“E ADESSO SONO CAZZI”

Luciano Petrullo

Alla ridda di opinioni politiche che stanno seguendo il voto di domenica, alle previsioni di un nuovo governo e alle strategie fumose delle segreterie e dei commentatori, porto un profondo rispetto e le trovo belle e sensate tutte, sebbene appaiano ai miei occhi come potrebbe apparire una favola o un racconto breve, cioè derivate dalla realtà, ma al di fuori dalla stessa.

Mi incuriosisce, invece, non poco, l’aspetto metapolitico delle elezioni che, a onor del vero, meriterebbe migliore ospitalità a cominciare dai talkshow per finire alle pagine dei giornaloni.

Il Renzi furioso, per esempio, che anziché prendersela con la sua personalissima cattiva sorte, chissà quanto, però, alimentata dal suo superego, se la prende con i poveri italiani o coi suoi compagni di partito, rei, probabilmente, di non essere stati capaci di vendere pentolacce come gioielli.

O il mite Gentiloni, turbato dall’insuccesso sebbene preceduto da un endorsement pressocchè generale, laddove per generale intendo la moltitudine dei piddini travestiti da giornalisti o opinionisti.

Tajani, invece, non ha fatto a tempo a dimostrare la sua trasparenza politica, spazzato via da un vento che proviene dal nord, in men che non si dica.

Immagino anche il broncio del berlusca, che, presumo, indispettito, sieda su un trono dorato tramando una resurrezione, magari proprio per il prossimo venerdì santo.

Quanto ai vincitori, Di Maio e Salvini, me li immagino per un giorno finalmente sazi a bearsi della loro terrena onnipotenza, leoni per qualche giorno a riposo, a leccarsi i baffi ancora sapidi del gusto della vittoria.

Credo che le loro prossime giornate saranno scandite dallo slogan, per niente spendibile urbi et orbi, “e adesso sono cazzi”.

Fortuna che non hanno la maggioranza assoluta e che fino a quando non ne viene fuori una, possono ancora pontificare allegramente.

Aperto comunque il bando per i nuovi responsabili, quelli cioè pronti a portare acqua al governante di domani. Saranno ben accetti tutti, bruni e biondi, colti o ignoranti, stravaganti e normalissimi, purchè assatanati dal bisogno di servire il paese, con spirito di sacrificio, insomma, come un Alfano di ieri l’altro, per capirci.

Venendo a noi, i prodi Viceconte e Benedetto, sebbene si fossero scambiati la maglietta non ce l’hanno fatta, mannaggione. Sarà perché lo scambio è avvenuto prima. In effetti le magliette si scambiano a fine partita; sbagliati i tempi, non altro. Dai, che ce la possono ancora fare, stavolta come portaborse o facendosi assumere alla bouvette di Montecitorio. Li aspettiamo con la simpatia di sempre.

PS: Pittella non è più un politico lucano. Ne danno il triste annuncio i seggi della Campania. Propongo un giorno di lutto regionale. Anche in Europa terranno la bandiera a mezz’asta. E ora tutta la sua esperienza europea se la pappano i nostri vicini. Un’occasione, un’altra, persa. Uffa, che fatica vivere nella regione più ingrata del mondo.

 

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