LA RIMONTA DEL LAZIO: UNA STORIA GIÀ VISTA

Ugo Maria Tassinari

Infuria la polemica nel centrodestra laziale: pur essendo di gran lunga la prima forza è riuscita a perdere le elezioni regionali. Nelle tre circoscrizioni della Camera (Lazio1: Roma, Lazio 2.01: Viterbo e Rieti, Lazio 2.02: Frosinone e Latina) ha ottenuto il 33.3, il 40.7, il 41.5, mentre il Movimento cinque stelle il 32.2, il 34.5, il 35.8. Sommando i voti di coalizione di centrosinistra e di Liberi e Uguai (che appoggiavano Zingaretti) si ha il 29.4, 20.6, 18.9. Evidenti le differenze tra voto della Capitale, con le tre forze equilibrate e delle 4 province, dove il centrodestra ha il doppio dei voti del centrosinistra.

 

Eppure Zingaretti ha battuto Parisi di 54mila voti, 33.3% a 31.5%. Non deve trarre in inganno il fatto che le  liste del centrodestra abbiano superato di oltre 2 punti (36.8 a 34.7) e 56mila voti quelle a sostegno del governatore uscente. Il meccanismo elettorale delle regionali prevede infatti che si possa votare il solo candidato presidente e il suo voto non rimbalza sulle liste collegate. 

Il clamoroso sorpasso è determinato da due diversi fattori:

 

  1. la candidatura indipendente del sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, storico esponente della destra sociale che si è presentato come l’espressione dei territori terremotati e ha ottenuto 150mila voti (il 5%) in gran parte provenienti dal centrodestra;

 

  1. la diversa capacità di fidelizzazione degli elettori: Zingaretti ha mantenuto l’83% del suo elettorato alla Camera, la Lombardi solo il 72% dei 5stelle, Parisi appena il 70%. Un elettore grillino su 10 ha riversato il suo voto su Zingaretti, uno su 20 dal centrodestra. In pratica Zingaretti ha guadagnato 117mila voti grillini, 66mila dal centrodestra. Lo SWG che ha compiuto questa analisi dettaglia anche i dati per singoli partito: Forza Italia 3.5%, Lega e Fratelli d’Italia 5, Noi con l’Italia 27%.

 

Il centrosinistra vince nel Lazio perché Zingaretti è un candidato forte e attrattivo ma anche perché le liste tengono bene. La fuga degli elettori del Pd verso i 5 stelle non c’è stata: la Lombardi prende il 27%, la lista solo il 22%.

 

Basilicata 2013: la grande rimonta

Le differenze profonde tra voto politico e amministrativo in Basilicata sono ben note. L’ultimo caso è il voto del 2013, a pochi mesi di distanza tra politiche e regionali. A febbraio la coalizione di centrosinistra ha il 34.6, il centrodestra il 24.6, il M5S il 24.3, Rivoluzione civica il 2.3. Senza considerare qualche cespuglietto il fronte delle forze avversarie del centrosinistra superano il 53%. E se si considera che a novembre Sel presenta un proprio candidato con Rifondazione, il fronte del no supera il 60%.

Eppure Marcello Pittella vince con il 60% dei voti. Il centrodestra sbaglia ancora una volta candidato: dopo le fallimentari esperienze del 2009 a Potenza, con i transfughi del centrosinistra Molinari e Pace che non portano valore aggiunto,  punta ancora su un esterno, il centrista Di Maggio, eletto al senato con la lista Monti. E così sfiora appena il 20%. Il candidato governatore dei 5 stelle, Pedicini supera il 13% ma la sua lista prende poco più dell’8%.

Certo è passato qualche mese e l’analisi degli scarti non è così evidente e automatica come per il voto di domenica ma il dato è comunque evidente nelle sue dimensioni. Anche perché inverte un trend consolidato.

 

Una forbice che si allarga nel tempo


Era stato molto meno netto lo scarto tra le regionali del 2005 e le politiche del 2006: Vito De Filippo con il 67% batte due record, è il governatore più giovane e più votato d’Italia. Un anno dopo l’Unione mantiene il 60% mentre il Polo delle libertà passa dal 28.8 al 39.5%. E’ difficile il paragone con il 2008, dove il centrosinistra (Pd+Idv) crolla al 44.4 ma il Pdl, senza Fiamma e Udc (che in totale superano il 9%) sfiora il 38%.

Comunque alle Regionali del 2010 Vito De Filippo rifà il pieno: rimettendo dentro sia la sinistra (Sel e Federazione) sia il centro (Udc, Popolari uniti, Api) torna al 60% mentre il centrodestra, diviso in due candidati (Pagliuca e Allam) scende al 36%.

Un elastico forte, tra regionali e politiche, quindi come comportamento elettorale consolidato. Ma la forbice, tocca ricordarlo, che si gioca anche tra i diversi livelli di voto amministrativo. Nella Regione riconquistata da Marcello Pittella, infatti, il centrosinistra a trazione Pd è riuscito a perdere le comunali delle tre città più popolose: Potenza (destra), Matera (centrodestra), Pisticci (5 stelle).


“Ma le giunte che governano i capoluoghi?” verrebbe da obiettare. Ma questo è un pezzo di analisi dei dati non di riflessione politica …

 

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