LA TEORIA DEL LUTTO

Rocco Spagnoletta

Stephen Hawking ci ha lasciati, e ci ha lasciati a divertirci in fondo a un buco nero.

In fondo le sue teorie Hawking le ha fatte diventare talmente pop che la sua morte, nell’universo parallelo dell’internet, è celebrata alla stregua di Bowie.
Tra l’altro Bowie era nato il suo stesso giorno e se ne vantava.

Per certe icone pop vale la regola che qualcosa, una cosa, una sola, tutti la dobbiamo dire perché come Bowie, come Marylin anche Hawking è stata icona del nostro tempo.
E così ne parliamo tutti, e quelli bravi, quelli che hanno studiato si incazzano perché non ne sappiamo tanto, perché non siamo tutti astrofisici eppure Stephen, anche se quelli bravi lo vorrebbero tutto per loro, era un po’ amico di tutti.

Per esempio io sto scrivendo un articolo su Hawking pensando che un gran fisico si faccia in palestra, scrivo di un matematico io che il triangolo non l’avevo proprio considerato, che la materia è già complicata di per sé figuriamoci poi se devo studiare una materia che studia la materia.

Io che la meccanica quantistica credevo fosse la tipa che mi si avvicinava alla macchina in panne, verso Altamura, a cui chiedevo “Quanto?”; io che con i miei amici abbiamo sempre pensato che i buchi neri, vabbè lasciamo stare.

Poi è apparso Hawking in Big Bang Theory e lo abbiamo voluto bene, pure che non capivamo un cazzo.
Perché Hawking vi ha insegnato che in fondo se finite in un buco nero, non dovete darvi per vinti. Un’uscita c’è sempre.


Ciao Stephen, secondo me in un universo parallelo ti stai alzando dalla sedia e stai pigliando a schiaffi tutte le guerre in nome di Dio.


PS. Hawking fu anche molto rock come in questo featuring con i Pink Floyd in cui recita così:

“Per milioni di anni gli uomini vissero come animali
Poi qualcosa accadde che scatenò il potere della nostra immaginazione
Imparammo a parlare…
Tutto quello che dobbiamo fare è assicurarsi di continuare a parlare”

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