LA CAPITALE MANCATA, LA NAVE AFFONDA

Rossano Cervellera

Nessuno, neanche il più feroce dei pessimisti avrebbe mai immaginato un epilogo simile. Il naufragio di una città designata capitale europea della cultura è completo.

Anni di segnali ignorati e di polemiche. Il consenso per il governo cittadino e per la governance della Fondazione è evaporato da tempo. Nelle stanze dei bottoni inceppati di un Comune che non decide nulla e che non produce nulla, fanno finta di non accorgersene.

Un muro di gomma che fa rimbalzare qualsiasi polemica, che fa scivolare il vapore prodotto dalla rabbia di una città che è diventata ostaggio di un’amministrazione comunale abbarbicata su piccole-grandi posizioni di potere.

Lo chiamano senso di responsabilità ma verso chi? Matera nel 2019 non vedrà la realizzazione di una sola opera (che sia una) che possa rappresentare il simbolo di una stagione che avrebbe dovuto essere la più felice della sua storia recente e che si sta trasformando nel più gigantesco flop dai tempi di Napoleone.

Alla responsabilità avrebbe dovuto essere improntato anche il cosiddetto governissimo (un governicchio in realtà) prima che qualcuno confondesse il bene comune con l’imposizione della propria supremazia politica a beneficio dei clientes.

“Ci sono segretari di partito che si aggirano nelle stanze del Comune a visionare carte e bandi” ha denunciato l’assessore dimissionario al Turismo, Poli Bortone, che ha anche aggiunto tanto altro nella conferenza stampa con cui si è congedata dal suo incarico.

Nella stanza dei bottoni inceppati, però, le accuse rimbalzano senza far rumore. L’ obiettivo è arrivare in sella al 2019, per senso di responsabilità ovviamente, ma nei confronti di chi? Non certo nei confronti della città.

La cultura è cosa nostra, gli eventi sono cosa nostra, la Fondazione è cosa nostra e il Comune è cosa nostra. In altre parole, Matera è cosa nostra.

Potete dire e fare quello che volete, senza la sfiducia del consiglio comunale si va avanti e il consiglio comunale, forse il peggiore della storia della città, non ha nessuna intenzione di farsi da parte.

Il sindaco ha spesso citato, nei momenti più delicati del suo mandato, una frase di De Gasperi che lasciando il suo incarico di presidente del consiglio pare abbia detto di essere dispiaciuto per il fatto di dover affidare ad altri l’oggetto delle proprie passioni.

L’ oggetto di quella passione era la politica, non il governo a oltranza dello Stato o di una città. E quella passione non era morbosa al punto da provocare una resistenza ad oltranza contro il volere di chi la subisce.

Gli uomini di acciaio (altra frase storica di De Ruggieri) che avrebbero dovuto dar vita al progetto di Matera Capitale non si sono visti. Si sono visti invece tantissimi uomini di truciolato pronti a galleggiare nel mare in tempesta.

Piazza della Visitazione non si farà, il teatro nuovo non si farà, niente terminal bus, niente metropolitana di superficie, insomma: niente di niente. Quale passione si nutre del nulla, se non un amore insano, possessivo, morboso?

E quale passione spinge ad abbandonare al suo destino una Fondazione che finanzia progetti “innovativi” per una grande sagra della cucina casalinga europea?

Una Fondazione che nel nulla cosmico della sua programmazione è costretta a trasformare i falò di San Giuseppe in evento mediatico, che propina seminari su come costruire le casette degli attrezzi e riparare le biciclette spacciandoli per attività di una fantomatica open design school?

Niente da fare. É un fallimento politico, amministrativo e culturale. Bisogna prenderne atto. La rivoluzione promessa e solo annusata ha lasciato spazio alla restaurazione. Serve una boccata d’aria fresca dopo un’apnea durata sei anni.

“Professori, lasciate in pace quei ragazzi”, cantavano i Pink Floyd, “tutto sommato siete solo un altro mattone nel muro (just another brick in the wall)”. Piccoli mattoni nella storia di una città millenaria.

Mattoni di tufo, niente acciaio.

 

 

 

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