Il deposito unico dei rifiuti radioattivi

Il deposito unico dei rifiuti radioattivi

In una Basilicata incupita dal Covid, con il malumore serpeggiante per l’alto numero di ricoveri e di morti, dove la voglia di protestare per qualcosa aumenta di giorno in giorno, dove le masse finalmente autocoscienti del loro potere anelano rappresentanze e luce, dove il “mi piace” è il vero grande oggetto del desiderio di Presidenti criticati, maggioranze sofferenti, opposizioni prive di argomenti, casalighe e casalinghi in cerca di un momento di gloria, di giornali in cerca di rilancio e di eterni aspiranti Che Guevara in cerca di una Bolivia da liberare, la notizia della pubblicazione della proposta di Carta Nazionale delle aree potenzialmente idonee ad ospitare il deposito nazionale per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi è scoppiata come una bomba.

Diavolo ci voleva! Quale migliore occasione per distogliere l’attenzione dei lucani dal disastroso quadro dell’emergenza Covid stimolandoli a orientare la loro giusta ira contro gli invasori radioattivi che ancora una volta volevano approfittare della povera indifesa terra di Basilicata costringendola ad ospitare l’indesiderabile sito di stoccaggio?

Alle armi dunque! Tutti in coro!

Amme pusate chitarre e tammorre
Pecchè sta musica s’ha da cagnà
Simme brigant’ e facimme paura
E ca sch’uppetta vulimme cantà
E ca sch’uppetta vulimme cantà !

Uè ah! Tà tà tà tààà!
Uè ah! Tà tà tà tààà!

L’occasione era ghiotta bisogna riconoscerlo e così istituzioni, politici, giornalisti, opinionisti, uomini da bene si sono lanciati in una corsa sfrenata verso la torre del paese per chiamare a raccolta il popolo con la campana.

“A l’armi!a l’armi ch’ a campana sona,
li turchi so’ arrivati a la marina!
Ci teni li scarpi rotti ssi li sola,
e ci le teni vecchi, ssi li facessa nova.

Un trionfo di “io solo combatterò! Procomberò sol io!” in tutte le salse da quella ambientalista rivendicativa e nostalgica dei fasti delle marce di Scanzano a quella istituzionale di maggioranza, –non sapevamo nulla ma siamo contrari-, a quella di opposizione –siamo contrari la Basilicata non si tocca-.

Artisti, marciatori, ex e non ex, già pronti a incatenarsi alla qualunque pregustando le centinaia di dichiarazioni infuocate, la destra ad opporsi parlando male del governo, la sinistra a proclamare la sua contrarietà, hanno tutti dimenticato di fare una cosa semplice, leggere i documenti e ahimè, quando qualcuno finalmente lo ha fatto, il soufflè in salsa di brigante s’è afflosciato.

Per i più sempliciotti come me spiego.

Nella proposta SOGIN (ribadisco proposta, per i non italiani vuol dire che il documento deve essere approvato) vengono selezionate n°67 aree idonee ad ospitare il sito di stoccaggio, classificate attraverso criteri fisici (altimetria, geologia, sismicità, vulcanismo, ecc. ecc.), infrastrutturali (vie di comunicazione, aereoporti, ferrovie, ecc. ecc.), economici (vocazione agricola, industriale, ecc. ecc.), antropici (vicinanza di città, insediamenti, densità popolazione, ecc.ecc.) attraverso  “un modello per l’Ordine d’Idoneità che applica in primo luogo il criterio di classificazione sismica regionale, raggruppando le aree in Zona sismica 2 in una specifica Classe C.
Tutte le altre aree (in zona sismica 3 e 4) sono classificate attribuendo una rilevanza discriminante al fattore “Trasporti marittimi” e quindi all’insularità. Pertanto, la successiva distinzione viene effettuata ripartendo le aree della CNAPI in due classi:

Classe A Aree Continentali
Classe B Aree Insulari

La classe A è da preferire alla classe B. Per tale motivo si propone di classificare ulteriormente le sole aree continentali, ripartendole in due sottoclassi: A1 e A2.

L’attribuzione alle 2 sottoclassi si effettua in base alla valutazione dei rimanenti 4 fattori visti in precedenza Insediamenti antropici, Valenze agrarie, Valenze naturali e Trasporti terrestri).

In questo modo, in riferimento al comma 7, Art. 27 del D.lgs. 31/10, si ritiene che possa essere sufficientemente esauriente la valutazione delle caratteristiche ambientali, sociali, tecniche ed economiche delle aree CNAPI.

Nel successivo cap. 3, per ciascuna area CNAPI in classe A, viene riportata una tabella contenente la griglia di valutazione relativamente ai 4 fattori su cui è basato il modello di classificazione. Come precisato in precedenza, ciascun fattore viene valutato in termini qualitativi attribuendo il valore di Favorevole (F) o Meno Favorevole (MF), in base alla combinazione delle valutazioni dei relativi parametri o ai valori di soglia.

Le aree continentali, che nel loro insieme costituiscono la Classe A, vengono ripartite in due sottoclassi:

Sottoclasse A1 che include le aree con almeno 3 fattori valutati come Favorevole
Sottoclasse A2 che include le aree con meno di 3 fattori valutati come Favorevole”

Schematizzando
Le aree sono suddivise in tre categorie di interesse decrescente: A, B, C

Classe A Aree Continentali

-A1 : MOLTO BUONE
-A2 : BUONE

Classe B Aree Insulari
Classe C: Aree in zona sismica 2

IDONEITA’ : A1 > A2 > B > C

Dopo aver febbrilmente consultato l’elenco i generalissimi della rivoluzione con scoramento si sono accorti che il grande affronto era stato fatto, delle 12 aree indicate e valutate come molto buone non ve n’era niuna nella bella terra di Basilicata che mestamente compariva solo nel secondo elenco con 3 località della Provincia di Matera e addirittura era relegata nell’ultima classe di idoneità per le restanti aree in provincia di Matera e per quelle in provincia di Potenza.

Ai vari Ronca Battista che erano sorti dall’area dell’alto Bradano il grido di battaglia gli si strozzò in gola mentre il sogno di grandi rivolte al grido Viva ‘O RRe andava in frantumi.

Cosa dite? Vi sto prendendo troppo per il culo?

Beh, si è vero, ma avete iniziato voi inondando la rete di proclami e annunci senza esservi presi la briga neanche di guardare bene di cosa si parlava, io mi sono solo adeguato.

Alla fine, le vogliamo dire due cose serie? La gran parte di voi non le meriterebbe, ma tant’è dice che bisogna spiegare.

In soldoni:

Ci sono ben 12 siti classificati più idonei di qualsiasi sito lucano nel documento redatto da Sogin rendendo la prospettiva di realizzazione di un sito in Basilicata del tutto improbabile atteso che, anche il più maramaldo di noi, capisce che, dopo averlo pubblicato e reso noto a tutti la classe di idoneità dei siti, sarebbe impossibile far digerire a qualsiasi comunità una scelta in disaccordo con il giudizio di idoneità.

Questa faccenda sulla quale ci ha speculato sia destra che sinistra, ciascuna sperando prima di fare buoni affari e poi di usare l’argomento come strumento di propaganda contro l’avversario se Dio vuole è virtualmente archiviato una volta per tutte.

Considerazioni finali.

Un plauso alle organizzazioni ambientaliste e a chi all’epoca pose la questione di Scanzano, i fatti (e finanche la stessa Sogin) dimostrano che avevano ragione, che il sito di Scanzano NON era il più idoneo e che la scelta era una figlia di una delle tante ribalderie compiute in Basilicata da politici e uomini di affari sulle spalle di tutti.

Un pernacchio alla classe politica lucana che si è precipitata a rilasciare dichiarazioni e proclami alla rivolta dimostrando di non essersi letta (o di non aver capito, il che è assai peggio) il documento proposto dalla Sogin che, viceversa sarebbe stato logico accogliere con un bel sospiro di sollievo al più corroborato dalla assicurazione che, comunque non si sarebbe abbassata la guardia.

In conclusione coraggio, niente di grave, chi almeno una volta non ha scritto sul muro “Fesso chi legge?
Da questa Basilicata del Perepè cchiò cchiò è tutto alla prossima volta.

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.