Il mio uomo dell’anno è un’altra donna. E vi spiego perché

Gianfranco Blasi

Totem Magazine è condivisione, esattamente questo è il punto di partenza attraverso il quale donne e uomini della nostra comunità regionale e non solo partecipano alla vita del nostro progetto editoriale. Abbiamo deciso di indicare un personaggio e un evento che per la comunità allargata di Totem potesse rappresentare il 2019 della Basilicata.

Coinvolgendo oltre 60 autori della nostra testata, alla fine il “Personaggio dell’anno” è risultata la scrittrice Mariolina Venezia e come “Il fatto dell’anno” abbiamo scelto l’elezione del Generale Vito Bardi alla Presidenza della Regione. 

Fra tutti i contributi ricevuti dai nostri autori, alcuni sono particolarmente originali oltre che articolati nella loro motivazione. Pertanto abbiamo deciso di condividerli anche con voi. 

 

Il mio uomo dell’anno è un’altra donna. E vi spiego perché

Ho votato per Francesca Palumbo, ho sperato vincesse Mariolina Venezia. Vi spiego perché…

TOTEM è molto più di una rivista. È una community influencers. Un luogo fisico e virtuale dove si fa informazione. Si scambiano idee, punti di vista. Si lanciano messaggi, suggestioni, linee di tendenza. È rivolta al nostro mondo, dunque ad un territorio e ai suoi residenti, ma non rinuncia a tenere lo sguardo alto. Basilicata come punto di partenza e di ricaduta. Dunque, l’idea, mutuata dal TIME, di individuare, nelle ultime settimane di ogni dicembre, il personaggio lucano dell’anno ci coinvolge, ci intriga e ci piace.

Da collaboratore e redattore della rivista mi è stato chiesto, secondo una griglia abbastanza rigida, di esprimere tre preferenze, graduandole dal primo al terzo posto. Da quello che ho capito alcuni sono stati chiamati a dare un voto secco. Altri ad ordinare per gradi su tre personaggi.

Potendo ragionare su tre preferenze ho votato come di seguito. Al primo posto ho collocato Francesca Palumbo, la potentina vincitrice quest’anno di una medaglia di bronzo agli europei di Fioretto a squadre, ma già con un palmares ricco di prestazioni e risultati di livello altissimo. Ho votato per lei pensando a Potenza Città Europea dello Sport nel 2021 e sperando che Francesca, questo è il mio augurio, vinca, prima potentina nella storia dello sport, la medaglia più ambita alle prossime olimpiadi.

Il secondo posto l’ho attribuito a Mariolina Venezia. E qui, mi dilungherò, giuro, senza annoiarvi.

Il successo della fiction Rai sul Pm, Imma Tataranni, nella location straordinaria dei Sassi di Matera è sotto gli occhi di tutti. La scrittrice è di primissimo livello. Ho avuto il piacere di conoscerla e l’occasione di presentare uno dei suoi romanzi prima del successo televisivo.

Mariolina Venezia scrive (per me) romanzi progressivi. È questa la cifra della sua migliore espressione letteraria.

Se il rock progressivo nacque rispondendo all’esigenza di dare a quel genere musicale maggiore spessore culturale e credibilità, la progressione narrativa della Venezia ha analoghe radici blues, non di matrice afro americana ma mediterranea, ad un livello maggiore di complessità e stilistica. Per questo nessuno scenario migliore ci sarebbe potuto essere rispetto alla giusta scelta di Matera e dei suoi Sassi. Il blues e il ritmo della narrazione si nutrono dell’antropologia dei Sassi, della frattura sociale fra antico e moderno, civile ed incivile che solo questa città dalle vibrazioni contrastanti, tanto amata da Pasolini, riesce ad evocare.

La scrittrice ha sviluppato e raccontato nelle storie materane un romanzo realista, dai toni aspri e umoristici. Imma Tataranni è un sole che spesso non trova una sua centralità, ma attorno al quale ruotano comunque tutti i personaggi che la penna di Mariolina disegna. Imma è un personaggio forte, che si scontra con la quotidianità che detesta, ma con la quale deve fare i conti. La Tataranni, con la sua quinta di reggiseno, sprigiona una sensualità sanguigna, quasi primordiale, alla quale il magistrato non può e non vuole rinunciare.

Gli uomini sono spesso, forse sempre, personaggi minori che la temono, la sopportano, desiderano essere conquistati. Nessuno osa, neppure per un attimo, mettersi in pari con lei. Persino il suo procuratore capo. Imma è sempre un passo avanti. Decide lei. Conduce tutti i giochi. È in questi contrasti emotivi che il personaggio cresce di libro in libro, di film in film.

Sono certo che se la incontrassi, parlo della Tataranni, in un viaggio oltre le pagine e l’inchiostro della scrittura di Mariolina Venezia, proverei a conoscerla ed annusarla. Magari proverei, persino, a farle la corte e ad invitarla a cena. Di tutto parlerei con Imma, però, meno che di Matera. Rischierei di annoiarla. Sono certo che la Tataranni berrebbe un calice non banale di Aglianico del Vulture. Io non rinuncerei al mio Franciacorta rosé. La sfida fra una materana ed un potentino potrebbe cominciare proprio da lì.

Qualcuno mi aveva raccontato Mariolina Venezia come un personaggio “esigente”, da prendere con le molle. Figuratevi quando i miei amici Donato Loscalzo e Rosario Angelo Avigliano mi hanno chiesto di dialogare con lei per presentare uno dei romanzi della scrittrice a Potenza, in una elegante serata organizzata dall’allora presidente del locale Rotary Club, Francesco Somma e dai suoi amabili soci, con l’ausilio di un bravo giornalista come Massimo Brancati.  Per altro, di presentarla con un altro amico, lo scrittore, Gaetano Cappelli. Praticamente, lui e lei, due galli in un pollaio. Con un unico punto di congiunzione che mi sarei guardato bene d’utilizzare. Rosanna Fratello. Si, si, proprio lei. La cantante di “Sono una donna, non sono una santa, non tentarmi non sono una santa, non portarmi nel bosco di sera…”. Che qualsivoglia adolescente della mia età si sarebbe catapultato nel bosco di sera solo per poterla magari spiare da dietro un cespuglio. Rosanna Fratello, alla quale, ai tempi, venne attribuito un flirt, una cena è abbastanza sicuro vi sia stata, con niente popò di meno che Aldo Moro. Avete letto bene, non c’è bisogno di stropicciare gli occhi.   

Comunque, chissà per quale disegno astrale sia la Venezia che Cappelli citano, di striscio e di struscio, nei loro penultimo e ultimo romanzo questa vecchia gloria, avvenente cantante pop pugliese.

Ma io, naturalmente, non ci sono cascato. Non ho cominciato da Rosanna Fratello.

Il mio raccontare è invece partito dagli Stormy Six e dal rock progressivo tanto amato da quelli della mia generazione.

A proposito del personaggio dell’anno. Al terzo posto ho votato per Vito Bardi. L’ho fatto più da vecchio cronista politico. Il cambiamento dopo decenni di centro sinistra mi è sembrato un fatto. Un fatto, appunto, non un personaggio.

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