EROI ED ANTIEROI

EROI ED ANTIEROI

eròe s. m. [dal lat. herosōis, gr. ἥρως]. – Nel linguaggio com., chi, in imprese guerresche o di altro genere, dà prova di grande valore e coraggio affrontando gravi pericoli e compiendo azioni straordinarie b. Chi dà prova di grande abnegazione e di spirito di sacrificio per un nobile ideale antieròe s. m. [comp. di anti-1 e eroe]. – Personaggio che, polemicamente o no, mostra qualità del tutto opposte a quelle considerate tipiche e tradizionali dell’eroe.

Ti faccio vedere come muore un italiano!

Sono le ultime parole attribuite a Fabrizio Quattrocchi “contractor”, come si dice ora per il pudore della parola italiana “mercenario” cui viene attribuita una notazione negativa.
Quattrocchi può essere definito al medesimo tempo un eroe e un antieroe, nelle sue parole prima della morte c’è tutto ciò che dovrebbe connotare l’uomo secondo un certo tipo di cultura: Lo sprezzo del pericolo – voglio guardare in faccia la morte -, la fierezza –ti mostro come affronta la morte un italiano -, perché no, il coraggio.
Allo stesso tempo la sua scelta di vita, almeno nella sua connotazione “estetica”, risponde anche a tutti i canoni dell’antieroe, l’andare oltre gli schemi convenzionali in una società molto poco militarista come quella italiana, la scelta di una professione così fisica, così, almeno in via teorica –non sappiamo quali quali compiti abbia svolto il nostro connazionale in IRAQ– violenta, è certamente un comportamento controcorrente e un po’ “dannato”, tipicamente da antieroe alla pari dei giovani che sono partiti alla volta del Kurdistan per combattere contro lo stato islamico.

Ieri è tornata la giovane cooperante liberata dopo un anno e mezzo in mano agli estremisti islamici. Meno male no? E’ salva, bella notizia, e invece…sono fioccati i commenti sprezzanti.
Ci sono differenze ! -qualcuno mi direbbe- Lui è morto da eroe e lei si è convertita all’Islam!

Voici la différence

Lui era andato, a pagamento, a svolgere una “missione” di “security” privata in uno scenario di guerra. Alias se vai in guerra devi mettere in conto di poter morire.

Lei era andata per conto di un’organizzazione umanitaria a svolgere una missione pacifica di supporto. Magari in questo caso ti aspetti la gratitudine dei tuoi beneficiari piuttosto che essere rapita.

et aussi

Lui era indubbiamente un professionista. Se non un professionista della guerra un professionista del confronto fisico. C’è da mettere in conto che potesse essere psicologicamente attrezzato a resistere alla pressione psicologica.

Lei è una giovane donna di 25 anni, magari un po’ idealista, certamente ugualmente coraggiosa, ed è probabile che fosse meno pronta a resistere alla durezza psicologica di una detenzione in condizioni che oggettivamente devono essere estremamente difficili

Enfin, permettez-moi de demander

Come muore un italiano?

Un italiano può morire in tanti modi. Per esempio:

-fucilato in divisa tedesca mentre cerca di scappare dal suo paese dopo averlo distrutto
-di freddo, dopo aver marciato per giorni con le scarpe di cartone nel gelo, inviato in guerra da governanti senza scrupoli che avevano bisogno di un po’ di morti per il tavolo della pace
-bruciato vivo insieme ai tuoi fratelli, a casa, in nome di una lotta politica fatta di odio insensato
-mentre torni in treno per le vacanze di Natale assieme a tanti altri lavoratori per una bomba
-scaraventato vivo in una grotta carsica
-avvelenato con una bella dose di Zyklon b assieme a migliaia di altri

Eppure niente medaglie per i morti dell’Italicus, niente medaglie per i fratelli Mattei di Primavalle, per i troppi Italienische Militärinternierte di cui si è perso nome e memoria, per non parlare degli italiani di religione ebraica. Cosa voglio dire?

La discussione che si è generata è surreale, viziata dalla necessità di imprimere un’impronta ideologica ora positiva (Quattrocchi), ora negativa (Romano) utile semplicemente ad alimentare una visione distorta della realtà.

In questo meccanismo distorto vengono triturate le domande utili per capire, ad esempio:
Per cosa e per nome di chi era in Iraq Quattrocchi? Oppure, come va interpretata la conversione della Romano, è l’effetto della cosiddetta Sindrome di Stoccolma o c’è dell’altro?
Chi si reca in aree che la Farnesina indica come pericolose è giusto che lo faccia a suo rischio e pericolo?
E’ giusto pagare i riscatti? E atteso che in ben altri tre casi in cui ci sono state liberazioni di italiani si è proceduto in questa maniera senza che la destra italiana abbia dato mostra di fare grandi proteste, è legittimo chiedersi quando è giusto pagare?
Per un imprenditore si e per una cooperante no?
Il valore di un essere umano può variare in funzione di ciò pensa o si crede?

Quale sia il pensiero dei direttori del coro di proteste non è dato saperlo.

Gli equilibri geopolitici in Somalia sono cambiati, siamo tutti consapevoli che senza una politica militare dei boots on the ground è impossibile ritagliarsi ruoli geopolitici? Chi è disposto a partire per difendere le aspirazioni mini-imperialiste, o se volete di difesa delle nostre aree di influenza in Africa?
Qualcuno pensa davvero di poter continuare ad avere ruolo grazie a piccoli maneggi, all’uso di quella dottrina machiavellica in politica estera che è all’origine di tutta la nostra (meritatissima) cattiva fama?
Le mie sono tutte domande destinate a rimanere inevase perché è tanto più facile stringere i denti e ostentare mascelle volitive guardando il video del povero Quattrocchi che indossare una divisa e provare a fare la guerra, o anche solo a ordinare al proprio esercito di farla, tanto più facile sfogare la frustrazione insultando una giovane donna di 25 anni cui, all’uscita di un anno e mezzo di prigionia, dovrebbe essere accordato il tempo di riordinare le idee.
Ma il nostro oramai è il paese degli sciacalli, piccoli vermilinguo strisciano nelle televisioni, sui social, sussurrando al povero popolo sovrano ogni genere di putridume rendendolo schiavo dei desideri della cupidigia, dell’ignoranza e della voglia di potere.

Ai protagonisti delle due storie che ho citato, tanto al giovane contractor ucciso vigliaccamente in Iraq, quanto alla giovane donna rimasta prigioniera oltre un anno non può che andare la umana commozione, la solidarietà e il dispiacere per le sofferenze che hanno patito.

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