CRONACA DI UNA PANDEMIA – ITALIA, 20 MARZO 2020

CRONACA DI UNA PANDEMIA – ITALIA, 20 MARZO 2020

Vigevano, 20 marzo 2020 – ore 20:24 – Veronica Menchise

Fortuna, di poter stare Qui ”

Fortuna di poter star qui Veronica Menchise

Antonio Califano – Potenza 20 Marzo, ore 18

Dedicato ad un’amica che è un anno che non c’è più.

“Siamo tutti dei casi disperati”, diceva Woody Allen, oggi è questo il pensiero che mi assilla. I dati che arrivano sono “pesanti”, è chiaro che chi era convinto di un’ennesima riproposizione della “Basilicata isola felice”, ha toppato di nuovo. Siamo anche noi dentro il dramma nazionale, anche da noi la progressione è preoccupante, abbiamo dalla nostra solo il rapporto favorevole estensione territoriale/abitanti ma non le strutture sanitarie del Nord. Certi comportamenti sociali vengono da lontano, è inutile gridare all’untore, sono il prodotto di ostentazioni di felicità che dissimulano una profonda infelicità sociale. È del 2004 il saggio di due psichiatri, Benasayag e Schmitt, “L’epoca delle passioni tristi”, che ci racconta la contemporaneità “prossima ventura”, cioè questa, soprattutto dal punto di vista dei giovani. Dicevano: “Viviamo in un’epoca dominata da quelle che Spinoza chiamava le passioni tristi ……Si continua a educare i giovani come se questa crisi non esistesse, la fede nel progresso è stata sostituita dal futuro cupo, dalla brutalità che identifica la libertà come dominio di sé, del proprio ambiente, degli altri…..Per uscire da questo vicolo cieco occorre riscoprire la gioia del fare disinteressato, dell’utilità dell’inutile, del piacere di coltivare i propri talenti senza fini immediati”. Ci meravigliano certe reazioni? Siamo pronti a sparare sull’untore di turno sia esso l’adolescente incosciente, il corridore seriale, il padrone di cani? Ma noi cosa abbiamo fatto per costruire un modello diverso di società? Loro sono l’effetto, ammesso che lo siano, noi la causa. Anche se ci crediamo assolti siamo lo stesso coinvolti.

Potenza, ore 11:00, Annamaria

ESSERCI: PER NOI, INSIEME AGLI ALTRI… NON E’ NE’ POCO NE’ TANTO.

E’ TUTTO!

Quanto è strana la vita: avevamo le persone, ma non avevamo il tempo! Ora abbiamo il tempo, ma ci mancano le persone!

Oggi, in tutto questo caos, stiamo imparando ad apprezzare il valore inestimabile delle piccole cose, dei legami, delle relazioni e di tutto ciò che prima ci sembrava così scontato, così banale.

Ed è proprio vero che bisogna toccare il fondo per accorgersi di quanto sia preziosa la vita, unica e irripetibile e, in quanto tale, un dono inestimabile. Di quanto siano fondamentali le persone che ogni giorno ci stanno affianco e ci regalano il loro amore, di quanto un abbraccio o un bacio possano scaldare l’anima e nutrire il cuore di gioia.

E sono sicura che appena tutto sarà finito avremmo imparato a sfruttare a pieno il nostro tempo, non trascurando tutto ciò che ci fa sorridere il cuore e dando la giusta importanza alle piccole cose che poi tanto piccole non sono.

Dipende dal punto di vista.

A ognuno il proprio.

Genzano di Lucania, ore 17, Rocco Di Bono

Autoisolamento? Distanziamento sociale? Nihil sub sole novi. Li praticavano già – per scelta, non per necessità – i monaci e anacoreti dei primi secoli del cristianesimo. Antonio, il fondatore del monachesimo orientale, che si rifugia nel deserto egiziano, in una grotta sul monte Colzim vicino al Mar Rosso, e lì muore centenario nel 351; Pacomio, che dorme su un sedile da notte, comodo quanto basta per riposare ma scomodo al punto da allontanare ogni desiderio di pigrizia; Simeone lo stilita, che predica ai pellegrini dall’alto di una colonna di venti metri; Marcanio, che va in giro per il deserto della Calcide portandosi addosso pesanti catene di ferro. Solo maschi? Ma no! Il primo aprile, nelle chiese cristiane orientali, si celebra Santa Maria d’Egitto, dapprima prostituta di grande bellezza e poi pellegrina nel deserto per 47 anni, nutrendosi solo della poca erba che trovava sul suo cammino. Asceti per scelta, che ai nostri occhi moderni e occidentali sembrano dei folli visionari. Capaci però di vivere la solitudine come un’avventura interiore e selvaggia, che cambia radicalmente il senso della vita.

Potenza Ore 2:45 – Nicola Cavallo

Mi sveglio spesso la notte, ultimamente, per l’angoscia di non esser angosciato o, forse, la gioia di non essere felice. Mi alzo e cerco qualcosa, una frase, pochi versi, un volto…

“Sorprendimi

Con baci che non conosco, ogni notte

Stupiscimi

E se alle volte poi cado, ti prego

Sorreggimi, aiutami

A capire le cose del mondo

E parlami, di più di te, io mi do a te

Completamente

.”

Sorprendimi [Saverio Grandi]

Stadio

Parma, ore 16.30 – Cristina Cogoi 

Frammenti di cuore, frammenti del mio cuore sono distribuiti in ogni dove 

Li ho adagiati con cura negli anni.

Li ho lasciati liberi, come tutte le cose che si dovrebbero amare

Li ho depositati in gni città orgogliosa di loro, consapevole che fossero distanti ma profondamente interconnessi con me.

Ma oggi sono così in pena per loro, li vorrei per un attimo, solo per un attimo ricomporre.

Vorrei abbracciarli, confortarli, sostenerli

Vorrei dare loro speranza, fiducia, consapevolezza, vorrei aiutarli a comprendere che tutto passerà, come tutte le cose.

Ma poi li sento, in questo silenzio fatto di solitudine mi parlano, mi sorridono, mi dedicano canzoni, mi mandano messaggi d’amore, mi rincuorano e mi amano a distanza, ognuno a loro modo, ognuno con le proprie unicità, allora comprendo  una cosa

Siamo tutti uniti da fili sottilissimi  invisibili ma così resistenti, così radicati così potenti. 

Respiro, chiudo gli occhi , sento il mio cuore battere all’unisono con il loro e improvvisamente lo ritrovo INTERO

Potenza, ore 12:00 – Giampiero D’Ecclesiis

La mattina comincia con un messaggio che leggo su una chat di gruppo: Antonio non sta bene, e non sta bene da giorni, tosse, febbre alta, non migliora, il figlio si dispera e si arrabbia perché, nonostante le reiterate richieste, né gli si fa’ il tampone né gli si invia un medico per cercare di capire che cosa succede.

Naturalmente mi agito moltissimo, Antonio è uno di quei vecchi cari amici che ti accompagnano per tutta la vita, telefono, scrivo, lo facciamo in tanti, aspetto notizie mentre mi monta un senso di angoscia e un dispiacere indicibile.

Poco dopo mezzogiorno arriva la notizia, sono andati a fare il tampone al mio amico.

Comincia una nuova ansia in attesa del risultato.

Genzano di Lucania, ore 16:15 – Gianrocco Guerriero

Voglio riferire solo cose belle, oggi. Perché se dovessi commentare quelle tristi mi sarebbe necessario troppo spazio e non darebbe alcun conforto.

Mi sono svegliato di buon’ora. Bagno, diario (cartaceo) e caffè. Quindi ho preso l’iPad e mi sono steso sul divano. Elaia non ha perso tempo e mi è saltata sul torace. Sentivo le sue fusa già prima di arrivare a lei con le carezze. Era bello. Era bella. Non ho resistito. Ho filmato: il suo musetto, la mia mano, il suo vibrare. Ho caricato su whatsapp. Dopo lei dormiva e io scrivevo. Alle otto circa, sono uscito. Mi ero prenotato all’AVIS per donare. Si andava scaglionati. Mascherine, distanti, attenti. Ma il bisogno di fare qualcosa per qualcuno (se è uno sconosciuto è meglio) ce lo abbiamo tutti, soprattutto adesso. Ero ancora con l’ago nella vena gonfia quando, in un paio di minuti sono giunti tre messaggi (Chiara, Monica, Alessandra). Con parole un po’ diverse, mi dicevano la stessa cosa: appena sveglie, avevano sfogliato su wa e ricevuto un benessere profondo dai pochi attimi di fusa che avevo registrato. Volevano dirmelo. E io ho gioito nel saperlo. Perché la conosco, la ragione: le fusa hanno una frequenza che va dai 20hz ai 150hz: compatibile con quella delle onde gamma, emesse dalla regione più antica del cervello (il talamo) quando siamo molto concentrati, nei momenti di felicità e… se facciamo sogni interessanti (in fase REM). Inoltre, la vibrazione che un gatto emette quando vuole amore pare abbia l’effetto di stabilizzare la fisiologia dei nostri corpi, e di togliere lo stress.

Più tardi, altre due amiche, alle quali era sfuggita la gattina, mi hanno confidato di aver smarrito il tempo. Ma del tempo ho scritto già abbastanza ieri, con le fusa accanto.

Potenza, ore 18:15 – Rosa Solimeno

Presso casa mia

È il nono giorno di quarantena e ora iniziano a sentirsi gli effetti.

Ogni mattina io e la mia famiglia, con calma – l’unico vero beneficio dello stare a casa è potersi svegliare comodamente, senza sveglia – ci prepariamo ad affrontare con spirito positivo un’altra giornata da passare a casa e lo facciamo rispettando sempre la stessa routine quotidiana: facciamo colazione, ci vestiamo e ci mettiamo a fare le nostre attività di lavoro, studio o gioco (i ragazzi preferiscono studiare il pomeriggio). Da ieri però qualcosa è cambiato…gli occhi di Simone e Vincenzo sono diventati tristi!

Eppure sono ragazzi fortunati….viviamo si in appartamento, ma in un appartamento comodo, spazioso e con un bel terrazzo; hanno tutti i confort: il nostro salone si è trasformato in una sala giochi con tavolo di ping pong, mini biliardo e calcio balilla, il terrazzo in campo da basket e la loro stanza in un luogo virtuale dove si incontrano per giocare con gli amici, ma purtroppo tutto questo non basta più…sono due settimane che sono a casa e a loro ora inizia a mancare l’incontro fisico con i compagni, la passeggiata “sopra potenza”, insomma lo stare all’aria aperta. Cercano da me risposte e rassicurazioni e per me inizia ad essere davvero difficile far capire loro che non abbiamo altra scelta se non stare a casa ancora per un po’, senza spaventarli….

E allora non posso far altro che stringerli forte – si lo so neppure questo si potrebbe fare – ma io non conosco altro modo per rassicurarli e sussurrare loro che presto tutto sarà finito e noi torneremo a giocare all’aria aperta… perché solo insieme si supera tutto!

Matera, ore: 18:45 – Doreen Hagemeister

W la Terra”

A rieccomi qua, a scrivere il mio diario. Oggi mi sento decisamente diversa… sono serena. Stranamente anche l’informazione che oggi è venerdì mi rende felice! Hurra!

Stamattina, dopo la colazione, mi sono affacciata sul mio balcone. C’era silenzio… sentivo gli uccellini sul mio pino che cinguettavano, e da alberi delle case vicine arrivava la risposta… un concerto incredibile… una pace! La giornata si annunciava bella. Il sole era ancora tiepido, ma riscaldava il cuore.

Verso le 10 ho fatto una telefonata a una mia carissima amica: auguri A. – oggi è il suo compleanno. Mi sono goduta la chiacchierata con lei, amiche del cuore, confidenti, consigliere l’una dell’altra… mi sono messa su una sdraio, sotto le carezze del sole, telefonavo. C’era un leggerissimo venticello, piacevole… È bello sentirsi voluta bene. Stavamo ragionando sull’amicizia… io sto cambiando. Comincio a tagliare ponti con “amici” che non sono amici… in compenso ho rinforzato alcune amicizie in questi 15 giorni di quarantena… e addirittura ho conosciuto e apprezzato tanta nuova gente che non vedo l’ora di conoscere “dal vivo”. E poi ci sono le persone come A. … amiche/amici di vecchia data che si confermano tali!

Torno a lavorare serena. Al pc vedo, anzi AMMIRO, un’immagine dell’ESA, Sentinel 5-P – il satellite ambientale dell’Europa. L’immagine è una rappresentazione grafica dell’inquinamento in Europa, prima e dopo le misure restrittive a seguito della diffusione del Coronavirus.

Il satellite Copernicus Sentinel-5P monitora l’inquinamento, in particolare la concentrazione delle sostanze inquinanti. Dalle immagini risulta evidente la drastica riduzione dello smog e del diossido di azoto sui grandi centri urbani. In Italia la zona più colpita dall’inquinamento è la Pianura Padana… Ora con lo stop di molte industrie, ma anche di gran parte del traffico, LA TERRA RIPRENDE A RESPIRARE!!!

Ricordo un episodio che si ripeteva ogni volta che viaggiavamo in macchina per tornare da Roma in Puglia, la terra di mio marito. Mia figlia Livia, piccoletta, vedendo le fabbriche illuminate (passavamo davanti alla FCA di Melfi) esclamava ogni volta meravigliata: “Mamma e papà, guardate… un castello!” Ricordo le emozioni contrastanti che mi provocavano queste sue esclamazioni di gioia… Da un lato la tenerezza che una mamma prova per la sua bimba che vive in un mondo di fatine e principesse (il castello!), dall’altro: che peccato che questi non sono castelli, ma dei mostri inquinanti travestiti da castello! Mi lasciava l’amaro in bocca… ma lo tenevo per me.

Ora la Terra respira… e NOI RESPIRIAMO! Riscopriamo i valori veri… quelli che i nostri nonni, ma anche i nostri genitori avevano ben presenti.

La giornata passa… ogni tanto mi affaccio sul balcone! Non mi sento rinchiusa! Non oggi! Sorrido persino, quando passa la macchina che invita a restare a casa. Guardo le aiuole che ho creato lo scorso settembre, dal nulla… lavorando talmente tanto che per oltre un mese sembrava avessi delle stigmate. Guardo i miei ciclamini che in queste aiuole hanno superato l’inverno e fioriscono… Uno più bello dell’altro… Mi danno una gioia immensa.

E poi, ore 18:30 circa, mi godo un tramonto mozzafiato… nel silenzio totale… un cinguettio solitario fa da sfondo musicale… risponde un cinguettio ancor più tenero.

Un pianeta migliore è un sogno che inizia a realizzarsi quando ognuno di noi decide di migliorare sé stesso” (Mahatma Gandhi)

ORE 20:10 Tolve- Rocco Mentissi

Non cambia nulla, nulla cambierà, siamo troppo radicati nell’epos postmoderno, nella retorica becera, non quella alata dei nostri padri, per scorgere, in tanto dolore e precarietà, il capovolgersi dei valori: la felicità di essere ultimi, l’improduttivo che dona senso alle nostre poche azioni, l’inutile che rioccupa i suoi spazi con tutta la sua carica di allegria, il disimpegno che riporta il dialogo, quello lento dei camini di una volta, occhi negli occhi, senza la fretta, che partorisce solitudini. Mi strazia la Morte, ma non ho fretta di tornare alla tanto decantata normalità di ieri, dove non ho mai incontrato uomini felici. Mi abbandono, invece, a pensare realtà alternative, cariche e pregne degli insegnamenti di questi giorni sospesi: la realtà non è mai assoluta, è sempre una versione di tante possibili. In fondo gli uomini cosiddetti concreti vivono in un mondo creato da sognatori.

Invece vedo tanti intenti a voler ripristinare il pianeta di ieri, di corsa, abbarbicati alle troppe radicate abitudini, a volte impersonali, automatiche, aiutando, così, la diffusione del contagio. Dovremmo disattivare le reazioni, in tutte le loro accezioni.

Abbiamo forse paura di guardare dentro la nostra vita? Capire le tante cose che facevamo senza passione? Riprendiamo a correre, a produrre, a mentire, ad alzare il volume, l’importante è non incontrare se stessi, non incrociare il nostro demone.

Potenza, ore 21:20 – Luca Rando

Oggi niente. Nessun pensiero. Nessun nome. Nessuna lettura interessante. Nessuna canzone. Ci sono giorni così, anonimi, come ce ne sono tanti. E invece c’è tanto in questo giorno: ci sono le crepe nei rapporti familiari, le arrabbiature e le incomprensioni, C’è il tanto tempo passato a computer o cellulare a fare lezione, parlare coi colleghi, correggere i testi degli alunni, rispondere alle richieste, preparare video, cercare su internet materiali… E’ la didattica a distanza, baby.

La scuola. Questo tempo straordinario ci ha spinto a comportarci in modo “ordinario”, mantenendo i contatti, restando punti di riferimento, gioendo nel rivedere i volti degli alunni, affidando loro anche un testo da scrivere, una riflessione da fare. Ma tutto questo non sostituisce il contatto dell’aula, la presenza fisica dei corpi nello spazio stretto della scuola.

Ma siamo in tempi straordinari. Tornerà anche il tempo dell’aula e forse, chissà, rimpiangeremo questi giorni di “libertà” dagli impegni orari, rimpiangeremo il tempo vuoto della mattina. Io no. Questi giorni sono una pausa. Una pausa dall’incontro, come quando, da ragazzi, si scriveva all’amata lontana dicendo “non vedo l’ora di rivederti”.

Potenza, ore 23:08 – Giovanni Casaletto

Caro Totem, vinco un po’ del mio snobismo e ti scrivo…così mi distraggo un po’.

Non so bene cosa scrivo, un diario in genere incrocia un calendario fisico, tangibile, sentimentale. Invece qui non c’è fisicità perché costretti nelle mura domestiche, certo c’è il calore della famiglia e degli affetti più cari, ma tutto il mondo fuori. Perché anche gli affetti e la vita domestica vivono di percezioni riflesse, di azioni retrattili, quasi una protezione dalla routine e dai cattivi pensieri. Ma se la routine non c’è più? Il paragone dove sta, la cifra del nostro affannarci è già cambiata. Come cambieranno infinite cose, il valore e le fiche che noi giochiamo sulle attività della nostra vita, sul lavoro, sull’impresa, sui servizi.

C’è già un consenso rinnovato (forse ritrovato) rispetto alla qualità della vita, al sistema di protezione a cui ci affidiamo, al nostro servizio sanitario nazionale. Pubblico. E con esso altre cose cambieranno, la capacità di produrre valore coltivando libertà di movimento, relazionalità disinteressata. Non che quella sul luogo di lavoro, che non sia ufficio/casa agile, sia per forza una relazionalità indigesta. Ma magari eravamo disabituati a tanto affetto, abituati a programmare, come una normale voce in agenda, il tempo degli affetti.

E cambieranno le economie, ci sarà da ricostruire. In Italia e nel mondo. Cambiano le percezioni, come dopo una guerra, appunto. Sembra strano ma di colpo il mantra del patto di stabilità è spazzato via, la Cina e Cuba (e dico Cuba!) aiutano l’Italia inviando medici esperti e strumentazioni. Chissà se ci sarà un nuovo Piano Marshall per l’Europa, o forse ognuno dovrà attingere risorse dalle riserve. Quest’Europa un po’ fattasi per la forza di un sogno, un po’ sfattasi per la mancanza di pragmatismo e di concretezza, di realismo politico, un po’ figlia della stabilità e della pax americana. Un’Europa che fonda il suo stare insieme su una rimozione originaria, la Germania…che oggi ne è il dominus, però. Un’Europa priva di un suo mito fondativo, basata sulla forza di un inno, tralasciando la gioia dei suoi cittadini. Una continua utopia e un rinvio perenne a giorni migliori. Quando? Una lunga utopia. Sì ma poi? Il sogno europeo! Che oggi pare ritrovare uno slancio umano, della civiltà europea tanto cara alla generazione dei Trenta Gloriosi, un po’ più asintomatica se pensiamo ai millennials. Pare ritrovare uno slancio ma non senza scossoni e contraccolpi; Lagarde deraglia, il nostro Presidente della Repubblica fa sentire la sua flebile, sincopata, occasionale ma prorompente ed autorevole voce nel burocratico clima di Francoforte, o di Bruxelles. E la BCE allenta la presa.

Nel frattempo noi ci stringiamo a coorte, pronti alla morte. Mai così minacciosa e vicina come appare dai numeri quotidiani, dalle curve della protezione civile, dai siti web che monitorano costantemente l’avanzare di Covid-19 nel mondo, o i tanti smanettoni di Excel e statistiche fai da te. E a un certo punto ti accorgi che anche la retorica nei Tg e nei talk è cambiata, scorgi un certo nervosismo. Anche nella casa del Grande Fratello, pensa…e chi mi conosce sa quale accanito consumatore ne sarei. È un crescendo, attaccati (almeno ciò mi succede) al nuovo bollettino nella speranza che la curva dei contagi si abbassi, tra un lanciafiamme di De Luca e il sindaco di non so dove che confonde il Covid-19 con le coronarie. E contestualmente, nella rabbia generale contro chi affolla le stazioni del rientro, pensi anche a quei genitori che sanno di avere i figli, o i fratelli, nel pieno sviluppo di un focolaio di contagio e rabbrividisci. E poi la colona dell’esercito per scortare i morti e il Tg2 che chiude, con timbro di voce normale, quasi una divisa d’ordinanza con le note di Mameli lanciate (festanti) in tutte le radio e ti sembra la scena finale…sì proprio di quel film con il giovane e bellissimo Leonardo Di Caprio. Ma è una sensazione personale, un attimo colto e consumato. E nemmeno mi ricordo il titolo del film. Domani si ricomincia, al lavoro ma non troppo. Salta fuori una delle tante immagini che girano tra Facebook e Whatsapp, di un tizio che porta betoniera, calce e cazzuola nel soggiorno di casa e sorridendo ti dice che fa smart working.

Villa d’Agri. Ore 23:00 -Antonella Marinelli

“Proviamo anche con dio, non si sa mai”.

Undicesimo giorno rosso. Quando arriva la sera sento un maggiore sollievo, non lo so spiegare. Non vorrei scrivere cose intimiste, ma ci casco tutte le volte. In questo diario raccontiamo con cura certosina lo scandire di ogni ora insidiata dalle nostre occupazioni quotidiane. Meno coraggio abbiamo di indagare le relazioni umane in questa quarantena infinita. Ora che abbiamo minuti e ore per osservare l’alterità della nostra casa come usciremo da tutto questo? Mi sto chiedendo se so ascoltare e forse maggiormente se ne ho voglia. Mi chiedo se esiste ciò che penso di aver costruito. Faccio la decodifica del mio silenzio, ne scandisco le pause e sento di non temerlo più come un tempo. La consapevolezza che oggi ho di me è decisa come il sapore del curry quando mi copre il palato. Mi dà un pò fastidio, ma poi subentra la piacevolezza del gusto. Avrei voluto imparare a condividere, ma non ce l’ho fatta. Avrei voluto trovare la letteratura dei libri di gioventù, ma la vita è altro e graffia davvero. Avrei voluto una milonga del contraddittorio, ma è tutto più semplice e più goffo. Però ho imparato l’estraneità nel sua essenza e che la complicità è in realtà una illusione se non addirittura un inganno. Adesso forse so vivere.

“La mia fede è troppo scossa ormai, ma prego e penso fra di me, proviamo anche con dio non si sa mai”.

Torino, ore 16:11 – Piero Bianucci

Ho in casa oggetti che per me sono cari e preziosi, per esempio un telescopio.

Nel suo genere è perfetto. Ma è inanimato, silenzioso, freddo.

Questa notte ho dormito con il mio gatto sul letto, e ora è qui e mi guarda.

C’è una distanza incommensurabile tra qualsiasi cosa inanimata, anche magnifica come una grande opera d’arte, e qualcosa che vive.

Potenza, ore 22,32 – Valentina Mecca

Prove Tecniche di Resistenza 2020

Questo “ai tempi del Corona virus” è il periodo più contraddittorio che abbia mai vissuto: vuole insegnarmi a schivare il prossimo, ma io corro ad abbracciarlo, almeno idealmente. Vuole farmi credere di avere davanti a me un potenziale untore, ma vedo solo mani tese alle quali mi aggrappo separati da uno schermo.

È un momento in cui credi di avere tutti a un clic di distanza eppure ti senti incredibilmente solo. Sei in contatto perenne con gli altri per via degli ingorghi di meme, video, audio, fake news, compiti e report sul telefono, perché tanti nonni hanno scoperto le videochiamate e tante aziende hanno dovuto cambiare pelle e acquisire abitudini come lo smartcoso che prima non era nemmeno contemplato. Tuttavia, spento il pc, cliccato il bottone rosso di Skype, ripiombi nel silenzio spettrale del tuo amato quartiere e ti chiedi come e quando finirà.

È una condizione che ti fa sentire allo stesso momento infinitamente ricco e infinitamente povero. Guardi il frigo (nella maggior parte dei casi, pieno) e ti chiedi fino a quando dureranno le scorte. Ormai hai imparato a contemplare tutti gli scenari possibili, anche quelli inimmaginabili, perché l’inimmaginabile sta succedendo davvero. Inizi a riempire la testa di una serie di “E se…?” e quindi ti chiedi se si possa davvero ad arrivare a un ammanco di scorte nei supermercati. Sai che è impossibile, ma per un attimo il pensiero ti passa per la testa. Così apri il frigo e inizi a guardare con clemenza anche quel mezzo limone che giace nell’anta da tempi non sospetti.

Eppure ti senti infinitamente ricco, hai la connessione (e Dio solo sa cosa succederebbe senza!), hai elettrodomestici perfettamente funzionanti (vi immaginate un forno rotto in questo Bake Off Italia dei no’antri?), una casa di discrete dimensioni (non ne parliamo se hai un balcone, un terrazzo o addirittura un giardino!), stai alla pari col pagamento delle bollette e sai di poter godere delle risorse primarie per i prossimi mesi. Il frigo continua a essere pieno grazie a chi continua a lavorare per assicurarti che la tua pancia sia serena. Richiudi l’anta, espiri. Un problema è risolto.

Guardi i grafici della Protezione Civile, ormai hai imparato che non vengono aggiornati più di una volta al giorno, ma poco importa: visiti la pagina almeno sei o sette volte durante le ore di veglia. Cerchi di focalizzare l’attenzione sui dati positivi. Noti che la percentuale dei pazienti guariti rispetto al totale degli infettati è sempre in aumento, ti sforzi di guardare solo quello, cerchi di non buttare l’occhio sul numero di decessi, è un numero giusto? Non persone? Non madri, padri, nonni, fratelli. Un numero. Solo una cifra, che non corrisponde mica all’intera popolazione di uno dei comuni della nostra regione. Un numero scritto in un grido gelido quanto i corpi che rappresenta e che non riceveranno nemmeno il saluto finale dei loro cari. Chiudi la finestra del sito, deglutisci e cerchi di pensare che per forza di cose tutto questo finirà.

Pensi che riabbraccerai i tuoi genitori, tornerai a vivere la quotidianità fatta di piccoli riti condivisi con le persone a cui vuoi bene, che prendere un caffè al volo al bar e scambiare due chiacchiere con chi è dietro al bancone sarà di nuovo parte del tuo indaffarato quotidiano, accompagnerai i bambini a scuola con la consueta fretta e continuerai a fare loro le solite raccomandazioni. Ti immagini già passeggiare per strada senza schivare nessuno e senza guardare con sospetto chi si approssima a te, pensi che i tuoi piedi toccheranno di nuovo l’acqua del mare, che imposterai Google Maps per recarti in posti nuovi, prenderai un aereo, stringerai mani e ti presenterai per la prima volta a degli sconosciuti e che tutto ciò che prima sembrava banale e che oggi è diventato un lusso tornerà a essere normalità e ti ricordi quanto sei stato fortunato a nascere in questa parte di mondo.

Ti chiedi come far trascorrere questo tempo infinitamente lungo che ti separa da tutto questo.

Pensi ai bambini, ai loro arcobaleni che ti ricordano che andrà tutto bene. Se non ci credi insieme a loro è finita. Qui è una gara a chi tiene botta. Solo un equilibrio mentale cercato e coltivato ti può dare la forza. Ma come si fa? Si impara dai bambini, dalla loro stupefacente incoscienza e dalle loro certezze. Nayra, la piccola, mi chiede se domani la porto al mare, risponde Niccolò e le ricorda che non si può uscire. Eppure loro continuano ad avere una routine, la colazione, la preparazione, la “scuola”, i giochi, i compiti. Sarà forse questo il segreto?

Provo a fare lo stesso, incluso “scuola”, giochi e compiti. Provo a sfruttare questo periodo per continuare a lavorare, formarmi, dedicarmi ad attività piacevoli e portare avanti delle mansioni. Ricordo a me stessa che mi rimane la ricchezza più grande: il mio tempo e, da hooligan della gestione del tempo, ho creato un programma di lavoro per le prossime tre settimane (è estensibile ma bisogna essere ottimisti). Ho deciso di dedicarmi ad attività di “straordinaria amministrazione” per l’azienda di famiglia, riprendo in mano gli appunti di marketing e di social media strategy, creo un programma e ho un’idea.

Penso che i miei appunti possano aiutare altre aziende, attività e negozi, nostri rivenditori o di settori merceologici completamente diversi. Allora creo una sfida social per condividere le mie note con loro e la strutturo coadiuvata da esperti di marketing, perché alla fine di questa parentesi il periodo che seguirà ci dovrà trovare più forti e più preparati di prima.

La modalità è semplice: ogni due giorni i partecipanti ricevono una mail con spunti di marketing e gestione dei social, viene chiesto loro di pubblicare un post sulle loro pagine aziendali con una foto rappresentativa e qualche parola sul tema della mail. Gli argomenti possono essere spaziano dalla presentazione dell’azienda o dei prodotti, alla storia aziendale e così via. L’unica preghiera è l’utilizzo dell’hashtag #PTR2020 (sta per Prove Tecniche di Resistenza) e di taggare la mia pagina azienda perché ricevendo la notifica, posso condividere i loro post nelle nostre story e offrire loro maggiore visibilità. L’iniziativa è partita questa settimana e finora ho raccolto consensi entusiasti che mi fanno sentire parte di una comunità e che trasformano il mio tempo in qualcosa di utile per gli altri.

Spesso mi chiedo se sia giusto continuare ad andare avanti, facendo quasi finta che tutto là fuori sia normale, che non ci sia sofferenza straziante e che la morte è solo un’illusione. Ogni volta mi rispondo che questo è un esercizio di sopravvivenza sia al virus e sia alla paura. Anche io ho paura, come tutti, ma mi sforzo di condividere gratuitamente quel poco che so con gli altri, per offrire formazione e consigli su come migliorare il look dei canali social delle loro attività, ma soprattutto per provare a infondere coraggio e trovarne altrettanto. Come imprenditrice non voglio arrendermi, né aspettare inerte che le cose cambino e cerco di sottopormi a un esercizio difficilissimo: trarre del bene – del bene collettivo, anche minuscolo – dal dolore.

Quando ci renderemo conto che le preoccupazioni di un imprenditore appartengono all’intera comunità, allora capiremo che la comunità non è un concetto astratto, ma un gruppo di persone che in questo momento condivide con noi timore e preoccupazione. Eppure io ho trovato chi in questa terribile situazione, condivide con me la necessità di farsi forza e fare rete. Nelle nostre chiacchierate al telefono facciamo quello che dal vivo non possiamo: ci fondiamo in un abbraccio di fiducia reciproca e sui social è una maratona di condivisioni, like e cuoricini. Ho trovato l’umanità e ha volti e menti bellissime. Traggo il primo insegnamento da questa esperienza assurda e paradossale: l’umanità salverà l’umanità.

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