IL MISTERO DELLE PALINE DELLE FERMATE DEL BUS

Ida Leone

Nobile città di Potenza, capoluogo di regione.

Dotata di una metropolitana di superficie leggera, del sistema di scale mobili più completo d’Europa, e ovviamente di un sistema di trasporto pubblico urbano su gomma.

Non importa qui parlare della efficienza o meno del sistema nel suo complesso, se serva bene o male la cittadinanza, se sia sovra o sotto dimensionato: giuro, io non ci tengo particolarmente ad essere polemica o bastian contraria.

In genere tendo ad essere filogovernativa, qualunque sia il colore del governo, perché conosco abbastanza bene le trappole della gestione del denaro pubblico in una amministrazione locale, e non me la sento di infierire su nessuno.

Però delle fermate degli autobus per favore parliamone.

Rifatte di recente, rifatte le pensiline, messe panchine e rifatti i marciapiedi attorno, meglio illuminate, aumentato anche il numero delle fermate, credo, insomma rese più confortevoli. Poi è iniziata la sistemazione delle paline, quelle simpatiche tabelle nelle quali in genere si trova il numero del bus, una sommaria indicazione del percorso, e magari anche una indicazione (manuale) degli orari di passaggio a quella specifica fermata.

Espiantate le paline vecchie, è iniziato un complesso lavoro di scavo per far passare, con tutta evidenza, dei cavi. Un lavoro abbastanza lungo, con tempi diversi a seconda dei quartieri della città. Poi sono comparse le paline, eleganti, nere e rosse, ed è stato chiaro che trattavasi non di comuni tabelle indicazioni stampate come quelle che ho testé descritto, ma di paline DIGITALI, collegate alla rete elettrica e perfino a quella Internet.

E col digitale, si sa, tutto è possibile.

Con l’inossidabile Piero “Piersoft” Paolicelli abbiamo lottato a lungo per ottenere che nella Capitale Europea della Cultura 2019 la mappa in formato open delle fermate e dei percorsi degli autobus fosse arricchita da rilevatori GPS sui bus: questo avrebbe consentito a chiunque di tracciare sul proprio smartphone il percorso del proprio bus, e di sapere con granitica certezza quanto c’era da aspettare (posso dire con orgoglio che, superate tutte le resistenze, dopo 4 anni di battaglia, oggi funziona esattamente così, a Matera).

Ho sperato per qualche settimana che Potenza avesse fatto tesoro della esperienza materana e le paline digitali servissero a questo: sapere quali linee passano per quella fermata, i percorsi di ciascuna linea, ma soprattutto, per ciascuna linea, quanto tempo manca all’arrivo del bus: una indicazione realistica, che tiene conto di rilevazioni satellitari e non dei tempi medi di percorrenza, che possono essere falsati da traffico, incidenti, parcheggi sghembi che bloccano la strada, etc.

Ho sperato.
Poi le paline sono state accese.
Hanno confusamente funzionato, dando confuse informazioni, per un tempo stimato di circa sei ore.
Poi si sono spente.
Per sempre.

Da almeno sei mesi stanno lì, rosse e nere, bellissime, a prendere polvere alle fermate del trasporto urbano su gomma della città di Potenza. Ribadisco, so quanto è complicato un appalto pubblico, la assegnazione, le difficoltà legali e amministrative sottese.

Però so anche quanto sono lunghi i tempi di attuazione, quanto sono consistenti le ore / uomo sottratte ai funzionari che hanno predisposto il bando, e poi anche agli operai che indefessamente – posso testimoniarlo, alcune paline sono sotto casa mia – hanno lavorato.

Chi ripaga tutto questo tempo, queste energie, queste ore di lavoro? Quanto costa, tutto questo?

E quindi scusatemi ma mi si gonfia la giugulare ogni volta che passo davanti a ‘ste fermate e vedo questi simulacri di efficienza digitale mai entrati in funzione, per i quali nessuno – sarò felice di essere smentita – si è premurato di intervenire, sostituirle, o almeno toglierle, per evitare oltre al danno la beffa.

O almeno si è premurato di dare una spiegazione ai cittadini, parte sempre attiva quando si tratta di pagare tasse e balzelli, parte sempre passiva – e quindi, dimenticabile – quando si tratta di fornire un servizio, o di far capire – sarebbe bastato questo – quando un servizio non può (più) essere fornito.

Perché le paline non hanno mai funzionato?
Quale centralina si è bloccata, e non è mai stato possibile riparare?
Quale dato manca?

Quale contenzioso in atto, quale bug, quale ordinaria sciatteria ha spento per sempre una parvenza di efficienza cittadina basata sulla tecnologia?

Spero sempre nel meglio.
In questo caso, spero che la ditta appaltatrice venga inseguita fino all’inferno da mute di funzionari comunali inferociti.

E che ci vengano restituite, almeno, le vecchie paline analogiche: per il digitale, bisognerà aspettare la prossima fermata.

 

 

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