L’ESPATRIO, MAESTRO DI VITA

L’ESPATRIO, MAESTRO DI VITA


Siamo a Gülsuyu e laggiù, guarda, ci sono le Isole dei Principi e lì sulle vetrine dei bakkal scrivono col greco e col turco.

La luce s’accende nelle loro belle ville, sulle Isole dei Principi, e ci guardiamo da un punto all’altro, terra e isole, luci accese con luci accese.

Gülsuyu è la collina, la collina di Maltepe.
Qui le case non sono registrate. 
E si chiedono tra loro i paesani che innaffiano l’orto:
sende tapu var mi? 
Tu ce l’hai l’atto?
e di solito no, non ce l’ha nè l’uno, nè l’altro.
I furbi lo sanno e fanno progetti per schiacciargli il nido con torri per ricchi.
Spendi! Guarda che vista!
Ma io non so se il ricco parla il greco come l’ortolano.


(autunno 2017)

Quando lasci il tuo paese per un altro la prima cosa che fai è capire da dove vieni. Inizi un dialogo interiore in assenza: noti tutto quello che ti sei lasciato alle spalle e che chiamavi normale. A me è capitato così. Un amico antropologo che viveva a Istanbul già da un paio d’anni mi disse: sai i politici turchi raggirano la gente, fanno frasi lunghe piene di subordinate e con il fatto che il verbo è alla fine confondono le persone sulle proprie intenzioni. Rispose l’uomo turco più in gamba che conosco: sì, tuttavia anche chi ascolta è turco. Ecco.

E poi anche quella storia del caffè consumato al banco del bar. Sono stato in Italia, dice il turco in gamba, perché bevete il caffè fissando il barista? Ma no! Non lo facciamo. Lo fate, lo fate! Beh devo ammettere che forse… ma non lo giudichiamo mica eh!

Dal 2009 ad oggi ho avuto occasione di spostarmi in Turchia e di vedere l’est e il sud. A nord sono stata solo in villeggiatura un paio di giorni, troppo pochi per farmene un’idea (ma abbastanza per dire che i teli mare dei discount Bim e SÖK sono fantastici e costano poco). A proposito di Bim e SÖK e degli altri supermercati turchi: se ci entrate per acquistare del vino o della birra allora sarà stato un viaggio a vuoto. La politica di questi supermercati vieta il commercio di alcolici ma non di poter consigliare ai clienti smarriti dove acquistarli! La cortesia prima di tutto. Una buona selezione di vini per esempio la si può trovare al Carrefour e da Migros o nei negozi di Tekel (con l’insegna blu) ma da questi ultimi si esce solo con una busta nera, che significa: ehi (oppure un sornione eheh), questa persona trasporta alcol e tabacchi! Ma in realtà fa scena solo se sei molto chiassoso altrimenti non è molto diverso da alcune salumerie lucane dove ti incartano ancora gli assorbenti nella busta del pane sennò poi si vedono e la gente che deve dire. E che deve dire?

Una settimana dopo il colpo di stato del 2016 la città era tappezzata di manifesti: uniti contro il terrore. Che cosa ne pensate? Chiesi. Mio padre disse: che i tipografi lavorano a pieno ritmo, mentre a Potenza (la nostra città) per fare una fotocopia se ne va mezza giornata. Innegabile. L’osservazione mi permette un’ulteriore riflessione: un popolo è soprattutto ciò che ne raccontiamo. Come per Gezi Park. Il polmone verde di Istanbul dice la stampa italiana. Nell’autunno del 2013 arrivai a Istanbul per uno stage al Museo del Giocattolo, non avevo mai visto Gezi Park. Andiamo a Gezi Park, andiamo a Gezi Park, voglio vedere Gezi Park, voglio vedere il polmone verde di Istanbul prima che lo distruggano! Ma Gezi Park è una striscia di verde con un paio di file di alberi (e alla fine comunque non l’hanno buttato giù, quindi ben fatto!) Gezi Park è certamente un simbolo di resistenza contro l’azzeramento della cultura che si inserisce in un discorso molto più ampio e ma è anche una protesta contro la cementificazione della città. Tuttavia è scorretto e fuorviante dare ad intendere a chi non c’è che sia stia sradicando una foresta. Quındi no, Gezi park non è il polmone verde di Istanbul. Lo è invece la Belgrad Orman (l’immensa foresta che arriva fino a nord sul mar Nero e sì siamo ancora nei confini di Istanbul), lo è Yıldız Park, Maçka Park a Beşıktaş (riva europea). Questi sono entrambi parchi molto grandi con un meraviglioso habitat. Non è per pedanteria che dico queste cose ma perché dai giornali mi aspetto meno starnazzi e più voci assennate.

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