Fuori Fase – 11 maggio 2020

Fuori Fase – 11 maggio 2020

Restituire il mondo ai bambini
di Nuario Fortunato

Fase 1: quarantena, distanziamento sociale, mascherine, guanti, dispositivi di protezione, tamponi, positivi, negativi, medici, infermieri, oss, volontari, chiusure, sostegni, cassa integrazione, autocertificazione, partite iva, running, didattica a distanza. Fase 2: congiunti, riapertura, cibo da asporto, esami di stato, allentamento misure, test sierologici, parrucchieri, estetisti, allenamenti individuali, allentamenti di gruppo. Tutto legittimo. Ma i bambini? Chi ha pensato ai bambini? Chi ha parlato dei bambini e ai bambini? Spettatori inermi e inconsapevoli di questa emergenza che hanno subito come eroi più grandi della loro stessa percezione. Bambini che hanno accettato l’isolamento. Magari vissuto la quarantena come un gioco, rinunciando. Mi si dirà che la rinuncia ha una notevole portata educativa e formativa e che la costrizione dona un senso di condivisione nella responsabilità del bene comune. Vero, i più piccoli sono molto più ricettivi degli adulti, ma la loro infanzia è da vivere lì fuori, dove adesso tutto sembra una minaccia. Il movimento e il giochi all’aria aperta sono un passaggio fondamentale per la loro vita, soprattutto se consumato in quei parchi che rappresentano degli spazi sociali di interazione, integrazione e aggregazione. Quei parchi giochi che oggi, purtroppo, rappresentano un incubatore di pericolo: luoghi di assembramento per i più piccini, spesso non ancora autonomi e indipendenti, e, di conseguenza per i genitori. L’intenzione del Governo sembra quella di delimitare e transennare le giostrine e i giochi o di contingentare l’accesso agli stessi. Leggo della previsione di misure a sostegno dell’adeguamento in tal senso delle zone destinate al gioco dei bambini. Direi che si tratta di una criticità di stringente attualità. Ai più piccoli non si possono richiedere rinunce a oltranza. È pedagogicamente ed eticamente poco corretto. Sarebbe il caso, allora, di inaugurare velocemente la stagione dei nuovi itinerari ludici, dei nuovi percorsi ricreativi e dei nuovi circuiti didattici. La Basilicata, per la sua morfologia e la sua orografia, sembrerebbe prestarsi facilmente a questa esigenza. Penso a orti botanici, sentieri attrezzati da trekking, fattorie didattiche, itinerari delle acque, sentieri blu con percorsi fluviali (ovviamente blandi) di Rafting, Packrafting e Kayak. Tutte soluzioni che riuscirebbero a soddisfare le prescrizioni da rispettare e, soprattutto, la curiosità dei bambini. Si faccia in fretta.

L’abbaglio della semplicità
di Gianrocco Guerriero

Elenco tre fatti recenti. Il primo ha strettamente a che fare con l’emergenza-pandemia, il secondo solo indirettamente, il terzo per niente. Tuttavia essi hanno un minimo comune denominatore importante, tema della mia riflessione odierna: la non semplificabilità dei temi complessi.

  1. Il virus Sars-Cov-2, come altri coronavirus noti, potrebbe indebolirsi fino al punto da provocare un semplice raffreddore guaribile in cinque giorni. Per noi sarebbe una vittoria e per lui anche, poiché un virus tanto più sopravvive quanto meno uccide (i virus hanno contribuito a formare la nostra identità genetica, nel tempo). Intanto il leghistak Zaia ha sparato la cazzata del giorno, affermando che l’indebolimento sarebbe una prova del fatto che il Covid-19 sia stato creato in laboratorio .
  1. In Brasile Carlos Bolsonaro, non solo a seguito della cattiva gestione della crisi legata alla pandemia, sta perdendo colpi. Ha tentato di interferire in una inchiesta giudiziaria in cui sono coinvolti due suoi figli. Sérgio Moro, un ex magistrato molto popolare, divenuto poi ministro, ha dato le dimissioni. Adesso sta cercando alleanze forze politiche ambigue e pericolose e potrebbe essere il prossimo uomo “forte” del Brasile: si parte da eroi e si finisce da despoti, nella maggior parte dei casi: il potere cambia le persone.
  1. Silvia Romano è l’ultima pastura della quale si stanno nutrendo gli utenti dei social, come sempre da oltre due anni a questa parte, rissosi e polarizzati: i “buonisti” da una parte e i “cattivisti” dall’altra. I primi, quando peccano, peccano d’ ingenuità. Quegli altri, invece, hanno proprio il sangue amaro

La rivincita di Metaponto
di Pino Paciello

Quando il professore, qualche anno fa, in una simulazione di SWOT Analisi sulla capacità turistica lucana, chiese agli allievi quali fossero i punti di forza e di debolezza della città di Venosa, il più scaltro fra essi rispose, nello stupore di tutti, la lontananza dalle grandi arterie autostradali.
Sollecitato ad articolare la sua riflessione, il ragazzo, già proiettato in un impeto di creatività, rispose con uno slogan (che poi era più un copy) che diceva più o meno così: venite nella città di Orazio perché per raggiungerla avrete l’opportunità di percorrere una strada sconnessa che si inerpica sull’Appennino lucano.

Un sorriso comparve sul volto del professore non già perché la risposta fosse corretta (non lo era) ma perché aveva apprezzato il tentativo, come capita ai bravi marketer, di trasformare una minacce in opportunità. O, secondo il senso comune, fare di necessità virtù.

Ora, da qualche giorno, con un metodo simile, assistiamo al tentativo di riabilitare le desolate spiagge lucane dello Ionio (meno rinomate di quelle pugliesi, per esempio) attraverso la leva del cosiddetto Covid Free. Un’etichetta di sicurezza, di immunità, che dovrebbe invogliare i turisti a preferire le nostre spiagge attraverso una poderosa campagna di comunicazione da attivare immediatamente da parte degli operatori e dall’ente preposto in primis.

È la legge del contrappasso, l’arretratezza economica e sociale, la distanza oltre che sociale anche dalle grandi direttrici, genera la possibilità che un agente esterno all’organizzazione, il virus appunto, meglio, la sua scomparsa, possa essere offrire un vantaggio competitivo al sistema turismo in Basilicata.

P.S.
Il tentativo va fatto, non fosse altro che gioverebbe almeno al posizionamento. Ma attenti a creare facili illusioni: ad oggi non si prevede un mercato che possa soddisfare l’ampia offerta turistica. Né può essere surrogato da quello interno o perimetrale. È proprio di qualche giorno fa un’indagine che stima che al 70% gli italiani che non ha alcuna voglia di andare in vacanza.

Europa: chi non ha peccato, scagli la prima pietra
di Pierluigi Argoneto

totem magazine europa

Qualche giorno fa è stata la festa dell’Europa, 70 anni tondi tondi dalla storica dichiarazione Schuman in cui si è scelto di seguire una strada ben precisa: libertà, democrazia, uguaglianza e rispetto per i diritti e la dignità delle persone. Colgo quest’occasione per toccare tre punti che hanno molto a che fare con l’Europa, con l’Italia e con la Basilicata.

  1. Intanto l’Europa e il Covid: si sente dire che l’Europa non ha fatto niente, o poteva fare di più. Oppure che l’Europa ha fatto molto. In un caso o nell’altro raramente vengono portate evidenze a sostegno delle tesi. La verità? Vi dico la mia: servono persone serie che la costruiscano l’Europa, non spernacchiatori professionisti. Per i curiosi, comunque, qui un elenco rapido delle cose più importanti già fatte per combattere il Covid-19;
  2. L’Italia è un paese laico. In quanto laico, in Italia è consentita la libertà religiosa [Costituzione, articoli 3, 7, 8, 19, 20, 21, 117 comma 2 lettera C]. Idem dicasi in Europa, di cui l’Italia fa parte, fino a prova contraria. Quindi la polemica pecoreccia su Silvia Romano è imbarazzante e degna di un Paese retrogrado e incivile. La sua scelta di convertirsi all’Islam è irrazionale, vero, così com’è irrazionale l’abbracciare qualsiasi credo religioso. Diversamente non sarebbe “fede” ma ragione, mi pare evidente. Quindi, perché la sua irrazionalità è più irragionevole dell’irrazionalità di un cattolico, magari oltranzista, come Antonio Socci, per esempio, che dice che il Papa è l’Anticristo? Ecco, se proprio non vogliamo fondamentalisti in Italia, teniamoci Silvia e spediamo Socci agli jihadisti: vedi mai riesce a convertirli;
  3. Il terzo punto ha a che fare con i fondi, sempre europei (FESR; FSE, …), che sono dati in dotazione alle regioni e spesso non riescono nemmeno ad essere impegnati, o che sono impegnati e non riescono ad essere spesi o che sono impegnati e spesi però come? quanto? in che modo? con quale impatto?

Per dirla come la direbbe Socci, chi non ha peccato, scagli la prima pietra.

Liberazioni e polemiche
di Angelo Soro

Premetto che, a mio parere, se è stato pagato un riscatto per la liberazione di Silvia Romano, è stata fatta la cosa giusta.

Perché?

Perché le ragazze e i ragazzi che svolgono il volontariato in Africa e nei Paesi molto meno fortunati del nostro, lo stanno facendo al posto nostro. Cioè al posto di chi continua a prelevare materie prime da quei territori senza dare niente in cambio, anzi, lasciando inquinamento e povertà.
Chi opera in quei luoghi dimenticati da tutti, lo fa perché è giusto e umano dare possibilità di una vita più dignitosa a persone che vivono in condizioni molto al di sotto della cosiddetta “soglia di povertà” di cui si sente parlare dalle nostre parti.
I cooperanti costruiscono scuole, ospedali, pozzi d’acqua, fanno campagne di vaccinazioni per fermare la piaga dei decessi prematuri tra i bambini e curano malattie che in quei luoghi sono mortali, ma da noi possono essere curate con poco.
Insomma, come direbbe qualcuno, “li aiutano a casa loro”!
Ecco perché è giusto pagare un prezzo per la vita di un cooperante; Silvia rappresenta la parte migliore di noi e a chi obbietta che la ONG per cui operava Silvia non è stata in grado di proteggerla, rispondo che a queste cose avremmo dovuto pensare noi, noi intesi come Stato, che quei Paesi conosciamo solo quando si tratta di estrarre materie prime a buon mercato
Un ultimo pensiero sulle incredibili reazioni levatesi a proposito dell’abito indossato dalla Romano al suo arrivo in aeroporto.
Ricordo quando furono liberate altre cooperanti: Simona Torretta e Simona Pari tornarono dall’Iraq vestite con ampi caftani. I benpensanti si scagliarono contro di loro. Forse avrebbero preferito che si presentassero in minigonna e camicetta.

Fu poi la volta di Greta Marzullo e Vanessa Ramelli, che apparivano in foto di poco precedenti al loro sequestro con abiti molto (troppo, forse) casual. Ebbene, durante il loro rapimento i soliti benpensanti non resistettero e commentarono dicendo che, insomma, quello mica era volontariato serio: era una specie di vacanza!
E adesso Silvia si presenta con il capo coperto e una specie di lenzuolo addosso, che confermerebbe una sua conversione all’Islam. Apriti cielo! Forse la attendevano con un crocifisso in mano e strizzata in un paio di jeans di marca.
A quanto pare esiste un rigido codice al quale solo le cooperanti rapite devono attenersi: devono vestirsi in un certo modo, da femmine europee, non come pare a loro, no. Altrimenti i soldi non sono ben spesi!

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LE STORIE DEL MARESCIALLO NUNZIOGALLO
LA MANO DEL DIAVOLO

Continua il video racconto di TOTEM Magazine, Giampiero D’Ecclesiis & Fabio Pappacena vi propongono “LA MANO DEL DIAVOLO” della serie “Le storie del Maresciallo Nunziogallo”, un intreccio misterioso si svolge tra le strade del centro storico di Potenza, tra Via Pretoria e la Chiesa di San Michele si muovono ombre inquietanti, si sentono rumori, voci. Presenze oscure? Intrighi di provincia?
Ci penserà il Maresciallo Nunziogallo a svelare gli intrighi.
Chi sono i personaggi che si agitano nella storia? Demoni? Fantasmi? Sogni? Che succede nelle case di campagna dei potenti? Notai, avvocati, politici.
Un giro di ragazze squillo?
Un video racconto a puntate da seguire con calma e vedere quando vi va.


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