LA LUNA E LA CITTÀ

Ida Leone

 

La cosa che più colpisce quando si arriva al MOON (Museo Officina degli Oggetti Narranti) è il confine. Oltre il piazzale per parcheggiare le macchine, la città, letteralmente, finisce, e inizia la campagna. Non ci sono sfumature, la cesura è netta: di qua è ancora città, un passo più avanti è tutto verde selvaggio incolto, senza abitazioni, senza segni di umanità.

Una bella metafora per l’ultima fatica de La luna al Guinzaglio: il MOON è evoluzione del Salone dei Rifiutati, e di tutto quanto Rossana Cafarelli, Sara Stolfi e Gianluca Caporaso e tutta la loro squadra hanno imparato e prodotto nel corso degli anni, avendo sempre come luce guida il riuso creativo, l’utilizzo alternativo, la poetica della nuova vita del rifiuto.

 

Il MOON è grande, ed è a sua volta una metafora, essendo stato a lungo un deposito di giocattoli. C’è spazio per mille laboratori, per ordinare finalmente in scaffali fino al soffitto le scatole con tappi di bottiglia, pezzi di Lego, vecchi telefoni a disco, “spaghi troppo corti per essere utilizzati” (per citare Camilleri), e mille altre carabattole da minuscole a gigantesche, apparentemente da buttare. C’è spazio per residenze, ora che è in ballo un bel progetto finanziato dalla Fondazione Matera Basilicata 2019, un progetto che sa di mare e di viaggio, e che parte proprio da un posto dove il mare non c’è. Ma c’è bisogno di idee, altre, ancora, provenienti da ogni parte d’Italia e d’Europa, come c’è bisogno di un filo di vento per far girare le decine di ruote di bicicletta che ornano la facciata del MOON.

 

Sono stata alla inaugurazione, e quello che mi ha più colpito è stata l’aggregazione spontanea di teste che pensano. Certo, non c’erano tutte; e certo, la città è piccola e le filiere corte funzionano ancora benissimo, sia in negativo che in positivo: ma sta di fatto che io sapevo già chi avrei incontrato, e infatti c’erano più o meno tutti. Vuol dire aver costruito, negli anni; vuol dire che la città di Potenza sperimenta ormai a tempo pieno, e alcune sperimentazioni, come quelle de la Luna al Guinzaglio, sono giunte ad un livello alto di maturazione, di consapevolezza, ad una dimensione pronta a spiccare il volo verso l’Europa e oltre. Pronti a varcare il confine della città, che è lì, affianco ai laboratori; pronti a salpare verso terre sconosciute.

C’era bella musica, la sera della inaugurazione, della buona focaccia da assaggiare, belle panche su cui sedersi e guardare i bambini giocare con vecchie ruote di bicicletta, immaginando che fossero mulini o motori per astronavi.

 

Come sempre, come è sempre stato, il MOON è aperto proprio a loro, ai bambini e a chiunque voglia sperimentare l’ebbrezza del dare nuova vita alle cose, sia reale che metaforica. É aperto per chi ha deciso che la fantasia può guidare le nostre scelte, e per chi tratta le cose come persone, e non viceversa, e quindi la vecchia “casa” de la Luna al Guinzaglio può essere salutata come si saluta una donna amata.

 

“Qui, mia amata, stiamo per celebrare un nuovo inizio.

Ripartiamo dalla casa nuova con il respiro fresco e il vocabolario di sempre.

Così, ogni passo è prosecuzione e superamento di quello vecchio, ringraziamento e saluto.

Ogni passo è una casa nuova per le piante leggere dei nostri piedi che mettono radici e mettono foglie,

che prendono la terra e prendono il cielo.

Dopo aver salutato la casa vecchia, mia amata, è tempo di rompere i sigilli a questa nuova.”

 

Auguriamo ogni bene alla nuova avventura di Gianluca caporaso & C., riusando (!) le sue stesse parole:

 

“E il cielo, mia amata, è una luna che aspetta di essere convinta, una figura dell’attesa che non vede l’ora di scendere nei palmi aperti che l’aspettano.”

 

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