L’infinito (1818-1819)

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L’infinito è una delle liriche più famose dei Canti di Giacomo Leopardi, che il poeta scrisse negli anni della sua prima giovinezza a Recanati, sua cittadina natale, nelle Marche. Le stesure definitive risalgono agli anni 1818-1819.

La lirica, composta da 15 endecasillabi sciolti, appartiene alla serie di scritti pubblicati nel 1826 con il titolo “Idilli. Oltre all’Infinito, in questa serie sono presenti anche altre ….

Vabbè, se proprio v’interessa, il resto ve lo leggete su Wikipedia.

Oggi, come avrete compreso, vi parlerò di poesia, il più alto dei gradini di cui è composta la scala della cultura estetica. E lo farò, come avrete sicuramente capito, con “L’infinito” di Giacomo Leopardi, che la (“la” se vi riferite alla poesia, perché “lo” è riferito all’infinito che è maschile) scrisse – se leggo bene sul cellulare – qualche anno prima della morte di John Keats. Cosa c’entra Keats, che poi mi sta anche simpatico perché è morto giovane? Al momento non saprei rispondervi, ma fa sempre bene ricordare quel “A thing of beauty is a joy for ever” nel suo Endymion che è così toccante…

Iniziamo, con un necessario quanto doveroso riferimento colto, dal primo paragrafo del notissimo testo di letteratura intitolato “Comprendere la poesia” preso dal libro di Jonathan Evans Prichard, Professore emerito, per analizzare … NO! non sono matto; ho già stracciato in età giovanile, come John Keating, quelle pagine fastidiose, il cui unico scopo era quello di analizzare matematicamente ciò che non può essere compreso se non “sentito” nelle viscere… La matematica è fredda e calcolatrice. Noi fisici umanisti… no!

Seguo il consiglio di Mario Barenghi il quale, in un articolo sul Sole 24 ore di qualche tempo fa, affermava che ciò che importa della letteratura non è tanto sapere cosa essa sia, né, tanto meno (sappiate che si può dire sia “tanto meno” che “tantomeno”), cosa sia un testo letterario. L’importante è sapere a cosa serve, quali sono i suoi obiettivi e quali vantaggi/benefici traiamo nel leggere un testo. Questo vale anche per la poesia (che poi ci ho un’amica poetessa e non posso assolutamente fare brutte figure, ma questa è un’altra storia).

Dunque leggiamo ed analizziamo questa lirica, assieme.

(ANSA) – ANCONA, 24 LUG – Terzo manoscritto dell’Infinito di Giacomo Leopardi.

Sempre caro mi fu quest’ermo col..

un attimo, abbiate pazienza…: “Sempre“… e cosa vuol dire? “sempre“, dice la Treccani, indica una continuità ininterrotta, senza termine di tempo (cioè senza fine, e talora senza principio…ancora peggio!).

Adesso, a parte che “continuità” già implica una estensione non interrotta nel tempo e nello spazio, non si capisce perché uno debba anche aggiungere “ininterrotta“. Sembra, quasi, di sentir parlare alcuni miei amici, fisici teorici, per i quali si può interrompere una qualsiasi cosa continua senza che perda continuità, basta che lo si faccia per poco…tempo.

Secondo voi, può esistere la continuità dell’azione governativa introducendo una discontinuità nella coalizione di partiti, Presidente del Consiglio, ministri e portaborse? Per qualcuno la risposta è “SI!”. Boh…

Ma ciò che più altera il mio “già di per se” stato ansioso è il vocabolo “tempo“, per non parlare di “spazio“, che poi mi porta allo spazio-tempo e non so come disegnarvelo perché -ma lo sapete- noi viviamo in uno spazio a tre dimensioni …mentre un mondo quadri-dimensionale (le tre dimensioni spaziali più quella temporale, che ci serve per mettere ordine nelle nostre cose) proprio non riusciamo ad immaginarlo.

Eh sì, il tempo è una cosa strana; saranno almeno due millenni e mezzo che ci pensiamo ed ancora non siamo riusciti a fare la quadra (… e quando non sai quadrare il cerchio, è sempre meglio partire dal triangolo, ma anche questa è un’altra storia… e non so neanche se si può raccontare qui, che siete tutti puritani; anche nello spazio-tempo, comunque, la cosa più interessante del triangolo sono le curve…).

Usiamo questa parola “tempo” da… sempre: “il tempo vola” (anticipando un po’ la relatività di Einstein, secondo la quale un intervallo di tempo è differente a seconda della velocità a cui ci stiamo muovendo…), “perdiamo tempo” (come se fosse qualcosa di materiale che può essere “perso” o “guadagnato”, come il peso che però -in fisica- è una forza vettoriale… ‘n’altra cosa, insomma), “ammazziamo il tempo” (questa non la commento!!!, so’ pacifista io…), “il tempo della vita se ne va” (facciamo debiti gesti scaramantici…), “il tempo ti darà ragione” (quasi come se fosse determinato già cosa accadrà…., io -comunque- ancora aspetto, sappiatelo), “il tempo è tiranno” (ineluttabilità di ciò che avviene, certo, tanto la parola “democrazia” nessuno sa più cosa significhi), “il tempo delle mele”…no, questo non c’azzecca.

A’verità (portate pazienza: ho studiato a Napoli, all’epoca l’ateneo lucano non esisteva) il “tempo” non esiste. Carlo Rovelli (nel suo “L’ordine del Tempo“) lo spiega benissimo.

Il tempo omogeneo, uniforme, isotropo ed assoluto dell’epoca di Galileo, di Newton, dal settecento meccanicistico fino all’inizio del secolo scorso, con la scoperta della “non infinita” ma anche “non superabile” velocità di propagazione delle luce, inizia a dissolversi come le mura delle case di Borgo Taccone (se non siete mai stati lì, andateci, si comprende al volo tutto sul crollo della fisica classica del primo novecento…).

La progressiva distruzione di questo muro viene, anno dopo anno, portata avanti

  • dalla Termodinamica (che spiega, in qualche modo, la cosiddetta “freccia del tempo” (che non è il Freccia Rossa da Sicignano a Metaponto), ovvero perché “sembra” che il tempo proceda solo, ed esclusivamente, in una direzione (ho capito, anche da Sicignano a Metaponto si procede in una sola direzione visto che il binario è unico… ma, credetemi sto parlando d’altro) a parte ciò che accade nel film “Il curioso caso di Benjamin Button”,

  • dalla Teoria della relatività ristretta di Albert Einstein (che mostra alcune cose interessanti: il mondo va descritto con uno spazio quadri-dimensionale di cui il tempo è una delle dimensioni; per un oggetto che si muova a velocità elevata, il tempo “scorre” diversamente e ciò implica fatalmente che “non” esista più un tempo assoluto);

  • dalla Teoria della relatività generale secondo la quale una massa elevata (parliamo di stelle molto dense come quelle di neutroni, o dei giganteschi buchi neri mangia-tutto) può deformare lo spazio-tempo “curvandolo” e modificando, quindi, la traiettoria della stessa luce.

La Meccanica quantistica, che spiega la materia e le sue interazioni a livello microscopico, dà la spallata finale agli ultimi mattoni del muro e … non c’è più religione, tutto non è più come prima.

Qui interviene Rovelli, facendo incavolare tutti, con le sue ricerche: il tempo (quello dell’equazione che tutti conoscete s=vt, che poi è sbagliata e andrebbe scritta s=vt perché “s” non è lo “spazio” -rabbrividisco- ma la posizione) è artificio tecnico, non esiste in pratica; il “tempo” è un modo per descrivere le cose quando le osserviamo da lontano, come se le vedessimo sfocate senza percepirne la vera essenza che è quantizzata, a pezzettini…insomma.

Vi capita, a volte, di non riuscire a mettervi a fuoco nei selfie?

Si? Ecco… è colpa del tempo di Rovelli; sfuma tutto ciò che è discreto, che vi appare continuo, e lo fa diventare completamente sfocato e confuso… Orrore!!!

Il tempo per Rovelli, quindi, serve solo a tener conto di un modo grossolano di vedere le cose. Avete presente i dipinti del cosiddetto “pointillisme“, quel movimento artistico che componeva i quadri con piccolissime macchiettine di colore e che, quindi, andavano visti da lontano? Un po’ come “La Seine à la Grande-Jatte” di Georges-Pierre Seurat oppure “La Seine à Herblay” di Maximilien Luce.

Georges-Pierre Seurat, “La Seine à la Grande-Jatte” (1884)

Arnaldo Benini (nel suo “Neurobiologia del Tempo”), invece, non crede che il tempo sia un’illusione, così come dicono i fisici ed anche qualche filosofo. Gli esperimenti sulle contrazioni muscolari di Hermann von Helmholtz e Benjamin Libet, in vario modo, misurarono la trasmissione dei segnali al cervello e mostrarono che la risposta ad uno stimolo esterno parte ben prima che il cervello se ne renda conto. La coscienza (quella genericamente degli esseri animali, non quella che non tutti abbiamo pulita) di quanto avvenuto, e la risposta allo stimolo che ne consegue, è in ritardo rispetto alla causa (oddio, e mo’ ‘sto rapporto causa-effetto non vale più? e il libero arbitrio quindi? Anche Giacomo Rizzolatti, nella sua teoria dei neuroni specchio, arrivava ad una conclusione simile: il libero arbitrio non esiste, così come il tempo).

Ma il cervello fa di più; per tener conto di tutti ‘sti ritardi (sembra di essere sulla Roma-Taranto … dove sono inattesi ed imprevedibili) il cervello “comprime” il tempo, ovvero lo elimina, per non farvi accorgere che stimolo, coscienza e risposta non sono simultanei. Questo trucco è il famoso “temps perdu” di von Helmholtz (non confondetelo con quello di Proust, per favore) col quale la vostra stessa coscienza vi prende, sappiatelo, per i fondelli. In qualche modo, questa latenza dei meccanismi nervosi ci fa … vivere nel passato, anche se un passato di solo qualche decimo di secondo prima.

E quindi? Semplice! Benini dice che, se il cervello è capace di ritardare il tempo, in modo da darvi l’impressione che tutto avvenga nello stesso istante, vuol dire che lo crea, il tempo, e…quindi…il tempo esiste, in barba a Rovelli, ad Einstein e a tutti fisici.

C’è un terzo tempo, oltre a quello fisico ed a quello delle neuroscienze, che è il tempo del senso comune.

Qui la definizione è più semplice: se vi siete annoiati a morte nel leggere quanto ho scritto, allora penserete che il tempo non passa mai; se, al contrario, neanche ve ne siete accorti, vuol dire sicuramente che mentre leggevate, con la mente pensavate ad altro, e neanche voglio sapere a cosa…

Credo non ci sia più tempo ma se v’interessa, prima o poi, riprenderemo a parlare dell’Infinito del grande Leopardi, tanto… il tempo non manca visto che non esiste…

Seconda parte: http://www.totemmagazine.it/ancora-su-linfinito/

Terza parte: http://www.totemmagazine.it/otinifnil-leopardi/

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