi famosi colpiti dal coronavirus: dal principe Alberto II di Monaco a Tom Hanks e Greta Thunberg, da Placido Domingo a Luis Sepùlveda, dall’attrice Lucia Bosè (purtroppo deceduta) a Giuliana De Sio e Piero Chiambretti. Ci sono calciatori e politici positivi. Persino il Vaticano non è stato risparmiato. Sembrerebbe un virus “democratico”, che colpisce ogni ceto ed estrazione sociale.

Mi fa venire in mente il memento mori «ricòrdati che devi morire». Nasce da una particolare usanza tipica dell’antica Roma, per combattere superbia, vanità e mania di grandezza dei generali vincitori, per diventare successivamente popolare nella pittura cristiana della Controriforma, oltre a diventare il Leitmotiv dei monaci trappisti. L’esempio più tipico è quello di un teschio posizionato accanto a fiori o frutta.

La Chiesa del Purgatorio a Matera ha tutta la facciata ricoperta di teschi, un memento mori molto bello (perdonatemi il bello).

Per oggi vi saluto con questa vignetta:

Potenza, ore 23:59 – Luca Rando

La neve di ieri ha lasciato il posto ad una pioggia continua, triste, che segna l’animo. 

Ho passato tutto il giorno al computer e sento la stanchezza negli occhi, nelle braccia, nella testa. Tutto è silenzio. Ma non è un cambiamento rispetto al mattino o al pomeriggio, rispetto a ieri. Tutto è silenzio. 

Ripenso a come aspettavo la neve da ragazzo e, ancora, ai giorni di neve qui, le passeggiate a Montereale, le palle di neve coi ragazzi. Fuori intanto ha smesso di piovere. Abbiaiano cani nella notte.

Villa d’Agri, ore 22:30 – Antonella Marinelli

Piccole storie dolci.

Diciassettesimo giorno rosso. In diciassette giorni sono uscita solo 10 giorni fa, e giusto il tempo di un buon rifornimento alimentare per poi rinchiudermi nella casa in cui tutto sommato sto così bene. Beh, sono evidentemente una privilegiata. Le giornate sono piene in questa prigione dorata. Il lavoro, il gioco che spetta di diritto a mio figlio, le occupazioni domestiche in cui riesco ad essere più dedita, l’ora tarda, le lunghe conversazioni telefoniche. Non c’è il sacrificio, solo la paura, che ci accomuna tutti però e si fa dunque più leggera.

Da una settimana mi faccio recapitare la spesa a domicilio. Ho il numero di Serena, una giovanissima commessa bruna come i corvi, bella come una gitana, gentile. Quando le telefono mi dice : “Professoressa mi faccia l’elenco, gliele riempio io le buste e alle 17 gliele faccio recapitare”. Mi sento in colpa. Vivo l’agio dell’isolamento potendo contare sull’aiuto di una giovane precaria che forse ha paura più di me, ma che non sa nomenclare il male e soprattutto non può fare a meno di quel lavoro e quella scarsa paga che le serve per l’affitto e per quel profumo francese che è l’unico lusso che si concede.

Anche Marcella, la titolare dell’unica libreria di Villa d’Agri, fa consegne a domicilio. S’è inventata la campagna #iorestoacasaeleggo. Anche lei gira nel gelo di questi giorni per distribuire un po’ di libri, spera così di mantenere in vita questa preziosa bottega della carta stampata che già due volte ha rischiato di finire “chiusa” in un rogo di indifferenza. Seimila abitanti sono forse troppo pochi per la bellezza dei salotti letterari o forse troppo poco assortiti. Chissà se Marcella ha paura quando riceve quei pochi soldi da tante mani.

E poi c’è Caterina. Caterina vive nel mio condominio. Lavora nel nostro ospedale cittadino, fa la oss. Sento i suoi passi di primo mattino, quando rientra stanca dopo lo smonto notte. Ha due bambini, poco più grandi del mio. Penso a lei, se ha remore a baciare i suoi bambini adesso mentre dormono, penso se vive con la paura di essere contagiata a ogni colpo di tosse di un degente, penso al suo coraggio, alla sua forza.

E noi privilegiati, straziati dall’ipocondria e da una paura giusta di egoismo, dovremmo affrontare le giornate pensando al coraggio di queste piccole storie dolci

Potenza, ore 22:39 – Katia Genovese

Mi diletto a delineare una piccola bozza sullo specchio, me lo permette l’abbondate vapore adagiatosi lì dopo una doccia bollente. Quest’ultima mi dà l’illusione che si tolga di dosso il peso di giornate tutte uguali, ritmate dall’incalzante routine. 

Non che mi dispiaccia stare in casa con i miei cari, dopo tutto questo tempo ormai abbiamo trovato il nostro equilibrio, ma le giornate tutte perfettamente simili tra loro iniziano a far percepire il carico, non distinguo più i loro nomi, a volte fuggevoli altre interminabili, ma sono tutte terreno fertile per l’attesa ed il sostegno donato a debita distanza. 

Si compongono di sguardi sfuggenti, non si va troppo a fondo per non scorgere il timore, del fiato sospeso, che ci rende tutti incredibilmente vicini. 

Come al solito mi sono persa… ma ripartiamo dalla mia bozza, voglio dedicarle l’attenzione che merita!

Inizialmente ho seguito l’istinto, non avevo idea precisa della figura che potesse venirne fuori. Non ho voluto porre freni alla mia creatività. Soltanto, mi ero ripromessa che avrei osservato il tutto attentamente dopo, conoscendomi mi sarei ritagliata uno spazio abbondante per i pensieri e le domande.

Un insieme di punti e connessioni e di nodi intricati e ben strinti, di cui risulta difficile scorgerne l’origine, sono balzati immediatamente all’occhio tratti decisi e marcati, forti.

Mi soffermo curiosa, in un secondo momento, a tracciare con la mente i contorni della figura che vede la sua vita incastrata in uno specchio e scopro delineandone i tratti sinuosi, che ha l’immagine molto simile a quella di una donna, ora più che mai voglio si chiami Futura! Non la definisco donna perché ha un seno prosperoso, o le curve al loro posto, non ha fianchi abbondanti e gambe lunghe. Ha però il potere di generare la vita, la speranza, è protettiva e rassicurante , dai suoi contorni son venute fuori una valanga d’idee. Ha la vanità tipica del genere, infatti la sua identità trova casa in un riflesso. Linee gentili.

Rappresenta un viaggio attraverso nuovi confini ed orizzonti mai esplorati, si intreccia su se stessa con forza, non si arrende facilmente, non è egoista, attraverso la sua vita dona vita. È silente, ma potente, graziosa nei suoi vorticosi giri… ora è intrappolata in qualcosa che limita la sua essenza, da crisalide presto si farà farfalla e spiccherà leggera in un volo, senza confini.

LE STORIE DEL MARESCIALLO NUNZIOGALLO : LA MANO DEL DIAVOLO

Parte il primo esperimento di video racconto di TOTEM Magazine, Giampiero D’Ecclesiis & Fabio Pappacena vi propongono “LA MANO DEL DIAVOLO” della serie “Le storie del Maresciallo Nunziogallo”, per voi le prime tre puntate, da ascoltare e vedere con calma, un intreccio misterioso si svolge tra le strade del centro storico di Potenza, tra Via Pretoria e la Chiesa di San Michele si muovono ombre inquietanti, si sentono rumori, voci. Presenze oscure? Intrighi di provincia?
Ci penserà il Maresciallo Nunziogallo a svelare gli intrighi.
Chi sono i personaggi che si agitano nella storia? Demoni? Fantasmi? Sogni? Che succede nelle case di campagna dei potenti? Notai, avvocati, politici.
Un giro di ragazze squillo?
Da stasera per voi, su TOTEM Magazine. SEGUITECI , IL MARESCIALLO VI SVELERA’ OGNI SEGRETO

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