IL FUTURO HA SEMPRE 20 ANNI

Giampiero D'Ecclesis

Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po’…così iniziava la canzone di Lucio Dalla e magari si potrebbe sognare che sarà festa tutto l’anno e che si farà l’amore ognuno come gli va, ma per sognare non basta il cervello ci vuole il cuore.

Con il cuore si potrebbe sognare un 2018 non inutile, non sterile di demagogia, di risentimenti, di voglia di rivincita, di interessi personali; si potrebbe sognare un 2018 fatto di passioni civili, di voglia di ricostruire la politica, di credere nelle nostre comunità che siano Potenza o Matera, che sia la Basilicata o che sia l’Italia intera.

La cultura della politica, smarrita tra le monetine buttate davanti all’Hotel Rafael, nella furbizia di chi pensava di avere in mano il Paese, smarrita tra le olgettine sulle ginocchia di uomini potenti, abbruttita dagli strappi continui al tessuto istituzionale, magari fatti con consapevolezza ingenua, pensando di risolvere con un piccolo male un male più grande.

Che cosa difficile parlare di un anno non anno, questo 2018 che poverino appena nato già è masticato e sputato tra manovre piccole e grandi per il potere, nello squallore della manipolazione eletta a sistema di informazione, nella ignavia di chi chiude gli occhi davanti ai piccoli e ai grandi imbrogli, davanti cecità strabica di chi guarda solo nella sua direzione.

La mia personale visione per quest’anno di transizione tra governi, di cammino verso obbiettivi già falliti prima ancora del loro conseguimento è che siamo arrivati al capolinea, il termine del percorso di questa fase di non-politica è prossimo.

Il sistema non è più riformabile ed è quindi giusto che crolli, con tutte le conseguenze del caso, non si illudano i giacobini del momento, ammesso che vincano, dopo aver tagliato la testa del re, sarà la loro testa che cadrà nel cesto. Nessuna nazione potrebbe resistere ad un nuovo governo Berlusconi o al disgustoso intruglio di leghisti e fascisti, all’arrivo della marea pentastellata, liquami orrendi di residui mescolati, quel rigurgito della pancia degli italiani che sempre nei momenti di crisi emerge dal fondo della sentina. Questa volta non c’è difesa: i cattolici democratici sono scomparsi da tempo, la sinistra è logora da troppi anni di governi di normale amministrazione, senza uno scatto ideale, senza rivoluzione. La sinistra è morta.

E’ successo quando ha cessato di cercare il riscatto delle categorie più deboli, di essere ascensore tra le categorie sociali, di contrastare fascismi e localismi alla ricerca di alleati purché fossero, una sinistra di governo imborghesita, di gente senza fame, di grassi vitelli e di stanchi buoi del passato oramai incapaci di trainare nulla se non se stessi.

Il mio desiderio per il 2018 è che tutto crolli perché si possa iniziare a ricostruire.

C’è bisogno di politica in Italia, non di piccoli uomini alla ricerca di un posto al sole, ma di visionari che sappiano traguardare ad un futuro che non sia prossimo, oltre la dimensione. temporale e culturale dei piccoli politicanti di paese, vecchi, grigi. Il futuro ha sempre 20 anni.

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