IL 2019 E L’EQUIVOCO CULTURA – TURISMO

Gianfranco Blasi

Potenza, senza turismo e privata di risorse produce comunque cultura locale

 

Nel contratto di governo, ormai famosissimo, fra Lega e Movimento Cinque Stelle vi è una distinzione di funzioni e di ministeri fra Cultura, Istruzione e Turismo. Trovo questa cosa giusta e meritevole di sottolineatura.

Lo farò apprestandomi ad alzare i tappeti perché emergano, a casa nostra, in Basilicata, una contraddizione ed una polemica una volta depositata la polvere della propaganda.

Esiste una relazione fra identità, territori locali, comunità e progetti culturali che anticipano quelli turistici e mercantili che non possono essere combinati ma che devono restare in quest’ordine.

La cultura si nutre di appartenenza, di storia, di legami fitti per proiettarsi nel presente ed influenzarlo.

Il richiamo a Benedetto Croce è abbastanza evidente. La storia non rimane fine a se stessa, patrimonio degli studiosi, ai quali pure siamo grati, ma entra nell’attualità dell’oggi contaminandola.

Il turista è il fruitore di una serie di infrastrutture materiali ed immateriali che la comunità riesce a disporre in maniera logica ed ordinata sia in funzione del processo storico che in relazione alla vivacità culturale dei luoghi.

Mischiare Cultura e Turismo significa indebolire il primo istituto e rendere meno propizio il secondo. Si deve riconoscere alla concreta realtà delle culture locali il ruolo centrale per ogni riaggregazione. È dentro a queste che avvengono i processi di inculturazione e che si misurano gli effetti delle acculturazioni.

La politica e le istituzioni pubbliche hanno inflitto alle culture locali lo stigma della subalternità, la scelta del contratto di governo di Lega e Movimento sembra cancellare questo errore.

Matera, per esempio, ha un bagaglio di valori materiali e immateriali che rappresentano un giacimento culturale enorme. Purtroppo è stata deviata, da scelte politiche disordinate (la Fondazione, l’Apt, l’Ufficio Cultura della Giunta Regionale), a produrre turismo, non di rado gossip, senza fare cultura.

Potenza, senza turismo, sta sviluppando traiettorie culturali dal basso più profonde ed incisive.

Il tutto mentre i capitali finanziari pubblici destinati ad alimentare “cultura locale” sono tutti orientati verso la Città dei Sassi e quasi per nulla verso Potenza.

Si badi bene, non sto facendo una polemica di campanile. Sto registrando una condizione oggettiva, che per primi i materani stanno osservando e criticando.

Chiudere librerie per aprire pizzerie al banco è quello che sta accadendo. Turismo mercantile non significa cultura.

Né è sufficiente una dichiarazione di intenti dove si riconosca alle culture locali un diritto d’intervento nella formazione della cultura. Occorrono iniziative che sollevino dall’antica paura delle conseguenze sociali e/o politiche di scelte più coraggiose ed equilibrate.

La Basilicata nei prossimi mesi si confronterà, in vista delle elezioni regionali, su diversi temi cruciali. Il suo futuro di comunità regionale, l’equilibrio fra ambiente, salute e produzione di materie prime, il suo profilo industriale, le capacità di valorizzare le eccellenze agricole, il futuro dei piccoli comuni, il calo demografico, la condizione giovanile ed il lavoro.

Non ultime, le vocazioni dei suoi territori policentrici. In mezzo a tutto questo anche l’equivoco cultura – turismo.

Serviranno, credetemi, nuove chiavi di lettura.

 

 

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IO UN’IDEA CE L’HO E NON LA TENGO PER ME.

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