La Luna: perché ci incanta

Gianrocco Guerriero

Quante poesie, sono state dedicate alla luna! Quante canzoni!

Lei, la Luna (con la lettera iniziale maiuscola quando la si intenda come oggetto astronomico), ha un anima — la luna, appunto (con l’iniziale minuscola) che non potrebbe esistere senza l’altra e tuttavia la trascende. Si potrebbe dire che l’una (il richiamo fonetico dell’articolo determinativo mi piace molto) sta all’altra come il cervello sta alla coscienza.

La precisazione era necessaria, poiché queste poche righe di riflessioni sono dedicate alla luna-anima: quella in cui gli innamorati individuano uno specchio capace di riflettere l’Uno delle loro identità fuse; quella che fa da abat-jour alle tristezze solitarie; e infine quella cui siamo tutti affezionati come fosse un grosso gatto bianco, sempre in giro nel nostro giardino celeste ma dal carattere un po’ bizzarro.

La luna, la luna! Quante ne combina!  

Se è prossima all’orizzonte, che stia sorgendo o tramontando, si presenta gialla e immensa. Il colore caldo trova la sua spiegazione nell’ effetto-Rayleigh, per il quale l’atmosfera terrestre si lascia penetrare dalle basse frequenze della luce e riflette quelle più alte. Per questa stessa ragione, il cielo di giorno ci appare azzurro.

L’immensità apparente del suo diametro (quando sorge o mentre tramonta), invece, è il frutto di una illusione ottica non ancora completamente chiara — nota non per niente, col termine moon illusion. Una sorta di magia posta in atto dalla nostra mente, insomma. Finora non ho trovato una spiegazione migliore di quella offerta da Arthur Schopenhauer in un paragrafo della sua altrettanto immensa opera Il mondo come volontà e rappresentazione, pubblicata giusto due secoli fa. Qui non mi va di dilungarmi: invito il lettore ad andarsela a guardare.

Se poi la Luna (intesa come oggetto celeste) è prossima all’opposizione col Sole, sia in fase crescente che decrescente, di lei non resta che un sottilissimo spicchio, che sembra essere stato risparmiato dall’incenerimento di un disco di luce. Tale peculiarità ha fatto sì che le venisse dato il nome di luna cinerea. Il suo aspetto è particolarmente suggestivo: sembra una gondola che naviga, a prua sollevata, in una venezia-universo. E quando, non di rado, capita che sia presente anche Venere (l’anima dell’omonimo pianeta, che ci appare travestito da stella). Allora il tutto assume le sembianze di un gioiello appeso al collo di una dea bellissima. Il colore grigio-cenere della parte restante è dovuto alla luce solare riflessa due volte (dapprima dalla Terra e poi dalla stessa luna) che, dunque, arriva alle nostre retine con intensità ridotta. Ai poeti piace anche immaginarla come un tiepido giaciglio in cui andare ad addormentarsi con i loro travagli esistenziali.

C’è poi la ‘luna insanguinata’: ovvero, la luna delle eclissi. Il colore purpureo, in questo caso, è dovuto al fatto che l’atmosfera terrestre, per il fenomeno della cosiddetta rifrazione, ‘piega’ i raggi solari di frequenza ‘calda’ (i soli, come si è già detto, capaci di attraversarla) deviandoli sulla superficie del satellite, il quale a sua volta ce li restituisce attenuati.

Mi riesce sempre difficile, aprire l’uscio di casa, entrare e chiuderglielo in faccia, quando torno a casa tardi e fuori c’è la luna. Ho sempre l’impressione che abbia una coscienza e sia lì lì per dirmi qualcosa. Mi incanta. Con la sua anima ci farei l’amore.

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