Il carrello della colazione

Il carrello della colazione

Per Mr. G la cura rappresenta uno dei capisaldi dell’Universo. Ecco qual è la sua definizione precisa: impegno dell’essere per l’essere, finalizzato all’autosostentamento etico-ontologico dell’inafferrabile mistero. Non è proprio facile da capire, il concetto, ma sono tante le cose che Mr. G dice o scrive senza che neanche egli stesso riesca a comprenderne appieno il significato. Spera, comunque, che quella comprensione arrivi, un giorno, magari inaspettatamente. Intanto si limita ad agire, quanto più possibile in conformità con le idee confuse che gli orbitano in testa.

Così, una domenica mattina, quando la più piccola delle sue due figlie espresse il desiderio di un cornetto alla crema per la colazione, egli si precipitò a comprarglielo. Ma volle fare le cose per bene. Tornato a casa, si mise a rovistare fra le stoviglie in cerca di un piatto a forma di cuore. Era certo di avercelo, da qualche parte. Lo trovò e vi poggiò dentro il cornetto. Ci aggiunse un pezzettino di cioccolata. Lo sistemò in modo che si generasse armonia, come quella che i musicisti calcolano per i loro spartiti. Tuttavia non si sentiva soddisfatto. Alexa, nell’altra stanza, era sdraiata sul divano, tutta avvolta in un piumone, e le sarebbe risultato scomodo tenere il piatto in mano. Mr. G passò allo scanner la cucina con sguardo top-down e notò un carrello in legno, nell’angolo davanti al balcone. Era colmo di libri, fogli, matite e quant’altro. Ricordò di averlo acquistato tanti anni prima, per poter scrivere o mangiare qualcosa rimanendo a letto. Ma, col passare del tempo, era finito lì, trasformato in un banale ripiano d’appoggio permanente, relegato a una funzione ben al di sotto delle sue potenzialità, come spesso accade alle cose e anche alle persone. Di fatto era divenuto invisibile. Esultò di gioia (la gioia ha sempre a che fare con lo spiccare di un volo), quindi corse a sgravarlo dal fardello, deciso a restituirgli la sua propria dignità. Rimosse la polvere con uno straccio e vi posò sopra il piatto che aveva preparato. Vi aggiunse un bicchiere d’acqua e un succo di mirtilli in lattina. Era eccitato dalla sorpresa che stava preparando. Restò lì un po’ a guardare il risultato è a rimuginarci su: non gli sembrava ancora sufficiente. Ci voleva il ‘punctum’. Continuò a guardarsi intorno e notò una margherita di plastica, anch’essa diventata invisibile col tempo: una di quelle cose (di solito si tratta di animali) collegate con una molla alla base cilindrica in modo che, se schiacci sotto con un dito, quelle si contorcono o fanno inchini. La posò davanti al piatto. Poteva bastare. Anche il troppo guasta. Si avviò soddisfatto verso il centro del mondo in quell’istante, ovvero il divano su cui se ne stava accovacciata la destinataria della ‘cura’. La vista dell’inatteso fece spalancare gli occhi alla bambina. (Il dono della cura, affinché il circolo virtuoso possa perpetrarsi, necessita del riconoscimento della stessa e della lotta continua contro il mostro dell’assuefazione). Una ondata di felicità fece tremare il pianeta con una legge inversamente proporzionale a una potenza n della distanza, molto alta e impossibile da calcolare, ma che in quell’intorno di universo, in quanto a effetto, sovrastò ogni altra forza. L’obiettivo era stato raggiunto. La magia della ‘cura’, invisibile, estranea al cornetto, alla cioccolata e al fiore di plastica si era riversata su padre e figlia in tutta la sua potenza.

Mr. G continuò a riflettere sull’evento per il resto della giornata. Si rese conto che il tempo dedicato a qualcosa o a qualcuno (un lavoro, uno sport, un’opera, un figlio, un amico, la persona amata) è il bene immateriale più prezioso che esista sul Pianeta. E che il carrello ‘scomparso’ alla sua vista per tanti anni non è diverso dai concetti incrostati che ci portiamo dentro, fonte primaria delle aberrazioni cognitive che ci falsificano eventi e relazioni , non ultime quelle legata ai pregiudizi. Capì che quel carrello rappresenta anche capacità critica bloccata da polvere di luoghi comuni e da pensieri stantii. Ebbe la certezza, a quel punto, e se la tenne per sé, che solo l’arte (ovvero l’amore unito alla cura) può riuscire a riscattare un significato per il mondo. Perché ciò che smette di muoversi smette anche di esistere. Come il carrello della colazione, appunto.

Tanti auguri a Marcello.

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