I CERVELLI IN LOCO E LA RESTANZA

I CERVELLI IN LOCO E LA RESTANZA

Torno volentieri su queste colonne a incrementare il dibattito sulla Restanza. Nell’ultimo intervento, evidenziavo la possibilità di cogliere aspetti positivi da questa Pandemia e, in particolare, di fare della “Restanza” un obiettivo oltre che uno strumento per lo sviluppo dei nostri territori e del benessere della sua popolazione. Scrivevo della necessità di delineare un “Programma per la Restanza” aperta al contributo di quegli attori che dovrebbero impegnarsi nel fornire indicazioni e soluzioni utili alla crescita e, in particolare , all’aumento delle opportunità lavorative dei nostri giovani.

I dati Svimez sullo sviluppo del sud, parlano chiaro : il mezzogiorno subisce un impatto più forte in termini di occupazione,  nei primi tre trimestri 2020 la riduzione è pari al 4,5% (il triplo rispetto al Centro-Nord), con una perdita di circa 280mila posti di lavoro.  Rispetto al 2007, sempre secondo i dati Svimez, il Sud ha  perso oltre mezzo milione di posti di lavoro!.  Siamo pertanto a numeri che non fanno ben sperare anzi, delineano un futuro poco rassicurante per la stessa sopravvivenza dei nostri territori.

Una delle prime proposte che potrebbe senza dubbio alleviare, o quanto meno rappresentare una risposta al lento peggioramento della situazione, potrebbe essere l’adozione di una strategia apposita per trattenere in loco i giovani talenti  lucani,  ovverosia incentivare i cervelli nostrani alla Restanza,  mettendoli nelle condizioni di poter diventare dei “facilitatori dello sviluppo”, magari  in contro tendenza con la tanto pubblicizzata politica  dei “navigator”, che non sappiamo a cosa sia servita per davvero.

In quest’ottica, si inserisce a pieno titolo, l’idea del professore della Luiss Luciano Monti, coordinatore scientifico della Fondazione Visentini che, da subito,  facciamo nostra.

In sintesi il Prof. Monti propone di trattenere giovani under 35 con un buon curriculum, formarli e impiegarli in una struttura a tale scopo costituita che avrà il compito di dare gambe ai progetti che l’Italia presenterà alla Commissione Europea per i fondi Next Generation EU.

Per intenderci, si tratta di trattenere in loco i migliori cervelli, di approfittare della Pandemia per formarli a distanza, per dar loro gli strumenti necessari per facilitare l’impiego dei fondi europei, di indirizzarli verso iniziative di sviluppo concreto,  di massimizzare l’impiego sul territorio senza sprechi o peggio ancora senza possibilità di restituzione, come purtroppo si paventa possa avvenire in  Basilicata per i FESR. Un team di facilitatori in poche parole che sappia leggere il territorio , le sue problematiche e ne individui anche i relativi punti di forza su cui implementare coerenti politiche di sviluppo. Se tutto ciò non dovesse avvenire, c’è il rischio concreto che anche i prossimi fondi destinati dall’Europa possano andare ulteriormente sprecati, la qual cosa sarebbe una sciagura che trascinerà con sé ulteriori record negativi, spopolamento in primis.

Pertanto, credo che questa proposta possa essere sposata da subito dalla nostra regione poichè, se dovessero perdurare gli effetti negativi della pandemia, si ritroverebbe a pagare un prezzo altissimo relativamente all’emorragia di occupazione o, peggio ancora,  a quella dei talenti.  La massima istituzione si proponga a livello nazionale per diventare un laboratorio sulla Restanza, si faccia carico, nello specifico,  di selezionare in maniera trasparente giovani cervelli, di formarli e impiegarli subito sul territorio anche a supporto dei dirigenti regionali nella predisposizione e successiva erogazione dei fondi comunitari.

Purtroppo ci sono grumi che persistono nella macchina amministrativa, ci sono rallentamenti che non sono più giustificabili , soprattutto di questi tempi, ai quali qualcuno dovrebbe porre rimedio. La Basilicata attende segnali fiduciosi di cambiamento.

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