LA RIVINCITA DEI “GIOVANI”

LA RIVINCITA DEI “GIOVANI”

C’è un altra faccia della cosiddetta transumanza politica che si è consumata in questa tornata di elezioni amministrative per Potenza che è poco visibile perché gli elettori, dopo aver consumato il voto, di rado si attardano a controllarne gli effetti seguendo i lavori del Consiglio Comunale.
Durante l’ultima consiliatura comunale ho avuto modo di seguire i lavori, di informarmi sulle attività che venivano portate avanti, di seguire i consigli comunali e ho notato che tra i consiglieri comunali trentenni e quarantenni, in maniera abbastanza trasversale e indipendentemente dalle differenze di orientamento e posizione politica, c’è stata una corrente di empatia, si sono costruiti rapporti personali, si sono strutturati/mantenuti rapporti amicali.
Confesso che all’inizio non comprendevo come questo potesse avere un ruolo nelle dinamiche delle commissioni e del Consiglio Comunale, poi mi sono fermato a riflettere un attimo cercando di mettere al loro posto le diverse tessere.
La cosiddetta anatra zoppa, al di là dei distinguo e delle prese di posizione tattiche dei vari gruppi politici, ha costretto tutti a mettersi di fronte al problema di amministrare la Città in nome dei cittadini più che dei partiti politici di provenienza. Le scelte sono state talvolta autolesioniste, basterebbe pensare alla spaccatura del PD con una parte che, senza ricevere neanche la gratitudine del sindaco, se non quella a livello personale, ha sostenuto lealmente la giunta De Luca oppure, ad esempio, atti come il rinvio chiesto in una tormentata seduta dal saggio Consigliere Giuzio che di fatto ha consentito di evitare la caduta del Sindaco per mancanza di maggioranza.
Financo il più duro e puro, ossia il consigliere Giannizzeri, ingessato in un ruolo da Robespierre condizionato dal giudizio dei suoi giacobini, in qualche occasione ha mantenuto un profilo più dialogante.
La sensazione è che i consiglieri “giovani” dell’ultima amministrazione comunale spesso si siano lasciati guidare dalla conoscenza reciproca, da rapporti di empatia tra uomini e donne che, per ragioni generazionali, sono stati in contatto tra loro a scuola o nella vita di relazione, i trentenni, i quarantenni hanno avuto nella amministrazione pubblica un approccio anche generazionale.
La foto che ritraeva Guarente e Andretta abbracciati davanti al Consiglio Comunale diceva molto di più di quello che sembrava e questo, naturalmente, al netto delle differenze politiche tra i due che c’erano e restano ma che, nella quotidianità politico-amministrativa del Consiglio Comunale, perdono molto delle loro asperità.
La realtà dei fatti è che questi consiglieri “giovani” nelle commissioni comunali si sono confrontati, hanno discusso, magari anche da posizioni differenti, ma senza ostilità precostituite, usando come piattaforma comune quelle relazioni personali che derivavano dall’essere uomini e donne della medesima generazione che, inevitabilmente, in una piccola città come Potenza, è cresciuta in un clima comune, con aspettative e idee più condivise di quanto non si pensi.
Le contrapposizioni più aspre in Consiglio si sono registrate su questioni politiche, squisitamente tali, molto più di rado sul merito delle soluzioni se non quando era utile a marcare differenze per ragioni meramente di tattica politica.
Questo è quello che mi è apparso seguendo i lavori del Consiglio e le attività svolte.
Naturalmente ci sono i critici, gli esegeti del “dilettanti allo sbaraglio” ma chissà com’è sono tutti ex o rappresentanti di ex e tutti ampiamente over 50 come me, del resto.
La mia sensazione è che per alcune scelte elettorali ci siano in gioco rapporti amicali che travalicano le scelte politiche, c’è un Morlino che si candida a sostegno dell’Andretta, c’è un Meccariello a sostegno di Guarente, è possibile fare un’analisi trascurando il fatto che tra queste quattro persone (e non solo) ci sono autentici rapporti personali? E se così, atteso che di elezioni amministrative si tratta, è così strano che amici si schierino insieme? E’ così strano che ciascuno scelga anche in funzione della stima personale, della fiducia che ha nel candidato?
Io penso che questo aspetto meriti una riflessione, so di scelte che sono state sofferte, so di scelte avvenute per reazione alla mancanza coinvolgimento, di considerazione, so di scelte avvenute in ragione dell’opposizione ad un sistema di fare politica percepito come sbagliato, so di scelte fatte obtorto collo o avvenute in nome di un riflesso automatico di appartenenza ma senza convinzione, so di mal di pancia espressi a voce alta sulle scelte operate.
Questa considerazione valica il discorso dei due candidati su cui mi sono soffermato finora ed è ampiamente applicabile alle liste di Valerio Tramutoli che accolgono molti trasfughi dalla sinistra partitica in cerca di una boccata d’aria pulita, di un luogo dove fare politica liberi dai vuoti giochi di potere ed è in parte applicabile anche ad alcune dinamiche che ruotano intorno al Movimento 5 stelle.
Come sempre la realtà è assai più complessa e variegata di quanto possa sembrare, a me pare che alla luce dei fatti in queste nuove generazioni di politici, al di là dei facili luoghi comuni, ci sia di più di quanto appaia, e quel di più che c’è non è affatto male.
In altre occasioni mi sono soffermato sulla differenza tra Putenza e Potenza, identificando con il primo nome il “paese” nei suoi caratteri originari e con Potenza la città figlia dell’inurbamento delle comunità. Ecco, questi trentenni, quarantenni, rappresentano la prima generazione che si affaccia alle leve della politica che rappresenta Potenza e non più Putenza.
Hanno un forte sentimento identitario, si conoscono tra loro, hanno frequentato le stesse scuole, hanno vissuto la medesima città, gli stessi problemi e, essendosi fortemente ridotta la polarizzazione politica, è più naturale per loro convergere su obbiettivi comuni.

Questi “giovani” non sono come i sixties che li hanno preceduti, noi (i sixties) siamo più radicati e radicali, abbiamo mangiato pane e politica in gioventù, la nostra prima reazione istintiva rispetto a chi ha una visione diversa è di ostilità, di diffidenza.
Loro no, anche quelli apparentemente più radicalizzati, identitari, poi al di là degli estetismi di bandiera nei fatti, sono dialoganti, pronti a mettere da parte le questioni di bandiera per un provvedimento giusto e potrei davvero citare molte circostanze in cui questo è avvenuto.

Per carità non mi sfuggono le eccezioni, i furbetti, che come sempre ci sono ma tocca a ciascuno di noi conoscere per riconoscere e valutare con cognizione di causa, così come non mi sfugge che la maggior parte di spostamenti sono fughe dal Partito Democratico che paga il prezzo della lunga permanenza al potere e della sclerosi delle dinamiche interne.
Insomma, in conclusione non ho alcuna idea di come sarà composto il prossimo consiglio comunale ma quello che ha appena concluso il suo lavoro per me, attese anche le complicate condizioni in cui è stato chiamato ad operare, è stato tra i migliori degli ultimi decenni, e la cosa migliore di ciò è rappresentata dal fatto che ciascuna parte politica potrebbe, legittimamente, rivendicare una parte di merito.

Capisco fin troppo bene che la mia riflessione inevitabilmente susciterà delle reazioni negative, una vasta pletora di nulla facenti, normalmente impegnati a pensare ai fatti propri, trova in questo frangente la stura per sfogare il proprio livore, per questi la parola d’ordine è parlar male di tutto, e argomentare senza conoscere mischiando tutto insieme. Così come sono consapevole del fatto che c’è una parte di commentatori intransigenti di destra e sinistra che, non avendo mai contato nulla e non avendo alcun peso, né attitudine politica, fanno della rivendicazione identitaria l’unico loro tratto caratteristico.
Ma i candidati identitari sono pochi, fatta eccezione per le prime file, sarà interessante vedere il risultato che faranno i più accesi sostenitori dell’ortodossia politica messi a confronto con altri nel medesimo loro campo.
Fortunatamente la politica è, per tutti costoro, solo un’occasione di sfogo, sono come bambini di cui, talvolta, occorre sopportare le intemperanze, attendendo il momento in cui andranno a letto e gli adulti potranno confrontarsi.

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