Fuori Fase – 19 giugno 2020

Fuori Fase – 19 giugno 2020

Il Policlinico virtuale
di Giampiero D’Ecclesiis

Se ne parlava all’incirca 20 anni fa, con il solito roboante articolo sulla stampa locale, la politica entrava nel dibattito sulla creazione di una Facoltà di Medicina e Chirurgia presso l’Università della Basilicata promettendo binari preferenziali e il pronto avvio di “attività prodromiche” innescando le reazioni entusiastiche, il più delle volte poco informate, di chi è abituato a parlare di tutto e di niente, o a ritenere che la sola politica sia il motore di tutto.

Il saggio Rettore Lelj Garolla Di Bard argomentava in risposta “Per esperienza il mondo universitario italiano, è consapevole dell’enorme onere economico che da una facoltà di medicina viene fatto gravare sul bilancio degli atenei e delle sperequazioni economiche che derivano dall’applicazione di norme che conferiscono al personale universitario che fornisce prestazioni anche assistenziali, retribuzioni aggiuntive a quelle universitarie che hanno un ruolo destabilizzante sull’assetto amministrativo… … A ciò si aggiungono le complesse procedure di attivazione di una Facoltà Universitaria conseguenti alla ridotta disponibilità di risorse economiche messe a disposizione dal governo per il sistema universitario, l’applicazione di norme che complessivamente vanno sotto il nome di requisiti minimi … …E’ evidente che l’insieme di queste condizioni non rende l’operazione realizzabile se non attraverso un processo a stadi condiviso tra i diversi attori stante le forti resistenze del MIUR a concedere l’istituzione di questo tipo di facoltà.
Le argomentazioni addotte nell’articolo “Medicina eterna promessa” a firma di Michele Russomanno sono invece di tutt’altro tipo: forniscono una visione inaccurata delle origini delle difficoltà ed esprimono valutazioni di merito rispetto ad esperienze già in essere ed in via di realizzazione prive di basi oggettive e palesi errori di conoscenza del sistema universitario…”.

La mia sensazione è che la risposta del Rettore Garolla Di Bard, a distanza di circa vent’anni da quando fu espressa, sia ancora valida in merito a quanto, nei giorni scorsi, ha agitato i commentatori appassionati dell’argomento. Nei fatti, al di là di una riunione di cui si parlò con ampio eco alcuni mesi or sono e degli annunci su progetti da avviare per definire un iter per la attuazione di questa aspirazione, allo stato, oltre alle chiacchiere sui giornali, non c’è nulla.

Mi colpisce quanto si parli entusiasticamente di aria fritta, non si sa da quale ateneo dovrebbe provenire la Facoltà madre disposta a fare da “chioccia” alla nuova facoltà di medicina (fornendo ampia compartecipazione con personale altamente preparato e specializzato, in soccorso della povera sanità lucana, ma anche “svernando” i propri pulcini), non si sa quanti dei primari attualmente in servizio abbiano le carte in regola con i concorsi a cattedra per aspirare all’incarico di Professore universitario, non si sa chi e con quale dotazione finanziaria e per quanto tempo si farebbe carico di sostenere finanziariamente la nuova facoltà ed i reparti sanitari ad essa strettamente necessari.
Voci sotterranee sussurrano di attrazioni foggiane, sollecitata da una parte politica, simpatie napoletane, da parte di vecchie correnti, magari un occhio alla “cattolica” Caput Mundi o, chissà, qualche capoluogo di regione più vicino. Si sa che in queste occasioni i sussurri e le voci corrono facili, ma spero davvero che ai più possa risultare comprensibile come, anche questa volta, la partita che si gioca è solo politica, di postazioni, di posti, di aree di influenza e, in ultima analisi, di voti.

Singolare anche come in tutta questa discussione l’attore principale (oserei dire quasi unico) ossia l’Università appare come al solito come un convitato di pietra.
Magari sbaglio, magari saranno cattive abitudini assorbite nel mio lungo (ahimè e senza risultati concreti) precariato universitario, ma ho la sensazione che il mondo politico lucano abbia davvero poca dimestichezza con il mondo dell’accademia e sia ancora convinto, erroneamente, che ad esso ci si possa riferire come una struttura di servizio da considerare a disposizione.
L’Università si fa con i numeri, non c’è niente da fare, e qualcuno dovrà pur chiedersi se uno stanziamento di grossomodo 100 milioni di euro per i prossimi 15 anni (non sono un economista ma ad occhio e croce questo scherzetto avrebbe un costo di quest’ordine di grandezza) per sfornare poche decine di medici e poco meno di una decina di specializzati all’anno sia un costo che valga la pena sostenere.
Mediamente uno studente in medicina che si iscrive al primo anno ha davanti a sé un periodo di una decina di anni, tra corso e specializzazione, prima di diventare produttivo, alla fine quindi l’enorme investimento servirebbe per consentire ad una ventina (ho voluto approssimare per eccesso) di giovani lucani iscritti dal primo anno e ad una decina di specializzandi che potrebbero iscriversi ai due corsi di specializzazione, che è logico attendersi verrebbero attivati in uno all’istituzione del corso, di diventare medici specialisti.

Mi domando: è questa la priorità per la Basilicata?

Anche solo rimanendo nella Sanità quanti stipendi a quanti medici e infermieri si potrebbero pagare con una somma simile? Siamo certi che il miglioramento della nostra Sanità non passi attraverso l’incremento del personale medico-infermieristico?

Domando, ben consapevole dei mille dubbi, a partire dai miei.

Allo stato ho la sensazione che al di là della polvere alzata ad arte, e sarebbe interessante capire perché, su questo argomento ci sia ancora molto poco di concreto.
La misura di quanto si parli di aria fritta la da’ anche la discussione sulla sede o sulle sedi, davvero surreale in questo vuoto pneumatico di cose concrete l’almanaccare, prima ancora di averla costituita, su come dividere l’eventuale facoltà secondo il ridicolo manuale Cencelli del campanile che ha già portato a dividere l’Università su due sedi (di cui una a soli 60 km dalla Università di Bari) con un notevole incremento di spese giustificato solo dalla logica “un contentino per tutti” che dimentica il buon vecchio adagio contadino “sparti ricchezza, diventa povertà”.

Che succederà? Lo vedremo nei prossimi mesi e sarei contento se le mie sensazioni fossero sbagliate, al netto della legittima perplessità personale che conservo sull’utilità di questa eventuale iniziativa rispetto alle effettive necessità della nostra Regione, quanto meno un po’ di concretezza sarebbe il segno che la politica non ha usato l’ennesima arma di distrazione di massa.

Narrare le città, capire la società
di Simona Bonito

Molti intellettuali e operatori culturali negli ultimi anni si stanno ponendo alcuni interrogativi molto complessi: Che relazione unisce le città alla cultura? Cosa raccontano i luoghi? Come possiamo renderli vivi?

Lo scrittore lucano Giuseppe Lupo ha affrontato questo tema nell’ultimo suo lavoro in uscita il prossimo 25 giugno, edito per Giulio Perrone, attraverso un viaggio a Praga, la Praga di Kafka per raccontare proprio il rapporto che esiste tra la città e lo scrittore. In particolare l’autore si è soffermato sul modo attraverso cui individuare nei luoghi geografici gli elementi che sono entrati nei libri di Kafka oppure hanno fornito allo stesso l’occasione per raccontare le idee.

Lupo si è divertito a seguire gli spostamenti e i traslochi di Kafka nella città di Praga per cercare di comprendere il suo essere mentre scriveva le sue indimenticabili opere.

È curioso scoprire, ad esempio che “Le Metamorfosi” le abbia scritte in un palazzo in riva al fiume Moldava che ora non c’è più ed è stato sostituito da un hotel lussuoso. Lupo, nel suo viaggio, ha tentato di affacciarsi dalle finestre di quel quarto piano di quell’hotel per provare a immaginare cosa Kafka avesse davanti a sé mentre scriveva ad esempio: “Arrampicandosi sul davanzale vi si sporgeva puntellandosi contro la poltrona; era ovviamente per lui un modo di ricordare il senso di liberazione che prima gli aveva sempre dato il guardare fuori dalla finestre”.

Sarebbe interessante poter tentare di ricostruire le città e il loro valore culturale attraverso i luoghi, con uno sguardo attento che ponga le basi farle rinascere.

E se provassimo anche noi a “guardare” le nostre città con occhi nuovi? Magari ripercorrendo le pagine di chi le ha narrate?

Sarebbe un esercizio non solo interessante ma anche molto utile, perche come è noto la cultura sta diventando sempre più una componente fondamentale strategica per la rigenerazione urbana e la valorizzazione dei territori.

Attualmente infatti, il dibattito sul legame che intercorre tra città e territorio, tra cultura creativa e sviluppo locale si è intensificato e, in particolare, si sono affermate molte teorie che portano avanti queste logiche.

E se è vero che Potenza si sta impegnando a trasformarsi in una città culturale e creativa, ospitando grandi eventi, è anche vero che ciò non basta per identificarsi come città che valorizza le proprie eccellenze culturali.

Nonostante l’impegno diffuso delle attività culturali per la rigenerazione urbana, ciò che ancora risulta carente è una vera e propria strategia che consenta alla cultura di diventare parte integrante di uno sviluppo urbano sostenibile.

A questo si aggiunge che manca ancora tanta consapevolezza circa il potenziale delle risorse culturali presenti nei nostri territori.

Sarà per questa ragione che dovremmo fare come Lupo e “rileggere” al contrario la nostra città per vederla rinascere?

Dal Re Sole al Re d’Italia, una settimana regale ma senza bon ton
Una settimana da riavvolgere. Fatti, faccende e cattivi pensieri
di Antonella Marinelli

Una settimana che parte con gli Stati Generali. Confronti serrati con maggioranza, opposizione (opposizione che bigia), parti sociali, associazioni di categoria e istituzioni europee. Però il Terzo Stato pare non sia stato convocato al completo e si parla subito di ‘Ignorati Generali’. Tra loro i precari. I trentenni che hanno già vissuto la recessione del 2008 e ora il post-covid. Poi i disoccupati, i senza pensione e l’Italia di seconda generazione, quella che è scesa in piazza anche in Italia dopo l’omicidio di George Floyd e che continua ad essere mortificata da quell’opposizione che a la folie de grandeur du Premier è stata invitata a partecipare insistentemente con tanto di onori, finora senza esito. E mentre il gattone e la piccola volpe della destra italiana sono stati alla larga da Villa Pamphilj, un uomo distinto, nonostante la t-shirt consunta, si incatenava nei giardini della maestosa residenza per chiedere di essere ascoltato. Lui, l’unica voce degli sfruttati e dei sottopagati italiani, ha pacificamente offerto mascherine e catene ai cerimonieri di Villa Pamphili e così come si confà ai regali di gran cuore è stata concessa udienza a chi sa parlare di invisibili e che chiede riforma della filiera agricola, varo di un Piano Nazionale Emergenza Lavoro e cambio delle politiche migratorie. Speriamo. Ma in una situazione di riforme strutturali necessarie e urgenti non può mancare il parere delle istituzioni, così il Premier decide di andare in Parlamento, ma niente ancora una volta il gattone e la piccola volpe danno buca. Come biasimarli. Il Premier ha preteso un incontro con tanto di bon ton colloquiale tentando di minare la consueta leggiadria con cui il gattone ad esempio si dimena negli incontri istituzionali. E poi certa stampa di lobbisti che indugia sulla golosità del gattone che non è neanche libero di ingoiare ciliegie e noccioli contemporaneamente durante una conferenza stampa. E che non ha libertà di provocare assembramenti o togliersi la mascherina per i guancia a guancia richiesti dai selfie. Roba da regime. Fortuna che almeno in Umbria si muove qualcosa. E così nel pieno rispetto di certa etichetta e con tanto di (pa)Pillon, la giunta regionale della regione guidata dalla leghista Tesei elimina la possibilità dell’utilizzo della pillola abortiva Ru 486 in day hospital. Meglio garantire tre giorni di ricovero per dimostare chi ha veramente a cuore la salute delle donne, coraggiose al punto da rischiare di contrarre persino il virus durante il ricovero. E poi la stampa di regime dov’era quando nella Napoli del nuovo Re d’Italia (se solo quel titolo de Le Parisien non avesse dimenticato una ‘u’, Le no(u)veau Roi d’Italie) le strade della città si riempivano di cori, festeggiamenti, fuochi d’artificio e assembramenti che manco i lanciafiamme avrebbero sparigliato. La replica del re d’Italia non si è fatta attendere. Il salto di specie è stato inevitabile, dal gattone al somaro geneticamente puro.

Online “Terra lucana”, il video poetry che omaggia la Basilicata
dalla Redazione

La poesia incrocia le immagini e diventa cinema. Nato da un’idea di Sergio Ragone e Omar Gallo, e realizzato dal pluripremiato regista Giuseppe Marco Albano, in collaborazione con i fotografi Mariano Silletti, Federica Danzi, Raffaele Contini, Pierangelo Laterza e Michele Lategana , con le musiche originali di Robert G. Pellegrino, i testi di Sergio Ragone, le voci di Omar Gallo e Andrea Ramolo ( per la versione internazionale), il video “Terra lucana” è un omaggio artistico alla Basilicata, alla sua bellezza naturale e alla sua umanità.
Il video è stato prodotto dalla Mediterraneo Cinematografica.

Versione in Italiano






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LE STORIE DEL MARESCIALLO NUNZIOGALLO
Il video racconto di TOTEM Magazine, Giampiero D’Ecclesiis & Fabio Pappacena vi propongono “LA MANO DEL DIAVOLO” della serie “Le storie del Maresciallo Nunziogallo”, un intreccio misterioso si svolge tra le strade del centro storico di Potenza, tra Via Pretoria e la Chiesa di San Michele si muovono ombre inquietanti, si sentono rumori, voci.
Presenze oscure? Intrighi di provincia?
Ci penserà il Maresciallo Nunziogallo a svelare gli intrighi.
Chi sono i personaggi che si agitano nella storia? Demoni? Fantasmi? Sogni? Che succede nelle case di campagna dei potenti? Notai, avvocati, politici.
Un giro di ragazze squillo?
Un video racconto a puntate da seguire con calma e vedere quando vi va.


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