IO NON HO MAI VOTATO PD

Giampiero DEcclesiis

Io non ho mai votato PD in tutta la mia vita: a livello locale ho sempre detestato l’establishment storico di questa regione; a livello nazionale, da socialista, mai avrei votato per gli eredi del PCI.

Ma le cose cambiano, il PD di ora non è più il PD di cinque anni fa, a livello locale come a livello nazionale gli eroi del partito di lotta e di governo hanno seguito la sirena dello scavalcamento a sinistra dell’avversario; non sono i primi, come altri si spegneranno, lasciando dietro braci disilluse e arrabbiate come quelle che hanno alimentato i 5 stelle.

I governi retti da Renzi e Gentiloni, hanno fatto cose importanti, magari perfettibili, perseguite nonostante il sabotaggio operato da chi, avendo perso attraverso gli strumenti di democrazia interna, ha tentato di minare l’azione di governo, con intenti distruttivi.

Il centro destra che non ha più risorse, costruisce l’ennesimo Frankenstein assemblando il corpo morto di Forza Italia con la Lega e la destra, ossia mettendo insieme secessionisti e sovranisti, destra sociale e liberalismo capitalista, in un minestrone irricevibile legato solo dalla voglia di andare al potere.

I 5 Stelle più che un partito sono una setta, una specie di Scientology, in salsa italiana con tanto di guru, di ortodossie ed eresie, un popolo plagiato dall’odio per il sistema e dalle parole d’ordine di un demagogo; un popolo scontento, arrabbiato, non incline al ragionamento politico, furore cieco usato per abbattere il nemico del momento.

Queste elezioni servono a decidere il destino di una nazione che conta, in grado di influire sulle scelte di governo del mondo; non sono un gioco.

Penso alle politiche internazionali che potrebbe attuare un governo a trazione Salvini, penso alla confusione del minestrone a 5 stelle: parole come muro, sbarramento, espulsione, tornano indietro a chi le pronuncia senza tener conto del loro effetto.

In Europa, abbiamo avuto nel corso della storia almeno una guerra continentale ogni secolo, nel XX secolo le guerre sono state due, mondiali, l’Unione serve a questo; mi pare improbabile che le riforme europee si possano fare con chi dall’Unione vuole uscire.

La nostra Nazione è la culla della cultura occidentale eppure ancora c’è chi pensa davvero di poterlo gestire annunciandosi “Il re degli ignoranti”, chi vanta la propria ignoranza come un merito, chi è così tanto ignorante da non intuire il valore della cultura unico vero grande giacimento da coltivare in questo paese.

C’è chi biascica slogan intolleranti davanti a direttori di musei di cui essere orgogliosi, chi mette insieme tutto sullo stesso piano senza differenze tra la “Sagra della porchetta” e “Amleto”, gente per la quale la cultura è solo uno strumento, alla meglio un bel vestito da indossare nelle serate eleganti.

La scelta di campo è netta tra loro e chi si oppone alla barbarie.

Le prossime elezioni decideranno a chi affidare il compito di guidare il paese, non è roba da improvvisati della politica, non è roba da chiacchieroni, non è compito per chi questo paese lo vuole spezzare, non è roba per vecchi puttanieri o compito che si possa affidare a chi guarda nostalgico a ideologie da museo sconfitte dalla storia.

Il prossimo voto è più che mai politico: cosa deve essere l’Italia? Non ci sono sfumature di grigio, basta discutere di sciocchezze: il calcio, il Comune di Potenza, quello di Matera, le questioni locali, domandatevi cosa volete dal vostro Paese partendo dalle cose fondamentali.

Io voglio un’Italia libera, democratica, inclusiva, legale, che guarda avanti, di cui avere fiducia. Non è facile immaginarla, non è facile crederci, ma bisogna provarci.

Io voterò Partito Democratico.

 

 

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