IL VOLO – SECONDA PARTE – GIORNATA MONDIALE CONTRO LA PEDOFILIA

Laura Masielli

GIORNATA MONDIALE CONTRO LA PEDOFILIA

 

La bimba piagnucolava. Quel gioco non la divertiva più anzi si sentiva stanca e voleva tornare a casa dalla mamma. Anche il lupo cominciava a sentire qualcosa di diverso agitarsi al suo interno. Una sorta di noia e fastidio che sopprimeva quasi totalmente la voglia di sesso che fino a quel momento lo aveva pervaso. Riteneva che il risentimento e l’avversione che ora sentiva verso la bimba fosse legittima dato che disubbidiva alle sue richieste di attenzioni espresse anche con un certo garbo.

Allora pensò che per farsi ascoltare doveva esprimere più autorità, mostrando autentica rabbia. Solo così poteva far tacere quell’ esserino isterico, brutto, impazzito e maleducato. Il lupo doveva  impedirle di gridare e piagnucolare in un modo o nell’altro e lo doveva fare…..per  sempre.

La bimba correva lungo tutto il terrazzo per non farsi acchiappare. Il fiato era diventato vento: soffiava ritmando la velocità di quella corsa. Ad un certo punto il laccio della scarpetta si sciolse ed avvertì un senso di impedimento. Il piedino non più costretto dalla scarpa, ci ballava dentro impedendole di correre più veloce.

Doveva fermarsi. Tentare di liberarsi della scarpa e correre scalza. O correre con una scarpa sola. Si piegò quindi sulle ginocchia per sciogliere in fretta il nodo fatto a casa con l’allegria di chi vuole uscire per giocare; ma quando il gigante la vide ferma ed in quella posizione,  il lupo corse più veloce per ritrovarsi dopo pochi istanti dietro di lei.

La bimba si volto’ per assicurarsi che non l’avesse raggiunta ma nel volgersi vide a pochi centimetri dal suo viso il faccione del gigante trasformato in furia selvaggia.  Al gigante fu sufficiente dare con la mano una spintarella  in avanti per ottenere la caduta della bambina a faccia in giù. Nel cadere la bimba sbatté la testa sul pavimento e questo le provocò una piccola fuoriuscita di sangue dal lato sinistro del viso. Nonostante le urla di paura e le suppliche della bimba il lupo non cambiò idea e non si fermò.

La bimba aveva ancora in mano la scarpetta e la teneva saldamente fra le dita come se sapesse che prima o poi l’avrebbe usata contro di lui. Quando la bimba fu completamente in terra il gigante la prese sui due fianchi e la girò. I capelli erano tutti ammassati e gonfi. Qualche ricciolo spuntava quà e là bagnato dalle lacrime, dal sudore e dal sangue. La guardò bene, con attenzione, senza proferire parola e la trovò brutta, noiosa ed insignificante.

Trovandosi in quella nuova posizione, faccia faccia con il gigante, la bambina provò a scagliargli contro la scarpetta sperando che per magia si trasformasse in un sasso dalla punta acuminata  e la liberasse da quel mostro. In uno di quei tentativi la scarpetta volò via seguendo una traiettoria contraria e la bimba la vide allontanarsi di corsa col fare di chi ha tanta paura. Con l’altra mano invece fendeva l’aria imitando i piccoli gesti di alcuni eroi di fantasia ma che purtroppo non fanno male neppure alle mosche ed alle zanzare..

Due braccine in lotta non potevano far nulla di fronte al quel male! Nulla. Assolutamente nulla.

Altri  avrebbero potuto fare molto di più per salvarla ma su quell’edificio si era posata un’enorme nuvola ovattata che inghiottiva e trasformava qualsiasi rumore in un unico suono: quello del silenzio distruttivo chiamato omertà.

La scarpina arrivò dritta sul viso dell’uomo. Non gli provocò nessun dolore ma solo tanta irritazione. A causa di quel colpo così inoffensivo l’uomo decise di montare su di lei con tutto il peso del corpo. La voleva schiacciare come avrebbe fatto con lo scarpone alla vista di un ragno! Così avrebbe finito di piagnucolare. Provava piacere ed allo stesso tempo irritazione nel sentire sotto di se quel corpicino.

Quel piacere lo faceva sudare e le gocce cadevano sulla bambina mescolandosi alle lacrime. Era uno di quei giochi che solo la morte sa e può orchestrare: mescolare il bene e il male in un unico ballo. La prese dai fianchi e poi la tirò su su su facendo scivolare le sue grandi mani verso l’alto. Le fermò quando fu sotto le ascelle della piccola. Mentre la sorreggeva la spingeva verso l’alto come si fa quando si da gioia a un neonato.

Il gigante pensava che i bambini si prendono cosi: da sotto le ascelle e si tirano su, sempre più su, fino a farli sembrare più alti di noi e gli si dicono frasi dolci, belle e suadenti e loro devono ridere, ridere, ridere e se non ridono e non stanno buoni, allora gli si dicono frasi brutte e cattive. Poi se tutto questo non dovesse bastare si scaraventano nel vuoto immenso nella vita.

Il gigante non ne poteva più di tutto quel fracasso e di quella peste di bambina allora si avvicinò al bordo del terrazzo trascinando il fagottello di carne umana. Fece un primo tentativo: spostò la bambina tutta verso l’esterno e restò a guardarla per qualche secondo pensando a quale grande potere aveva: provocare il suo silenzio. Poi la riportò all’interno come se non fosse più sicuro di niente!

Quando la bambina  sentì che sotto di lei c’era nuovamente il terrazzo e non più il vuoto l’abbracciò e lo strinse forte come si fa di solito quando si vuole mostrare affetto o riconoscenza a qualcuno.

Il gigante nel sentire quel gesto d’amore e di paura spinse nuovamente le braccia nel vuoto e la guardò. I loro volti erano uno di fronte all’altro. La bimba aveva il musetto pieno di mocciolo, i capelli arruffati e scomposti che le coprivano il viso nascondendo gli occhietti vispi e teneri. Il sangue continuava ad uscire da un lato del viso ed aveva formato una lunga striscia nera e secca.

Il vestitino era strappato e si sentiva odore di cacca e pipi.

Il gigante si chiese cosa avesse trovato di cosi eccitante in quello scarabocchio umano e non trovò una risposta adeguata.

La bimba era fuori dal terrazzo  sorretta dalle mani del gigante. Non sentiva più il corpo del lupo su di lei e quelle fastidiose gocce di sudore che le bagnavano la faccina. Come avrebbe voluto scostare i capelli cosi appiccicosi dalla bocca e dagli occhi! Ma non poteva! Le braccine erano bloccate. Era cosi piccola e tutto era cosi immenso.

Le gambine avevano ancora la forza di scalpitare fendendo l’aria nel tentativo di cercare un terreno immaginario su cui scappare. 

Ma non c’era nulla sotto di lei. C’era solo vuoto ed un mondo sordo, un silenzio fatto di mille occhi, di altrettante orecchie e di una miriade di strani argomenti chiamati pensieri. Questo era il linguaggio del silenzio. I suoi suoni. La bimba gridava ma il mondo era sordo.

Nel palazzo urlavano mille televisioni con i loro politici impazziti intenti a fare promesse alla gente che li guardava distratta ed incredula. Il gigante pensò che tutto sommato era solo una bimba e non era poi così attraente. Anzi era brutta e malconcia. Simile ad una strega e come si fa nelle favole le streghe si uccidono.

Allora provò a distanziare le mani dalle ascelle della bambina con un gesto lentissimo. Le sue dita scivolarono lungo il perimetro delle braccine fino a congiungersi con le mani della bimba. Per un secondo le mani del gigante erano vicine a quelle della bimba come quelle di un padre con il proprio bambino.

Tutto durò 5 secondi.

Poi le mani del gigante si ritrassero con un gesto veloce lasciando al vuoto la bimba. Con il viso puntato verso il basso il lupo la vide precipitare. Da lassù non sembrava più neppure una bambina ma uno straccetto usato e malconcio volato in un giorno senza vento dall’VIII piano di un edificio avvolto da una nuvola ovattata.

Il lupo pensò che non faceva neppure impressione e siccome piangeva si era meritata una giusta punizione.

Il gigante si chiuse i pantaloni e se li riassettò sulla pancia gonfia facendo arrivare la cinta dei pantaloni proprio sotto le ascelle. Poi tornò alla sua vita normale.

Quando lo vennero a prendere disse: non penserete che sia stato io! Lo sapete come sono fatti bambini? Quando giocano perdono il contatto con la realtà…..

Ci vorrebbe la grandezza di una piazza per giudicare il colpevole o i colpevoli! Quelli distratti o quelli inconsapevoli o quelli seduti davanti alle televisioni o davanti ai fornelli roventi mentre la nuvola ovattata dell’omertà si posava su di loro come volesse proteggerli tutti.

La verità. Quant’è brutta. Meglio la fantasia. non mi voglio abituare al male. Non voglio raccontare più di bambini che subiscono la follia dei grandi, dei loro papà, delle loro mamme, di quella gente che invece di indicargli la strada li sotterra o li getta nel vuoto.

Basta. Sarò ipocrita, poco realista, ma se penso all’infanzia mi si riempie il naso del profumo del talco e della purea di patate. lo adoro la purea di patate. Allora voglio smettere di scrivere. voglio preparare montagne di purea sperando che ogni bambino del mondo ne possa assaggiare il sapore confortante.

Non è insano scrivere. É insano dover raccontare tristi realtà come queste seppur per diritto di cronaca.

Mi guardo intorno e gioisco e patisco del dono che mi ha resa cosi forte e fatta sentire una prescelta. Il dono di saper raccontare storie. Anche quando è tanto difficile. Spero sempre in cuor mio che siano false, frutto della mia fantasia troppo ardita.

Quando sento il polso mandarmi fitte di dolore e la mano mollare nella corsa la penna mi sento veramente di vivere e di fare qualcosa per qualcuno ma soprattutto per te bambina mia che se anche non ti ho conosciuto in questi brevi attimi di questo mio scritto ti ho portato in grembo, protetta dalle mie viscere e dai miei pensieri più soavi.

Sento un vocio di bambini innalzarsi dalla strada verso l’VIII piano. Un moto senza regole grammaticali, di parole balbuzienti, di pensieri silenti che si arrampica fino lassù, sulle pareti del palazzo rimasto nudo a pregare per la sua salvezza.

I piccoli hanno disegnato figure gigantesche che coprono il pallore dell’edificio! I personaggi delle fiabe sono tutti in fuga. Come potevano rimanere quando la verità supera la fantasia.

Affinchè non ci siano più lupi che corrono dietro ai tuoi giochi nei terrazzi assolati.

Perdonami se con il mio scritto non sono riuscita a salvarti. Perdonaci se noi grandi non siamo in grado di farlo funzionare bene questo mondo.

 

La tua scrittrice silenziosa

 

 

IL VOLO – PRIMA PARTE

  1. Cosa dire, non ci sono parole! E’ un racconto riste ma meraviglioso, pieno di liricità, sentimenti, sensazioni, che ti colpiscono dentro e ti sembra di vedere quelle immagini strazianti e di sentire il dolore di quella bambina e la cattiveria del lupo.

  2. Laura si che sa avvolgere il lettore nel vortice delle emozioni! Mi hai commossa!!! Sembrava veramente di essere li, inermi senza poter intervenire a tutta questa folle crudeltà.

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