UNA MARATEA DA CARTOLINA , OGGI POP MA NON SPOCCHIOSA

Paride Leporace

“Pronto Film Commission?”

“Si mi dica signora”.

“Siamo il fans club di Albano e Romina. Abbiamo saputo che suoneranno al Capodanno di Raiuno di Maratea. Noi non possiamo mancare, dovrebbe garantirci 50 posti. Il bus dove lo possiamo parcheggiare?”

La felicità è un panino, un bicchiere di vino, due divi melò che da mezzo secolo cantano e vivono l’insostenibile leggerezza dell’essere tra favole impossibili, figlia scomparsa, divorzi e incontri canori tra Piazza Rossa e Arena di Verona. L’ultimo atto sarà sotto il Cristo di Maratea epicentro pop di attenzione verso la Basilicata che fa scattare il count down per gl’italiani in un’opera di promozione intelligente e positiva. Possibile che nessuno si lamenti? Fammi cercare un attimo sul libro delle facce sfogate.

Eccolo il post avverso. E’ quello di Gennaro , tastiera critica e di Potenza.

Ha postato la videografica di promozione con Amadeus davanti al Cristo e poi giù duro: “Veramente bravi. Perché se c’era una località balneare che si doveva promuovere questa mica poteva essere Metaponto, Policoro, Scanzano, o un’altra della Costa Jonica (che ne ha veramente bisogno). Non esiste proprio. Là al mare ci vanno i tamarri come me. L’unica località balneare della Basilicata, che è l’immagina ipocrita di questa terra è Maratea”.

Perché lì al mare ci vanno i “ricchi”- o chi crede di esserlo – e i “falsi” come a voi:”

Pauperismo alla Latouche, sano sfogo da social o parole in libertà per farsi notare? Fate voi l’esegesi. Con tutta la simpatia per Gennaro poca roba rispetto alla rivolta social delle schiere materane dell’anno scorso che sembravano uscite dalla “Secchia rapita” per lo scippo di Potenza della trasmissione “L’anno che verrà” che con record di audience e peripatetica e democratica alternativa ha premiato la lungimiranza della Regione Basilicata.

A Maratea ci vanno i ricchi? Probabile. Anche i comunisti però. Il compagno Giacomo Schettino l’ho visto di fronte a quel mare incantato una volta. Ma è antica questione che certi marxisti insieme al pane vogliono le rose. A Maratea di sicuro sono sempre andati gli intellettuali. Giorgio Bassani, era uno fisso sui campi da tennis e sulle spiagge della Perla punto cardinale di un turismo di élite da favorire e tutelare. Qualche cameriere lo ricorda tirchio (niente luoghi comuni sulla razza, resto politicamente corretto). Non fu però avaro nel ricordo letterario. Lo scrittore, aveva acquistato una casa a Maratea, (l’anno prossimo sono 50 anni di questa ricorrenza, e per circa tre lustri vi trascorse le sue estati. Wikipedia informa che molte delle sue poesie raccolte in “Epitaffio” e “In gran segreto” prendono spunto da Maratea e dal retroterra lucano e sono ispirate da Anne-Marie Stelhein, americana d’origine che viveva a Parigi (sempre strepitosi gli americani che vivono a Parigi, dovremmo farli estivare a Maratea.) Ovviamente avevano avuto un’intensa storia amorosa.  Il suo approdo in versi: “Dove vivi? – mi chiede corrugando la fronte e stringendo le palpebre – Dov’è che diavolo stai? A Roma? A Ferrara? Laggiù a Maratea? Oppure nuovamente altrove?”

Meno mani sporche sul giudizio lasciato da Bassani sul celebre Cristo. Dobbiamo dare merito a Pasqualino Avigliano, marateota doc che lavora alla Biblioteca Nazionale di Roma per aver inviato ad un turista intellettuale di Maratea,  Gian Carlo Marchesini, fotocopia di  un articolo di Bassani su un volume dedicato alle coste d’Italia curato da Antonio Cederna (Bassani fu ambientalista della prima ora repubblicana) e in cui si può leggere: “Il Cristo del Monte San Biagio, a guardarlo per quello che è veramente, nella sua realtà effettuale, se qualcosa esprime nulla a che fare con la redenzione della gente del povero Mezzogiorno”. Caro Gennaro, come puoi notare anche i ricchi servono ai poveri. E infatti prosegue: “Grosso, massiccio, gessoso, aeronautico, sudamericano, non riesce, che a deturpare il paesaggio. Il monte San Biagio su cui si erge, è ridosso da esso, per totale in giro assenza all’ignaro di termini di confronto, ad un sasso da niente, ad una specie di altarino d’uso domestico”. Effetto nimby di un turista d’eccezione, che personalmente non condivido per nulla visto, che la citazionistica Statua ha l’ardire di potenziare il magnifico paesaggio a frante di meravigliosi colpi d’occhio.

E che dire dell’austriaca Ingeborg Bachmann, poetessa, scrittrice e giornalista, con affari di cuore con Paul Celan che Nel racconto Simultaneo immagina la protagonista che si trova al cospetto del Redentore dopo essere stata accompagnata in cima al monte dal suo compagno. Nel racconto, il Cristo di Maratea diventa l’immagine di un giudice, che schiaccia la protagonista, fiera femminista, in una “realtà patriarcale” e infatti a futura memoria ha scritto: “Quando avviò la macchina e si voltò, le venne in mente qualcosa, disse come per caso, che strana idea, però, mettere lì una statua così terrificante, l’hai vista? ».

La statua da dove parte il tour di “Basilicata coast to coast” ritratta dall’Omero della Lucania postmoderna, il mio compare Rocco Papaleo. Il Colle San Biagio che ho fatto innevare artificialmente dalla produzione internazionale “Trust” che racconta il rapimento di Paul Getty. Maratea che affolla di gente di cinema d’estate (eravamo io, Nicola, Timpone, Patrizia Minardi, Angelo Calculli, Paolo Sorrentino, Sergio Castellitto, Cristian De Sica, Michele Placido, Chanel, eccetera eccetera) e che ha fatto scrivere di recente a Panorama: “Maratea sta diventando un grande attrattore per la meglio Italia artistica e culturale. Come e perché? Buona parte va riconosciuta alla Film Commission Lucana che ha aperto gli occhi e il cuore di attori, registi e produttori su questo straordinario pezzo di Basilicata”.

di PARIDE LEPORACE

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