I DODICI MESI DELLA NON QUIETA POLITICA LUCANA

Salvatore Santoro

Scissione del Pd, stop di tre mesi del Cova ed elezione di Polese gli eventi clou

Da Potenza a Maratea. Da Benedetto a Benedetto. Il 2017 è stato un anno pieno di tanti accadimenti uno dietro l’altro, ma senza la vera notizia da copertina. Dodici mesi quasi di passaggio dal 2016 al 2018. Per la politica soprattutto: quasi tutto quello che è stato è parso in funzione di quello che sarà. Elezioni 2018 su tutto.

L’anno che verrà”, in ogni caso, si è aperto con la vetrina Rai del Capodanno potentino a Piazza Prefettura. E si chiude con il concertone della Tv di Stato a Maratea. Dodici mesi fa, il centro della scena, fu subito per la polemica scoppiata a seguito dell’imbucata televisiva di Nicola Benedetto che, nonostante il veto imposta da Marcello Pittella ai “suoi” politici a non usare la kermesse Rai come passerella personale, si “prese” un minuto di diretta con lo spot sulle tapparelle che produce. Benedetto dopo 12 mesi è ritornato a prendersi la scena dimettendosi da assessore proprio agli sgoccioli di questo 2017. Si attende di capire se apparirà anche questa volta nel piccolo schermo in mezzo al Concertone. Politicamente c’è meno mistero: Benedetto dopo mesi di tira e molla si prepara all’entrata trionfale nel centrodestra in odore di candidatura al Parlamento alle elezioni del prossimo marzo e per farlo doveva lasciare con tanto di polemica la Giunta regionale lucana. Tutto calcolato.

Per il resto il primo mese dell’anno va ricordato per il sogno infranto dell’altro Pittella, Gianni di emulare Emilio Colombo e riportare la più alta carica del Parlamento europeo dopo 40 anni in Italia e in Basilicata. Il 17 gennaio al ballottaggio il socialista dem Gianni Pittella dovette arrendersi al blocco Popolare europeo e ad Antonio Tajani che ottenne 69 voti in più. Tutta routine poi nelle settimane successive con la tensione alle stelle all’interno del Pd lucano per l’approssimarsi del congresso nazionale che si sarebbe svolto il 30 aprile. La data importante è stata il 21 febbraio con l’uscita dal Partito democratico di Roberto Speranza. L’ex segretario regionale dei dem lucani in rottura prolungata con Renzi alla fine di una Direzione nazionale infuocata diede il via alla scissione nel Pd che per la Basilicata si tradusse anche nell’uscita dei due segretari provinciali (Molinari a Potenza e Bellitti a Matera) e soprattutto dell’allora viceministro Filippo Bubbico che di fatto hanno raggiunto il già fuoriuscito Vincenzo Folino. Altra data importante è stata quella del 18 aprile quando dopo le conferme dell’Arpab di una fuoriuscita di idrocarburi da un serbatoio Eni, la Giunta regionale decise la chiusura del Centro Oli di Viggiano. Furono settimane di conferenze stampa e smentite e prese di posizione da parte dei vertici del Cane a sei zampe e della politica lucana.

In questo clima il 30 aprile si svolsero le Primarie del Pd nazionale con la vittoria annunciata di Matteo Renzi contro il ministro Andrea Orlando e il governatore pugliese Michele Emiliano. I renziani lucani raccolsero il 62 per cento circa a fronte del 69 generale mentre per Orlando il cui alfiere principale era l’allora ancora consigliere regionale Roberto Cifarelli la Basilicata si dimostrò più avara del resto del Paese con una percentuale del 13 per cento a fronte del 20 nazionale. Ottimo il risultato di Emiliano in terra lucana – che nel frattempo acquistò Piero Lacorazza nelle proprie fila – con un 24,29 per cento a fronte del 10,87 nazionale. E si arriva all’11 giugno quando in 24 comuni lucani si vota per le amministrative. A Policoro, unico paese sopra i 15 mila abitanti, ci fu la vittoria al ballottaggio di Enrico Mascia del centrosinistra contro il sindaco uscente Rocco Luigi Leone storico esponente del centrodestra jonico. E si arriva al 17 luglio poi per la riapertura del Centro Oli di Viggiano dopo la messa in sicurezza del serbatoio di petrolio dell’Eni e le garanzie del Ministero. Due settimane ancora e alla Regione, il primo di agosto, gli assessori regionali diventano 5 con l’aggiunta (grazie al nuovo Statuto regionale approvato alla fine del 2016) di Roberto Cifarelli della minoranza dem.

Estate senza particolari scossoni fino al 3 ottobre quando da Roma si apprende che la Basilicata ha perso un esponente nel Governo nazionale: Filippo Bubbico lascia il dicastero per i rapporti ormai complicatissimi tra il Pd e Articolo 1 di Speranza e Bersani. Gli ultimi mesi dell’anno poi, hanno visto alcuni movimenti in Consiglio regionale con l’ingresso di Antonio Bochicchio del Psi il 10 ottobre al posto del dimissionario Francesco Pietrantuono che ad agosto decise di optare per la sola carica di assessore regionale. Fino al 21 novembre quando in Consiglio avviene un’altra staffetta dopo le dimissioni di Luigi Bradascio che viene sostituito da Giuseppe Soranno della lista che alle elezioni era collegata direttamente a Pittella.

E si arriva al rush finale: 3 dicembre si svolge il congresso regionale del Pd con la vittoria schiacciante di Mario Polese che con il 73 per cento fa addirittura meglio di quanto fece Renzi alcuni mesi prima. Il nuovo segretario che così colma il vuoto lasciato dalla scomparsa di Antonio Luongo avvenuta l’8 dicembre di due anni prima ha superato Vittoria Purtusiello (17,1 per cento) e Vito Santarsiero (9,7 per cento). E come anticipato l’anno si chiude con l’ennesimo cambio in Giunta con le dimissioni di Benedetto il 27 dicembre e l’ingresso conseguente in Giunta del defilippiano Carmine Miranda Castelgrande. Per il resto tanto fumo, un po’ di arrosto, qualche scazzottata virtuale, un mare di polemiche e tante attese per un futuro migliore.

Buon anno nuovo

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