Fuori Fase – 15 maggio 2020

Fuori Fase – 15 maggio 2020

Vivo un mondo che non conosco!
di Silvia Ragone

Siamo nel pieno della “fase due” e io mi sento “fuori fase”.
Non riesco a pensarmi individuo con mascherina tra individui con mascherina, mi angoscia l’idea di rinunciare alla socialità, elemento costitutivo dell’essere umano, non metabolizzo l’idea del tavolo del ristorante con il plexiglas. Il mondo che conosco era un confortevole appartamento ammobiliato con spazi ben definiti (regole sociali ed economiche) all’interno del quale ci era consentito di spostare la posizione di qualche mobile. Un mondo del quale eravamo artifici, una confort zone nella natura. In fondo di questo si tratta ancora una volta, della perenne partita tra natura e cultura (mondo). La vera sfida oggi è la capacità di costruire un nuovo mondo. E non lo si fa semplicemente pensando di riprendere le attività economiche e sociali così come erano concepite nel “nostro mondo”. La vera sfida e costruire un mondo possibile, nuove id-entità, un nuovo appartamento nel quale occorre ridefinire gli spazi e acquistare mobili nuovi. Occorre la capacità di reinventarsi. Chi pensa, per convinzione o per propaganda, che una rapida “riapertura“ risolverà nel breve tempo tutti problemi che l’emergenza sanitaria ha aperto, rischia di creare false aspettative. La verità è che tra qualche mese si vedranno gli effetti reali del cambiamento che c’è stato. Sopravviverà solo chi avrà la capacità di re-inventarsi velocemente. Natura-mondo 1-0. La palla è a centrocampo. Tocca al mondo battere e all’uomo che ne è l’artefice.

Val d’Agri: costruiamo il futuro, non le strade
di Nuario Fortunato

Se da un lato l’emergenza ha sparigliato un po’ le carte, dall’altro ha acceso i riflettori su criticità latenti, pronte a presentare il conto in maniera virulenta fra qualche anno. Da questo punto di vista, l’eredità e la lezione che questo periodo buio ci lascia in dote non vanno disperse. Penso, ad esempio, a quanto involontariamente le conseguenze nefaste della pandemia abbiano anticipato lo scenario socio-economico che potrebbe caratterizzare la Val d’Agri fra qualche decennio. Le ricadute finanziarie sulle aziende dell’indotto petrolifero e, di conseguenza, sulle tante famiglie dei lavoratori impiegati nelle stesse aziende sono state decisamente rilevanti e fanno riflettere sulla vulnerabilità delle prospettive future. Inutile nascondere, poi, che, al netto delle varie posizioni (tutte legittime) e dei convincimenti personali, il peso d’impatto del gettito dell’oro sul Pil regionale (attuale prorogatio a parte) e sulla spesa sanitaria regionale è notevole e determinante. Numeri alla mano, in Basilicata, senza il citato gettito, probabilmente potremmo permetterci al massimo i due ospedali delle città capoluogo di provincia. Vien da sè, allora, che gli accidenti della storia vadano ascoltati, trasformati in riflessione, visione, strategia, opportunità. Bisogna fare in modo che da questa crisi congiunturale nasca una programmazione tendenziale, cioè sul lungo periodo, per scongiurare la morte economica-finanziaria di intere aziende e del territorio, quando le risorse andranno ad esaurimento. Del resto lo stesso Ad della compagnia di bandiera italiana del settore energetico, il riconfermato De Scalzi, ha confermato il programma di decarbonizzazione secondo i parametri europei sul clima e sull’ambiente 2030. Diventa fondamentale per la politica e le istituzioni cantierizzare misure di supporto e di accompagnamento verso la transizione energetica e la riconversione industriale-imprenditoriale. Diversamente si corre il serio rischio che la Val d’Agri avrà il suo deserto, le aziende dell’indotto saranno costrette a reinvestire interamente il loro capitale altrove e i tanti lavoratori a trasformarsi in truppe di cammellieri erranti. Ultimamente si era accesa una parvenza di dibattito sul tema che aveva trovato la sua sintesi ultima nel recondito progetto di realizzare una bretella stradale. Avete capito bene: una bretella stradale! Non so a voi ma a chi scrive le bretelle stradali riportano alla mente agli anni del boom economico. Peccato che, nel frattempo, l’uomo sia andato sulla luna, dall’analogico si sia passati al satellitare, sia stata battezzata l’alta velocità. Urgono politiche ragionate che vadano nella direzione della tutela degli imprenditori, del ritorno occupazionale e delle massime garanzie per le comunità e i territori. Insomma, strategie che rappresentino il giusto contemperamento tra produttività e sostenibilità. Cosa fare allora? Innanzitutto riprendere e implementare un’interlocuzione approntata in passato che verta su alcuni temi dalla centralità inderogabile:

1) fare pressione sul Governo perché si adotti uno specifico provvedimento legislativo di perequazione a favore delle aree interessate dall’attività estrattiva, che miri a favorire accordi, in cui la Regione funga da aggregatore e garante della domanda primaria e secondaria di energia, tra i concessionari e le aziende impegnate oggi nell’attività estrattiva e domani in attività alternative. Si creerebbero così delle ‘isole energetiche’ nelle quali le aziende insediatesi abbatterebbero i costi dell’energia a titolo di compensazione;
2) realizzare un aeroporto civile presso l’Aviosuperficie di Grumento Nova e un Interporto ad esso collegato;
3) realizzare un collegamento ferroviario Val d’Agri-Potenza-Lagonegro e un collegamento ferroviario Val d’Agri-Battipaglia-Salerno;
4) trovare il modo di finanziare la Facoltà di Medicina, la Scuola di specializzazione in igiene ambientale e la Scuola superiore in tecnologie industriali degli idrocarburi;
5) approntare un programma di incentivazione delle aziende produttrici di componenti per il rinnovabile, creando altresì i presupposti affinchè le aziende già operanti nell’indotto possano riconvertire in tal senso la propria mission;
6) riprogrammare il contributo di compensazione ambientale per la forestazione;
7) realizzare un ‘distretto energetico’ in Val d’Agri finalizzato ad attività di ricerca, innovazione tecnologica e alta formazione;
8) prevedere il cofinanziamento di impianti di energia da fonti non fossili, finalizzato a rendere la Pubblica Amministrazione lucana completamente autosufficiente da un punto di vista energetico;
9) programmare e creare un attrattore turistico/culturale, una ‘Valle dell’energia’, che generi anche indotto occupazionale alternativo.

Muri, muraglie e polemiche
di Giovanni Laginestra

L’Italia è una repubblica democratica dal 2 giugno del 1946. Il primo gennaio del 1948 viene promulgata la Costituzione.

Vivere in una democrazia è estremamente bello e spesso, presi dalle nostre vite ci dimentichiamo che non è banale esser nati dopo il 1948. Non è scontato che tutti gli studenti abbiano, in linea teorica, la possibilità di studiare. Non è scontato che si possa scegliere il proprio orientamento sessuale o la propria religione senza essere perseguitati. Nulla è scontato. La libertà di espressione non è scontata.
Il rispetto dell’opinione altrui: non è scontato.Se fossimo nati solo 1000 anni fa, che nella storia dell’umanità è un tempo davvero breve, il figlio di un contadino non avrebbe avuto molte possibilità di scegliere il proprio futuro. Oggi il figlio di un contadino può benissimo diventare medico.
La classe pensante era costituita da una élite che organizzava il mondo e gestiva la gran parte della ricchezza del pianeta. Re, cavalieri, vassalli, valvassori, valvassini, papi, vescovi, duchi, arciduchi: queste erano le figure che se la passavano meglio e avevano una speranza di vita maggiore. Le figure che potevano permettersi di mangiare di più e di farsi un bagno caldo. Alcuni filosofi criticano l’età in cui viviamo perché vivendo nell’età della tecnica, l’uomo del XXI secolo che abita in Europa, ha perso di ‘forza morale’, ed elogiano le virtù dei soldati romani visti come eroi. Io sono scettico riguardo a questa posizione. Non si prende in considerazione ad esempio che all’epoca, i soldati venivano considerati come semplici pedine nel gioco degli scacchi delle grandi potenze. Per Inciso, anche nell’antica Roma ci fu una situazione simile a quella che stiamo vivendo, la peste Antonina, e si stima ci siano stati tra i 50 e i 100 milioni di morti. All’epoca magari non si conoscevano i virus e il di stanziamento sociale e c’erano poche norme igieniche che hanno sicuramente favorito la diffusione del virus. Ma ciò che importa è che all’epoca non vi era una democrazia. Il destino del singolo era praticamente determinato alla nascita. Non voglio dire che la democrazia sia un sistema migliore. Anche la democrazia è imperfetta. Umberto Eco, prima dell’avvento dei social network, ammonì che questi avrebbero solo dato voce a una massa di ignoranti. Ecco, Eco come sempre è tagliente. Sono sicuro che non avrebbe voluto impedire agli ignoranti (cioè non chi non ha studiato, ma colui che ignora) di avere voce in capitolo, ma intuiva che la voce della rabbia, dell’odio e di tutte le qualità negative che abitano l’essere umano, poteva essere più facilmente ascoltata dai Lupi ed essere strumentalizzata per raccogliere voti per salire al potere e poi abbandonare ‘i poveri’ alle proprie situazioni tragiche. Dobbiamo aprire gli occhi e capire che la democrazia è in pericolo. Si ergono di nuovo muri. Lasciamo morire i migranti in mare, finanziamo guerre con la vendita di armi, sfruttiamo i migranti africani per fargli fare lavori che non ci va più di fare come raccogliere pomodori e verdure.

Anestetizziamo le nostre vite di fronte a Netflix, comprando tutto ciò che ci va su Amazon a buon prezzo, litighiamo su Facebook, pubblichiamo frammenti della nostra vita su instagram nella speranza che a qualcuno possa interessare ciò che facciamo, ma i legàmi si stanno sfilacciando. Siamo tutti contro tutti. L’Io è frammentato. Dove è la sinistra? Dorme? Dove sono i sindacati? Tra 10 anni potrebbero non esistere più le borse di studio per permettere alle fasce più povere di studiare. La sanità potrebbe essere così mal ridotta che per operarsi in tempi brevi bisognerà ricorrere ai propri risparmi o “scegliere” di morire (in parte accade già oggi). I fari, come ho scritto ieri, ci sono. Ma serve coesione popolare. Bauman scrisse che ormai nella società liquida non c’è più coesione perché non c’è più una Bastiglia da prendere. Va bene. Non c’è più il luogo fisico da assalire per rovesciare il governo corrotto. Ma esiste ancora la possibilità di votare un governo assennato. Io penso che i provvedimenti presi da Conte, magari non sono sufficienti, ma sono senz’altro presi nell’ottica di aiutare i più deboli e cercare almeno di fungere da ammortizzatore per la caduta delle imprese, dei bar, dei ristoranti, degli stabilimenti balneari, degli operatori turistici. Ieri su youtube un noto imprenditore ha definito coloro che governano “comunisti matti ed incapaci”, non rendendosi conto in primis di cosa sia il comunismo. Da quel che mi risulta il comunismo c’è in Cina, dove se definisci Jinping un raviolo in una chat privata possono arrestarti. In secundis parla a nome degli imprenditori ma a me sembra che parli a nome personale visto che le discoteche, insieme agli stadi e ai grandi concerti saranno probabilmente gli ultimi a riaprire.

Ma questa è polemica, da polemos, cioè guerra. E non mi interessa la guerra. Però ravviso un certo egoismo da parte degli imprenditori. Non ci si rende conto che c’è una epidemia e bisogna pensare innanzitutto alle conseguenze medico-sanitarie di una riapertura. Gli scienziati stanno cercando soluzioni: si veda per esempio questo paper https://arxiv.org/pdf/2004.07052.pdf , gli incazzati sono buoni solo nella pars destruens del discorso. Ma probabilmente, oggi, sono arrabbiato anche io… è normale: umano, troppo umano.

Uccisi nella dignità due volte
di Gianrocco Guerriero

Non mi sono piaciute, le lacrime di Teresa Bellanova. È non mi sono fidato neanche delle notizie lette sui giornali riguardo alla “sanatoria” dei migranti irregolari. Ho attinto alla fonte, il “Decreto rilancio”, e mi è sembrato un contratto da mercato degli schiavi. Come dire: noi adesso abbiamo bisogno di schiene chinate e accuditrici di vecchi e facciamo la magia: “Sim sala bim” e tutti diventano regolari (c’è anche da vedere chi pagherà davvero ciò che c’è da pagare); poi, fra sei mesi, quando si potrà di nuovo far finta di non vedere, tutti di nuovo nel cappello del prestigiatore. Non è così che si restituisce la dignità a un essere umano (e a una società civile).

I commenti dell’opposizione nemmeno li considero. Ho ascoltato quello di Salvini: come sempre nient’altro che parole vuote, buone solo a evocare odio e rabbia. Io li ho raccolti i pomodori, ogni fine estate, per una quindicina di giorni, da quando avevo sedici anni fino a venti, per potermi comprare i libri in più che che desideravo e che non avrei potuto avere se non me li fossi guadagnati. Avrebbe dovuto provare anche lui, il leghista, anziché fare la gavetta da imbroglione. La Bellanova c’è stata davvero, invece, nei campi, ma deve aver dimenticato qualcosa e quelle lacrime (sicuramente autentiche) adesso stonano troppo con questa forma di neo-schiavismo che uccide le dignità due volte.

La nuova mappa valoriale degli italiani in quarantena
di Giuliana Laurita

I valori sono la parte più profonda delle persone. Quella che determina il tipo di persona che siamo e che difficilmente muta nel tempo. A meno che non intervengano eventi eccezionali, che costringono ciascuno a guardarsi dentro e a fare i conti con questo DNA, ridefinendo le priorità e creando nuove tassonomie laddove fino a quel momento ce n’erano ma erano date per scontate.
L’evento eccezionale c’è stato ed è giusto verificarne gli effetti su questo aspetto così intimo e fondante dell’identità. Perciò, dopo aver indagato abitudini, comportamenti, cambiamenti, visioni del futuro delle persone durante il lockdown, abbiamo provato a capirne anche questo mondo.
Proprio perché così profondi, i valori non si modificano in modo sostanziale: è difficile che se ne aggiungano di nuovi o se ne eliminino di esistenti, mentre è possibile che alcuni di essi vengano potenziati o diventino meno importanti…. (Segue al link)

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LE STORIE DEL MARESCIALLO NUNZIOGALLO
LA MANO DEL DIAVOLO

Continua il video racconto di TOTEM Magazine, Giampiero D’Ecclesiis & Fabio Pappacena vi propongono “LA MANO DEL DIAVOLO” della serie “Le storie del Maresciallo Nunziogallo”, un intreccio misterioso si svolge tra le strade del centro storico di Potenza, tra Via Pretoria e la Chiesa di San Michele si muovono ombre inquietanti, si sentono rumori, voci. Presenze oscure? Intrighi di provincia?
Ci penserà il Maresciallo Nunziogallo a svelare gli intrighi.
Chi sono i personaggi che si agitano nella storia? Demoni? Fantasmi? Sogni? Che succede nelle case di campagna dei potenti? Notai, avvocati, politici.
Un giro di ragazze squillo?
Un video racconto a puntate da seguire con calma e vedere quando vi va.


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