IL GRANAIO DEL SENATORE SAVERIO DE BONIS PIENO DI FUTURO

Lucia Serino
L’idea è quella di capire cosa pensa e come parla il mondo nuovo che si è affacciato con forza all’indomani del voto del 4 marzo che ha visto esplodere la rabbia nell’urna. Iniziamo dal Movimento 5 Stelle, la parola al nuovo senatore Saverio De Bonis

 

 

Senatore De Bonis, partiamo proprio da questo: è esplosa davvero la rabbia? O il voto del Sud – come spesso è successo nella Storia – è un voto che fiuta il tempo nuovo di chi si affaccia a governare il futuro?

Il sentimento che ha spinto il Sud verso un tempo nuovo non è solo rancore, ma anche voglia vera di cambiamento dopo che i vecchi partiti e la vecchia classe dirigente, che per molti anni hanno avuto credito, non sono stati in grado di dare risposte ai problemi veri dei lucani.

In un’epoca globale dal futuro incerto, ritengo che ancora una volta il Sud abbia dimostrato di essere lungimirante e di anticipare i grandi processi sociali, politici e culturali che sono in corso in tutto l’Occidente.

Davanti alla scollatura profonda che si è sviluppata nel Mezzogiorno, tra politica, classi dirigenti e cittadini, prima o dopo doveva accadere quello che è successo il 4 marzo. Per troppi anni il Sud è stato utilizzato solo come serbatoio di voti per raccogliere consenso ed è mancata qualsiasi ipotesi progettuale di sviluppo e di rilancio. Chi aveva un ruolo pubblico ed era delegato ad assumere decisioni e a proporre progetti e visioni capaci di ridare uno spazio alle regioni meridionali nello scenario nazionale ed internazionale, ha preferito tirare avanti alla giornata per salvaguardare i propri privilegi e quelli di una parte minoritaria della popolazione.

Basti solo dire che un’intera generazione è stata tagliata fuori da qualsiasi prospettiva ed è stata condannata a lasciare le proprie città per emigrare nelle regioni del Nord o addirittura all’estero.

Abbiamo perso le migliori intelligenze, un patrimonio enorme che dobbiamo recuperare. Per tutte queste ragioni, la lezione elettorale delle scorse elezioni politiche è arrivata anche troppo tardi.

 

In pochissime battute vuole presentarsi? Lei è di Irsina, vive a Matera, protagonista di una straordinaria battaglia per la qualità del grano. Viene da chiedere: ma dove eravate finora? Non vi abbiamo visto, eravate nascosti, eravamo troppo presi a raccontare le pulsioni del Pd, soprattutto quelle lucane?

Amo la mia regione e non riuscirei a tradirla. Sono un alfiere della nostra terra che si è sempre battuto per difendere i diritti degli agricoltori e dei consumatori, anelli deboli di una filiera alimentare distorta che continua ad impoverire le regioni agricole del Sud a vantaggio degli intermediari (commercianti, industriali e grande distribuzione trattengono la maggior parte del valore aggiunto).

Sono un credente impegnato che ha guidato nel Mezzogiorno i movimenti agricoli e le associazioni di produttori, partecipando spesso ad audizioni parlamentari per rivendicare un ruolo non marginale ma da protagonisti: la battaglia per la trasparenza nei meccanismi di formazione dei prezzi all’origine, che ha dato origine ad una legge sulle Commissioni uniche nazionali (CUN), e la battaglia per la trasparenza dei contaminanti nel cibo portano la nostra firma. Sono lotte che abbiamo fatto in rete, in silenzio, con i cellulari, ma la maggior parte di Confindustria si è accorta di noi al punto da attaccarci in Tribunale, dove però abbiamo vinto.

Le battaglie a tutela della salute e dell’ambiente sono vincenti. Basta essere attrezzati. Lavorerò, dentro e fuori il Parlamento, affinché chi ha prodotto danni alla nostra regione sia perseguito.

Del resto, le nostre attività le abbiamo svolte sui temi concreti della vita reale dei cittadini, come ad esempio la qualità della pasta e del pane che mettiamo ogni giorno in tavola, e non scimmiottando le azioni dei professionisti della politica o dei burocrati della cattiva amministrazione. Sono fermamente convinto che la dieta alimentare (con il cibo agricolo del Sud!) può diventare la Ferrari della nostra economia e impedire che gli effetti della crisi producano continue tragedie umane.

I risultati elettorali del 4 marzo hanno messo in evidenza che anche la stampa, a parte rare eccezioni, non è stata capace di capire e raccontare quello che stava accadendo in vaste aree produttive ed economiche della popolazione.

 

Prima di diventare grillino quale era il suo orientamento politico? Come è arrivato al partito di Di Maio? Se è d’accordo a chiamarlo partito.

La mia prima militanza politica (a 18 anni) si è espressa nel movimento giovanile DC. Un periodo durante il quale ho imparato che una forza politica deve essere capace di stabilire concretamente ed umilmente un rapporto diretto con la gente.

Il bene comune, la solidarietà, l’ascolto, sono valori che oggi ho ritrovato nel Movimento 5 Stelle che ha avuto il grande merito di aver inaugurato la stagione di una democrazia moderna che permette alla maggior parte dei cittadini di partecipare direttamente alla vita sociale ed economica del paese. Il M5S è diventata una speranza per il futuro di milioni di persone.

I nostri portavoce eletti hanno il dovere di rispettare il programma che è stato presentato agli elettori e di rapportarsi ‘continuamente’ con i cittadini. Aggiungo che il M5S lo seguo con attenzione da vari anni e mi ha coinvolto in particolare perché dedica una grande attenzione ai tesori del nostro pianeta: cibo, acqua, aria, terra, mare. La Basilicata sotto questo aspetto ha molto da difendere, valorizzare e purtroppo, in molti casi, bonificare e salvare.

 

Essere vicini ai cittadini significa anche che le vecchie regole della democrazia rappresentativa sono cambiate?

La democrazia rappresentativa non funziona o funziona male. Per questo il M5S intende sviluppare forme di democrazia diretta che possano garantire una partecipazione sempre più ampia dei cittadini.

É un processo in corso che grazie all’utilizzo delle rete si affermerà sempre di più. I partiti sono falliti e sono diventati quasi del tutto lobby per la gestione del potere e per l’assegnazione di poltrone. Il M5S si è dotato della piattaforma informatica Rousseau che è aperta a tutti i cittadini che decidono di partecipare e che consente di proporre leggi, emendamenti alle norme, di candidarsi nelle istituzioni anche se si è un cittadino qualunque, di scegliere il proprio portavoce. E mi fermo qui, ma potrei fare altri esempi.

Va anche detto che la gente è spaventata dai fantasmi di una sovranità che sembra svanire. In realtà la sovranità degli Stati nazionali sta cambiando: il mondo è dominato dalla finanza che controlla l’economia che a sua volta controlla la politica.

Avere i cittadini protagonisti di se stessi vuol dire invertire questo paradigma, tornare all’ economia reale e ricondurre la finanza nel suo giusto alveo. Non è un illusione di cui si alimenta il populismo. Sebbene le leve del potere siano altrove, alcuni esempi della società civile e dell’associazionismo autentico hanno dimostrato che si può combattere contro le multinazionali, vincere le sfide e correggere la rotta di un capitalismo malato che guarda al profitto a tutti i costi.

 

Della storia della Basilicata mi può indicare fatti di cui essere orgogliosi e cose di cui vergognarsi? C’è qualche merito che riconoscerebbe all’attuale classe dirigente? Dove si è rotto, secondo lei, il patto di credibilità e consenso con i cittadini? La Basilicata era la regione più difficile da espugnare…

Se la nomina di Matera Capitale della Cultura 2019 è un merito e mi inorgoglisce perché rappresenta un momento di riscatto storico e culturale (benché non sia stato ancora rispettato il cronoprogramma degli investimenti previsti nel dossier nonostante le rassicuranti dichiarazioni di un ministro dimissionario), l’aggressione ambientale provocata dall’industria degli idrocarburi ha rappresentato una vergogna che ha impoverito e inquinato il nostro territorio.

Abbiamo il maggior giacimento minerario del Paese ma non conosciamo la quantità reale di greggio estratto (chi dice 100 mila barili al giorno, chi ritiene che la quantità sia almeno doppia). Le basse royalties negoziate dai nostri politici con Eni e Total dimostrano una totale incapacità contrattuale.

Eppure, senza la necessità di estrarlo, il nostro petrolio se offerto in garanzia attraverso l’emissione di obbligazioni, potrebbe risolvere il problema del debito pubblico nazionale e rincuorare l’Europa che ci bacchetta ogni giorno con la sua politica del rigore. Se attendiamo i tempi biblici di una maggiore integrazione europea il Mezzogiorno sarà abolito.

Invece, con un debito pubblico azzerato, potremmo ricominciare ad investire sullo sviluppo dell’intero Mezzogiorno e non solo sul comune di Viggiano.

Abbiamo degli enormi giacimenti idrici ma non sappiamo proteggerli. A Laurenzana l’acqua non è più potabile! Abbiamo il miglior grano al mondo ma non sappiamo valorizzarlo, sicché veniamo trattati peggio dei maiali canadesi! Abbiamo le migliori fragole al mondo ma non sappiamo valorizzarle ed il valore aggiunto va altrove.

Una politica attenta alla qualità del cibo agricolo ridurrebbe enormemente la spesa sanitaria dello Stato. Oggi un chilo di pasta per un celiaco costa quasi dodici euro e la finanza pubblica è fuori controllo! Abbiamo dei giacimenti culturali e dei bellissimi borghi ma non sappiamo valorizzarli.

Il ritardo infrastrutturale accentua queste incapacità: Matera è ancora senza ferrovia! C’è un treno ad alta velocità che da Taranto va a Roma, ma i binari non sono idonei per ridurre i tempi di percorrenza, se non dopo Salerno.

Non abbiamo un collegamento con l’autostrada, né una rete stradale che colleghi trasversalmente le valli della Basilicata. Sul Pollino non ci sono percorsi guidati e i turisti si perdono. Insomma, si dovrebbe vivere di solo turismo e agroalimentare di qualità e invece siamo ancora fermi ad Eboli!

Il patto di credibilità si è rotto nel momento in cui la nostra regione non ha saputo difendere il suo bellissimo territorio, ormai ridotto ad una gruviera, con migliaia di giovani che scappano dalla Basilicata e migliaia di persone che si ammalano. Nella Val Basento gli enti che avevano garantito, da contratto, le bonifiche pur avendo inquinato non le hanno mai effettuate! Perché? La Val D’Agri va bonificata insieme a tutti gli altri siti su cui ci sono discariche o mostri ambientali.

 

Come vi state organizzando in vista delle prossime regionali? Da uno a dieci quali probabilità ci sono, a suo giudizio, di espugnare anche il palazzo della Regione?

Non è il caso di dare numeri. Se qualcosa di nuovo uscirà in vista delle prossime elezioni regionali, non sarà grazie alla politica ma alla società civile, al mondo della cultura, all’associazionismo sano, alle professioni, all’Università di Basilicata.

Potremo espugnare il Palazzo con le idee, l’impegno e la passione civile di tutti quelli che decideranno di scendere in campo, sporcandosi le mani, suggerendo, indicando, aiutando. Noi del M5S siamo pronti a far coagulare tutte queste energie in un percorso programmatico e faremo la nostra parte, fermo restando le nostre regole e le nostre procedure.

Si tratterà di mettere in campo un progetto che sia capace di non deludere il 44% degli elettori che già ci hanno votato il 4 marzo. Sono certo che i lucani sono pronti e visti i fallimenti della vecchia politica le condizioni ci sono tutte. Non bisogna aver paura di scendere in campo.

Qui è in ballo il futuro delle prossime generazioni e della nostra terra. E non sarà certo una cordata di liste civetta guidate da sindaci pittelliani ad ostacolare questo percorso ricattando i cittadini lucani con le solite operazioni clientelari. É finita la stagione in cui i voti si potevano comprare.

 

Senatore, secondo lei serve oggi anche un nuovo linguaggio politico? Lei usa molto i social? Nel Movimento 5 Stelle le regole della comunicazione sono rigide e le idee quasi un atto di fede. É d’accordo?

Oggi tutti votano in solitudine senza essere rappresentati da nessuno. Sono soli gli imprenditori, gli autonomi, i lavoratori, gli insegnanti, i precari. La politica deve risolvere il problema della solitudine. I social sono essenziali ma non possono risolvere le questioni.

Di fronte alla crisi economica, alla disoccupazione e povertà del Sud, al terrorismo, agli sbarchi di migranti, urge uno scatto di reni politico ma soprattutto culturale. I nuovi media aiutano a comunicare più velocemente e sono strumenti che i cittadini stanno imparando ad utilizzare sempre di più e meglio.

Con la rete i cittadini possono entrare direttamente nei siti delle istituzioni o del soggetto pubblico o privato e attingere documenti ufficiali e informazioni. Possono conoscere gli organigrammi di un ente e sapere qual è lo stipendio di un dirigente, possono leggere le relazioni integrali delle sedute della Camera o di un consiglio di amministrazione. Possono seguire video e dirette streaming. La rete dà voce ai cittadini che anche con un semplice telefonino possono diffondere filmati, audio e testi. Insomma è una vera rivoluzione culturale con cui fare i conti.

Come ci ricorda sempre il sociologo De Masi, stiamo attraversando un’era in cui la produzione di beni materiali sta cedendo il passo alla produzione di beni immateriali come i servizi, le informazioni, i simboli, i valori, l’estetica.

Il Movimento 5 Stelle, attualmente, è l’unica forza politica che guarda al futuro e che parla il linguaggio politico del futuro. Molti non sono ancora pronti, ma le regole del M5S, pur apparendo rigide, fanno bene alla formazione di un nuovo modo di concepire la politica e il rapporto con i cittadini. Non si tratta di un atto di fede ma di intelligenza.

 

Sia sincero: avrebbe mai pensato di sconfiggere Gianni Pittella? Quando ha avuto la percezione che poteva farcela?

All’inizio sembrava una “mission impossible”. Tutti mi dicevano: “Pittella è una macchina da guerra”, “andrai a schiantarti contro”. Qualcuno timidamente tentava di incoraggiarmi dicendo: “potrai rifarti alle regionali” come se stessi andando a caccia di visibilità per una poltrona. In realtà sono stato chiamato dal M5S per aver condotto delle battaglie nobili a livello nazionale “fuori dalle istituzioni”.

Questo strumento di democrazia ha favorito l’ingresso nel Parlamento di centinaia di persone nuove della società civile. Credo che questa scelta sia sufficiente a sconfessare l’inchiesta di Luciano Capone sul Foglio secondo il quale il M5S è una monade tenuta insieme da un patto di sindacato granitico!

Pittella, che invece ha pensato unicamente alla sua dinastia familiare, durante la sua lunga permanenza a Bruxelles era convinto che la maggioranza silenziosa che lo aveva premiato alle europee gli avrebbe riconfermato lo stesso risultato elettorale.

Questo errore di valutazione, prudentemente corretto dal paracadute in Campania, non ha tenuto conto dei mutamenti in atto: non solo in Italia ma in tutta Europa la maggioranza silenziosa non esiste piùGli elettori moderati si sono stancati e i corpi intermedi sono in crisi. I sindacati hanno perso il controllo dei loro iscritti.

C’è una frattura insanabile che ha aumentato i livelli di diseguaglianza nel paese. I ricchi stanno diventando sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri! La sinistra è apparsa così disarmata da rimanere schiacciata.

Ho avuto la percezione di potercela fare a Lauria quando insieme ad Alessandro Di Battista ho respirato, proprio sotto casa di Pittella, il vento coraggioso del cambiamento. Ho ascoltato inoltre il suggerimento di Luigi Di Maio di girare anche i piccoli comuni. E poi girando la Basilicata ho incontrato molta gente stanca e amareggiata del Pd lucano che non è stato in grado di dare alla nostra regione la dignità che meritava. La Basilicata potrebbe essere una piccola Svizzera del Mezzogiorno, il Pd, se non lo fermiamo, la sta portando verso un declino senza speranze, di povertà ed emarginazione.

 

Come è cambiata la sua vita dopo l’elezione? La cosa più bella che può raccontare.  A Irsina come l’hanno festeggiato?

Continuo ad essere me stesso, come sempre, anche se ho aumentato i ritmi di lavoro e sacrificato un po’ di tempo per la famiglia.

Girare continuamente la Basilicata per stabilire un legame con la base del Movimento 5 Stelle richiede un dispendio energetico notevole. Che viene ripagato dalla conoscenza di molti talenti, di persone nuove e stimolanti e, soprattutto, di luoghi incantevoli.

Ho capito di non essere solo nella battaglia di riscatto della nostra regione: gli attivisti del M5S sono una grande risorsa con cui bisogna confrontarsi. Devo inoltre un particolare ringraziamento agli amici che mi hanno accompagnato.

La vita a Roma è molto frenetica e stressante, ma viene ripagata dal suo fascino eterno. In questa fase spesso trascorro il mio tempo nelle biblioteche di Camera e Senato. Nel mio Paese sono stato festeggiato con i consensi e dopo il comizio di ringraziamento la comunità locale è stata particolarmente affettuosa. Del resto, la mia palestra di formazione è stata proprio Irsina, famosa per le sue storiche battaglie.

 

 

Piccole curiosità:

 

Genere di libri che preferisce

Tra i libri di narrativa preferisco quelli con un finale spiazzante, pregni di colpi di scena, in cui l’autore mette in discussione tutto quello che ha mostrato precedentemente. Dieci piccoli indiani di Agatha Christie.

Ma anche quelli in cui la complessità dei personaggi spicca su tutto il resto. La vita di Mustafa Sa’id raccontata nel libro La stagione della migrazione a nord di Tayeb Salih dimostra che è il contadino intellettuale a fare la differenza.

Adoro i libri dei giornalisti d’inchiesta, quelli di sociologia, storia ed economia.

 

L’ultimo film che ha visto al cinema

Wonder è di sicuro quello più bello. Dedicato al tema della diversità ci racconta come un ragazzo prodigio di 11 anni riesce comunque ad ambientarsi grazie, soprattutto, al caloroso sostegno della famiglia, il cui ruolo è insostituibile in una società post moderna.

 

Dove porta a cena qualche ospite a Matera

Una delle location più suggestive è quella del ristorante Baccanti nei Sassi. Un luogo magico, una cucina semplice, con una esaltazione dei sapori che lascia stupito il palato. Non mancano tuttavia posti altrettanto belli e alla portata di tutti.

 

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