L’uomo della pergamena.

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-Hei tu, ragazzo, perché non parli mai e te ne stai sempre in disparte ad osservare tutti? Sembra quasi tu abbia paura di me.. è vero che mi hanno paragonato ad una torpedine, ma ti assicuro che non ho niente in comune con qualche razza di animale selvatico, non posso sbranarti con le zanne né graffiarti con gli artigli –disse il vecchio alzando e rigirando le sue grinzose mani per mostrarle innocue. Tutti i giovani (saranno stati una dozzina al massimo) si girarono verso l’estremità del gruppo, ridendo per il paragone con la bestia selvatica, e il giovane timido ragazzo fu assalito dalla rapidità dei loro sguardi.

Alla sera, mentre tutti ritornavano alle loro case, il maestro lo prese in disparte e gli propose di condividere per un po’ il sentiero fino alla città.

-Di cosa hai paura ragazzo? – gli chiese – sembra davvero che temi la parola più della spada.

-Forse le mie parole non sono degne di te maestro.. – rispose il giovane tenendo fisso lo sguardo a terra. Il vecchio si lasciò andare in una fragorosa risata e mentre si strofinava la barba bianca disse al giovane che con un tale spirito avrebbe potuto fare il commediante e che tutti in città sarebbero accorsi ai suoi spettacoli.

– In verità maestro un tempo volevo fare lo scrittore, ma di tragedie e non di commedie.. – disse il ragazzo incominciando ad aprirsi al suo compagno di strada.

– Tragedie dici? E come mai volevi lanciarti in una sfida così deprimente?

-Volevo seguire le orme del tuo allievo Euripide e mettere in scena il pathos e la legge, la sofferenza, il coraggio, gli eroi.. tutto ciò che è degno di essere d’ispirazione e d’esempio per gli uomini..

-Giovane caro, sei davvero troppo serio per la tua età! Dovresti sbizzarrirti un po’ di più e pensare di meno a emulare Euripide.. sembra davvero un gran bel lavoro da fare mettere in scena tragedie come fa il nostro amico, ma ti assicuro, caro mio, che la sua vita è davvero tanto tragica quanto i drammi che porta sul palco.. dato il tuo carattere mi sembra chiaro che tu sia uomo di lettere più che uomo di parole.. forse che la scrittura, il lavoro solitario, ti mettano più a tuo agio rispetto al dibattito pubblico, e non c’è niente di male in questo ragazzo.. ma tra gli uomini v’è anche il momento di parlare, e tu sai quanto io amo parlare con gli uomini, ne ho fatta la mia missione, la mia attività principale.

-Ho bisogno di riflettere molto prima di dire il mio pensiero.

-Gli uomini possono riflettere insieme ragazzo, si risparmia molto tempo!

-Maestro- disse il ragazzo questa volta alzando la testa e guardandolo negli occhi: addirittura si spostò col corpo e gli sbarrò la strada, mettendosi esattamente davanti a lui – erano settimane che volevo parlarti, progettavo di chiederti di tornare insieme verso la città alla sera, proprio come hai fatto tu ora, e a questo punto credo io debba ringraziare gli dei per aver esaudito le mie preghiere più intime.

-Continua- disse il vecchio incuriosito dal cambiamento improvviso di carattere del ragazzo, e forse un po’ turbato da come apparivano i suoi occhi quando parlava dei suoi progetti e dei suoi desideri.

-Vorrei il tuo permesso maestro.

-Permesso per cosa?

-Per seguire la mia natura, l’inclinazione a mettere tutto su pergamena che poco fa hai riconosciuto pure tu in me, scrutandomi nell’animo attraverso gli occhi.

La bramosia s’impossessava sempre di più del giovane inebriandolo e rendendolo palesemente euforico. Il vecchio saggio aveva già visto tante e tante volte quel tipo di euforia che pervade lo spirito e obnubila la ragione. Nulla di buono proveniva da quello stato d’animo.

-E cosa vorresti scrivere su questa pergamena?

-Di te maestro! Delle tue lezioni! Delle tue parole e dei tuoi modi! Di tutto ciò che ti riguarda così che il tuo insegnamento raggiunga molte più persone di quanto non possa la tua voce qui tra noi!

-E quindi vorresti scrivere un trattato su di me, alla maniera degli antichi? – disse il vecchio bonariamente dopo un breve colpo di risata.

-No maestro, non ho né il talento né l’interesse a scrivere trattati come facevano gli antichi.. come ti ho detto ho l’anima del drammaturgo dentro di me, ed è questa natura che vorrei inseguire! Con il tuo permesso..

-Ah! È come Aristofane che vorresti scrivere! E perché mai avresti bisogno del mio permesso?

-No Maestro, ancora non comprendi, non è la strada di Aristofane che voglio seguire, ed anzi, essere paragonato a quell’insulso verme non può che farmi ribrezzo..

-Cos’hai contro quel povero commediante? Cosa mai ti avrà fatto Aristofane?

-Ma come puoi chiedermi questo maestro? Quella serpe ti ha calunniato! Ti ha rappresentato come non sei, intento a derubare la città coi tuoi insegnamenti, facendoti pagare come una puttana.. quel traditore meriterebbe solo di essere lapidato in piazza davanti a tutti!

L’odio e la ferocia del ragazzo inquietavano non poco il vecchio. Così timido eppure capace di una tale violenza da sbigottire il proprio interlocutore. O il ragazzo per davvero era cresciuto tra gli agoni drammatici tanto da imparare alla meraviglia il lavoro dell’attore tragico, oppure, e questa era l’ipotesi più spaventosa che circolava nei pensieri del vecchio, dietro tanta innocenza e sbadataggine, si celava un’oscura forza che quel giovane, a tratti, sembrava non essere più in grado di nascondere e tenere a bada.

-Ragazzo, non c’è niente di male nelle commedie del povero Aristofane o nel modo in cui mi rappresenta. È quello un modo di vedere le cose, non è nemmeno detto che sia quello personale dello scrittore. È nella natura delle commedie far divertire il proprio pubblico, e non puoi negare che quell’opera sia divertente! Ero in prima fila quando ce la mostrò per la prima volta, e ti assicuro, caro mio, che non ho mai riso tanto! – disse scompisciandosi letteralmente nelle risate al solo ricordo dei fatti narrati nella commedia.

-Io maestro non ci ho trovato niente di divertente.. ma solo un presagio di morte, un simbolo di quanto ci sia di marcio nella nostra città e di come noi tutti siamo avvolti dal rischio che tutto il tuo lavoro vada perduto..

Il vecchio era perplesso da quelle parole e stava per porgli qualche domanda di chiarimento quando, non facendo in tempo, fu bloccato dal ragazzo che continuò a parlare.

-Ma non è di questo che volevo parlarti maestro – disse tornando a guardare in basso, come vergognandosi del modo in cui si era lasciato andare davanti al suo esempio vivente – Quello che volevo chiederti, ciò per cui volevo il permesso da te, è di mettere su pergamena i tuoi discorsi, ma in un modo del tutto diverso da come gli uomini fino ad ora hanno messo per iscritto le parole: voglio inaugurare un nuovo genere, usando i canoni dell’arte drammatica che fin da piccolo ho amato, ma senza rappresentazione figurativa. Voglio raccontare al mondo i tuoi insegnamenti così come li ho ascoltati io, così che chiunque entri in possesso di questi scritti, possa sentirsi come mi sono sentito io nelle lunghe giornate passate ad ascoltarti discutere con gli altri. Voglio creare un eroe che sulla pergamena sia in tutto e per tutto uguale a te maestro. Voglio scrivere dell’unico vero eroe di cui questa città ha bisogno, e laddove dovrò modificare qualcosa per farti assomigliare di più agli eroi delle nostre tragedie, quegli eroi che ispirano i più, allora lo farò, e la Verità mi perdonerà se la renderò più attraente di quanto non sia già per i miei occhi. Insieme maestro, la tua voce con la mia pergamena, possono innalzare l’uomo a dio e conquistare il mondo. Allora io ti chiedo di lasciarmi inseguire il mio progetto e di fare di me il tuo primo discepolo, l’unico autorizzato a dipingerti con le parole. Fai di me il tuo fedele servitore e non te ne pentirai.

-Io non ho mai avuto servitori e credo che nessuno debba averne. Tu proponi di formare un’alleanza: un braccio che scriva e una mente che detti. Ma così falsificheremo ciò che tu vuoi raccontare. Come ben saprai io personalmente non mi sono mai dato alla scrittura. Ho sempre preferito dialogare con le persone piuttosto che con le pergamene. È per questo che ogni giorno mi circondo di amici con cui passeggiare per la città e discutere di tutto ciò che il gruppo ritiene importante per una discussione. Difronte ad una bella discussione non mi tiro mai indietro! Anche se ho paura di sbagliare come ce l’hai tu. Qualcuno dice che sono miei allievi, ma io non li ho mai considerati come tali, anche perché non avrei nulla di concreto da insegnar loro. Anzi spesso capita proprio il contrario: che siano loro ad insegnare qualcosa a me! Ed è anche per questo che ai miei amici non ho mai vietato di scrivere alcunché come non ho vietato loro di scrivere su di me. E come non l’ho vietato a loro non lo vieterò neppure a te, mio giovane amico; ma bada bene: ciò che riuscirai o vorrai evocare tra i risvolti della tua pergamena sarà solo opera tua e dovrai prenderti di conseguenza le stesse responsabilità che si prese Aristofane, che venne a parlarmi tanto tempo fa, un po’ come hai fatto tu oggi, ed ebbe più o meno le stesse risposte da me. Ora però torniamo a casa in fretta, giacché per discutere abbiamo tardato anche troppo.

-Maestro aspetta!- urlò il ragazzo afferrando il vecchio per il braccio prima che si allontanasse troppo – ti prego di ascoltarmi! Se mi permetterai di dimostrarti quanto valgo io mi donerò a te, anima e corpo..

-Ragazzo mio- disse con voce tenera, stoppandolo subito, ed accarezzandogli il viso come si fa con un figlio – Qui non è sotto questione quanto tu valga.. – aprendosi ad un sorriso il suo volto parve come illuminato difronte al crepuscolo – e comunque non è a me che devi dimostrare quanto vali, né a me, né alla città e né agli Dei, ma unicamente a te stesso! Prima di intrappolarti in una gabbia di parole scritte e finzioni drammatiche, torna fra noi, ma stavolta non lasciare vincere la tua timidezza: parla con noi! Dicci quel che pensi: commenta, ammonisci, confuta.. ridi, piangi, urla.. ciò che vuoi, ma entra nella discussione con noi! Partecipa di questa esperienza meravigliosa che è lo stare insieme.. vedrai che non te ne pentirai.. e lascia ai mercanti contrattazioni del tipo di quella che mi hai fatto sentire poco fa! Accettare lo scambio che mi stavi proponendo, sempre che io avessi avuto ciò che tu desideri, sarebbe stato come barattare l’oro col bronzo.. fidati di me ragazzo.. come ti chiami?

-Aristocle.

-Fidati di me Aristocle! Lascia che la pergamena ammuffisca nei templi, ed esci! Vai in città! O gira a piedi tra le colline! Parla con le persone invece di cercare il consenso dei più! E goditi un po’ della tua giovinezza, della dolcezza e della spensieratezza! Ma non chiuderti a chiave in uno sterile mondo di immagini, perché solo queste potrai trovare nel solitario mondo della tua pergamena.. Farai questo per me Aristocle?

Il giovane dall’ampia fronte non rispose e rimase fermo lì quando Socrate riprese a camminare verso la città. Lo guardò riscendere il sentiero sotto il crepuscolo, mentre a poco a poco si allontanava sempre di più da lui. Il giorno dopo il ragazzo non si fece vedere, così come nei giorni seguenti. Non tornò mai più a passeggiare con Socrate e i suoi amici come aveva fatto in quelle settimane. Nessuno notò la sua assenza se non il vecchio Socrate, e quando qualche tempo dopo, un altro ragazzo si chiese ad alta voce che fine avesse fatto quel timido giovane che non parlava mai, Socrate disse che nell’animo di quel giovane aveva vinto la forza della solitudine e della finzione: nell’animo di quel giovane aveva vinto il demone della scrittura.

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