LA CRISI DI PD E FORZA ITALIA, SARÀ SOLO COLPA DEL POPULISMO?

Gianfranco Blasi

Il vento pentastellato – leghista sembra aver messo nell’angolo i due grandi partiti della seconda repubblica. Parlo del Pd, fondato da Walter Veltroni, scelta figlia dell’Ulivo di Prodi. Pd, oggi guidato da Matteo Renzi, se pur dimissionario. E, sull’altro fronte, di Forza Italia, condotto ieri, oggi e sempre da Silvio Berlusconi.

Due storie diverse eppure parallele, di un confronto – scontro a specchio durato una ventina d’anni.

Ma si sa, il tempo passa e logora, inesorabilmente.

Solo 4 anni fa Renzi raccoglieva alle Europee il 40 per cento del consenso elettorale. Sembrava aprirsi una stagione lunga di vittorie e potere.

Berlusconi, nonostante le vicende giudiziarie, le condanne, l’età e gli acciacchi è sempre dalle ceneri risorto come l’Araba Fenice. Eppure, il 4 marzo, forse per la prima volta, il suo partito ha denunciato uno scivolamento strutturale.

Cosa sta accadendo è sotto gli occhi di tutti. Ma parlare solo e banalmente di “ondata populista” è davvero troppo poco.

Pd e Forza Italia pagano il prezzo di errori, scontri interni, divisioni e scissioni che fanno sentire il loro peso. L’abbandono del campo da parte di D’Alema, Bersani e Grasso da una parte, di Lupi, Alfano, Fitto e gli altri dell’Ncd sul fronte berlusconiano.

Il cambio di governo traumatico fra Letta e Renzi, ricordate il gelo di quel passaggio di consegne e la celebre frase “Enrico stai sereno”.

L’incapacità di Berlusconi di segnalare una discontinuità, la nascita di una nuova classe dirigente, insomma l’insieme di queste cose ha prodotto un effetto devastante.

L’Italicum, il referendum costituzionale, la vicenda delle banche hanno indebolito Renzi fino a rendere il Pd minoritario nel Paese. Il restare con il patto del Nazareno in mezzo al guado, la vicenda dell’elezione di Mattarella, un altro errore grave di Berlusconi e Renzi.

Se si fa un patto si va fino in fondo, avendo il coraggio di aprire ad una nuova fase politica. Avanzare ed indietreggiare sul Partito della Nazione ha creato uno stallo nella dinamica politica che riguarda il riformismo moderato e la liberal democrazia di questo nostro Paese.

Lega e Cinque Stelle non sono il nuovo. Sono il megafono delle opposizioni che si siede a Palazzo Chigi.

Rappresentano il “tanto meglio tanto peggio” di un’Italia disidratata dalla crisi, ripiegata su se stessa, impoverita e meno sicura del futuro, anche meno solida nelle sue classi intellettuali, nella struttura culturale, nella consapevolezza delle proprie potenzialità. Non si tratta di ignoranza, ma di semplificazione dei linguaggi, di respiro corto, di un nuovo senso del limite. Anche di paura, preoccupazione.

Pd e Forza Italia rischiano un imbarcata alle prossime elezioni europee. Se Renzi e Berlusconi non si aprono ad una nuova progettualità politica, se restano prigionieri dei propri castelli assediati per loro sarà la fine di un percorso.

Lega e Cinque Stelle raffigurano il superamento dei concetti di destra e sinistra. Sono Movimenti politici fuori dal 900’.

Oggi la sfida è fra apertura e chiusura, globalismo e dazi commerciali, integrazione, inclusione e fobie razziali. Fra paura e futuro. Territori ed Europa.

Ecco, come diceva Sartre “destra e sinistra sono scatole vuote”.

Gaber lo cantava qualche decennio fa. Ma non gli abbiamo creduto…

 

 

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