Giuseppe Ungaretti letto da Fabio Pappacena

Giuseppe Ungaretti letto da Fabio Pappacena

 

Giuseppe Ungaretti (1888-1970)
Era difficile scegliere il primo poeta, quello da cui iniziare, qualsiasi scelta è inevitabilmente arbitraria ma, essendo io l’artefice della rubrica, mio è il potere e mia la scelta quindi inizieremo da quello che, per me, è il più sublime dei poeti italiani del novecento: Giuseppe Ungaretti.

Di Giuseppe Ungaretti ho scelto 4 poesie

Veglia (Cima quattro, 23 dicembre 1915)
La notte bella (Devetachi, 24 agosto 1916)
Natale (Napoli, 26 dicembre 1916)
Sereno (Bosco di Courton, luglio 1918)

Nel 1915 il poeta decise di arruolarsi come soldato semplice e partì per la Grande Guerra.
Ungaretti non si rese protagonista di azioni eroiche ma grazie alla sua poesia ha lasciato alcune delle pagine più toccanti della Grande Guerra.
Durante il riposo, in mezzo alle trincee del Monte San Michele o nelle retrovie della pianura friulana, iniziò a scrivere una sorta di diario in forma di poesia, composte da poche ma significative parole accompagnate da una data e da un luogo.
Dopo aver trascorso quasi due anni sul fronte carsico, la disfatta di Caporetto condusse Ungaretti in Francia. Gli accordi con la Triplice Intesa infatti prevedevano l’invio di un contingente italiano sul fronte occidentale, ad est di Parigi.

LE POESIE

Le poesie le ha lette per noi Fabio Pappacena, potrei parlarvi della sua grande capacità e abilità di attore, dirvi dei suoi successi in Italia e all’estero, potrei ma non lo farò.
Vi dirò invece che Fabio è persona gentile, disponibile, sensibile, uno di quei potentini che in giro per il mondo fanno e sono apprezzati, che potrebbero, e con ragione, vantarsi e invece ti accolgono con la semplicità di un sorriso.

 

 


La Veglia
è il dramma della guerra, la trincea nuda e cruda come si mostra agli occhi del poeta, fante a sua volta. Ascoltatela immaginando di essere lì, nella buca fangosa, al cospetto di quel compagno “massacrato”, la più sublime e cruda rappresentazione dell’alienante esperienza della Grande Guerra.


La Notte bella
è scritta in una frazione del Comune di Doberdò del lago, Devetachi, in provincia di Gorizia durante una nelle retrovie. Il cielo stellato estivo e la malinconia dello scorrere del tempo, un momento di pausa nella tragedia della guerra.


Natale
è del 1916, Ungaretti è in licenza a Napoli dove, per un po’, abbandona i paesaggi di guerra. Nel poeta non c’è voglia di festeggiare: invoca solitudine ed il suo stato d’animo viene trasmesso anche dall’assenza di punteggiatura del testo poetico: un discorso unico composto da segmenti brevi che trasmette nel lettore grande forza evocativa.


Sereno
è scritta nel Bosco di Courton a pochi mesi dalla fine della Grande Guerra, nel Luglio del 1918 , è un continuo mescolarsi di immagini, visioni e sensazioni. Il giovane Giuseppe torna alla vita, dalla nebbia della guerra, ad una da una, tornano a svelarsi le stelle e la speranza.

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